AVEVANO DETTO 2009
« Sì, ma fra quattro anni, se fa ancora così freddo, il cappotto io me lo metto.»
al fratello Bob poche ore dopo alla Casa Bianca
JOHN FITZGERALD KENNEDY (1917-1963)
20.01.1961
• presidente UsaIl 23 Gennaio 1933 il Congresso approvò il Ventesimo emendamento |testo| alla Costituzione che fra l'altro stabilisce che: << Il mandato del Presidente e il mandato del Vicepresidente avranno termine a mezzogiorno del 20 gennaio
[...] >>. Il luogo e le modalità dell'insediamento presidenziale sono lasciate alla tradizione; da sempre la cerimonia avviene alle 12 locali davanti al Campidoglio. John ‘Jack’ Fitzgerald Kennedy annunciò la sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti il 2 Gennaio 1960. Delle nove elezioni primarie ne stravinse sette e ottenne il decisivo 51% in Oregon (20 Maggio). La convention democratica si tenne dall'11 al 15 Luglio a Los Angeles. JFK raccolse 806 voti dai 1520 delegati, il quorum era fissato a 761. Così divenne il candidato ufficiale per i democratici alle presidenziali. L'8 Novembre superò di appena 118.754 voti (34.226.731 contro 34.108.157; 49,7% Vs. 49,6%; 303 grandi elettori a 219) il vice presidente uscente Richard Nixon. All'alba del 20 Gennaio 1961 su Washington una fitta nevicata aveva lasciato una coltre di ben 20 cm. Poi le nubi lasciarono posto al sole; ma un gelido e forte (31 km/h) vento da nord-ovest rese i -5,5 °C alle 12 come se fossero -14 °C! Curiosamente una regola non scritta vuole che il Presidente si presenti al giuramento in giacchetta. Il 22 Novembre 1963 JFK fu ucciso a Dallas in Texas. Così subentrò come 36° Presidente il suo vice, Lyndon Baines Johnson. Anche il 20 Gennaio 1965, quando giurò ancora Johnson (vincitore alle presidenziali 1964), fu un giorno freddo: sul prato davanti al Campidoglio c'erano 2 cm di neve, la temperatura alle 12 si attestò sui 3,3 °C.
« Diamine! E' la prima volta che vinco qualcosa in vita mia.
»al "collega" che aveva perso a testa e croce il viaggio in aereo
Richard Steven Valenzuela (1941
-1959)03.02.1959
• cantante e chitarrista
« Scusate, abbiamo un aereo da prendere...
ci vediamo in estate... arrivederci Clear Lake! »al pubblico del Surf Ballroom che gli chiedeva di continuare
Charles Hardin HolleY (1936-1959)
02.02.1959
• cantante, cantautore e chitarristaIl Winter Dance Party 1959, un tour che portava i nomi emergenti del Rock and roll in giro per gli stati americani, si aprì il 24 Gennaio in un locale di Milwaukee nel Wisconsin. I partecipanti erano tre star del momento: Ritchie Valens, Buddy Holly, ‘The Big Bopper’; poi c'era il gruppo Dion and the Belmonts. Il tour li avrebbe portati in ventiquattro città |tour| nel corso di tre settimane |date|. Praticamente ogni sera fino al 15 Febbraio ci sarebbe stata un'esibizione in posti anche molto distanti fra loro. L'autobus — il sesto in dieci giorni — portò la comitiva a Clear Lake (Iowa) in un viaggio di ben 560 km/h percorsi in nove ore; era la notte fra il 1° e 2 Febbraio. Quel giorno sarebbe stato di riposo se gli organizzatori non avessero fissato all'ultimo minuto un'esibizione al Surf Ballroom, un locale cittadina |locandina|. I giovani avevano dormito poco e male nel vecchio autobus e per di più non si erano potuti nemmeno cambiare. Alle 19:30 — quando i musicisti arrivarono al locale — li stavano aspettavano ben 1200 teenager. La temperatura sotto zero ed il costo del biglietto (1,25 dollari anziché i soliti 0,75) non avevano scoraggiato questi ragazzi, molti dei quali accompagnati dai genitori. Il 23enne cantautore del Texas parlò con il proprietario del locale, Carroll Anderson, e gli chiese se poteva prenotargli un volo privato per Fargo, l'aeroporto più vicino all'esibizione del giorno dopo (Moorhead lontana ben 579 km). Anderson conosceva un pilota del posto, Roger Peterson, che guarda caso lavorava per il Dwyer Flying Service, un aeroclub situato nel vicino Mason City Municipal Airport. Con 36 dollari a testa si poteva andare a Fargo in tre ore; Buddy Holly che non ne poteva più delle scomodità di quegli autobus-frigorifero prenotò anche per Tommy Allsup e Waylon Jennings. Verso le 22:30 'The Big Bopper' chiese a Jennings se gli poteva cedere il posto perché era influenzato; in cambio gli avrebbe dato il suo nuovo sacco a pelo, il chitarrista rispose che non c'erano problemi se andava bene a Holly. Alle 23:20 circa tutti i musicisti salirono sul palco per il finale, il cantante texano "rifiutò" l'invito del pubblico a rifare alcune canzoni; infatti avevano un aereo prenotato, ma nella successiva estate sarebbe certamente ritornato... Intanto nel dietro le quinte 'The Big Bopper' chiese a Holly se poteva prendere il posto di Jennings; la richiesta fu accettata. Poi Holly si divertì a sfottere il collega: «Ti congelerai le chiappe su quel bus, Waylon! ». «'Fanculo Buddy [rispose l’amico ridendo] che possiate schiantarvi al suolo con quel trabiccolo». Verso le 24 erano tutti fuori in attesa di partire, chi verso l'aeroporto e chi per un lungo viaggio nello scomodo autobus-frigorifero. Ritchie per l'ennesima volta chiese a Allsup di poter volare sull'aereo; allora il chitarrista — forse esasperato — tirò fuori mezzo dollaro e lo lanciò; al ragazzo chiese di chiamare e lui rispose <<Testa>> e... vinse! Allsup tornò alla macchina dove l'aspettavano Holly e 'The Bopper' e disse che <<Ritchie vola al mio posto>>. I tre musicisti furono accompagnati al Mason City Municipal Airport dal proprietario del Surf Ballroom; la notte era gelida, ventosa e nevicava fitto. Alle 00:15 arrivarono alla mèta, verso le 00:40 erano all'hangar dove li aspettava il pilota e un Beech Bonanza, modello 35, sigla identificativa N3794N. Il piccolo aereo uscì e rimase in attesa in fondo alla pista 17. Il pilota disse a Dwyer che avrebbe comunicato il suo piano di volo dopo essere decollato; poi chiamò nuovamente l'Air Traffic Communications Station per conoscere la situazione meteo locale e sulla rotta verso Fargo. Non era cambiato molto dall'ultimo