UN'ULTIMA FRASE 2003
GENNAIO
« ... sono anziano, voglio prendere il suo posto, perché egli ha moglie e figli. »
al vicecomandante di Auschwitz Fritzsch
RAJMUND KOLBE (Maksymilian Maria, Apostolo della consacrazione a Maria)
sacerdote, frate francescano, missionario, editore, tipografo {beato dal 17.10.1971, santo dal 10.10.1982}
A. Zduńska Wola - Łódź (allora Impero russo; oggi Polonia), 08.01.1894
W. campo di concentramento di Auschwitz [Blocco 11] - Oświęcim (Alta Slesia; Polonia), 14.08.1941 12:50
esecuzione, iniezione di fenolo link
Nel 1907 Rajmund e suo fratello Frank furono ammessi al seminario minore francescano di Lvov. Il 4 Settembre 1910 ricevendo l'abito francescano cambiò il suo nome in Maksymilian (Massimiliano). Anche il fratello minore Giuseppe decise di entrare nell'ordine; pure i genitori appartenevano ad ordini laici: la madre nei feliciani e il padre nei terziari. Il 1° Novembre 1914 frate Massimiliano professò i voti solenni aggiungendo anche il nome Maria. Il padre allo scoppio della Prima guerra mondiale entrò nella legione polacca per combattere con le potenze centrali (Impero astro-ungarico, Germania, Impero ottomano) nella liberazione del suo paese dal dominio russo. Purtroppo l'uomo fu preso prigioniero e visto anche il suo cognome d'origine tedesca venne impiccato per tradimento. Il 22 Novembre 1915 ottenne il dottorato in filosofia all'Università Gregoriana di Roma (prenderà anche un dottorato in teologia il 22.07.1919). Durante una partita di pallone nel 1917 subì uno sbocco di sangue segno premonitore della tubercolosi. Il 17 Ottobre 1917 lui e sei giovani seminaristi presero i voti nell'Ordine dei Cavalieri della Regina dei Cieli, ufficialmente denominata Militia Immmaculatae (MI, "Milizia dell'Immacolata"). Il 28 Aprile 1918 venne ordinato sacerdote a Roma; dal 11.08.1920 al 28.04.1921 rimase in un sanatorio a Zakopanen sui Monti Tatra. Ma tubercolosi continuò a tormentarlo: infatti dal 18.09.1926 al 13.04.1927 ci fu un nuovo ricovero a Zakopanen; al suo ritorno aveva perso l'uso di un polmone. Il 2 Gennaio 1922 la sua Milizia mariana ottenne l'approvazione papale. Il 1° ottobre 1927 il principe Lubecki donò a Kolbe un suo terreno, situato presso Teresin (40 km ad ovest di Varsavia); lì venne fondata Niepokalanów, la città dell'Immacolata (alla lettera ‘proprietà dell'Immacolata‘ da Niepokalana + now). In questa cittadella — oltre ad alloggi, una chiesa, un'infermeria, laboratori — Kolbe approntò una tipografia per continuare a stampare “Il Cavaliere dell'Immacolata”. Oltre ad un quotidiano di contenuto religioso tradizionale, i francescani fabbricavano oggetti di devozione. Il 16 Maggio 1931 presso il quartiere Hongochi di Nagasaki Kolbe fondò il centro Mugenzai no Sono (giardino dell'Immacolata in giapponese). L'infaticabile padre francescano progettava di diffondere il suo messaggio mariano a un miliardo di lettori, metà popolazione terrestre ed infine tutto il mondo. Negli anni Trenta le pubblicazioni giornaliere e mensili, stampate a Niepokalanów, avevano una tiratura di 230.000 e 1.000.000 di copie. Padre Kolbe ottenne la patente di radioamatore con il nominativo di SP3RN; l'8 Dicembre 1938 iniziarono le trasmissioni radio dalla cittadina mariana. Il 1° Settembre 1939 le truppe tedesche invasero la Polonia, già il 13 arrivarono a Niepokalanów. Il 19 Kolbe ed altre trentadue persone furono arrestate dalla Gestapo (Geheime Staatspolizei, 'Polizia segreta di stato'). Dal 21 Settembre gli arrestati furono internati nel campo di concentramento di Amtitz (Germania). L'8 Dicembre i prigionieri vennero infine liberati. Il giorno dopo raggiunsero ciò che restava di Niepokalanów devastata dai nazisti. Ai trecento rifugiati polacchi cacciati da Poznan si aggiunsero ben presto circa quindicimila ebrei; questi furono accolti negli edifici che i frati cercavano di ristrutturare. Intanto nell'Alta Slesia orientale, a poca distanza dalla piccola cittadina di Oświęcim (Auschwitz in tedesco), l'autorità occupanti identificarono un luogo per costruire un campo di concentramento (lager). Vicino alla confluenza del fiume Sola con la Vistola, c'erano robusti edifici in mattoni di una guarnigione astro-ungarica e caserme della cavalleria dal quale le truppe asburgiche partivano per combattere contro l'esercito zarista durante la Prima guerra mondiale. Il luogo era perfetto: nel mezzo alle paludi, lontano da occhi indiscreti con importanti rami ferroviari vicino. Così il 20 Maggio 1940, insieme all'SS Gerhard Palitzsch (Grossopitz, 17.06.1913) arrivarono nel lager in costruzione trenta detenuti criminali tedeschi: il numero 5 era Hans Bock.L'"apertura ufficiale" dell'allora campo di concentramento avvenne il successivo 14 Giugno con l'arrivo di 28 detenuti polacchi. Il 7 Luglio morì il primo di questi: era stato per troppe ore in piedi durante l'appello punitivo di 20 ore (dalle 14 del 6 Luglio alle 14 del 7 Luglio). Questa punizione collettiva era stata inflitta dopo la fuga di un detenuto. Quel primo fuggitivo nella storia di Auschwitz - per sua fortuna - non venne riacciuffato; altrimenti sarebbe stato picchiato, torturato, obbligato a sfilare con al collo il cartello 'Evviva! Sono tornato' e poi naturalmente impiccato. Il governatore generale per i territori occupati, Hans Frank, offrì a Kolbe la possibilità di diventare oriundo tedesco; avrebbe così ottenuto la tessera annonaria e vari altri privilegi. Naturalmente in cambio doveva lasciare l'ordine e il suo ministero fra i polacchi: Kolbe rifiutò. Con l'intensificarsi della repressione dell'intellighenzia polacca,il 17 Febbraio 1941 quattro SS ed un interprete si presentarono a Niepokalanów. Cinque frati e padre Kolbe vennero arrestati con la pretestuosa accusa di "aver cospirato contro i tedeschi ed aver fornito rifugio a profughi ed ebrei". Sicuramente Kolbe pagò il rifiuto di diventare un "collaborazionista"; venti frati si offrirono al suo posto, ma non furono accettati. Il sacerdote venne trasferito nella cella 103 del carcere Pawiak di Varsavia. Il 23 Aprile ad Auschwitz, il comandante Höss (Baden-Baden, 25.11.1900) insieme al suo vice Fritzsch (Nassengrub, 10.07.1903), attuò per la prima volta la rappresaglia prevista per la fuga di un prigioniero. Scelse a caso dieci prigionieri del Blocco 2, da dove era fuggito un detenuto. I selezionati furono rinchiusi in una cella buia del Blocco 11 senza né acqua né cibo. Le guardie entravano una volta al giorno per portare fuori i morti, agli sventurati ancora vivi gli dicevano che "sarebbero appassiti come tulipani". Il 27 Aprile morì il primo detenuto recluso nel Blocco 11, l'ultimo a rimanere in vita si spense il 26 Maggio. Il 28 Maggio — dopo maltrattamenti, umiliazioni, senza processo e né giudizio — padre Massimiliano venne trasferito insieme a 304 prigionieri nel lager di Auschwitz. Il giorno dopo Kolbe venne contrassegnato con il numero 16670 e inquadrato nella squadra dei lavori forzati. Un giorno mentre portava un carico molto pesante al solito passo di corsa inciampò e per punizione si prese 50 colpi di frusta. I compagni di prigionia lo portarono in infermeria dove rimase due settimane, in quel luogo fra moribondi ("mussulmani" in gergo) e sofferenti continuò la sua opera di sostegno, preghiera per i vivi e benedizione per i morti che venivano portati al crematorio. A Luglio fu trasferito al Blocco 14 (la squadra dei lavori agricoli). Nel pomeriggio del 29 Luglio, il detenuto polacco Zygmunt Pilawski (n. 14156) riuscì a fuggire dal sottocampo dove i prigionieri erano addetti alla mietitura del frumento. Alle 18 tutti i blocchi furono posti sull'attenti nel piazzale dell'appello (Appelplatz). Alle 21 gli altri prigionieri poterono tornare alle baracche per la cena; quella del Blocco 14 venne versata in un canale. Dopo una notte e mezza giornata sull'attenti, iniziò la rappresaglia prevista per la fuga del prigioniero (che non sarà mai ripreso). Il primo direttore, comandante per l'assenza di Höss, Karl Fritzsch — soprannominato "il macellaio" — scelse 15 prigionieri a caso. Nello stesso tempo li indicava al subalterno Palitzsch che cancellava via via i loro numeri dall'elenco. Uno di questi, Francisczek Gajowniczek (n. 5659) scoppiò in lacrime dicendo «Addio mia sposa! Addio miei figli!». Il detenuto 16770 uscì dalla sua fila (era un'infrazione passibile di morte) e andò verso il vicecomandante. Kolbe si levò il berretto e si mise sull'attenti, Fritzsch chiese: «Che cosa vuole questo porco polacco?». Kolbe indicando Gajowniczek rispose: «Sono un sacerdote cattolico polacco; sono anziano, voglio prendere il suo posto, perché egli ha moglie e figli». Fritzsch domandò a Palitzsch chi era costui, il sottoufficiale rispose che <<E' un pretonzolo>>. Fritzsch accettò e permise al detenuto 16770 di prendere il posto del detenuto 5659. I selezionati furono denudati e rinchiusi nella cella 18 della cantina nel Blocco 11 (tristemente conosciuta come "bunker della fame" o "canile"). Ogni giorno, per un paio di settimane, le guardie che entravano per controllare chi era morto potevano sentire i canti, le recite del rosario che Kolbe organizzava insieme agli altri prigionieri. Mai fino allora si era sentito ciò dalle prese d'aria dei bunker. Il 14 Agosto rimasero in vita in quattro, solo Kolbe era ancora cosciente. Dato che serviva posto fu deciso di praticare ai superstiti un'iniezione di acido fenico (fenolo). Il "criminale comune" (s, triangolo) Hans Bock, allora responsabile della "sala degli infermi", fu incaricato di terminare l'agonia dei quattro. Al momento dell'iniezione fatale, Kolbe stava pregando sottovoce. Senza distogliere lo sguardo tese il braccio sinistro a Bock. Il corpo del sacerdote fu rinchiuso in una bara artigianale e venne portato al crematorio del campo. Il 15 Agosto 1941 le sue ceneri furono così disperse al vento. Il 28 Gennaio 1942 il certificato di morte di Kolbe fu spedito dall'ufficio centrale di Auschwitz al convento di Niepokalanów. Una dichiarazione congiunta di Stalin, Roosevelt, Churchill stilata il 30 Ottobre 1943 durante la conferenza di Mosca, dispose che [...] quegli ufficiali tedeschi e quei membri del partito Nazista che si siano resi responsabili, direttamente o indirettamente, delle sopra citate atrocità verranno trasferiti nei Paesi nei quali i loro atti abominevoli sono stati commessi, affinché possano essere giudicati e puniti secondo le leggi di quegli stessi Paesi [...]. Le tracce di Gerhard Palitzsch si persero il 7 Dicembre 1944 a Budapest, accerchiata dai sovietici. Alle 15 del 27 Gennaio 1945 dopo un intenso combattimento, la 60ª Armata del 1° Fronte Ucraino del generale Koniev liberò Auschwitz I e Auschwitz II [schema]. L'armate dei generali Żukov (da est) e Koniev (da sud) e Rokossovsky (da ovest) si schierarono contro Berlino il 16 Aprile. Quattro giorni dopo l'artiglieria iniziò un bombardamento serrato da Marzahn, 12 km dal centro della capitale tedesca. Alle 15:30 del 30 Aprile Hitler si suicidò con un colpo di pistola nel Führerbunker della Cancelleria. Alle 22:50 tre ufficiali issarono la bandiera sulla vicina statua equestre rappresentante la Germania in trionfo. Karl Fritzsch venne ucciso il 2 Maggio forse a Berlino, ma non c'è la certezza assoluta. Di Hans Bock non è nota la successiva sorte perché risulta disperso. Hans Frank, che aveva abbandonato Cracovia stretta d'assedio, fu arrestato dai soldati americani il 4 Maggio a Tegernsee in Baviera. Alle 02:41 locali del 7 Maggio a Reims il generale Jodl (1890-16.10.1946) firmò la resa incondizionata dell'esercito tedesco. L'8 Maggio a Karlshorst - Berlino, quartier generale di Żukov, venne firmata la richiesta di resa incondizionata formulata dai sovietici. La Seconda guerra mondiale in Europa terminò ufficialmente alle 00:00 del 9 Maggio. Per la cronaca, il centro Mugenzai no Sonoc — costruito sulle pendici del monte Hicosan a Nagasaki — fu risparmiato dagli effetti catastrofici del bombardamento atomico del 9 Agosto 1945. Il 22 Gennaio 1946 l'autorità polacche crearono il Supremo Tribunale del Popolo con lo scopo di processare oltre 5.000 "criminali nazisti" (di cui circa 1800 estradati da altri paesi). Alle 23 dell'11 Marzo Rudolf Höss fu arrestato dalla polizia militare inglese in una fattoria di Flensberg (Germania). L'ex comandante di Auschwitz fu trasferito in Polonia il 25 Maggio, la Procura di stato elevò contro di lui l'accusa di "crimini commessi contro il popolo polacco". Il Tribunale Militare Internazionale di Norimberga, nella sua ultima seduta del 1° Ottobre, condannò Hans Frank all'impiccagione per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Respinto l'ultimo possibile ricorso, fu impiccato nella palestra del ginnasio di Norimberga il 15 Ottobre 1946. Il processo contro Rudolf Höss si tenne a Varsavia dall'11 al 29 Marzo 1947. Il Supremo tribunale del popolo lo condannò a morte il 2 Aprile. Due giorni dopo il condannato rinunciò all'appello per la domanda di clemenza; lo stesso giorno in cui fu tradotto nel carcere di Wadowice. L'esecuzione avvenne tramite impiccagione davanti al forno crematorio di Auschwitz il successivo 16 Aprile; il patibolo non sarà più usato ed è tuttora lì. Francisczek Gajowniczek sopravvisse ad Auschwitz e alla guerra. Il 7 Giugno 1979 un suo illustre connazionale, Karol Wojtyla, visitò il Blocco 11 [foto]. Il 10 Ottobre 1982 l'ex sergente dell'esercito polacco volle partecipare alla canonizzazione del suo salvatore. La cerimonia fu tenuta da Giovanni Paolo II nella Città del Vaticano il 10 Ottobre 1982. Un religioso di nome Zygmunt Pilawski morì nel 1994 a 79 anni; non è detto che fosse proprio quel detenuto fuggito da Auschwitz il 29.07.1941. Francisczek Gajowniczek si spense novantacinquenne a Brzeg (Polonia) il 13.03.1995; fu poi sepolto a Niepokalanów. Stanislaw Ryniak, matricola 31 del 14.06.1940 (in pratica il primo detenuto polacco di Auschwitz), è morto 88enne in Polonia ad inizio Febbraio 2004. La notizia della sua morte è stata fornita dal portavoce del museo di Auschwitz il 25 Febbraio, cinque giorni dopo la sua sepoltura. Con tutta probabilità Ryniak era l'ultimo testimone vivente del gesto di Kolbe. Infatti l'allora giovane "prigioniero politico da rieducare" si trovava nella fila accanto. Il 2 Aprile 2005 Paolo Giovanni II si è spento nel Palazzo apostolico situato nella Città del Vaticano. Karol Józef Wojtyła era nato a Wadowice (48 km a nord-est di Cracovia) il 18 Maggio 1920. Il suo successore, il tedesco Benedetto XVI, ha visitato il campo di Auschwitz-Birkenau il 28 Maggio 2006; naturalmente in quell'occasione visitò la cella nel Blocco 11 e lasciò un mazzo di fiori sul pavimento come aveva fatto il suo predecessore il 07.06.1979.
