L'8 Gennaio 1979 Rino era alla guida della sua Volvo 343 insieme all'amico Bruno Franceschelli; in località Castel Giorgio (Roma) un fuoristrada Rover sbucò contromano da una curva e colpì l'autovettura. Questa sbandò sull'asfalto innevato e finì sul guardrail a protezione di uno strapiombo. I due uscirono illesi dall'incidente e poterono così tornare a Roma. Rino fece denuncia ai carabinieri e comprò un'altra Volvo 343 GL metallizzato targata ‘Roma Z40932’. Nota: da più fonti viene riportato che Rino aveva una Volvo 342 di colore grigio metallizzato; ciò è inesatto perchè la serie 300 sostituì la DAF 33. Il 28 Maggio 1981 la sorella di Rino, Anna, tornata a Roma restituì la Volvo al fratello; la macchina era servita per portare il padre a Crotone. Verso le 03:55 di martedì 2 Giugno il cantante stava tornando a casa dei genitori al numero 53 di via Nomentana Nuova, Roma—Monte Sacro. La sera prima era stato a cena con una coppia di amici in un locale; comunque quella notte stava tornando meno tardi del solito. Mentre percorreva la Nomentana, all'altezza dell'incrocio con via Carlo Fea [vedi video del luogo], improvvisamente la Volvo sbandò invadendo la corsia opposta. Purtroppo sopraggiunse un camion Fiat 650D carico di frutta che si dirigeva ai Mercati generali. L'autista, tale Antonio Torres di Morricone (Roma), suonò il clacson ma non poté evitare l'urto. A suo dire il guidatore della Volva s'accasciò di lato e così la macchina sbandò; solo un attimo prima dello schianto alzò gli occhi dal volante. La Volvo presa in pieno fu scaraventata lontano; la  parte anteriore ed il lato destro, quello del passeggero, rimasero distrutti. Dai rilievi della Stradale, la velocità della Volvo non era elevata; probabilmente il cantante ebbe un colpo di sonno o un collasso. Non avendo allacciata la cintura di sicurezza (allora non era obbligatorio), Rino si schiacciò il torace sul volante e sopratutto sfondò il parabrezza con la testa. I soccorsi furono pressoché immediati; un'ambulanza dei Vigili del Fuoco portò il ferito all'ospedale più vicino: il Policlinico “Umberto I”. Ma le sue condizioni erano disperate: sfondamento toracico con emorragia interna, gravissimo trauma cranico-encefalico per frattura della base cranica e stato di coma profondo. Per tentare di salvargli la vita serviva un reparto di neurochirurgia d'urgenza; ma quello già allestito da sei mesi nel Policlinico era fermo per problemi burocratici. Il medico di turno fece uno stretto giro di telefonate ai cinque ospedali cittadini che avevano la neurotraumatologia operativa: il “Gemelli”, il San Filippo Neri, il San Giovanni, il Cto alla Garbatella ed il San Camillo. Purtroppo non fu possibile trovare un posto libero. Verso le sei, a due ore dall'incidente e una dal ricovero, il cuore del cantante si fermò senza che questi avesse ripreso conoscenza.  La successiva autopsia certificò che era "pulito"; la causa della morte fu attribuita ad un'emorragia cerebrale. Forse prima dell'incidente ebbe un collasso, ma è solo un'ipotesi. Salvatore ‘Rino’ Antonio Gaetano aveva poco più di 30 anni essendo nato a Crotone il 29.10.1950. Comunque era romano d'azione visto che i suoi genitori si erano trasferiti dal 1960 nella capitale per lavoro. La famiglia nel 1970 si era stabilita in via Nuova Nomentana al numero 53 dove i genitori facevano i portieri; il luogo dell'incidente è distante appena poche centinaia di metri. Rino si sarebbe dovuto sposare qualche settimana dopo e padre Renato Simeone, suo ex insegnante, avrebbe officiato il matrimonio con la sua fidanzata "storica". Il funerale si svolse alle 11:30 di giovedì 4 alla chiesa del Sacro Cuore di Gesù sul lungotevere Prati, la stessa dove era stato fissato il matrimonio. Curiosamente nella sua canzone La Ballata di Renzo |testo · video| (registrata a Milano nel 1972 per la Bell Disc) il protagonista, vittima di un incidente stradale, muore peregrinando da un ospedale romano all'altro... Per la morte di Rino Gaetano fu aperta un'inchiesta, che venne presto conclusa: i soccorsi erano stati tempestivi e anche se fosse stato operato probabilmente non sarebbe sopravvissuto alle gravissime ferite. In ogni caso sembra assurdo che l'ospedale pubblico più grande di Roma e d'Italia, il Policlinico “Umberto I”, avesse il reparto di neurochirurgia d'urgenza inutilizzabile perchè la nomina del primario era stata bloccata dal Tar. Il 7 Giugno 2011 il Comune di Roma ha dedicato una targa commemorativa al numero 53 di via Nomentana Nuova [vedi foto].

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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