aggiornamento: "nuvole con precipitazioni sui 980 metri [3000 piedi], visibilità 10 km circa [6 miglia], leggera nevicata, vento da sud a 37 km/h [20 nodi], pressione di 1011 mbar". Però il pilota non sapeva nulla di due segnalazioni emesse dall'U.S. Weather Bureau alle 23:25 e 23:55: un fronte freddo profondo 160 km che gli si sarebbe parata davanti sul piano di volo. Le tormente di neve si muovevano a 40 km/h ed erano già ad una decina di km dall'aeroporto in direzione nord-ovest... Alle 00:55 Dwyer osservò il decollo: il suo piccolo aereo si alzò dalla pista da sud, accostò a destra, fece un'inversione a 180°, passò sopra da est, guadagnò altitudine e si diresse a nord. L'uomo da una piattaforma accanto alla torre di controllo continuò ad osservare l'aereo: questi dopo una leggera deviazione a sinistra imboccò la direzione di rotta nord-ovest. Dwyer vide le luci sulle ali iniziare ad abbassarsi a circa cinque miglia di distanza; le seguì finché non scomparvero. Pensò che poteva essere un effetto ottico dell’orizzonte oppure qualcosa di molto peggio... Intanto Peterson con una visibilità nulla e raffiche a 50 nodi si affidò alla strumentazione di bordo, anche se non era certificato per il volo strumentale. Il pilota disse a Dwyer che avrebbe comunicato il suo piano di volo dopo essere decollato; poi chiamò nuovamente l'Air Traffic Communications Station per conoscere la situazione meteo locale e sulla rotta verso Fargo. Non era cambiato molto dall'ultimo aggiornamento: "nuvole con precipitazioni sui 980 m [3000 piedi], visibilità 10 km circa [6 miglia], leggera nevicata, vento da sud a 37 km/h [20 nodi], pressione di 1011 mbar". Però il pilota non sapeva nulla di due segnalazioni emesse dall'U.S. Weather Bureau alle 23:25 e 23:55: un fronte freddo profondo 160 km che gli si sarebbe parata davanti sul piano di volo. Le tormente di neve si muovevano a 40 km/h ed erano già ad una decina di km dall'aeroporto in direzione nord-ovest... Alle 00:55 Dwyer osservò il decollo: il suo piccolo aereo si alzò dalla pista da sud, accostò a destra, fece un'inversione a 180°, passò sopra da est, guadagnò altitudine e si diresse a nord. L'uomo da una piattaforma accanto alla torre di controllo continuò ad osservare l'aereo: questi dopo una leggera deviazione a sinistra imboccò la direzione di rotta nord-ovest. Dwyer vide le luci sulle ali iniziare ad abbassarsi a circa cinque miglia di distanza; le seguì finché non scomparvero. Pensò che poteva essere un effetto ottico dell’orizzonte oppure qualcosa di molto peggio... Intanto Peterson con una visibilità nulla e raffiche a 50 nodi si affidò alla strumentazione di bordo, anche se non era certificato per il volo strumentale. L'aereo si inclinò verso destra sull’ala finché non cadde al suolo ad una velocità di 270 km/h; continuò a scivolare sul terreno ghiacciato per 150 metri fino a terminare la sua corsa su una rete di recinzione: erano le 01:00. Dwyer intanto aveva cercato di mettersi in contatto con Peterson senza riuscirci. Verso le tre e mezzo, quando l'aereo doveva essere giunta a destinazione, dall'aeroporto di Fargo arrivò una chiamata preoccupata: quel Beech Bonanza non era atterrato. Dwyer comprese che era successo qualcosa di brutto: segnalò la scomparsa dell'aereo ma fu impossibile iniziare le ricerche per le pessime condizioni meteo. Verso le 06:30 smise di nevicare e solo dopo qualche ora si diradò la nebbia; fatto sta che alle 09:15 Dwyer poté decollare con un altro suo aereo. Indirizzandosi verso il punto in cui aveva visto per l'ultima volta le luci del Beech Bonanza, verso le 09:35 a circa otto km a nord-ovest dell'aeroporto, avvistò il rottame in un campo innevato. Appena atterrato avvertì l'ufficio dello sceriffo; questi arrivò per primo sulla scena del disastro, che era in un luogo disabitato in aperta campagna. Il velivolo fu trovato accartocciato su un palo di una rete di recinzione; i musicisti erano stati sbalzati fuori e giacevano al suolo più o meno vicini; invece il pilota era ancora dentro l'abitacolo. Naturalmente i quattro erano morti, forse sul colpo. La difficoltosa identificazione fu possibile grazie a Carroll Anderson. La successiva inchiesta stabilì che la responsabilità dell'incidente doveva addebitarsi al pilota che: sottovalutò l'avverse condizioni meteo, non fornì il piano di volo prima di decollare, andò nel pallone quando si trovò a volare con soli strumenti nella tormenta. Probabilmente Peterson non rese conto che la strumentazione gli stava segnalando che l'aereo scendeva invece di salire. Il Winter Dance Party continuò: Bobby Vee & The Shadows sostituirono Valens e 'The Big Bopper', Ronnie Smith divenne il cantante dei The Crickets dal 3 (Moorhead in Minnesota) fino al 15 Febbraio (conclusione a Springfield in Illinois). Charles Hardin Holley lasciò la moglie Maria Helena Santiago, sposata il 15.08.1958; il forte trauma per la perdita del marito provocò alla 22enne un aborto. La donna si risposò e ebbe tre figli; adesso è divorziata e vive a Dallas. Ritchie Valens ebbe la sua stella nel famoso Hollywood Walk of Fame al 6733 dell'Hollywood Boulevard. Jerry Dwyer continuò a lavorare alla torre di controllo del Mason City Municipal Airport fino al 2000; adesso è in pensione. Tommy Allsup (nato il 24.11.1931) divenne un famoso produttore musicale, adesso vive a Azle in Arizona e continua a collaborare con i Common Ground Studios. Carroll D. Anderson si è spento in una casa di riposo a Mason City il 20 Febbraio 2006 all'età di 86 anni. Waylon Jennings diventò un famoso cantante country; nell'autobiografia uscita nel 1996 rilevò che si era sempre sentito in qualche modo responsabile di quella tragedia; la "gufata" — sparata all'uscita del locale in quella gelida notte di Febbraio — lo perseguiterà negli anni a venire. Jennings negli ultimi tempi per l'aggravarsi del diabete dovette abbreviare o interrompere i tour. Infine il 13 Febbraio 2002 morì nel sonno a soli 64 anni per complicanze diabetiche nella sua casa di Chandler (Arizona).