FEBBRAIO
« Ora viene il mistero »
HENRY WARD BEECHER - ministro presbiteriano ed abolizionista
A. Litchfield (Connecticut: Usa), 24.06.1813
W. New York [Brooklyn], 08.03.1887
MARZO
« Buona notte miei cari, vi vedrò domani »
PEIRCE COWARD (The Master) - commediografo, cantante, compositore, attoreA. Teddington - Middlesex (Inghilterra), 16.12.1899 02:30
W. Port Maria - Blue Harbor (Giamaica), 26.03.1973
Coward la sera del 25 Marzo salutò i familiari prima di andare a letto. Poche ore dopo, nelle prime ore del 26 Marzo, il domestico lo trovò svenuto in bagno. Coward tornò a letto nonostante che il domestico insistesse nello svegliare i suoi familiari. La morte sopraggiunse poco prima dell'alba.
APRILE
" C'è Auschwitz, quindi non può esserci Dio. Non trovo
una soluzione al dilemma. La cerco ma non la trovo."
- chimico e scrittoreA. Torino [corso Re Umberto 75 | terzo piano], 31.07.1919 04:00
W. Torino [corso Re Umberto 75 | piano terra)], 11.04.1987 10:20
suicidio, rottura del cranio e altre ferite da caduta RIP link
Primo Levi nacque il 31 Luglio 1919 in una famiglia di ebrei non praticanti. Con la marcia su Roma del 28 Ottobre 1922, le squadre paramilitari fasciste imposero al re d'Italia, Vittorio Emanuele III (1869-Alessandria d'Egitto, 1947), l'affidamento del governo a Benito Mussolini (Diovia di Predappio - Forlì, 29.07.1883). Nel 1934 Levi s'iscrisse al liceo classico "Massimo d'Azeglio" di Torino; per qualche mese ebbe Cesare Pavese come professore d'italiano. Nel 1937 dopo il conseguimento della licenza liceale s'iscrisse al corso di chimica presso la facoltà di scienze dell'Università di Torino. Il 13 Settembre 1938 sulla Gazzetta Ufficiale fu pubblicato il regio decreto-legge 05.09.1938, n. 1390 “Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista”. L'articolo 5 recitava testualmente: [...] potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica, già iscritti a istituti di istruzione superiore nei passati anni accademici [...]. Levi quindi poteva continuare con i suoi studi universitari. L'Italia entrò ufficialmente nel secondo conflitto mondiale il 10 Giugno 1940 dichiarando guerra alla Francia, ormai sopraffatta dalla Germania. Un campo di concentramento (lager), costruito nelle vicinanze della città polacca di Oświęcim — Auschwitz in tedesco — venne "aperto" il successivo 14 Giugno con l'arrivo di 28 detenuti politici polacchi <<da rieducare>>. Nell'ispezione del 1° Marzo 1941, il comandante supremo delle SS Heinrich Himmler dispose che diecimila detenuti fossero destinati alla costruzione di un'area industriale. Al posto del villaggio di Monowice (Monowitz in tedesco) venne allestito un campo per il lavoro coatto a favore di industrie tedesche come l'IG Farben. Nel Luglio 1941 Levi si laureò in chimica con 110 e lode. Naturalmente il suo diploma di laurea portava la dicitura <<di razza ebraica>>. Levi si trasferì per lavoro a Milano e lì incontrò Wanda Maestro (anche lei laureata in chimica) e Luciana Nissim (medico). Il 20 Gennaio 1942 Reinhard Heydrich, creatore e capo incontrastato dell'RSHA (Reichssicherheitshauptamt, 'Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich'), convocò una conferenza interministeriale in una villa a sud-ovest di Berlino. Il tema segretissimo era l'Endlosung der Judenfrage ('Soluzione finale della questione ebraica'). H. fece il discorso introduttivo, mentre Adolf Eichmann svolse il compito di segretario. In meno di due ore il capo dell'RSHA, otto sottosegretari e sei funzionari di polizia e del servizio di sicurezza pianificarono lo sterminio di tutti ebrei d'Europa entro l'anno 1950. Il piano era semplice nella sua mostruosità: <<deportare tutti ad Est>>, eliminare gli <<inabili al lavoro>> al loro arrivo, sfruttare la manodopera senza limiti (ciò avrebbe comportato una <<diminuzione naturale>>), sopprimere gli <<elementi più resistenti>>; tutto questo per evitare ogni rinascita del popolo ebraico. Due strutture c'erano già Chełmno e sopratutto Oświęcim-Brzezinka; poi ne sarebbero state aggiunte altre per i milioni di ebrei ancora presenti nelle zone occupate. Il metodo già sperimentato nel programma T4 sarebbe stato il gas asfissiante (Zyklon B o monossido di carbonio molto più "efficienti" dell'esecuzioni di massa eseguite dagli Einsatzgruppen). I luoghi di "evacuazione" erano ben collegati da ferrovie e non avrebbero destato attenzioni o sospetti. Tutto doveva svolgersi con segretezza, metodo e rigore a prescindere dalle sorti della guerra. L'"evacuazione" sarebbe iniziata dal protettorato di Boemia e Moravia, per poi estendersi all'Olanda e Francia e agli altri paesi occupati. Il decreto del 31 Marzo stabilì la selezione dei deportati tra quelli "adatti" e quelli "inadatti" al lavoro. Negli altri campi di sterminio polacchi, chiunque arrivava veniva avviato alle camera a gas eccetto un'esigua minoranza da destinarsi alla raccolta ed eliminazione dei cadaveri. Invece a Auschwitz tale direttiva fu presa in seria considerazione; naturalmente gli "inadatti" (vecchi, malati, bambini, donne incinte) dovevano essere eliminati. Il 12 Maggio millecinquecento ebrei arrivarono alla stazione di Oświęcim. A questi deportati non fu applicata la selezione perché vennero direttamente inviati al Bunker I. Praticamente quel giorno Auschwitz-Birkenau diventò un vernichtungslager (campo di sterminio). In tedesco vernichtung significa anche trasformare in nulla, annientare. Il 27 Maggio la resistenza ceca tese un agguato a Heydrich; nella sua auto fu gettata una granata anticarro. Il governatore della Boemia e Moravia rimase gravemente ferito e morì in un ospedale di Praga alle 04:30 del 4 Giugno. La vendetta dei nazisti fu spietata: 3000 ebrei del lager-ghetto di Theresienstadt-Terezín (56 km a nord di Praga) furono deportati e sterminati. Per ulteriore rappresaglia, Himmler il 10 Giugno ordinò la liquidazione il piccolo villaggio boemo di Lidice, ritenuto un nascondiglio di partigiani. Tutti i 173 uomini ed i ragazzi sopra i 16 anni furono fucilati; 195 donne furono deportate nel lager di Ravensbrück, mentre 105 bambini furono raccolti in una scuola nella vicino Kladno. Sempre Himmler dispose fossero avviati al progetto “Lebensborn”; a Łódź furono sottosti a "prove di selezione razziale", soli sette bambini le superarono. Dopo la guerra, di quei centocinque catturati a Lidice ne furono rintracciati diciassette. Il 30 Ottobre con l'arrivo di 800 prigionieri dal campo principale (Stammlager) divenne operativo l'arbeitlager (campo di lavoro) di Monowitz. Il 19 Novembre iniziò la definitiva controffensiva dei sovietici su tutto il fronte d'invasione nazista. L'operazione Urano mirò alla liberazione di Stalingrado assediata dal 19 Agosto. Alle 10 del 31 Gennaio 1943 Friedrich von Paulus (1890-1957), comandante delle truppe tedesche — prima assedianti e poi assediate a Stalingrado — venne catturato. Alle 19:45 firmò la resa; era l'inizio della ritirata dell'esercito tedesco sul fronte russo [mappa]. Il 10 Luglio gli autoblindi americani di Patton ed i soldati di Montgomery sbarcarono in Sicilia. Alle 17 del 24 Luglio a Palazzo Venezia di Roma si riunì il Gran Consiglio del Fascismo per discutere l'ordine del giorno “Grandi”. Alle 2 del 25 Luglio l'ordine del giorno fu approvato con 19 voti a favore e 7 contrari; alle 16 Mussolini si recò come al solito a Villa Savoia per conferire con il re. In mattinata Vittorio Emanuele III aveva già firmato il decreto che nominava Pietro Badoglio (1871-1956) capo del governo con pieni poteri militari. Appena uscito dalla residenza reale, Mussolini fu preso in consegna dai Regi carabinieri per "proteggere la vostra persona" (ordine del re). L'ex duce venne poi trasferito a Ponza, isola della Maddalena ed infine a Campo Imperatore sul Gran Sasso. Il nuovo governo comunque continuò la guerra al fianco della Germania; così l'Ufficio della demografia e della razza a Roma non fu smantellato. Anzi le leggi razziali, il lavoro forzato, le consegne impartite ai prefetti rimasero in vigore. Alle 17 del 3 Settembre a Cassabile (Siracusa) il governo italiano firmò l'armistizio con gli Alleati con decorrenza di cinque giorni. Alle 19:45 del giorno 8 Badoglio alla radio annunciò la resa incondizionata e la cessazione di ogni ostilità verso gli Alleati. Dalle 20:30 i paracadutisti tedeschi, aviotrasportati dalla Francia, presero posizione a Pratica di Mare (Roma). All'alba del 9 Badoglio e la famiglia reale si trasferirono da Roma a Brindisi, già liberata. Alle 14:30 nella capitale fu fondato il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale), praticamente da quel giorno iniziò la Resistenza. Infatti secondo l'annuncio di Badoglio << ... ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forza italiane, che tuttavia reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi provenienza ... >>. Sempre il 9 Settembre sei divisioni naziste superarono il valico del Brennero. Alle 16 del 10 l'esercito italiano in difesa di Roma si arrese alle truppe guidate da Albert Kesserling (1885-1960). Primo Levi insieme ad amici decise di aderire ad una banda partigiana affiliata a “Giustizia e libertà”. Il 23 Settembre Mussolini, liberato undici giorni prima dai tedeschi, fondò la Repubblica Sociale Italiana (RSI). Il 13 Ottobre il governo italiano, guidato a Brindisi da Badoglio, dichiarò guerra alla Germania. Il PFR (Partito Fascista Repubblicano) tenne la sua prima ed unica assemblea il 14 Novembre. Proprio quel giorno fu elaborato il manifesto programmatico della RSI, la cosiddetta “carta di Verona”. In particolare il punto 7 dichiarava: << Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica >>. Il 30 Novembre il ministro dell'Interno della RSI Guido Buffarini-Guidi (Pisa, 17.08.1895), emanò l'ordinanza di polizia n. 5 che disponeva [...] l'arresto e l'internamento di tutti gli ebrei, nonché il sequestro dei loro beni [...]. Il 1° Dicembre l'ordine di polizia n. 5 entrò in vigore praticamente nei territori occupati dai tedeschi. Il 5 Dicembre a Fossoli - Carpi (Modena) fu ufficialmente aperto un grande campo d'internamento per ebrei e prigionieri di guerra. Intanto il gruppo partigiano dove era Levi si stanziò vicino Brusson in Valle d'Aosta. A causa di una "soffiata", tre centurie della milizia fascista irruppero nel loro rifugio all'alba del 13 Dicembre 1943. Primo, Vanda, Luciana e altri due compagni furono portati a Brusson e poi condotti in una caserma fuori Aosta. Il 20 Gennaio, Primo, Vanda e Luciana furono portati in treno da Torino verso il campo d'internamento di Fossoli. Lo stesso giorno Vittorio Emanuele III emanò due regi decreti-legge: il n. 25 e il n. 26. Con il primo agli ebrei italiani furono ridati i diritti civili e politici negati dalle leggi razziali, che furono così abrogate. Il secondo si occupò del reintegro dei diritti patrimoniali agli ebrei italiani. Naturalmente le leggi emanate dal governo italiano con sede a Brindisi non valevano nella Repubblica Sociale Italiana (o meglio nei territori occupati dalle forze tedesche). Il 3 Gennaio 1944 l'Armata conquistò la città di Olevsk a soli 16 km dal confine sovietico-polacco prebellico. L'ex frontiera fu superata fra il 5 e 6 Gennaio; il confine con la Prussia orientale (Germania) era lontano 450 km. Il 22 Gennaio gli Alleati sbarcarono ad Anzio (Roma), ma non riuscirono a raggiungere la capitale. Il 5 Febbraio un'ordinanza dei tedeschi obbligò la consegna a loro degli ebrei detenuti nei campi di concentramento della RSI. La mattina del 21 Febbraio le SS comunicarono che il giorno seguente tutti gli ebrei di Fossoli sarebbero stati deportati in treno verso "un campo di lavoro ad Est". All'alba del 22 Febbraio ci fu l'ultimo appello: ognuno doveva rispondere <<Presente!