“ Voci e documenti che la guerra contro l'Urss
sarà inevitabile questa primavera devono essere
considerati come false informazioni provenienti
dai Servizi segreti inglesi o forse quelli tedeschi."
da un suo rapporto scritto presentato a Stalin
Filipp Ivanovich Golikov (1900-1980)
20.03.1941
• generale, capo dei Servizi segreti dello Stato maggiore generale
« La vecchiaia ha raggiunto Bartali ieri alle 14:20, sul Pordoi
»ENZO MARCO biagi (1920-2007)
31.05.1948
• giornalistaIl 31° Giro d'Italia di ciclismo si svolse in 19 tappe dal 15 Maggio al 6 Giugno 1948; la 17ª tappa (Cortina d'Ampezzo-Trento di 170 km del 30 Maggio) fu ad appannaggio di Fausto Coppi anche se Fiorenzo Magni conservò la
maglia nonostante una penalizzazione di due minuti decisi dalla giuria. Il giorno dopo Enzo Biagi, inviato speciale al Giro per il “Resto del Carlino” (allora “Giornale dell'Emilia”), commentò in maniera forse un po' troppo impietosa la debacle di Bartali sul Pordoi. Per la cronaca, il ciclista di Novi Ligure si ritirò per protesta contro la mancata squalifica di Magni che riuscì comunque ad aggiudicarsi il giro con soli 11" di vantaggio su Ezio Cecchi. Bartali attardato da una caduta terminò la competizione all'ottavo posto. Nel Tour de France, in programma dal 30 Giugno al 25 Luglio, fra i big del ciclismo italiano partecipò il solo Bartali. Coppi non si ritenne preparato e Magni non fu nemmeno invitato. A metà competizione Bartali aveva ben 21' di ritardo sul leader della corsa; ma dalla prima tappa alpina il non più giovanissimo corridore toscano compì l'impresa di risalire la classifica e "stroncare" gli avversari uno dopo l'altro per poi arrivare al traguardo dei Campi Elisi senza troppi problemi. L'ultima vittoria di un italiano risaliva al 1925 con Ottavio Bottecchia. Nel 1949 Bartali vinse il Giro di Normandia e arrivò secondo dietro Coppi al Giro d'Italia e Tour de France. Nel 1950 vinse una Milano-Sanremo sotto il diluvio, il 24 Novembre 1954 chiuse la sua carriera (iniziata nel 1935) correndo in circuito creato apposta per l'occasione. Dopo due giorni di coma, il 2 Gennaio 1960 Fausto Coppi morì all'ospedale di Tortona per una malaria terzana maligna, la forma più violenta della malattia che aveva contratta qualche settimana prima in Burkina Faso. L'amico-nemico per eccellenza di Bartali aveva compiuto 41 anni il 15 Settembre. ‘Ginetaccio’, così era soprannominato, si è spento il 5 Maggio 2000 nella sua casa di Ponte a Ema - Bagno a Ripoli; in questa frazione alla periferia di Firenze era nato il 18 Luglio 1914. Enzo Biagi si è spento in una clinica di Milano la mattina del 6 Novembre 2007 per un edema polmonare aggravato da problemi renali e cardiaci. L'ex partigiano — nel 1943 aderì a “Giustizia e Libertà” — era nato a Pianaccio di Lizzano in Belvedere (Bologna) il 9 Agosto 1920.
« Un'altra carica per l'onore del reggimento!