>>, ad ogni nome mancante per rappresaglia sarebbero state fucilate dieci persone. Appena terminato appello, un caporale disse al superiore: «650 Stuck, alles in Ordnung» (<<650 pezzi, tutto in ordine>>). Fra questi seicentocinquanta deportati (saranno 489 quelli poi identificati) c'erano: 118 persone sopra i sessanta anni, 2 di dodici anni, 5 di undici, 3 di dieci, 3 di otto, 3 di sette, 4 di sei, 2 di quattro, 1 di tre, 1 di due, 4 di un anno ed un neonato di due mesi. Le 650 persone furono portate alla stazione di Carpi dove li aspettava un treno con dodici vagoni merci e la scorta. In media in un vagone furono stipate fra le 45 e le 60 persone; sul pavimento c'era un po' di paglia, ma niente viveri o acqua e nemmeno un secchio per i bisogni corporali. Il convoglio partì solo a sera procedendo lentamente verso un luogo fino allora sconosciuto ai deportati (e non solo a loro): Auschwitz [mappa dei collegamenti ferroviari europei al campo di sterminio]. Alle 21 circa del 26 Febbraio, in un freddo glaciale, il convoglio arrivò al capolinea: la stazione civile di Oświęcim. Come prassi, i nazisti diedero il loro "benvenuto" (Begrüssung - così lo chiamavano) sulla Judenrampe dello scalo merci. In pochi minuti scelsero 95-96 uomini e 29 donne ancora <<utili allo sforzo bellico>>. Le altre 563 persone (tutti i bambini, i vecchi, le donne con figli, i malati e gli inabili) furono portate via ed entro un paio di giorni gasate. I deportati maschi su dei camion finirono a Monowitz (Auschwitz III) [mappa]; invece le 29 donne, fra cui Vanda Maestro e Luciana Nissim, vennero avviate nel campo femminile di Birkenau (Auschwitz II) [mappa]. A Levi venne tatuato sul braccio sinistro il numero di matricola 174517. Alle 06:05 del 18 Aprile circa 750 uomini e donne — quasi tutti giovani — attaccarono le truppe tedesche che erano penetrate nel ghetto di Varsavia per liquidarlo. Ormai quasi tutti i suoi occupanti erano stati deportati e sterminati nelle camere a gas di Treblinka. La ZOB (Zydowska Organizacja Bojowa, 'Organizzazione Ebraica Combattente') disponeva di: 2 mitragliatrici contro 135, 15 fucili contro 1358, qualche migliaio di molotov e granate. Il 20 Aprile i malati ed i feriti dell'ospedale furono trucidati. L'8 Maggio i tedeschi esasperati per la tenace resistenza ricorsero ai gas asfissianti; Mordechai Anichwicz, comandante della rivolta, preferì uccidersi nel bunker di via Mila piuttosto che farsi catturare. Il 14 Maggio l'impari battaglia terminò; non più di 50 effettivi della ZOB si salvarono. Alle 20:15 del 16 Maggio la Sinagoga fu fatta saltare con cariche di dinamite. Le ultime 56.065 persone presenti nel Ghetto furono catturate e deportate nei campi di sterminio. Il 4 Giugno gli Alleati entrarono a Roma, già lasciata dai tedeschi. Il 6 Giugno le truppe alleate sbarcarono in Normandia. Il 22 Giugno l'attacco sovietico — con un rapporto di superiorità 6 a 1 — dilagò dalla Russia. Il 20 Luglio fu ordito un attentato alla vita di Hitler. Una bomba a tempo venne posta sotto il tavolo delle mappe nel quartiere generale di Rastenburg nella Prussia orientale. Alle 13:42 l'ordigno esplose, ma il pesante tavolo fece da scudo; così Hitler rimase solo lievemente ferito. Quasi nessuno dei congiuranti sfuggì alla sua spietata vendetta. Il 24 Luglio le truppe sovietiche liberarono il campo di concentramento e sterminio di Majdanek [schema liberazione] posto in un quartiere di Lublino a circa 270 km da Oświęcim. Le SS non avevano fatto in tempo a distruggere l'installazioni di sterminio. Solo il forno crematorio principale venne danneggiato, ma non abbattuto. Nel campo, abbandonato dal 22 Luglio, i sovietici trovarono alcune centinaia di superstiti. L'Armata intanto respingeva indietro i tedeschi lungo gli 800 km del fronte orientale. Il 29 Luglio alcune unità sovietiche attraversarono la Vistola. Gli Alleati il 31 Luglio conquistarono Avarnches (Francia) e sfondarono le linee difensive tedesche. Alle 17 locali del 1° Agosto scattò l'"ora W" (da Warszawa, Varsavia oppure Wybuch, esplosione); l'esercito clandestino anticomunista (AK - Armia Krajowa, 'Armata della Patria') diede inizio alla liberazione di Varsavia. Stalin che riconosceva solo il Comitato di liberazione polacco di Lublino, e non il governo in esilio a Londra, negò ogni aiuto ai rivoltosi. Ai bombardieri alleati fu proibito l'uso degli aeroporti sovietici. Così l'Armata, che aveva percorso 700 km in cinque settimane, si fermò a soli 20 km da Varsavia. Per il dittatore russo una città distrutta e senza resistenza sarebbe stata più facile da "liberare" e poi porre sotto il dominio sovietico. Le forze partigiane polacche, l'esercito popolare, uomini e donne strapparono 2/3 della città ai tedeschi. Poi attesero invano il contrattacco sovietico. Ma la guerra fra l'AK e le truppe tedesche era comunque impari: tre divisioni di SS e brigate di ucraini-lettoni sterminarono la popolazioni distruggendo interi quartieri. Gli Alleati si limitarono a sporadici lanci di viveri e armi, al massimo bombardarono i quartieri occupati dai tedeschi. Alle 7 del 25 Agosto le divisioni francesi e americani entrarono a Parigi, alle 15:15 la guarnigione tedesca si arrese. La città "vecchia" di Varsavia capitolò il 31 Agosto; lo stesso giorno gli americani superarono il fiume Mosa a meno di 100 km dalla Germania. Nel pomeriggio dell'11 Settembre i primi soldati americani misero piede su terra tedesca: a Treviri. Il 14 le truppe sovietiche conquistarono il sobborgo Praga a soli 5 km dal centro di Varsavia. Ma l'ordine di Stalin era chiaro: la Vistola non doveva essere superata. A Birkenau durante le ultime selezioni di Ottobre fu la volta di Vanda Maestro. La giovane chimica non era stata inquadrata fra gli "specialisti" e così aveva subito il disumano lavoro forzato che in tre mesi poteva portare alla condizione di muselmann ("mussulmano"), ultimo ed irreversibile stato di deperimento. Wanda aveva solo 25 anni e nemmeno due pastiglie di sonnifero servirono per l'ultima sera. La sua destinazione probabilmente fu il Blocco H (Himmelsblock, "blocco del cielo") dove si finiva invariabilmente nelle camere a gas oppure nel Blocco 10 degli "esperimenti". Luciana Nissim aveva lasciato Birkenau il 30 Agosto come accompagnatrice di un trasporto verso la Germania. Sarà liberata dagli americani nell'Aprile 1945 presso Lipsia. Il 2 Ottobre l'AK si arrese all'esercito tedesco. Nella rivolta di Varsavia, dei 46.700 uomini e donne dell'esercito patriottico polacco, ne morirono 16mila; chi si arrese fu poi deportato. Ormai Varsavia era una città fantasma: rimanevano meno di 34.000 civili; circa 166mila erano periti nella rivolta. Dei 375.000 ebrei computati a Varsavia nel 1939, forse ne rimanevano 2mila. I bombardieri alleati colpirono a più riprese le installazioni industriali di Monowitz provocando danni ingenti. I prigionieri — a cui era negato l'ingresso nei rifugi — dovettero riparare i danni agli impianti, che non produrranno un solo grammo di gomma sintetica (la Buna per l'appunto). I bombardamenti alleati non interessarono il campo di Birkenau perché era ritenuto "obiettivo strategico secondario". Il 7 Ottobre i 663 prigionieri del dodicesimo Sonderkommando decisero di anticipare il piano di ribellione e fuga, che stavano preparando da Giugno. Infatti le SS avevano deciso di liquidarli: ormai erano dei geheimnisträger ("portatori di segreti"). I membri del Sonderkommando al crematorio IV riuscirono a prendere in mano la situazione: cacciarono le guardie, fecero esplodere il forno crematorio ed uccisero un detenuto criminale tedesco. Le SS scapparono, ma poi tornarono con una mezza compagnia ed iniziarono a sparare e sguinzagliare cani poliziotto. Sentita l'esplosione, anche il Sonderkommando al crematorio II prese l'iniziativa: gettarono un SS ed un Oberkapo tedesco vivi in un forno e pestarono a morte una guardia. Poi aprirono varchi nel reticolato e scapparono nei boschi circostanti. Purtroppo le SS riuscirono a isolare il crematorio III e soffocarono la rivolta al crematorio IV. Subito dopo si gettarono all'inseguimento dei fuggiaschi, che erroneamente erano scappati verso il sotto-campo di Rajsko e non verso la Vistola a nord-est. La maggior parte dei prigionieri fu intrappolata in un granaio, che le SS incendiarono. Nessuno dei 250 fuggiaschi, fra cui gli organizzatori della rivolta, sopravvisse. Tutti i cadaveri furono riportati nel cortile del crematorio IV, ma ne mancava ancora 12... Le guardia stavano per lanciarsi alla loro caccia, però sopraggiunse un allarme aereo. Le SS rimandarono la faccenda, ma prima spararono a tutti i membri rimasti dei Sonderkommando del crematorio II e IV. I dodici fuggitivi furono trovati in una costruzione sull'altra sponda della Vistola e vennero uccisi sul posto. Nella ribellione le perdite per le SS furono di tre morti e dodici feriti. Domenica 15 Ottobre, quando nella religione ebraica cadeva la solenne ricorrenza del Yom Kippur (il "Giorno dell'espiazione"), a Monowitz si svolse l'ultima selezione: Primo Levi fu considerato ancora utile come il 40% degli internati. Il 20 le truppe sovietiche e le forze partigiane di Tito liberarono Belgrado. Il 21 la città tedesca di Aquisgrana si arrese agli Alleati. Nonostante la schiacciante differenza in termini di uomini e materiale bellico (100 carri armati e 600 aerei tedeschi contro 2000 e più di 14mila alleati), il fronte di guerra nell'Europa occidentale si stabilizzò sui fiumi Reno e Schelda in Belgio. Dal 2 Novembre le gassazioni a Auschwitz-Birkenau furono sospese, infatti i deportati di un convoglio arrivato il giorno dopo furono direttamente ammessi al campo. Se le selezioni sulla banchina e le gassazioni terminarono; naturalmente le uccisioni, le violenze, le sofferenze dei prigionieri continuarono. Alle 14 del 17 Novembre i 198 rimasti dell'intero Sonderkommando furono gasati nel crematorio II. Il 26 Himmler ordinò di smantellare i crematori II e III; il numero V rimase in funzione per incenerire i morti. Nello stesso mese Levi insieme a tre compagni venne trasferito in un laboratorio chimico al coperto. L'11 Gennaio 1945, Primo si ammalò di scarlattina e fu ricoverato nella camera 8 del "Reparto Malattie Infettive" nell'infermeria. Con il sopraggiungere inesorabile delle truppe sovietiche il complesso di Auschwitz fu evacuato. I prigionieri ancora in grado di camminare furono costretti alle cosiddette "marce della morte". Finalmente il 17 Gennaio l'Armata sferrò l'attacco decisivo in Alta Slesia: Varsavia (circa 275 km a sud-est di Oświęcim) fu liberata. Ma ormai la città era stata letteralmente rasa al suolo, rimanevano non più di 5000 superstiti (all'occupazione nazista dal 01.01.1939 gli abitanti erano 1,3 milioni). La sera dello stesso giorno l'esercito sovietico aveva liberato anche Cracovia (circa 55 km ad ovest di Oświęcim). Nelle prima serata del 18 Gennaio, i 10.233 detenuti di Monowitz (meno 850 malati e 19 medici) lasciarono il campo scortati dalle SS. Alberto, l'amico che aveva condiviso con Levi gli ultimi mesi di prigionia, scomparve durante il trasferimento ad ovest. La stessa sorte toccherà ad almeno un terzo dei prigionieri costretti a queste "marce della morte". Era un freddo glaciale, i prigionieri non indossavano né indumenti, né calzature adeguate e riceverono pochissimo cibo. Le SS imposero un ritmo di cammino incalzante e furono spietate ed inflessibili: chi non teneva il passo era ucciso sul posto. Alle 23 del 18 Gennaio, un violento bombardamento sovietico colpì Monowitz. Le SS di guardia al campo lasciarono i prigionieri al loro destino, il terrore di essere accerchiati dalle truppe sovietiche era troppo grande. Il 20 Gennaio, Heinrich Schmauser (1890-.1945), comandante delle SS in Slesia, diede un preciso ordine al capo dell'ufficio di liquidazione del complesso di Auschwitz, Franz Kraus. Tutti i prigionieri rimasti nello Stammlager e Birkenau dovevano essere eliminati. Il 24 Gennaio un reparto guidato da Kraus entrò nel campo di Birkenau e sparò a tre detenuti, poi le SS fuggirono per timore dei sovietici. Libiąż (distante solo 14 km da Oświęcim) venne liberata il 25 Gennaio. Proprio quel giorno, un reparto comandato da Franz Kraus entrò nel campo principale di Auschwitz. Quando i detenuti selezionati erano già stati allineati per la fucilazione, le SS furono richiamate da altri reparti in fuga. Infatti l'Armata era troppo vicina e c'era il serio rischio di un accerchiamento. Il 26 Gennaio, forse Mengele, comandò la squadra che distrusse con la dinamite il Crematorio V di Birkenau. Alle 9 del 27 Gennaio, una pattuglia di ricognizione sovietica (la 100ª Divisione di fanteria del 106° Corpo) arrivò a Monowitz (7 km dallo Stammlager). Sarà il primo campo del "complesso" di Auschwitz ad essere liberato. A Monowitz furono trovati circa 800 superstiti, di cui 500 in gravi condizioni. Alle 12 le truppe sovietiche sfilarono nella città di Oświęcim. Alle 15 dopo un intenso combattimento, la 60ª Armata del 1° Fronte Ucraino del generale Koniev liberò Auschwitz I e Auschwitz II. Nei due campi furono trovati circa 7000 superstiti. Qualche giorno dopo Levi ed un centinaio di malati (tanti ne rimanevano vivi) furono portati allo Stammlager, trasformato dai sovietici in un improvvisato ospedale. Levi rimase in uno stato critico per cinque giorni, ma riuscì a farcela. A metà Marzo lasciò Auschwitz per arrivare a Cracovia e poi al campo di Bogucice. L'armate dei generali Żukov (da est) e Koniev (da sud) e Rokossovsky (da ovest) dal 16 Aprile si schierarono contro Berlino. Il 17 Aprile le truppe alleate ruppero la linea gotica, che li aveva bloccati dal Novembre 