»GERARD ROBERT O'SULLIVAN (1888-1915)
21.08.1915
• capitano dei Royal Inniskilling FusiliersLa campagna dei Dardanelli ebbe inizio il 19 Febbraio 1915 con il bombardamento di dodici corazzate (9 inglesi e 3 francesi) verso postazioni fortificate turche. Non potendo forzare gli stretti con le sole navi da guerra fu deciso lo sbarco a terra. Nella notte fra il 24 e il 25 Aprile circa ventimila soldati australiani e neozelandesi dell’Australian & New Zealand Army Corps (ANZAC) furono sbarcati a Ariburnu invece che nella zona prestabilita, a Gaba Tebe — da dove avrebbero potuto avanzare su un terreno quasi pianeggiante fino ad arrivare al collo dell'istmo. I difensori guidati da Mustafa Kemāl andarono al contrattacco e infliggendogli pesante perdite costrinsero gli ex attaccanti a ripiegare su una testa di ponte |mappa|. Il 26 mattina le truppe inglesi e irlandesi sbarcarono con 30mila uomini su cinque spiagge (S, V, W, X e Y) intorno Capo Hellas; le maggiori resistenze ci furono sulle spiagge V e W, mentre le altre altre erano praticamente indifese. Comunque gli uomini preferirono scavare trincee e assistere le migliaia di feriti piuttosto che penetrare all'interno. Il 27 i rinforzi turchi si attestarono ad Aci Baba, una collina sulla sponda opposta a Capo Hellas. Il 28 un'armata di 14mila uomini penetrò all'interno per oltre 3 km km, fino quasi a raggiungere Aci Baba; da lì sarebbe stato possibile tenere sotto tiro i forti lungo la costa europea della penisola. Ma quelle alture di importanza strategica rimasero in mano turca nonostante i ripetuti attacchi. Altri tentativi di prendere Aci Baba furono fatti a Maggio e Giugno ma senza successo; il bilancio a metà mese parlava di 4500 caduti inglesi, 2000 francesi e 9000 turchi. Le navi ospedale che portavano i feriti verso l'Egitto si arrestavano in rada per seppellire in mare chi non era sopravvissuto alle ferite. Le trincee vennero scavate più profonde e rinforzate, gli eserciti — come sul fronte occidentale — stavano acquattati, l'uno di fronte all'altro, sotto lo stillicidio dei cecchini e dell'artiglieria a temperature torride con epidemie di dissenteria che falcidiavano assediati e assedianti. Il 1° o 2 Luglio avanzando all'aperto sotto il fuoco nemico, Gerard O'Sullivan dei Royal Inniskilling Fusiliers riuscì a gettare delle bombe a mano oltre una trincea nemica; fu anche ferito, ma il suo esempio di coraggio diede la carica ai soldati nel riconquistare la trincea. Per questa audace incursione gli fu assegnata la Victoria Cross e naturalmente ritornò in prima linea. Il 6 Agosto, in un nuovo punto del litorale della penisola di Gallipoli, la baia di Suvla, sbarcarono 25 battaglioni [vedi scheda di Wikipedia]; l'obiettivo era sfondare le linee di difese turche per permettere alle navi di attraversare gli Stretti |mappa|. La nuova testa di ponte avrebbe dovuto ricongiungersi con le forze australiane e neozelandesi attestate più a sud e quindi snidare i turchi dall'alture di Çunukbahir ma anche da quelle più elevate di Çement Tepe. Il capo del corpo di spedizione generale Ian Hamilton decise "a tavolino" i punti di sbarco e le due manovre diversive (per allontanare i turchi dall'alture). Infatti mai si era presentato al fronte e dava gli ordini da una nave ormeggiata nella baia. La prima manovra mirava a conquistare Pino Solitario: le truppe australiane riuscirono ad espugnare le trincee nemiche seppure a prezzo altissimi in termine di morti; la seconda puntava a Capo Hellas dove il primo attacco fu respinto e poi riuscì. Intanto le truppe alleate — australiane, neozelandesi, indiane, gurka e inglesi — sbarcate nella baia di Suvla ebbero subito ragione sulle difese turche, attraversarono la piana costiere e salirono sull'alture; ma a quel punto i loro comandanti esitarono: erano abituati alla guerra in Europa sul fronte occidentale dove si conquistavano pochi centinaia di metri alla volta. Così il grosso delle truppe rimase alla riva e molti dei soldati si misero a fare il bagno! Intanto nella notte del 6 sedicimila uomini, partiti dalla linee australiane, costeggiavano il litorale per arrivare alla baia di Suvla; il loro obiettivo era quello di procedere all'interno e conquistare Koja Çement Tepe |mappa|. Un generale turco con soli 20 soldati che passava di lì vide la colonna di australiani che saliva il rapido pendio; ordinò ai suoi uomini di mettersi a terra e sparare: gli attaccati presi alla sprovvista decisero di difendere la postazione invece di avanzare. Semplicemente credevano di avere di fronte truppe consistenti e così quell'alture rimasero ai turchi che nel pomeriggio furono rinforzate da due reggimenti di riserva. Più a sud i neozelandesi raggiunsero la sommità di Çunukbahir senza incontrare resistenza; lì trovarono una sola mitragliatrice con degli addetti addormentati! Però le truppe appostate sui lati aprirono il fuoco e li respinsero. Il 9 Agosto ci fu un nuovo attacco, anche all'arma, per conquistare Koja Çement Tepe; la piccola unità di inglesi aveva avuto quasi la meglio quando le navi inglesi, ignorando che la cima fosse in mano alleata, iniziarono a cannoneggiare! Così il "fuoco amico" fece una strage e costrinse i superstiti a desistere. La mattina del 10 sei battaglioni al comando di Kemāl attaccarono i soldati che avevano dato il cambio i neozelandesi a difesa di Çunukbahir. Un battaglione al battesimo di fuoco fu sterminato mentre gli uomini dell'altro stavano riposando nella vallata sottostante e lì rimasero. Ma i turchi volevano liberare l'intera collina e così dilagarono giù per il pendio; però delle mitragliatrici neozelandesi fermarono l'avanzata dell'ala destra, invece quella sinistra si riversò un pianoro noto come ‘The Farm’ e ingaggiò un furioso scontro all'arma con altre truppe. Alla fine metà degli inglesi erano morti o feriti e così si ritirarono; i turchi erano così esausti che preferirono ripiegare sul crinale principale lasciando il luogo di battaglia ai morti e morenti. Le truppe che avevano visto scintillare l'acqua degli stretti dalla sommità di Çunukbahir non la videro mai più. Le due azioni evasive prefissate il 6 Agosto non avevano raggiunto gli obiettivi. Intanto il 7 sbarcarono altri 25 battaglioni inglesi; solo