1944. La loro avanzata nella pianura padana fu inarrestabile, il 18 Aprile Mussolini trasferì il governo della RSI a Milano. Il 20 Aprile l'artiglieria russa iniziò un bombardamento serrato da Marzahn, 12 km dal centro della capitale tedesca. Il pomeriggio del 25 Aprile, presso l'arcivescovato di Milano, Mussolini incontrò i delegati del CLN. La loro richiesta era semplice: resa incondizionata da decidere entro poche ore altrimenti sarebbe stato dato l'ordine di insurrezione generale. Mussolini tornò in Prefettura e temendo il processo davanti ad "un tribunale del popolo" preferì scappare verso la Valtellina. Il 26 Aprile Guido Buffarini-Guidi fu arrestato dai partigiani, sarà processato da una corte straordinaria di Assise e fucilato nel carcere San Vittore di Milano il 10 Luglio successivo. Benito Mussolini fu catturato dai partigiani alle 15:30 del 27 Aprile a Dongo (Como) mentre tentava di riparare in Svizzera a bordo di un camion tedesco. Sembra che nel corso della notte un comitato insurrezionale riunito a Milano decise che il Duce doveva morire. Secondo la versione ufficiale, l'esecuzione avvenne tramite fucilazione a Giulino di Mezzagra (Como) verso le 16:10 del 28 Aprile. Secondo un'altra versione, Mussolini e la sua amante, Clara Petacci, furono picchiati, seviziati, strangolati nella notte fra il 27 e 28 Aprile mentre erano reclusi in un casolare. Il 29 Aprile i tedeschi in Italia firmarono la resa incondizionata, che scattò dal 2 Maggio. A mezzogiorno del 30 Aprile i fanti russi presero d'assalto il Reichstag. Alle 15:30 Hitler si suicidò con un colpo di pistola nel Führerbunker della Cancelleria. Sempre il 30 Aprile, alle 22:50, tre ufficiali issarono la bandiera sulla vicina statua equestre rappresentante la Germania in trionfo. Alle 02:31 locali del 7 Maggio a Reims il generale Jodl (1890-1946) firmò la bedingungslose kapitulation (resa incondizionata) con gli Alleati. L'8 Maggio a Karlshorst, quartier generale di Żukov a Berlino, venne firmata la resa imposta dai sovietici. La Seconda Guerra Mondiale in Europa terminò ufficialmente alle 00:01 del 9 Maggio. Il 1° Luglio, Levi e altri compagni lasciarono Bogucice verso Odessa. Ma alterne vicende li portarono fino ad un campo d'alloggiamento in uno sperduto paesino: Staryje Doroghi a sud Minsk (Russia Bianca). Il 16 Settembre tutti gli italiani partirono in treno semplicemente "verso sud" (secondo quanto a loro riferito dalla scorta russa). In una notte di metà Ottobre il convoglio valicò il Brennero: di 650 che avevano lasciato l'Italia, alle 12 del 23 Febbraio 1944, ne erano tornati ventitre (otto donne e quindici uomini). Primo Levi arrivò a Torino la mattina del 19 Ottobre: tutti i familiari erano vivi e nessuno ormai l'aspettava. Alle 23 dell'11 Marzo Rudolf Höss fu arrestato dalla polizia militare inglese in una fattoria di Flensberg (Germania). Il 25 Maggio l'ex comandante fu trasferito in Polonia, dove la Procura di stato elevò contro di lui accuse gravissime. In seguito Höss testimoniò al processo di Norimberga contro l'IG Farben (che si terrà dal 03.03.1947 al 30.07.1948). L'ex SS Heinrich Schwarz — comandante di Monowitz dal 22.11.1943 al 18.01.1945 — fu condannato a morte per crimini di guerra da un corte militare francese. L'esecuzione avvenne il 20 Marzo 1947 a Sandweier in Germania. Il processo contro Rudolf Höss si tenne a Varsavia dall'11 al 29 Marzo 1947. Il Supremo tribunale del popolo lo condannò a morte il 2 Aprile. Due giorni dopo il condannato rinunciò all'appello per la domanda di clemenza; lo stesso giorno in cui fu tradotto nel carcere di Wadowice. L'esecuzione avvenne tramite impiccagione davanti al forno crematorio di Auschwitz il successivo 16 Aprile; il patibolo non sarà più usato ed è tuttora lì. A Settembre Levi si sposò, qualche mese dopo uscì in 2500 copie “Considerate se questo è un uomo”. Il libro — rifiutato da Einaudi — ebbe una buona accoglienza dalla critica ma rimase praticamente invenduta. Nel Dicembre 1947 Levi fu assunto in una ditta di vernici, la SIVA di Settimo Torinese (dove rimarrà fino alla pensione nel 1975). Nel 1948 e nel 1957 nacquero i figli Lisa Lorenza e Renzo. Furono chiamati così nel ricordo di Lorenzo Perrone, un muratore torinese che aveva procurato per sei mesi a Monowitz un supplemento di cibo a Primo e Alberto. Il 31 Gennaio 1951 l'alto commissario americano in Germania concesse l'amnistia a centinaia di criminali di guerra, fra cui 24 ex dirigenti dell'IG Farben (condannati nel 1948 ad otto anni di carcere invece della morte come richiesto dal pubblico ministero). Il direttore dello settore Buna a Monowitz, Otto Ambros, condannato a otto anni per sterminio di massa ed esercizio della schiavitù, ebbe incarichi di consulenza da parte di industrie americane. Sempre nel 1951 l'IG Farben su precisa disposizione del Tribunale di Norimberga fu divisa in: Bayer, AGFA, BASF ecc. ecc. Nel 1958 la casa editrice Einaudi si decise nel pubblicare in duemila copie “Se questo è un uomo” (una versione modificata del libro uscito nel 1947). Nell'Aprile 1963, sempre l'Einaudi, pubblicò “La tregua” (il continuo ideale di “Se questo è un uomo”). Le copie restanti del primo libro furono distrutte dall'acque dell'Arno che invasero la Biblioteca Nazionale nell'alluvione del 4 Novembre 1966. Nel Marzo 1985 Levi scrisse la prefazione per l'autobiografia “Comandante ad Auschwitz” di Rudolf Höss edita da Einaudi. Nel Marzo 1987 lo scrittore subì un'operazione chirurgica per un tumore alla prostata. Ad inizio Aprile cedette i diritti de “La tregua” al regista Francesco Rosi; la mattina del giorno 11, come faceva da molto tempo, Primo stava assistendo la madre Ester e la cognata. Dopo aver ricevuto la posta dalla portiera, scavalcò la ringhiera e dal terzo piano cadde nella tromba delle scale. La morte fu praticamente istantanea, Levi non lasciò nessun messaggio. Sulla lastra di marmo nero della tomba è inciso anche il suo "nome" a Monowitz: 174517. Proprio accanto c'è la tomba della madre morta nel 1992. Otto Ambros morì 89enne a Mannheim il 23 Luglio 1990. Il film “La tregua” di Rosi è uscito in Italia nel 1997. Luciana Nissim (75689 ad Auschwitz e 21001 a Buchenwald), psicanalista di fama internazionale, è morta il 1° Dicembre 1998 all'età di 79 anni. Nel 1999 è uscito per La Giuntina il libro “Primo Levi testimone e scrittore di storia” con l'elenco delle 489 persone, su 650, a cui è stato possibile dare un'identità.
MAGGIO
" ... it's better to burn out than to fade away ..."
[meglio bruciare che consumarsi poco a poco]
suo "messaggio d'addio" (Seattle, 05?.04.1994)
KURT DONALD COBAIN (Nirvana) -
cantante, musicista, poetaA. Alberdeen [Grays Harbor Community Hospital] - Seattle (Washington: Usa), 20.02.1967 19:20
W. Seattle [171 Lake Washington Boulevard East], 05.04.1994 {certificato di morte}
suicidio, colpo di fucile alla testa link
Alle 06:30 del 4 Marzo 1994, la moglie Courtney Love Michelle (sposata il 24.02.1992) trovò Kurt incosciente e riverso a terra nella loro stanza, la 541 dell'Hotel Excelsior di Roma. Il cantante perdeva sangue dal naso, nella mano sinistra stringeva una lettera di addio e accanto c'erano due blister vuoti di Rohypnol (un tranquillante dieci volte più potente del Valium). Lo stato di coma era stato indotto da almeno 60 pillole "innaffiate" da una bottiglia di champagne. Un'ambulanza lo trasportò d'urgenza al Policlinico “Umberto I” dove gli fu praticata una lavanda gastrica. Dopo venti ore di coma, dal quale poteva uscire con danni irreversibili o morire, Kurt si svegliò. La moglie lo fece poi trasferire all'Ospedale americano dal quale fu dimesso l'8. Il cantante negò risolutamente le voci di un tentato suicidio. Il 18 Courtney chiamò la polizia perché il marito si era barricato in una stanza della loro casa di Seattle minacciando di spararsi con un revolver 38. La polizia sequestrò quattro pistole, un fucile, munizioni e pillole non ben identificate; inoltre classificò il caso come "situazione esplosiva con minaccia di suicidio". Il 26 Courtney prese alloggio al Peninsula Hotel di Bevery Hills per seguire un programma di disintossicazione, poi venne raggiunta dalla governante della coppia e la figlia Frances Bean (nata l'08.08.1992). Dopo aver rischiato di morire per l'ennesima volta di overdose, Kurt convinto nel cercare di disintossicarsi in una clinica di Los Angeles. Prima però si fece portare da un "amico", tale Dylan Carlson, in armeria e a questi fece comprare un fucile Remington M-11 calibro 20 più una scatole di cartucce. Il 30 Kurt arrivò da Seattle a Los Angeles, poi fu portato all'Exodus Recovery Center di Marina del Ray per un programma di recupero della durata di 28 giorni. La mattina di venerdì 1° Aprile Courtney, la bambina e altri amici musicisti l'andarono a trovare; Kurt sembrava un'altra persona. Ma poche ore dopo telefonò alla moglie e si congedò con un <<comunque vada, ti amo>>>. Alle 19:25 "evase" scavalcando il muro di cinta, era fatica inutile perché il portone era sempre aperto. Con la carta di credito alle 20:07 comprò un biglietto aereo per Seattle. Poco dopo Courtney seppe che il marito era fuggito dal centro di recupero e subito annullò la sua carta di credito. Alle 20:43 qualcuno tentò di fare un acquisto da 150 dollari con quella carta e naturalmente la transazione fu bloccata. Alle 20:47 il cantante lasciò un messaggio criptico (
Elizabeth’s phone number is 213-###-###-) alla reception del Peninsula Hotel. Il volo Delta #788 arrivò a Seattle alle 00:47 del 2; una testimone vide il cantante firmare autografi. Una tassista, Linda Walker, lo prese all'aeroporto e lo portò davanti alla sua casa — al 34 di 171 Lake Washington Boulevard East — verso le 01:30. Lì si trovava il babysitter della piccola Francis, Michael ‘Cali’ Dewitt, un amico di lunga data, che però era stordito dalla cocaina di cui abusava. Kurt scambiò quattro chiacchiere con la fidanzata di Cali, Jessica Hopper. Alle 07:30 si fece portare in taxi a Seattle per procurarsi munizioni per il fucile e droga. Nella mattinata del 3 Courtney cercò sulle "
GIUGNO
« C'è l'ho fatta? »
Juárez
(Messico), 06.11.1980.TERENCE STEVEN MCQUEEN (Steve McQueen, Bandito)
a
ttore e pilota di auto, moto e aereiA. Beech Grove - Indianapolis (Indiana: Usa), 24.03.1930 12:15
W.
Juárez [clinica Santa Rosa] - Messico, 07.11.1980, 03:50trombosi coronaria susseguente ad un'operazione chirurgica link
Nel Novembre 1978 Steve McQueen divorziò dalla seconda moglie, Ali McGraw sposata il 13.07.1973. Proprio a fine 1978, durante una visita medica a Los Angeles, apprese di avere una forma di cancro. Nel 1979 l'attore girò due film: Tom Horn e The Hunter. Il 22 Dicembre 1979 al Cedars Sinai Hospital di Los Angeles fu emessa la diagnosi certa: mesotelioma peritoneale. I medici non poterono che essere lapidari: né un'operazione chirurgica, né la chemioterapia sarebbero servite. La prognosi non avrebbe superato i tre mesi. Il 16 Gennaio 1980, Steve si sposò con la modella venticinquenne Barbara Minty. Non accettando la prognosi, l'attore tentò una qualsiasi cura. Così nel Luglio 1980 si ricoverò nella controversa clinica messicana Santa Maria Plaza. Per tre mesi fu sottoposto a cure sperimentali di dubbia efficacia: iniezioni di cellule animali, oltre 100 pillole di vitamine al giorno, laetrile (sostanza prodotta dai noccioli di susine e pèsca), succhi, clisteri e disintossicanti vari. Il 24 Settembre in una conferenza stampa annunciò la sua malattia. Come estremo e disperato tentativo, Steve fu trasferito alla clinica Santa Rosa a Juarez nei pressi di Tijuana. Il 6 Novembre per 5 ore (dalle 8 alle 13) fu sottoposto ad un'operazione chirurgica per rimuovere tutto il tumore che si era ormai esteso al polmone, stomaco, addome. Dopo l'operazione Steve fu cosciente per poco tempo, poi fu subito riattaccato al respiratore. Nelle prime ore del 7 Novembre si sviluppò un'embolia (volutamente provocata da un'iniezione di coagulanti?). Così sopravvenne una trombosi coronaria che fece cedere il cuore intorno alle 03:50 (alcune fonti citano le 02:45). Si ritiene che la malattia di Steve McQueen, allora praticamente sconosciuta, sia da imputarsi ad una lunga esposizione alle microscopiche fibre d'amianto. Le corse automobilistiche (dove indossava una tuta protettiva) ed i tre anni, 1947-1950, prestati nella marina mercantile potrebbero essere i periodi "incriminati". Il mesotelioma è una tipica (e rarissima) forma di cancro associata all'esposizione con l'invisibili fibre d'amianto. In teoria anche una sola fibra, pur inalata da 20-30 anni, potrebbe essere fatale. Finora la letteratura medica non ha registrato alcun caso di guarigione conclamata da mesotelioma.