tre battaglioni turchi erano in marcia per dare man forte alle piccole unità di difesa, queste non avevano nemmeno le mitragliatrici. I soldati rimasero allo scoperto nella piana bruciata dal Sole aspettando gli ordini dei molto confusi e titubanti comandanti. Finalmente il 9 iniziò la battaglia per la conquista di Colle Scimitarra: ma le truppe turche — quasi di uguale consistenza numerica — erano già appostati sull'alture; inoltre nell'uso del fucile e nello scontro corpo a corpo erano superiori alle giovani reclute della “Nuova Armata” giunta dall'Inghilterra. All'inizio gli inglesi conquistarono Colle Scimitarra ai piedi di Çunukbahir, ma poi vennero subito ricacciati e ripiegarono caoticamente verso il litorale, inseguiti a ruota dai soldati turchi. In quattro giorni di battaglia su 50.000 soldati ne vennero uccisi 2000, feriti 10.000 e ben 22.000 dovettero essere evacuati e trasportati in Egitto o Malta perché ammalati o feriti |schema|. Il 13 tutti gli ospedali maltesi e egiziani erano al completo; lo stesso giorno ci fu un nuovo assalto: ma raggiunto il crinale di Anafarta, ancora una volta, si fermarono attestandosi in trincee. I soldati fra il lassismo generale e la mancanza di ordini non facevano nulla; anzi stavano sul parapetto e qualcuno addirittura ci cucinava davanti! Dopo nemmeno 24 ore l'appena costituita 5ª divisione turca andò al contrattacco e costrinse gli inglesi a ritirarsi dalle trincee. Però il 15 ci fu un altro assalto di questi verso l'alture sovrastanti la baia di Suvla; gli attaccanti dopo 8 ore riuscirono a far ripiegare i turchi, però un loro successivo contrattacco li costrinse al ritiro. Il 21 fu tentato quello che sarebbe stato l'ultimo assalto: l'obiettivo erano le colline più basse di Çunukbahir, Colle 60 e Colle Scimitarra; ma i turchi erano attestati in trincee ben protette ed armate. Nell'attacco a Colle Scimitarra caddero uno dopo l'altro il comandante dell'87ª brigata, il suo maggiore, un capitano dei Royal Inniskilling Fusiliers con un gruppo di volontari. Un altro capitano, Gerard O'Sullivan, invitò i suoi uomini a fare un ultimo tentativo per espugnare la vetta urlando: «Un'altra carica per onore del reggimento!». Alla sua chiamata risposero in 50 e partirono all'attacco; solo uno — un sergente — ferito fece ritorno. Il corpo di O'Sullivan non fu mai recuperato e non si sa se raggiunse la vetta. Fra i 14.300 soldati che parteciparono a questi sanguinosi, e sterili, assalti il numero dei morti e feriti superò le 5000 unità; i turchi registrarono metà perdite rispetto agli inglesi. Il 23 Hamilton telegrafò al comando che <<non posso far altro che restare sulla difensiva>>; il 30 Agosto si rinunciò al progettato assalto al Colle 60. Il comando fu affidato ad un altro generale, veterano del fronte occidentale; questi disse al pari grado Hamilton che nella penisola non c'erano sufficienti cannoni a grosso calibro da consentire una nuova offensiva. A Settembre e Ottobre il maltempo e le malattie, fra cui la dissenteria, tormentarono le truppe inglesi attestante sul litorale. Ogni giorno venivano evacuati circa 3000 infermi e ogni pezzo di artiglieria aveva una disposizione giornaliera di solo due proiettili! Il 28 Ottobre arrivò un nuovo comandante, Sir Charles Monro, al posto di Hamilton ("richiamato a Londra"). Intanto il segretario di Stato per la guerra Horatio Kitchener gli aveva spedito un telegramma in cui chiedeva se dovessero restare. Monro convocò subito tutti i comandanti — da capo Hellas, da baia Anzac, da Suvla — e chiese se fosse possibile sferrare una nuova offensiva; la risposta (quasi) unanime fu che gli uomini non potevano combattere per più di 24 ore. Il 31 Ottobre Monro rispose al telegramma di Kitchener caldeggiando il ritiro. Però il generale Birdwood, comandante dell'Azac, dissentì (fu l'unico) e così le truppe rimasero sulla penisola. Il 4 Novembre Monro fu sostituito dal "dissidente" Birdwood che quindi sarebbe stato pronto a lanciare l'ennesimo assalto. Meno male che una settimana dopo Kitchener piombò sulla penisola e insistette nell'attuare l'evacuazione. Il 27 Novembre a Gallipoli si abbatte un nubifragio e annegarono almeno 100 soldati, seguirono due giorni di violente tormente di neve e altri 100 uomini morirono assiderati; solo a Suvla furono registrati 12.000 casi di congelamento. Il 2 Dicembre Kitchener appena tornato a Londra chiese ai comandanti di Gallipoli se non si potesse rinnovare l'attacco qualora fossero state spostate quattro divisione da Salonicco a Suvla. La risposta fu che i luoghi d'attacco venivano spazzati dal mare in tempesta, le poche strade esistenti erano rese impraticabili dalla pioggia e non c'erano ripari neppure per le truppe sul posto. Il neoammiraglio Wester Wemyss sostenne che conducendo un attacco dal mare si poteva "forzare" gli Stretti; fortuna che da Londra respinsero la proposta e anzi gli assegnarono il compito di provvedere all'evacuazione totale da Gallipoli. Le truppe iniziarono a lasciare la baia di Anzac e Suvla l'8 Dicembre; in dodici giorni furono portati via 83.048 soldati, 4695 cavalli e muli, 1718 automezzi e 186 cannoni pesanti. Infine l'9 Gennaio 1916 l'ultime truppe inglesi nella penisola di Gallipoli abbandonarono Capo Hellas; in undici giorni era stato evacuati 35.268 uomini. Comunque la campagna dei Dardanelli era costata la vita a 66.000 soldati turchi, 28.000 inglesi, 7595 australiani, 2431 neozelandesi, 1700 indiani e 10.000 francesi. Nel Gennaio 1916 Kitchener riuscì ad introdurre la coscrizione per l'esercito inglese che fino allora era formato da volontari e specialisti. Tutti i maschi celibi dai 18 ai 41 anni vennero così inviati al fronte, da Maggio la coscrizione obbligatoria fu estesa anche agli sposati. Il 5 Giugno 1916 l'incrociatore Hampshire su cui era a bordo il ministro (che doveva fare da consulente per lo zar Nicola II) beccò una minata lasciata da un U-75 tedesco nel Mare del Nord ad est dell'isole Orcadi. Kitchener, il suo staff e 643 uomini su 655 perirono nell'affondamento; il corpo di Horatio Herbert Kitchener non fu mai ritrovato, aveva 66 anni. L'Armistizio di Mudros del 30 Ottobre 1918 pose fine alle ostilità nel Medio Oriente tra l'Impero ottomano e gli Alleati della prima guerra mondiale. Alla resa le loro restanti guarnigioni al di fuori dell'Anatolia furono richiamate; agli alleati fu concesso il diritto di occupare i forti sullo stretto dei Dardanelli e del Bosforo, e il diritto di occupare "in caso di evenienza o minaccia alla sicurezza" ogni territorio turco. Nel Caucaso, la Turchia dovette ritirarsi sulle frontiere pre-belliche. Come già detto, Hamilton era stato "richiamato" a Londra il 16.10.1915; così la sua carriera militare si concluse il giorno stesso. Messo in pensione divenne presidente scozzese della Legione inglese, un'associazione di ex combattenti; nel 1928 fu membro fondatore e vicepresidente dell'associazione Anglo-Tedesca, di stampo ideologico filonazista. Hamilton non nascose l'antisemitismo e l'ammirazione per Hitler; avrebbe voluto imporre il divieto di iscrizione per gli ebrei, ma la suddetta associazione fu sciolta il 2 Aprile 1935. Infine si spense 94enne a Londra il 12.10.1947. A Birdwood fu dato il comando del corpo australiano in Francia; poi passò alla Quinta armata inglese; nel 1919 venne nominato baronetto, fino al 1930 ebbe il comando dell'Armata anglo-indiana in India. Ritiratosi dall'esercito si "candido" per essere il Governatore generale dell'Australia anche se il Primo ministro australiano suggeriva un'altra persona; il re Giorgio V accettò — a malincuore — il "suggerimento". Dal 1931 al 1938 Birdwood fu preside di un college di Cambridge; infine si spense all'Hampton Court Palace il 17.05.1951 all'età di 86 anni. Kemāl fu promosso generale e collezionò altri successi militari, nel 1920 fu promotore della Grande assemblea nazionale di Ankara (1920). Sconfiggendo i greci (1919-22), ristabilì l'unità e l'indipendenza della Turchia, quindi depose il sultano Maometto VI (1922) e fondò la Repubblica (1923) diventandone presidente. A metà anni Trenta il parlamento gli assegnò per decreto il cognome di Atatürk ("Padre dei Turchi"). Mustafa Kemal Atatürk morì a 57 anni di cirrosi epatica il 10.11.1938 nel Palazzo Dolmabahçe ad Istanbul; le sue spoglie riposano nell'Anıtkabir, mausoleo appositamente costruito per lui ad Ankara. L'ultimo veterano della Campagna dei Dardanelli fra le truppe ottomane, Hüseyin Kaçmaz, morì il 10 Aprile 1994 all'età di 108 anni. Invece l'ultimo veterano sulla "sponda inglese" era Percy Goring, morto il 27 Luglio 2001 in una casa di riposo di Bunbury - Perth all'età di 106 anni. Infine l'ultimo superstite dei 50mila dell'ANZAC, Alec William Campbell, è morto a Hobart in Tasmania il 16 Maggio 2002 all'età di 103 anni.
« Maledetti vigliacchi, mi lasciate solo?
»ROBERT RANKE GRAVES (1895-1985)
27.09.1915 •
ufficiale di fanteria ingleseL'offensiva alleata sul fronte occidentale, poi conosciuta come Seconda battaglia della Champagne, avrebbe dovuto ridurre le difficoltà della Russia a oriente. Se l'Impero russo avesse perso o si fosse ritirato dal conflitto, come avevano chiesto i partiti socialisti nella conferenza di Zimmerwald, i tedeschi avrebbero potuto spostare ingenti forze da est a ovest e così schierarle contro Francia e Inghilterra. L'offensiva scattò il 25 Settembre 1915 in due diverse regioni: i francesi nella Champagne e gli inglesi verso Loos. Dalle 06:30 del 25 quest'ultimi cannoneggiarono verso le trincee nemiche 5243 bombole di cloro per un totale di 140-150 tonnellate! Seicento tedeschi morirono intossicati, in certi punti del fronte le truppe inglesi avanzarono di quasi 4 km. Però la maggior parte delle maschere antigas erano difettose così che i soldati se la tolsero rimanendo intossicati dalla nube che loro stessi avevano creato. Comunque riuscirono a conquistare la città di Loos anche perché erano numericamente superiori; però i problemi ai rifornimenti e alle comunicazioni insieme al ritardato arrivo delle riserve fecero cambiare le sorti della battaglia. L'artiglieria non riuscì a distruggere le postazioni delle mitragliatrici che si prepararono all'"accoglienza"; il 26 riprese l'avanzata e interi battaglioni furono falciati. Per i mitraglieri tedeschi fu un gioco da ragazzi spazzare gli avversari che avanzavano allo scoperto fila dopo fila! A Bosco Hugo ne morirono a migliaia cercando di impadronirsi di quell'avamposto. Il 27 Robert Graves, ufficiale ventiduenne, guidò all'attacco il suo plotone; dopo un'avanzata di ventina diede il segnale di stendersi a terra e aprire il fuoco per coprire l'avanzata degli altri. Il plotone alla sua sinistra lo vide abbassarsi, quando con il fischio ordinò ai suoi di riprendere la corsa nessuno sembrò udirlo. Allora gridò: «Maledetti vigliacchi, mi lasciate solo?»; il sergente che gli era accanto con la spalla ferita mormorò: «Non sono dei vigliacchi, signore. La volontà non gli manca. E' che sono tutti morti fottuti». Una sventagliata di mitragliatrice — chiamata ‘Naso di Papa’ — li aveva uccisi nel momento in cui al fischio dell'ufficiale erano balzati in piedi. Il 28 le truppe inglesi furono ricacciati nelle posizioni di partenza dopo aver perso oltre 20.000 effettivi. Il 3 Ottobre i tedeschi riconquistarono la fortezza di Hohenzollern Redoubt, cinque giorni dopo tentarono un contrattacco su tutta la linea del fronte ma all'imbrunire dovettero ritirarsi per le pesanti perdite. Praticamente la battaglia finì quel giorno e il fronte si stabilizzò nonostante che il 13 gli inglesi provarono l'assalto finale, poi fallito per la mancanza di bombe a mano. Gli ufficiali avrebbero voluto riprovarci il 7 Novembre ma le pesanti piogge e l'intenso bombardamento consigliarono di desistere definitivamente. Graves rimase gravemente ferito nella battaglia della Somme: una scheggia gli perforò un polmone e quasi l'uccise tanto che in un primo momento fu dato per morto. Piano piano riuscì a recuperare e passò il tempo restante della guerra in Inghilterra. Si sposò, riuscì a ottenere un posto all'Università del Cairo dove si trasferì con tutta la famiglia. Continuò la sua attività di poeta, biografo, romanziere, traduttore abitando fra gli Usa e l'Inghilterra; soffrì per tutta la vita di nevrastenia ("presa" sul fronte occidentale) e una volta andò vicino al suicidio. Robert Ranke Graves si spense a Deià, isola di Maiorca, all'età di 90 anni il 7 Dicembre 1985.