LUGLIO
« Non la voglio
»ai medici che volevano fargli un'iniezione di morfina
MARYA SALOMEA Skłodowska (Manya)
scienziata {Premio Nobel© 1903 per la fisica e 1911 per la chimica}
A. Varsavia [16 Freta Street], 07.11.1867 12:00
W. Sancellemoz [Sanatorium Tobè] - Plateau d'Assy (Alta Savoia: Francia), 04.07.1934 alba
anemia aplastica perniciosa RIP link
Considerando che l'Università di Varsavia non accettava donne, Marya decise di mandare la sorella maggiore Bronia a studiare a Parigi. Così dal 1885 al 1889 Marya mantenne gli studi della sorella con il suo lavoro da istitutrice nelle famiglie più benestanti di Varsavia. Quando Bronia si laureò come medico, essa fece altrettanto per Marya. La ragazza si trasferì a Parigi nel Novembre 1891; il suo nome diventò Marie. Lì s'iscrisse alla scuola di scienza della Sorbona; era una delle 23 studentesse su 1825 studenti. Prima, nel 1893 si laureò in scienze fisiche; poi il 28 Luglio 1894 in scienze matematiche. Proprio nella primavera del 1894, Marie aveva iniziato a frequentare Pierre Curie (nato il 15.05.1859) professore di fisica alla stessa Sorbona. Il loro matrimonio avvenne il 25 Luglio 1895, i due si dedicarono allo studio di elementi chimici che avevano le caratteristiche (produzione spontanea di radiazioni) già scoperte da H. Becquerel. Praticamente Marie aveva il ruolo del "chimico" perché estraeva e purificava gli elementi radioattivi. Pierre invece si concentrava sulla fisica di tali sostanze. Il 12 Settembre 1897 nacque la loro prima figlia, Irene. Marie usò per prima il termine "radioattività" per descrivere l'attività di elementi chimici nell'emettere radiazioni dalla frantumazione del proprio nucleo. Il 18 Luglio 1898 Marie Curie purificando dei sali (0,1 grammi da una tonnellata di pechblenda - ossido d'uranio proveniente da una miniera boema) trovò una piccola quantità dell'ottantaquattresimo elemento chimico: il polonio (chiamato così in onore del paese natale di Marie). Sempre nel 1898, il 26 Dicembre, Pierre e Marie annunciarono la scoperta dell'ottantacinquesimo elemento chimico: il radio. Il 9 Settembre 1902, i Curie presentarono una prova tangibile e incontrovertibile: un decigrammo puro. Questo elemento era due milioni di volte più radioattivo dell'uranio, era capace di generare calore ed emetteva un gas radioattivo (che sarà poi conosciuto come radon). Il 10 Dicembre 1903 l'Accademia di scienza di Stoccolma comunicò che il premio Nobel© per la fisica sarebbe stato assegnato a metà fra Henri Becquerel (1852-1908) ed i coniugi Curie [vedi LINK]. Il 6 Dicembre 1904 nacque la loro seconda figlia: Ève. Verso le 14:30 del 19 Aprile 1906, Pierre attraversò distratto l'affollata Rue Dauphined a Parigi. Ma si trovò davanti una pesante carrozza in piena corsa. L'uomo provò ad afferrarsi ad uno dei cavalli, ma venne travolto e morì all'istante. Marie fu poi invitata a prendere la cattedra di fisica alla Sorbona lasciata da Pierre. La scienziata accettò l'incarico e tenne la conferenza inaugurale il 6 Novembre 1906. L'11 Dicembre 1911 a Stoccolma, Marie Curie ricevette il premio Nobel© per la chimica [vedi LINK]. Era riuscita ad isolare il radio per elettrolisi a partire dal cloruro di radio fuso. Nel 1914 venne fondato l'“Istituto del Radio” a Parigi in Rue Pierre Curie. In questo centro Marie continuò gli studi sulla radioattività ed iniziò a portare avanti la ricerca sul cancro utilizzando le conoscenze acquisite. Marie con la figlia Irene, laureatesi anche lei in fisica, durante la Prima Guerra Mondiale (1914-1918) organizzarono dell'unità mobili (chiamate Petit Curie) per produrre radiografie tramite i raggi X. Nel 1926, Irene Curie sposò Jean-Frédéric Joliot (un tecnico conosciuto nel 1925 in laboratorio); la coppia avrà due figli: Helene (1927) e Pierre (1932). A causa della loro natura intrinseca, il radio, i raggi X, il radon sono potenzialmente debilitanti per la salute umana. Marie accusò dalla fine degli anni Venti i sintomi tipici di un avvelenamento per un'esposizione prolungata alle radiazioni: stanchezza, vertigini, ronzii, leggera febbre, cataratte. La situazione di salute della scienziata peggiorò sempre di più. Nel Maggio 1934 lasciò il laboratorio; i dottori pensando che avesse la tubercolosi e gli consigliarono un sanatorio sulle Alpi. L'esatta diagnosi fu fatta poco dopo e non lasciava speranze: anemia aplastica perniciosa. Marie Curie morì all'alba del 4 Luglio rifiutando gli antidolorifici. La scienziata fu sepolta con Pierre a Sceaux (Parigi) due giorni dopo. Irene insieme al marito ottenne il Premio Nobel per la chimica il 12 Dicembre 1935 [vedi LINK]. Infatti all'inizio del 1934 avevano scoperto la radioattività artificiale. Nel 1951 i due coniugi furono rimossi dalla carica di membri della Commissione francese per l'energia atomica. Il motivo era semplice: si erano rifiutati di partecipare al programma per la costruzione di una bomba atomica francese. Ève nel 1937 pubblicò la biografia della madre intitolata “Madame Curie”. Nel 1952 fu nominata consigliere speciale del segretario generale dell'Onu. Nel 1954 si sposò con l'ambasciatore degli Usa in Grecia; in seguito lavorò come ambasciatrice dell'Unicef nel paese ellenico a fianco del marito che era diventato direttore esecutivo dell'Unicef. Irene Joliot morì a Parigi il 17 Marzo 1956 per una grave forma di leucemia. E' assai probabile che le malattie del sangue, fatali a Marie e Irene, siano da imputare ai raggi X. Le due donne subirono un costante irraggiamento senza protezioni usando le Petit Curie. Jean-Frédéric Joliot morì il 14 Agosto 1958 per un'epatite virale, aveva 58 anni. Il 20 Aprile 1995, i resti di Pierre e Marie Curie furono traslati al Pantheon di Parigi. Marie Curie è stata la prima donna ad aver avuto questo onore. Ève Denise Curie vedova Labouisse è morta a New York il 22 Ottobre 2007 all'età di 102 anni.
« Desidero ora perdonare certe persone per ciò che mi stanno facendo »
ultima dichiarazione prima dell'esecuzione
BARTOLOMEO VANZETTI (Tumlin, Bart) - pescivendolo
A. Villafalletto (Cuneo), 11.06.1888 16:30
W. Charlestown [Charlestown State Prison] - Boston, 23.08.1927 00:27
esecuzione della sentenza di morte, elettrocuzione link
" ... ma essi non potranno mai distruggere le nostre idee, che
rimarranno ancora più belle per le future generazioni a venire ..."
dall'"ultima lettera" al figlio Dante (Charlestown, 18.08.1927)
FERDINANDO SACCO (Nicola, Nick)
{sposato, due figli} - calzolaioA. Torremaggiore [3° Vico del Codacchio] (Foggia), 23.04.1891 08:25
W. Charlestown [Charlestown State Prison] - Boston, 23.08.1927 00:19
esecuzione della sentenza di morte, elettrocuzione
RIP linkIl capitolo 326 del decreto emesso nel 1898 stabilì che la pena di morte nello stato del Massachusetts fosse eseguita tramite elettrocuzione. La sedia elettrica fu installata nella prigione statale di Charlestown il 1° Gennaio 1900. La prima esecuzione avvenne il 17 Dicembre 1901. Ferdinando Sacco e suo fratello Sabino emigrarono in America il 12 Aprile 1908. Bartolomeo Vanzetti lasciò il suo paese natale il 9 Giugno, sempre del 1908, pochi giorni dopo la morte della madre. I due fratelli Sacco raggiunsero un amico del padre a Milford, nel Massachusetts. Sabino ritornò quasi subito in Italia mentre Ferdinando rimase, nel 1912 conobbe Rosa (Rosina) Zambelli, una ragazza di 17 anni; si sposarono e nel 1913 nacque Dante. Quando morì il fratello maggiore, Ferdinando adottò il suo nome: Nicola. Nel Maggio 1917 Sacco e Vanzetti s'incontrano per la prima volta in Messico dove erano temporaneamente emigrati per evitare l'arruolamento per la Prima guerra mondiale. Il 22 Febbraio 1918 l'Fbi fece irruzione negli uffici di Lynn (Massachusetts) del giornale “Cronaca sovversiva”, diretto da Luigi Galleani. La testata fu sospesa e gli editori arrestati; fra i cinquemila indirizzi per gli abbonamenti "sequestrati" c'erano i nomi di Sacco e Vanzetti (che fra l'altro aveva scritto un articolo e donato del denaro). Così gli agenti federali per la prima volta collegarono i due ad attività anarchico-sovversive. Sacco più volte aveva aiutato a raccogliere fondi per i lavoratori e i loro leader arrestati durante gli scioperi e proteste per ottenere salari più alti e migliori condizioni di lavoro. Nel Dicembre 1916 era stato arrestato insieme ad altri due compagni per aver tenuto una riunione non autorizzata in solidarietà con gli operaio metallurgici in sciopero nel Minnesota. Un piano dinamitardo contro il Ministro della giustizia Palmer fu sventato il 28 Aprile 1919. Lo stesso ministro di concerto con John Edgar Hoover, primo direttore dell'FBI, utilizzarono due leggi speciali per lanciare un campagna contro l'organizzazioni radicali e comuniste. Il dipartimento di giustizia ordinò retate (le cosiddette Palmer raid) contro i "radicali sovversivi". Il 7 Novembre 1919 — secondo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre — furono arrestati oltre diecimila sospetti anarchici e comunisti. Palmer e Hoover non trovarono prove di reati a carico degli arrestati, ma molti furono tenuti in prigione senza processo. Il 3 Gennaio 1920 in trentatré città americane furono arrestate — con o senza mandato — seimila persone; di queste, 456 vennero espulse. Secondo la New Immigration Act del 16.10.1918 bastava essere identificati come stranieri e sovversivi, cioè: chiunque predicasse, insegnasse, diffondesse con ogni mezzo idee contrarie all'ordine costituito. La legge contro la sedizione faceva diventare un reato qualsiasi critica alla <<forma di governo degli Stati Uniti>>(!). Luigi Galleani fu accusato di disfattismo e espulso insieme alla famiglie il 24.06.1919; ritornato in Italia si stabilì a Torino e riprese la pubblicazione “Cronaca sovversiva”. Con l'avvento del fascismo la rivista fu naturalmente chiusa e Galleani si prese 14 mesi di reclusione. Tornato in libertà, collaborò con una rivista anarchica; nuovamente arrestato nel Novembre 1926 fu mandato "in vacanza" (al confino) a Lipari, poi per insulti a Mussolini si prese sei mesi che scontò in carcere a Messina. Nel Novembre 1930 fu liberato per motivi di salute, ma fu obbligato al soggiorno obbligato a Caprigliola, un piccolo paese in provincia di Aulla. Infine il 4 Novembre 1931 morì a 70 anni per un attacco di cuore. Ma tornando alla storia iniziale, il 22 Febbraio 1920 gli agenti dei servizi segreti arrestarono Andrea Salsedo e il compagno Roberto Elia, amici di Sacco e Vanzetti. L'Fbi tenne Salsedo in isolamento nei suoi uffici al quattordicesimo piano del Park Row Building. L'uomo fu interrogato e picchiato per otto settimane; mai gli fu permesso di telefonare alla famiglia, agli amici o ad un avvocato.