« L'America farà bene a stare attenta dopo questa guerra.
Non tollererò altre sciocchezze del genere. »
all'ambasciatore americano James W. Gerard
GUGLIELMO II (1859
-1941)22.10.1915 •
imperatore tedesco e re di PrussiaLa Prima guerra mondiale iniziò "ufficialmente" il 4 Agosto 1914. Il Kaiser ricevette l'ambasciatore americano James W. Gerard il 22 Ottobre 1915 e gli rivolse aspre critiche per i <<numerosi sommergibili>> costruiti negli Usa che venivano scortati fino in Gran Bretagna da navi americane. Comunque volle prendere le distanze dall'affondamento del Lusitania (1.198 vittime di cui 128 statunitensi il 17.05.1915): se l'avesse saputo, non <<avrebbe permesso>> di silurare una nave e mai <<nessun gentiluomo avrebbe ucciso donne e tanti bambini>>. Il 1° Febbraio 1917 la Germania annunciò la guerra sottomarina indiscriminata: da allora in avanti ogni nave diretta ai porti dell'Intesa sarebbe stata considerata un bersaglio legittimo. Il 3 Febbraio il presidente Wilson annunciò al Congresso che avrebbe rotto le relazioni diplomatiche con la Germania. L'intercettazione da parte degli inglesi del "telegramma Zimmermann", che fu inoltrato al governo federale tramite canali diplomatici, contribuì ad accelerare i tempi. Il 4 Aprile a Washington il Senato approvò l'entrata in guerra degli Stati Uniti con 82 voti a favore contro 6; due giorni dopo anche la Camera dei deputati fece lo stesso con 373 voti contro 50; così il 6 Aprile finiva la neutralità degli Usa. Solo il 2 Aprile 1918 il generale Pershing, comandante della forza di spedizione americana, acconsentì che le truppe si unissero agli eserciti inglese e francese. Nella battaglia di Bosco Belleau (1-30 Giugno) la Seconda divisione, comprendente il corpo dei Marines, aiutò ad annullare l'offensiva tedesca che minacciava Parigi. Il 12 Settembre la Prima armata statunitense andò all'attacco del saliente di Saint-Mihiel che la Germania occupata dal 1914; quattro giorni dopo il saliente era stato "ripulito". Il 26 Settembre iniziò l'offensiva Mosa-Argonne, la prima condotta dagli Stati Uniti come esercito indipendente; era il continuo della cosiddetta "Offensiva dei cento giorni". L'obiettivo di Pershing era il fiume Reno da raggiungere all'inizio del 1919. Ma il 9 Novembre con la Rivoluzione tedesca il Kaiser abdicò ed esiliò nei Paesi Bassi. Alle 05:10 locali dell'11 Novembre a Compiègne (Francia) la delegazione tedesca firmò l'armistizio con l'Intesa. Il cessate il fuoco scattò alle 11 della mattina stessa. L'ex Kaiser fu accusato di crimini di guerra; ma la regina d'Olanda negò più volte l'estradizione. Guglielmo II morì nella tenuta di Doorn il 4 Giugno 1941.
“ [...] non possiamo ottenere la pace finché i tedeschi
non raggiungeranno Parigi, ed essi non possono raggiungere
Parigi a meno che il fronte orientale sia sgombro.”
Ottokar Czernin
(1872-1932)lettera del 17.11.1917
• ministro degli Esteri austriacoIl 3 Marzo 1918 la Russia uscì dalla Prima guerra mondiale con il trattato di Brest-Litovsk; nelle prime ore del 21 Marzo l'esercito tedesco sferrò l'attacco sul fronte occidentale per scacciare gli inglesi dalla Somme, i francesi dall'Aisne e minacciare nuovamente Parigi come era successo nel Settembre 1914 (prima battaglia della Marna). Vennero così sferrate cinque attacchi, le cosiddette "offensive di primavera", che non riuscirono nell'intento; tanto che dall'8 Agosto gli Alleati contrattaccarono ("offensiva dei cento giorni") arrivando ad imporre l'armistizio alla Germania. L'Impero Austro-Ungarico si arrese il 3 Novembre firmando l'armistizio di Villa Giusti, imposto dall'Italia e quindi anche dall'Intesa; le condizioni dell'armistizio entrarono in vigore alle 15 italiane del 4 Novembre. I punti principali dell'armistizio di Compiègne decorsero dalle 11:00 — ora del fronte occidentale — dell'11 Novembre. Ottokar Czernin era stato nominato ministro degli affari esteri dall'imperatore Carlo I nel Dicembre 1916; i disaccordi fra gli Imperi centrali resero difficile la sua posizione. Nell'Aprile 1918 il primo ministro francese Clemenceau l'accusò di aver chiesto per la Francia una pace separata e rese pubblici i negoziati segreti avviati dall'Austria-Ungheria con i governi dell'Intesa. Czernin dovette rassegnare qualche settimana dopo; rimasto in Austria nel 1919 pubblicò un libro di memorie; nel 1920 fu eletto deputato nel consiglio nazionale della Repubblica d'Austria per il partito democratico. Morì a Vienna il 4 Aprile 1932 all'età sessant'anni.
“ [...] Tornerò in licenza 24-31 dic. Sbarcherò giorno Natale [...]”
lettera alla fidanzata Vera Brittain
Roland Aubrey LeightoN (
1895-1915)14.12.1915
• poeta e soldatoNel Luglio 1914 Leighton vinse una borsa di studio per il Merton College dell'Università di Oxford, ma ad inizio Agosto scoppiò la Prima guerra mondiale. Il giovane si arruolò volontario nel Royal Norfolk Regiment e fu spedito sul fronte occidentale nelle file del Worcestershire Regiment. La sua fidanzata Vera, schiacciata dall’angoscia e dall’attesa spasmodica, si arruolò a sua volta nella Croce, in qualità di aiutante volontaria (VAD, Voluntary Aid Detachment). Così assisteva le infermiere ed i medici al fronte, ciò comportava fatiche estreme, turni di lavoro massacranti e innumerevoli rischi mortali (come quello di essere "contaminati" dai gasati da iprite). Nell'Agosto 1915 Roland usufruì di una breve licenza e decisero di sposarsi. Il 14 Dicembre il futuro sposo gli scrisse una lettera in cui annunciava che a Natale sarebbe tornato a Londra. Il 22 il suo plotone fu inviato in un settore del fronte, vicino Hébuterne nel dipartimento di Pas-de-Calais, in cui i reticolati erano stati danneggiati. Roland aveva l'incarico di ispezionare il tratto in cui doveva operare la squadra addetta alle riparazioni. La trincea di comunicazione era allagata così si diresse verso un camminamento "protetto", cui si accedeva attraverso un varco nel terrapieno. Precedentemente un'unità aveva allagato la trincea e il era tenuto sotto tiro dalle mitragliatrici tedesche; per motivi mai chiariti il comando non fu informato. In quella notte la luna era quasi piena e una mitragliatrice nemica si trovava a soli 100 metri; il giovane tenente giunse al varco e fu subito colpito all'addome. Due compagni a rischio della stessa vita lo portarono al riparo. Trasportato all'ospedale di Louvencourt fu operato il giorno dopo, ma inutilmente: una pallottola si era conficcata alla base della colonna vertebrale; morì la sera del 23. Tre giorni dopo Vera era nella sua casa di Brigthon ricevette un telegramma: era dalla vigilia che aspettava... Il suo Roland era morto in un letto di ospedale! Dei 66 ragazzi che erano entrati all'Uppingham School nel Luglio 1914 morirono (in azione o in seguito alle ferite riportate) ben 17. Oltre al fidanzato, Vera vide cadere in guerra anche suo fratello, Edward, e due cari amici. Leighton fu sepolto nel cimitero militare di Louvencourt. Sulla sua tomba è erroneamente scritto che aveva 19 anni al momento della morte, in realtà ne aveva più di 20 essendo nato il 27.03.1895. Vera continuò a fare l'infermiera al First London General Hospital di Camberwell, ma servì anche su navi ospedale. Negli anni 20 si laureò in lettere e iniziò la carriera di giornalista al “Time and Tilde” e auditrice presso la Società delle Nazioni. Visitò le tombe del fratello Edward di Roland, insieme all'amico Winifred Holtby nel 1923 viaggiò nei territori occupate dalla Germania e Austria. In quel viaggio incontrò George Catlin con cui si sposò nel 1925; ebbe due figli: John Brittain e Shirley, importante politico laburista che ricoprì vari incarichi di governo e di partito negli anni settanta; nel 1981 fu una delle fondatrice dell'SDP (dal 1988 confluito nel partito Liberal-Democratico). Tornando a Vera, nel 1923 aveva pubblicato il primo racconto The Dark Tide, ma solo nel 1933 uscì alla stampe Testament of Youth, la sua autobiografia dal 1900 al 1925. Nel tempo ci furono due seguiti: Testament of Friendship (1940 - tributo e biografia di Winifred Holtby) e Testament of Experience (1957 - continuazione della sua autobiografia per gli anni dal 1925 al 1950). Ci dovevano essere anche due segmenti finali: Testament of Faith e Testament of Time, ma li lasciò incompiuti. Fu una pacifista e femminista molto attiva, viaggiò nel paese per raccogliere fondi per campagne della Peace Pledge Union. Nel Novembre 1966 mentre camminava in una strada di Londra per andare ad una conferenza cadde malamente. Sembrava non essersi fatta niente, ma dopo si scoprì che si era fratturata il braccio sinistro e il mignolo della mano destra. Con queste ferite iniziò il suo decadimento fisico e mentale, prima di morire il 29 Marzo 1970 all'età di 76 anni, chiese espressamente di essere cremata e che le ceneri fossero disperse sulla tomba del fratello, ucciso nell'altopiano di Asiago. Vera non si era mai ripreso dalla morte di Edward, che fra l'altro aveva personalmente curato dopo che questi era tornato ferito dalla battaglia della Somme. Ristabilitosi fu arruolato nel contingente della British Expeditionary Force, concesso all'Italia dopo Caporetto. L'Austria attaccò in forze dal Grappa a Canove, il 15 e 16 Giugno 1918; proprio il 15 un cecchino austriaco, appostato di fronte alle trincee di San Sisto (Asiago), colpì Edward uccidendolo: aveva 23 anni. Shirley esaudì il desiderio della madre nel Settembre 1970 sulla tomba dello zio, nel cimitero britannico di Granezza. Una delle poesie più note di Vera Brittain è Perhaps dedicata a R.A.L, cioè il fidanzato.
|
2008 |
2010 |