Alle 15:10 del 15 Aprile 1920 presso South Braintree, un sobborgo a 19 km da Boston, Frederick A. Parmanter, cassiere di un'industria di scarpe, e la sua guardia del corpo Alessandro Berardelli furono affrontati da rapinatori armati di pistola scesi da due macchine. Berardelli venne colpito a morte, invece Parmanter fu solo ferito; dopo aver messo le mani sul bottino (15.776,51 dollari — la paga di 500 operai), uno dei rapinatori scese dalla macchina e sparò a bruciapelo su Parmanter. Questi spirerà all'ospedale dopo un'agonia di 14 ore, prima di morire disse che non conosceva quei rapinatori. Ai tanti testimoni della sanguinosa rapina furono mostrate foto segnaletiche di vari pregiudicati; già da subito quei malviventi furono considerati di origine italiana (<<...bassi, di colorito ulivastro, capelli scuri...>>). Comunque c'era un fatto indiscutibile: una delle due macchine era una Hudson Six nera targata 01173C; era una targa provvisoria che veniva assegnata dai rivenditori a chi comperava un'auto usata. In effetti la targa era stata rubata poco tempo prima ad un proprietario di un'autorimessa di Needham, vicino Boston. Fatto sta che un confidente della polizia asserì che l'auto usata per la rapina fosse una Buick; il 17 Aprile in un bosco venne trovata una Buick nera, abbandonata e senza targa, con un foro di proiettile nella portiera posteriore. Il capo della polizia locale, Micheal Stewart, ebbe l'"intuizione": la macchina era stata trovata nella zona dove abitava un anarchico italiano: Ferruccio Coacci, espulso per le sue idee politiche e forse rientrato in Italia. Il 20 l'occupante della casa di Coacci, Mike ‘Mario’ Boda, un altro immigrato anarchico italiano, dichiarò a Stewart che l'Overland dell'amico era in riparazione dal meccanico Simon Johnson. Sospettando qualcosa, Stewart istruì Johnson: quando Boda, o chiunque altro, avesse richiesto la macchina doveva avvertirlo. A fine Aprile una cellula di anarchici italiani, Gruppo autonomo, mandò Vanzetti a New York per ottenere informazioni sui due compagni arrestati. Il comitato anarchico locale consigliò a Vanzetti e compagni di buttare via tutta la letteratura anarchica dato che erano attese irruzioni. Il 3 Maggio il corpo di Salsedo, ridotto in poltiglia, fu ritrovato sul marciapiede vicino al Park Row Building; l'Fbi dichiarò che si era suicidato buttandosi dalla finestra del quattordicesimo piano della stanza in cui lo avevano tenuto, anche il Dipartimento di giustizia e la Polizia di New York negarono ogni accusa. La sera del 5 Boda ed un suo amico, Riccardo Orciani, arrivano in sidecar al Johnson's Garage. Sacco e Vanzetti raggiunsero l'officina a piedi dalla fermata del tram. Il meccanico con una scusa avvertì la polizia, ma i sospetti se ne erano già andati: Boda e Orciani in moto, Sacco e Vanzetti verso la vicina fermata. Alle 22:04 i poliziotti Connolly e Vaughn bloccarono il mezzo pubblico, saliti sopra riconobbero gli "italiani" descritti da Johnson. Dalla successiva perquisizione saltarono fuori: volantini d'invito per una conferenza di lavoratori, due pistole, 31 proiettili e nessun porto d'armi. Così furono arrestati e portati al distretto di polizia di Brockton. Nell'interrogatorio entrambi negarono di conoscere Boda; erano andati in quel luogo per incontrare un certo ‘Poppy’ senza però rilevare altro. Il 6 entrò in scena il procuratore delle contee di Norfolk e Plymouth: Frederick Katzmann. Il magistrato li interrogò in base ad un decreto del tempo di guerra che l'autorizzava a trattenere in stato di arresto persone sospette di azioni delittuose. Ufficialmente Sacco e Vanzetti erano accusati di porto abusivo d'armi. Ad alcuni testimoni della rapina di South Braintree furono mostrati i due arrestati: Sacco fu riconosciuto come uno dei killer, mentre per Vanzetti c'era solo un testimone (non certo). Mike Boda fu subito rimesso in libertà mentre Riccardo Orciani una settimana dopo. L'8 Sacco comparve davanti al tribunale di Quincy e fu accusato di essere implicato nella rapina di South Braintree. Stewart l'11 presentò al tribunale di Brockton una denuncia contro Vanzetti: era accusato di aver partecipato ad una tentata rapina di un cassiere — senza spargimento di sangue o furto di denaro — avvenuta il 24.12.1919 a Bridgewater. Sembra che un testimone l'avesse riconosciuto come uno degli uomini che aveva sparato con un fucile (<<aveva gli stessi baffi scuri>>). Il 18 Maggio ebbe luogo l'udienza preliminare presso il tribunale di Brockton; l'anarchico italiano si beccò l'imputazioni di aggressione a mano armata e tentato omicidio, inoltre venne informato che insieme a Sacco gli sarebbe stato contestato il duplice omicidio e la rapina di South Braintree. Il processo a Vanzetti si aprì il 22 Giugno presso il palazzo di giustizia di Plymouth. Il giudice del tribunale competente per i giudizi di primo grado era l'ultra-conservatore Webster Thayer; come pubblico ministero c'era Katzmann. La difesa non contestò il fatto che Vanzetti non sapeva guidare; l'ineffabile capo della polizia locale Stewart asserì che: 1) i proiettili trovati il 5 Maggio in tasca dell'imputato erano identici al bossolo che stava in quella Buick nera ritrovata nel bosco; 2) suddetta macchina era stata usata nella rapina di Bridgewater. Ma Vanzetti il 24 Dicembre 1919 lo passò vendendo anguille alle famiglie vicino casa per l'imminente cenone di Natale. Ben diciotto testimonianze a favore — di clienti, della padrona di casa di Vanzetti, dell'aiutante — furono rese invalide da Katzmann con il semplice "trucco dei saltafossi". Praticamente chiese ad ogni potenziale testimone in base a quali elementi — a distanza di così tanto tempo — fosse in grado di ricordarsi quella precisa data: poteva essere anche il 23 o 25 Dicembre, magari del 1918... Fatto sta che una sola minima incertezza nelle risposte dei testimoni li fece "bruciare" agli occhi dei giurati. Il 16 Agosto Bartolomeo Vanzetti fu giudicato colpevole di aggressione e tentata rapina beccandosi così una reclusione per un periodo non inferiore ai 12 e non superiore ai 15 anni [...] da scontare ai lavori forzati nel reclusorio statale di Boston (pena comminata da Thayer). Un tipografo di idee anarchiche, Aldino Felicani, costituì un comitato di raccolta fondi per la difesa dei due imputati. Il 19 Agosto fu chiamato l'avvocato californiano Fred H. Moore, che in California aveva difeso sindacalisti e operai. L'11 Settembre Sacco e Vanzetti furono incriminati per la rapina con duplice omicidio di Parmenter e Berardelli. Il 28 Settembre vennero citati a giudizio e si dichiararono "non colpevoli". Il 5 Marzo 1921 Palmer si dimise dopo che varie organizzazioni di difesa dei diritti civili l'avevano criticato per la sua ossessione per il "terrore" (Red score). Il comitato di difesa decise di assumere dei legali che godessero della stima della benpensante società bostoniana; l'irruenza e al leggerezza di Moore andavano quantomeno bilanciate. La scelta cadde sui fratelli John, Thomas, Jeremiah Mc Anarney, oriundi irlandesi, americani da due generazioni, cattolici, esponenti tradizionalisti della borghesia. Moore dovette accettare di dividere con altri il ruolo di difensore. Per fini unicamente personali, anche Thayer e Katzmann vollero partecipare a questo processo; l'anziano giudice si raccomandò al Primo presidente del tribunale di Dedham, John Alken, suo ex compagno di scuola, e questi gli affidò la presidenza del processo (<<forse il più importante di questi tempi>>). La fase preliminare si aprì il 31 Maggio con la scelta dei componenti della giuria. Moore ricusò sistematicamente tanto che alle 22 erano stati designati solo due membri! L'avvocato californiano anche all'indomani continuò con questa opposizione irritante, intransigente e pure sterile: usò tutte le 44 opposizioni di cui ogni imputato aveva diritto. Il giudice Thayer, sempre più irritato, visto che s'esaurì la lista delle persone da cui dovevano essere scelti i giurati, ordinò allo sceriffo di trovare 200 cittadini e di portarli subito in tribunale. Finalmente alle prime ore del 2 la giuria venne formata; naturalmente Moore sollevò l'ultima obiezione che Thayer prontamente rigettò. Il dibattimento riprese la mattina del 7 Giugno, il vice procuratore Williams presentò una tesi di accusa ben costruita ma non supportata da prove. I rapporti fra l'avvocato Moore e il giudice Thayer furono subito pessimi anche perché il primo i comportava in maniera anche stravagante: vestiva in maniera eccentrica, dormiva durante l'intervallo dell'udienze sul prato davanti al tribunale e sopratutto faceva del processo una questione politica. Due testimoni riconobbero Sacco come uno dei rapinatori a bordo di un'auto; un altro non mostrò la stessa sicurezza che aveva avuto con la polizia, affermò che sì Sacco assomigliava molto ad uno dei rapinatori e nutriva quindi qualche dubbio. L'uomo che aveva annotato la targa di una delle due macchine in fuga, un falegname di nome Louis Pelser, riconobbe Sacco come l'uomo che aveva sparato a Berardelli. Peccato che alla polizia aveva detto di non riconoscere alcun rapinatore; dopotutto — come poi disse ad un investigatore della difesa — al momento degli spari si era nascosto sotto il balcone! Questi "comportamenti" li giustificò con il fatto che non desiderava testimoniare in tribunale; peccato che l'avvocato Moore non fece le giuste domane per "bruciare" o quanto meno indebolire il teste. Poi arrivò il turno di Lola Andrews sulle cui dichiarazioni puntavano sia l'accusa che la difesa; insomma poteva essere determinante per l'esito del processo. Quel giorno la donna (un'infermiera part time con una storia di frodi assicurative alle spalle) e una amica erano andate a South Braintree a cercare lavoro. Videro un'auto ferma a cofano alzato, un uomo stava riparando il motore sdraiato sotto e un altro stava nell'auto. Chiesero dell'indicazione a questi e quindi la Andrews lo vide bene e ci parlò seppure brevemente. A precisa domanda di Katzmann, se l'uomo che aveva sparato a Berardelli fosse in aula, la testimone fu sicura nell'indicare Nicola Sacco. Questi scattò e gli chiese vivamente preoccupato se ne era davvero sicura di averlo visto a South Braintree quel pomeriggio, la donna rispose che ne era <<sicurissima>>. Moore non poteva crederci: per ben due volte, a Gennaio e la sera prima della deposizione, la Andrews gli aveva detto che non era in grado di riconoscere quei due uomini. L'avvocato era quasi tentato di citarla come testimone della difesa; inoltre mostratogli una foto di Sacco aveva escluso di riconoscerlo. Tutto era stato fatto stenografare e adesso era tutto capovolto! Moore gli domandò <<Come fa a dire oggi quello che ha negato ieri?>>, lei rispose che non aveva negato nulla, anzi in quella foto aveva riconosciuto uno degli assassini di South Braintree! L'interrogatorio di Moore a Lola Andrews durò ben due giorni e mezzo; gli furono poste tantissime domande, ma mai quella decisiva: come parlava quest'uomo che la testimone asseriva essere Sacco? Se fosse stato un inglese comprensibile e corretto allora Sacco sarebbe stato scagionato poiché conosceva solo qualche parola. La difesa per smentire questa testimonianza determinante chiamò ben cinque testimoni, fra cui l'amica che escluse di averla vista parlare e la proprietaria della pensione dove alloggiava Lola che la definì una bugiarda. Ma non servì: nei giurati si stava facendo strada la convinzione che Sacco fosse uno dei rapinatori. Anche per Vanzetti diversi testimoni lo riconobbero come uno dei malviventi a bordo di una delle due macchine usate per la rapina. Lo riconobbe il guardiano del passaggio a livello e un compagno di scompartimento nel treno Plymouth-Boston la mattina della rapina; il "ritratto di Vanzetti" aveva anche chiesto quale fosse la stazione di East Braintree. Moore cercò di screditare un testimone che aveva riconosciuto Sacco sul luogo del delitto; l'uomo risultava essere sotto processo per furto proprio al tribunale di Dedham, ma Thayer fu intransigente: dato che non era stato ancora condannato, nessuna domanda se il testimone fosse o no sotto processo poteva essere ammessa. Dai corpi di Berardelli e Parmenter in sede di autopsia erano stati estratti sei proiettili calibro .32 che escludevano subito il revolver calibro .38 trovato addosso a Vanzetti. Ma non era stata tenuta alcuna registrazione formale della custodia dei proiettili che documentasse chi li aveva maneggiati e quando. Il dottore che eseguì l'autopsia, George McGrath, testimoniò davanti alla giuria che tutti i proiettili <<apparivano esattamente uguali>> insomma con gli stessi segni lasciati da una pistola a a rigatura destrorsa. Con una perizia balistica, l'accusa volle dimostrare che: 1) dalla pistola di Sacco era partito uno dei colpi mortali, nella fattispecie il “Proiettile III” curiosamente l'unico a rigatura sinistrorsa; 2) invece la pistola trovata addosso a Vanzetti era stata sottratta a Berardelli. Negli Stati Uniti solo la Colt calibro 32 dava una rigatura sinistrorsa ai proiettili, proprio quella trovata in possesso di Sacco al momento dell'arresto. I due periti d'ufficio, quindi a sostegno dell'accusa, avevano sparato 14 colpi con la pistola di Sacco e i bossoli furono confrontati con il proiettile che aveva ucciso la guardia del corpo. Il 21 Giugno il capitano Proctor, uno dei massimi esperti di armi con ben 36 anni di servizio nella polizia di stato, affermò che <<tutto si presta a far ritenere che sia stata quella la pistola a sparare>>. Moore preferì non approfondire l'interrogatorio; però quel "tutto si presta a far ritenere" suonava come dubbioso... I due periti della difesa usarono argomentazioni tecniche altrettanto valide per sostenere l'opposto. La giuria si trovò così a dover scegliere fra due tesi; essendo una questione psicologica, l'antipatia in aula verso i due imputati non fu certo un punto a favore... Riguardo la pistola trovata addosso a Vanzetti, questi aveva commesso il gravissimo errore di mentire: infatti aveva detto di averla acquistata cinque anni prima per 18 dollari. Gli inquirenti con una difficoltà ricostruirono il lungo e tortuoso giro dell'arma: l'anarchico l'aveva presa due o tre mesi prima per cinque dollari ad un marmista italiano di Boston, Luigi Falzini, che a sua volta l'aveva avuta da Riccardo Orciani e questi da un certo Rexford Slater. L'accusa fu abile nello screditare le testimonianze a favore degli imputati instillando il dubbio nella giuria. Orciani — che nel frattempo si era licenziato e faceva l'autista di Moore — poteva essere chiamato a testimoniare ma Moore lasciò perdere... Quindi non si seppe da dove provenisse quella pistola; comunque nemmeno l'accusa riuscì a dimostrare che fosse quella della guardia giurata, anzi quel giorno nessuno l'aveva mai vista! La vedova di Berardelli disse che qualche settimana prima il marito aveva portato la sua pistola ad un armiere perché gli si era rotta una molla; Parmenter gliene prestò un'altra, ma chissà se nel frattempo l'aveva ritirata. I dipendenti dell'armeria confermarono la consegna e la riparazione, il direttore affermò che era stata restituita al proprietario; dopotutto non era nemmeno in deposito. Purtroppo in nessun documento del negoziante risultava il numero di matricola dell'arma; in quel caso si poteva sapere se fosse o meno la pistola di Vanzetti. Uno dei periti d'ufficio, il capitano Procotor, in una pausa a presenza di un avvocato della difesa disse al Commissario governativo per la sicurezza che «Questi non sono i colpevoli. I veri responsabili sono altri:avete sbagliato tutto». Il collegio di difesa — visto che non aveva segnato punti a favore degli imputati — decise di puntare tutto su un unico obiettivo: dimostrare che i due imputati alle 15 del 15 Aprile 1920 erano altrove. I testimoni della rapina esclusero di aver visto Sacco e Vanzetti e alcuni ricordarono che parlavano fra loro in inglese; ma nessuno di loro riuscì a dare la certezza. Bartolomeo Vanzetti aveva un alibi per quel giorno: stava vendendo del pesce con il suo carretto a mano nella città di North Plymouth [mappa] (51 km da South Braintree). Fino alle 12 sicuramente era nella pensione dove viveva perché un commerciante di stoffe gli vendette della stoffa per 12,25 dollari; la padrona di casa ne era testimone. Ma la vecchia volpe di Katzmann continuò a utilizzare la "tecnica dei saltafossi": come fa a dire che fosse veramente il 15 Aprile? non poteva essere il 14 o il 16 o magari il 15 Marzo o 15 Maggio? Così tutte quelle testimonianze a favore di Vanzetti vennero rese "deboli" agli occhi della giuria. L'alibi di Nicola Sacco si fondava sul fatto che quel giorno era andato negli uffici del Consolato italiano di Boston. Nicola aveva deciso di chiedere il passaporto per tornare definitivamente in Italia; l'uomo chiese a lavoro un permesso per il 15 Aprile e questo risultava dal registro. Purtroppo nemmeno i testimoni che lo ponevano a Boston nel primo pomeriggio passarono indenni dal "saltafossi" di Katzmann. L'impiegato che aveva seguito la pratica, Giuseppe Adrower, purtroppo era già tornato in Italia; non sentendosela di tornare per testimoniare fu interrogato a Roma per rogatoria. Sì gli era rimasto in mente quel signore perché invece di due foto ne aveva portato un'unica foto molto grande; quel giorno era il 15 perché parlando con il cancelliere per consultarsi aveva dato un occhio al calendario... Il 5 Luglio venne chiamato a deporre Vanzetti e ripercorse tutta la vicenda tenendo testa a Katzmann; poi toccò a Sacco per un fuoco di fila di tre giorni. Il 13 iniziarono l'arringhe finali: Moore fece un intervento confuso, superficiale, poco incisivo senza portare un'argomentazione valida limitandosi a sottolineare l'incertezze dei teste d'accusa. L'avvocato di Sacco, Jerry Mc Anarney, tentò di confutare le tesi dei periti balistici. Infine Katzmann sottolineò gli elementi deboli della difesa e i dubbi sulla veridicità delle dichiarazioni dei teste. Il 14 Thayer — come voleva la procedura — chiuse con un discorso per la giuria, che nel suo caso fu infarcito di retorica e ipocrisia. Alle 14:30 i giurati si ritirarono per decidere; l'anziano giudice andò al Dedham Inn a fare colazione pensando di raccogliere consensi, ma un collega disse che «esprimo il parere della maggioranza: credo di poter dire che non ho mai visto una schifezza del genere». La giuria si ritirò per decidere alle 14:30; in serata i due imputati furono riportati in aula per ascoltare ciò che avevano deciso i giurati. Alle 20 il capo della giuria, tale William Taft, lesse il verdetto unanime: Sacco e Vanzetti erano colpevoli di omicidio di primo grado, passibile della pena capitale. Il processo era formalmente concluso, spettava al giudice stabilire la pena; però la sua sentenza doveva essere rimandata finché si fossero esauriti tutte le mozioni post-processuali e gli appelli. Il 10 Ottobre 1921 Walter R. Ripley morì all'improvviso nel suo negozio; l'8 Novembre fu depositata la prima eccezione. Il defunto capo dei giurati si era portato tre proiettili in camera di consiglio e un testimone lo aveva sentito dire: «All'inferno! Dovrebbero mandarli sulla forca in tutti i casi». Questa prima istanza di revisione fu respinta da Thayer il 24 Dicembre 1921 con la seguente motivazione: il fatto [...] non crea una situazione che possa pregiudicare il verdetto. [...] Il capo della giuria si è preso le tre cartucce innocentemente e senza pensarci e, comunque, non lo fece con lo scopo di pregiudicare in alcun modo i diritti degli imputati). Il suo presunto risentimento verso gli imputati non poteva essere dimostrato per il semplice fatto che nel frattempo era morto! Intanto si era formato un comitato per salvarli; in varie città americane ci furono manifestazioni pubbliche, a Parigi il partito comunista francese organizzò una manifestazione davanti all'ambasciata americana. La CGdL (l'odierna Cgil) inviò un telegramma al Presidente Harding perché bloccasse l'esecuzione. Per la causa dei due imputati servivano nuovi elementi, testimoni e sopratutto tanti soldi, che furono raccolti con fatica nella comunità italiana. Carlos Goodridge, bigamo, colpevole di incendio colposo, di emissione di assegni falsi e condannato un paio di volte, ammise di non riconoscere Sacco con certezza. Moore riuscì a fargli ammettere che aveva detto ciò su "costrizione" di Katzmann, ma non volle firmare nessuna dichiarazione scritta. Su insistenza dei fratelli Mc Anarney — ufficialmente avvocati di Sacco ma in pratica semplici assistenti di Moore — chiesero a due esperti giuristi, Arthur Demon Hill e William Thompson (docente all'università di Harvard); questi accettarono e così avrebbero attutito i contrasti venuti a creare tra Thayer e Moore. Nel 1922 Moore depositò altre tre eccezioni: il 4 Maggio (Gould and Pelser motion), 22 Luglio (Goodridge motion) e 11 Settembre (Andrews motion). Per dimostrare che dalla pistola di Sacco non era partito uno dei colpi mortali Moore si rivolse ad uno dei più famosi esperti d'armi e criminologia, Albert Hamilton; la mozione omonima fu depositata il 30 Aprile. Intanto dal 14 Febbraio 1923 Nicola Sacco aveva iniziato lo sciopero della fame, i medici designati da Thayer lo trovarono calmo ma in preda ad allucinazione: diceva che l'autorità lo volevano uccidere, avvelenandogli pure il cibo che gli portava la moglie(!); nella cella erano immessi dei gas e il letto scosso da scariche elettriche. Nicola fu ricoverato in un ospedale di Boston, sottoposto a nutrizione forzata e quando aveva delle crisi nervose messo con la camicia di forza. Solo dopo sei mesi, quando sembrò tornato "normale", fu dimesso dal manicomio criminale di Brigewater nel quale era stato portato per <<sindrome di tipo paranoico>>; naturalmente tornò in carcere (28.09.1923). Intanto il collegio di difesa ottenne un notevole punto a favore: il capitano Proctor non era più così sicuro che la pistola di Sacco fosse la stessa che aveva esploso il colpo che aveva ucciso Berardelli. Ad un avvocato di Boston confidò: «Se la difesa mi avesse chiesto altre precisazioni durante il mio interrogatorio avrei risposto che, secondo me, il proiettile non proveniva da quell'arma». Avvisato di questa "confidenza", l'avvocato Thompson si fece rilasciare una dichiarazione giurata che permise di presentare il 5 Novembre la sesta ed ultima eccezione (Proctor motion). Peccato che nel Marzo 1924 William H. Proctor passò a miglior vita e quindi la mozione omonima perse automaticamente di valore poiché il giudice stava ancora valutando le prime cinque. Perso questo "asso nella manica", l'avvocato Thompson chiese di poter fare una prova del nove: sparare cento colpi con l'arma "incriminata" per poi confrontare l'impronte sui cento bossoli e i cento proiettili con quelle del proiettile incriminato. Thayer volle prima sentire il parere del procuratore; così le due parti con i loro periti andarono in udienza, Katzmann chiese di far esaminare la pistola dal "suo" perito e — incredibile — questi costatò che la canna del revolver non era la vecchia, cioè sporca e arrugginita! Così la prova dei cento proiettili non poté essere fatta. Per la cronaca Thayer dispose un'inchiesta senza arrivare a nulla: il capo contea della Corte di Dedham non sapeva nulla perché dall'ultima sessione del tribunale gli era stato tolto l'incarico di custodire l'arma; il capo usciere del tribunale — colui che custodì effettivamente l'arma — disse alla difesa non l'aveva consegnata però al procuratore e al perito d'accusa, dietro loro precisa richiesta. Naturalmente, rispose che non poteva sapere che cosa ci fecero con quella benedetta pistola... Il procuratore ipotizzò che era stato il perito della difesa a cambiare involontariamente la canna nell'ultima sessione quando smontò e ricompose la rivoltella di Sacco e altre due dello stesso calibro e marca. Particolare non da poco fu che la vecchia canna non sembrava essere una delle altre due pistole; l'accusa naturalmente diceva che invece era, la difesa no e il giudice alla fine diede ragione a Katzmann. Nell'Agosto 1924 Moore si dimise dopo che Sacco gli comunicò di non voler più affidarsi alla sua difesa; tornò in California e di lui non se è più saputo nulla. Così la difesa degli imputati passò a Thompson. Il 1° Ottobre — dopo quasi 11 mesi — Thayer respinse le cinque istanze suppletive. Le ritrattazioni di Pelser, Goodrige e della Andrews furono giudicate prive di fondamento. A Sacco e Vanzetti restavano solo due possibilità: chiedere la grazia o portare nuovi elementi per dimostrare che erano completamente innocenti. Anche per richiedere la grazia al Presidente, eventualità molto dubbia che presupponeva un'ammissione di colpevolezza, si dovevano trovare nuovi elementi: se non erano stati loro, chi era stato? Un certo Emil Moller, detenuto nel penitenziario di Atlanta, rivelò che Joe Morelli, capo dell'omonima banda, aveva compiuto la rapina di South Braintree del 15.04.1920. La settimana successiva alla decisione di Thayer un detenuto avvicinò sacco dicendogli di sapere chi fossero i colpevoli di quella rapina. Qualche giorno dopo gli aveva dato un biglietto consigliandogli di cercare un certo ‘Thomas’ con l'indirizzo dove abitava. Il 18 Novembre 1925 un detenuto di Dedham consegnò a Sacco una rivista con dentro una confessione firmata dove c'era scritto: Con la presente confesso che facevo parte dell'impresa delittuosa alla fabbrica di calzature di South Braintree e che Sacco e Vanzetti non c'erano. L'autore di quella dichiarazione sorprendente era il 22enne Celestino Medeiros, detenuto in attesa del ricorso contro una sentenza di condanna a morte; infatti nel Novembre 1924 durante una rapina aveva ucciso un cassiere di una banca. Sacco all'inizio non l'aveva preso in considerazione, ma avuto il biglietto avvertì subito l'avvocato Thompson. Madeiros ammise di aver partecipato a quella rapina del 1920 senza però sparare, dato che rimase in macchina; i suoi quattro complici erano italiani e certo non avrebbe fatto i loro nomi: mica era una spia. Thompson indagò e scoprì l'esistenza di una certa banda Morelli, dedita a questo tipo di rapine; il capo Joe Morelli — guarda caso — nell'Aprile 1920 era in libertà condizionata... Stavolta fu proprio Thompson a commettere un madornale errore: non volle usare la dichiarazione di Medeiros per non compromettere la posizione dell'uomo durante il procedimento a suo carico; in più era la prima volta che giudici diversi da Thayer si sarebbero pronunciati... Ma l'esperto(?) avvocato di Boston era arciconvinto che avrebbe ottenuto la rinnovazione del processo per Sacco e Vanzetti; anzi pensava di esibire quella dichiarazione firmata durante il nuovo dibattimento(!). Il 12 Maggio 1926 la Corte d'Appello del Massachusetts respinse il ricorso di Thompson non ritenendo che esistessero elementi validi per il rinnovo del processo! A parere dei giudici non c'erano stati errori e pregiudizi nell'operato dell'anziano collega, che in più occasioni aveva definito Sacco e Vanzetti <<anarchici bastardi>>. Il 26 Thompson depositò nella cancelleria di Dedham una richiesta di rinnovo del processo basata sulla dichiarazione di Medeiros. Il 27 un altro avvocato della difesa, Herbert Ehrmann, andò a Bedford a sentire il capo della polizia locale che gli raccontò della banda Morelli. Il 1° Giugno Ehrmann fece visita al penitenziario federale di Fort Leavenworth dove era recluso Joe Morelli, il capo della banda. L'avvocato vide che la somiglianza fra Sacco e Morelli era stupefacente; però l'uomo disse di non sapere nulla della rapina di South Braintree, di Medeiros ecc. ecc. Prima di tornarsene in cella suggerì di fare quelle domande a Mancini (uno della banda). Intanto vari testimoni oculari, che avevano "inchiodato" Sacco e Vanzetti nel processo del 1921, furono sicuri nel riconoscere in quella nuova foto (Morelli) la faccia di uno dei killer. Della vicenda di Sacco e Vanzetti ne parlò Stalin al congresso del partito e protestarono il Vaticano, Il Presidente del Reichstag, Thomas Mann, Albert Einstein ed il “Times” di Londra. Ehrmann andò a far visita a Mancini, che scontava una condanna a vita nel penitenziario di Auburn. L'uomo non fu molto d'aiuto, anzi negò l'evidente somiglianza fra Sacco e Morelli. Comunque la sua pistola poteva essere compatibile con i bossoli rinvenuti sul luogo della sanguinosa rapina del 1920. Nel tribunale di New York c'era sì il rapporto sull'arma, ma non la stessaa! Il 13 Settembre Thompson comparve in aula di fronte a Thayer: il verdetto contro Sacco e Vanzetti doveva essere annullato in base alla confessione di Medeiros; l'anziano giudice non consentì nemmeno il contro-interrogatorio del detenuto. Il 25 Ottobre rese pubblica la sua decisione: [...] dopo aver concesso a questi accusati la più favorevole considerazione, compatibilmente con i diritti dello Stato e i principi della legge, sono costretto a giungere alla conclusione che la confessione di Madeiros è priva di fondamento, indegna di fiducia e non vera. [...] questa mozione per la celebrazione di un nuovo processo viene respinta. Il 27 e 28 Gennaio 1927 nel tribunale di Boston, presso la Corte d'Appello del Massachusetts, Thompson e Ehrmann sostennero il loro ricorso contro la decisione di Thayer del 25.10.1926. La risposta arrivò il 5 Aprile: in pratica tutto veniva confermato perché La concessione o il rifiuto di un nuovo processo su un'imputazione di omicidio rientra nella discrezione giurisdizionale del giudice; inoltre la cui decisione [di Thayer] non dovrà essere modificata a meno che non sia viziata da errori di diritto o abuso di potere. Quindi: 1) l'unico che poteva decidere era lui; 2) la questione non di competenza della Corte; 3) solo errori di diritto o da abuso di ufficio potevano cambiare l'inesorabile corso degli eventi. Thayer non perse tempo e solo quattro giorni dopo, il 9 Aprile, fu convocata l'udienza tribunale di Dedham; c'erano solo da decidere la pena (capitale tramite elettrocuzione) e la data. Come voleva la legge i due imputati dovevano essere presenti; dopo sei anni Sacco e Vanzetti si rincontrarono e vennero trasferiti in pullman, ammanettati e scortati da una ventina di agenti armati. Il procuratore Katzmann chiese al giudice di emanare la sentenza: la pena di morte da eseguire nella settimana del 10 Luglio. Come prevedeva la legge, i due imputati ebbero la facoltà di un'ultima dichiarazione: Sacco fece un breve discorso e chiuse con queste parole: «Come prima ho detto, il giudice Thayer conosce tutto della mia vita e sa, quindi, che non sono mai stato colpevole né ieri, né oggi, né per tutta l'eternità». Poi toccò a Venzatti che parlò per molto più tempo chiudendo con «tanto sono convinto di essere nel giusto che se aveste il potere di mandarmi a morte per due volte ed io potessi rinascere due volte vivrei ugualmente per fare le stesse cose. Ho terminato: grazie». Thayer che era rimasto impassibile s'apprestò a leggere la sentenza; Vanzetti lo interruppe chiedendo di poter parlare con l'avvocato, il giudice replicò duro che stava pronunciando la sentenza e allora scattò anche Sacco con un «Lei sta condannando due innocenti!». Thayer imperturbabile continuò decretando che l'esecuzione sarebbe avvenuta entro la settimana a partire da domenica 10 Luglio. I due condannati furono subito riammanettati e ricondotti in carcere; per la prima volta due condannati a morte occupavano celle attigue al Dedham Jail. Ma c'era ancora una possibilità: la nomina di una commissione istituita dal governatore perché controllasse tutta l'indagine; il vescovo del Massachusetts intervenne con una lettera al repubblicano Alvan T. Fuller, in carica dall'08.01.1925. Intanto Mussolini — particolare segreto emerso solo nel 1996 — il 9 Aprile scrisse un telegramma a Giacomo De Martino, l' ambasciatore italiano a Washington: Faccia tutto il possibile per fare un passo presso il presidente degli Stati Uniti per Sacco e Vanzetti. Fin dal 1923 il Duce intrattenne una regolare corrispondenza sia con il console generale italiano a Boston, sia con De Martino. Di fronte alle pressioni dell'opinione pubblica, il 4 Maggio Fuller decise di prendere in esame tutti gli atti del processo. Lo stesso giorno Thompson portò nel suo ufficio l'istanza di Vanzetti che chiedeva l'annullamento della condanna. Ritenendosi innocente, voleva solo giustizia non la grazia. Sacco non firmò la petizione perché non voleva più difendersi. Il 1° Giugno Fuller nominò un comitato consultivo per un esame approfondito su tutti gli aspetti del caso. Il comitato era composto da un giudice a riposo, il presidente di Harvad e quello del MIT (Massachusetts Istitute of Technology). Il primo, Robert Grunt, non aveva mai fatto mistero della disistima per tutto ciò che fosse italiano, invece William Lowell era noto per le sue posizioni a favore di Sacco e Vanzetti. Infine Samuel Stratton che doveva risolvere i problemi tecnici e balistici affidò l'incarico ad un'altra persona: il maggiore Calvin Goddard. Il 22 Giugno il Comitato di difesa presentò al Palazzo del governatore un rotolo con 474.842 firme (da tutto il mondo) che richiedevano una pubblica inchiesta. Si erano mobilitati anche molti personaggi famosi: Dorothy Parker, Bertrand Russell, George Bernard Shaw, H.G. Wells. Il 29 Giugno Fuller concesse trenta giorni di rinvio anche a Medeiros; proprio per questo il governatore volle parlare con il giovane portoghese, ma nell'incontro non convinse tanto che Fuller poi accennò: «Ciò che egli sa dei fatti di South Braintree non mi sembra una gran cosa». Alle 00:00 locali del 1° Luglio i tre condannati furono trasferiti da Dedham alla prigione di Charlestown. Infatti la legge del Massachusetts era rigorosa: dieci giorni prima dell'esecuzione il detenuto doveva essere inviato nel braccio della morte, situato di solito nella prigione di stato. E' bene precisare che la data dell'esecuzione, anche se rimandata, non cambiava ai fini delle procedure di trasferimento. Il 3 Luglio i tre del Comitato poterono parlare con i due condannati. Il 25 Mussolini inviò una lettera all'ambasciatore americano a Roma che si concludeva così: Spero che Sua Eccellenza il Governatore Fuller voglia dare un esempio d'umanità. Tale esempio, fornirà una brillante dimostrazione della differenza tra i metodi del bolscevismo e quelli della Grande Repubblica Americana e al tempo stesso strapperà dalle mani di elementi sovversivi uno strumento di agitazione. Il 26 Fuller fece visita ai tre condannati; alle 17:10 del 27 Luglio i tre membri della commissione consegnarono il loro "parere" nella sua sua forma definitiva. I contenuti non vennero resi noti e il governatore continuò ad esaminare il caso per proprio conto. Però alcune sue uscite non lasciavano ben sperare: l'alibi di Vanzetti non reggeva, anche perché <<esistono soltanto le affermazioni dei suoi amici italiani>>(!). Che il governatore non volesse essere realmente obbiettivo? oppure stava subendo delle pressioni da parte di "poteri forti" che volevano a tutti i costi la morte dei due anarchici? infine perché le testimonianze a loro favore non dovevano essere ritenute valide? Intanto l'avvocato Hermann s'affannò in giro fra i commercianti di pesce all'ingrosso per trovare sui registri se qualcuno avesse venduto il barile di anguille a Vanzetti intorno al Natale 1920. Una ricevuta dello spedizioniere portava la data del 20 Dicembre, Thompson la consegnò al segretario del governatore ma questi non la prese in considerazione perché non costituiva la prova sicura che Vanzetti avesse davvero venduto il 24 Dicembre quelle anguille di quattro giorni prima. Secondo la procedura, il 2 Agosto — anche se l'esecuzione della sentenza era rimandata — i tre condannati furono rinchiusi nelle celle d'isolamento del braccio della morte; ad una ventina di passi oltre una porticina c'era la stanza della sedia elettrica. Alle 23:25 del 3 Agosto Fuller annunciò la sua decisione: Sacco e Vanzetti dovevano essere giustiziati così come aveva deciso la Corte di Dedham; quindi la condanna a morte rimaneva confermata per le 00:00 dell'11 Agosto. I quesiti fondamentali erano tre: 1) se il processo fosse stato regolare; 2) se Sacco e Vanzetti avessero diritto ad un nuovo processo; 3) se Sacco e Vanzetti fossero colpevoli o innocenti. Il governatore rispose così: 1) Il processo è stato regolare: non trovo alcuna traccia di pregiudizio nel modo di condurre il processo. Che il giudice Thayer si fosse formata un'opinione sulla colpevolezza o innocenza degli imputati dopo aver assistito al dibattito è un fatto naturale e inevitabile. 2) Tutte le questioni prospettate dalla difesa non costituiscono validi motivi per giustificare la rinnovazione del dibattimento. Nessun peso può essere dato alla confessione di Celestino Madeiros, né Madeiros sa della rapina compiuta a South Braintree particolari consistenti ma dice, più o meno, quello che era noto attraverso le risultanze del processo. 3) Tutto, in sostanza, lascia supporre che Sacco e Vanzetti siano colpevoli dei delitti che sono stati contestati. Fuller volle sottolineare che il suo parere coincideva con quello della commissione da lui nominata. La mattina successiva fu l'avvocato Thompson diede la notizia ai due condannati; Sacco commentò con un semplice «Me lo aspettavo», invece Vanzetti disse: «Non riesco proprio a crederlo». Il lavoro della commissione e del governatore fu gratificato in particolare dal vescovo Lawrance, lo stesso che aveva chiesto l'istituzione di una commissione. Il comitato di difesa seguì l'uniche possibilità concesse: mozione per il rinnovo del processo e la revoca della sentenza di morte, petizione a Fuller per un rinvio e istanza alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Un altro giovane avvocato della difesa, Michael Musmanno di Pittsburgh, il 6 Agosto presentò nella cancelleria del tribunale di Dedham la mozione per il rinnovo del processo. Inoltre venne chiesto al presidente del tribunale di assegnare un giudice diverso da Thayer. A detta della difesa questi aveva sempre dimostrato un atteggiamento prevenuto. Il presidente del tribunale Hall non accettò l'ultima richiesta e fissò l'udienza per l'8 davanti a Thayer... Curiosamente l'anziano giudice fu costretto a pronunciarsi su se stesso! Intanto nel raggio di 800 metri dalla prigione di Charlestown era proibita la circolazione, c'erano cordoni di polizia con mitragliatrici e pompieri con idranti. A Boston lo scioperò generale fu un fallimento e a New York sospesero il lavoro solo centomila operai. Ormai solo un tribunale federale poteva fermare il boia; Vanzetti firmò l'ultima petizione, mentre Sacco rifiutò perché voleva farla solo finita. Intanto Fuller convocò tutti gli ex procuratori per stabilire se l'esecuzione dovesse essere rimandata in attesa che Thayer si pronunciasse in merito all'ultima eccezione presentata dalla difesa. Alle 22 del 10 ai condannati fu notificato che l'esecuzione sarebbe avvenuta a mezzanotte. Alle 23:24 Fuller decise per un rinvio di dodici giorni; ma sarebbe stato l'ultimo e su questo fu inflessibile. Musmanno provò coraggiosamente tutte le strade: telefonò alla residenza estiva della Casa, un segretario gli rispose che non poteva disturbare il Presidente. Inoltre non era possibile un suo intervento in una questione non federale. Se poi Musmanno si fosse presentato non sarebbe stato ricevuto. All'alba del 15 Agosto esplose una bomba sotto il portico della casa di Lewis McHardy, uno dei giurati del processo di Dedham; l'uomo e tutta la famiglia rimasero sotto le macerie della casa e se la cavarono per miracolo. La mattina del 20 la Corte Suprema degli Stati Uniti respinse ancora una volta le loro eccezioni; Sacco si limitò a dire che lo prevedeva mentre Vanzetti fu colto da un attacco di follia che durò qualche ora. L'infaticabile avvocato Musmanno portò l'ultima eccezione possibile al tribunale federale, ma il giudice Lowell la respinse con questa motivazione: Non mi avete fornito un elemento per giustificare la sospensione [...]. A me non può interessare che dieci o diecimila persone siano in ansia per quetso provvedimento: è solo una questione di diritto. Alle 18 del 22 Thompson entrò nel braccio della morte e si accomodò su una sedia posta sulla linea nera che si stagliava sul pavimento. Per regolamento nessun visitatore (avvocato o familiare) poteva superare quella linea di demarcazione posta a due metri dalle cella d'isolamento. Thompson parlò sopratutto con Vanzetti e disse qualche parola con Sacco. Il direttore della prigione concesse una stretta di mano fra l'avvocato e i suoi due assistiti. Alle 19 Rosina e la sorella di Vanzetti, Luigia 36enne, arrivarono alla prigione. Gli furono concessi cinque minuti, Sacco aveva salutato i figli Dante ed Ines — nata nel 1921 — nell'ultima visita a Luglio. Il direttore acconsentì un bacio d'addio anche se non era previsto dal regolamento. Le due donne poi andarono da Fuller a chiedere la grazia. Non servì a nulla come l'ultimo tentativo disperato di Musumanno a cui l'ineffabile Fuller consigliò di rivolgersi al procuratore generale Reading il quale però si rifiutò di prendere una decisione immediata. Alle 22 gli elettricisti fecero le prove finali sulla sedia. Alle 23 Musmanno entrò nel carcere, ma non poté andare nelle celle; intanto Reading diede una risposta negativa. Alle 23:15 il direttore fece l'annuncio di rito: l'esecuzione era fissata per le 24; Vanzetti rispose che <<dobbiamo inchinarci all'inevitabile>>. Sacco chiese al direttore di spedire una lettera che stava scrivendo a suo padre. I tre condannati risposero di non aver bisogno dei conforti religiosi. Alle 00:03 del 23 Agosto Celestino F. Medeiros fu folgorato sulla sedia elettrica. Alle 00:11:12 Sacco entrò con le proprie gambe — senza aiuto delle guardie — nella stanza dell'esecuzione. Salutò i testimoni e s'accomodò sulla sedia. Un attimo prima che il direttore facesse cenno al boia di premere il pulsante fatale gridò "addio" in inglese e poi «Mamma!». Alle 00:19:02 Nicola Sacco venne dichiarato ufficialmente morto. Vanzetti entrò a passo sicuro e testa alta alle 00:20:38. Strinse le mani al direttore, al suo vice, a due guardie e al dottore. La sua morte fu annunciata ufficialmente alle 00:26:55. In varie città del mondo si tennero manifestazioni pubbliche davanti all'ambasciate e consolati americani. Ci furono marce silenziose, disordini, incendi ad auto americane, manifestazioni di massa, preghiere nelle chiese. Il corteo funebre partì dalla camera ardente alle 14:30 del 28 Agosto; centomila persone avevano resero omaggio alle due salme. La cremazione avvenne al crematorio di Walk Hill Street alle 16:30 senza cerimonie. Le ceneri vennero frammiste e sepolte in un cimitero di Boston. Fu poi Luigia a portarle in Italia; il 13 Ottobre arrivò alla stazione di Villafalletto. L'altra metà delle ceneri proseguì in treno verso Torremaggiore, paese natale di Nicola Sacco. Luigia e il padre di Vanzetti morirono qualche anno dopo. Il 27 Settembre 1932 una bomba distrusse casa di Thayer a Worcester, Massachusetts. L'anziano giudice si ritirò nel suo club di Boston sorvegliato 24 su 24 da guardie del corpo e poliziotti. Nell'Aprile 1933 morì per un'embolia cerebrale a 76 anni. Boda, rientrato in Italia nel 1927, fu inviato al confino prima alle Lipari poi a Ponza. A fine 1932-inizio 1933 ritornò a fare il ciabattino nel suo paese natale, Savignano (Forlì); da allora non se ne è saputo più nulla. Alexander Mitchell Palmer morì l'11 Maggio 1936 all'età di 64 anni. Una placca ricordo (ad opera del famoso scultore Gutzon Borglum) fu offerta ai governatori del Massachusetts, sia il 23.08.1937 che il 23.08.1947. Ma entrambi i governatori la rifiuteranno. Il 9 Maggio 1947 venne eseguita l'ultima condanna a morte nel Massachusetts. In 46 anni erano state 65 le persone che erano salite sulla fatidica sedia del penitenziario di Charlestown. Joseph Morelli si spense per un male incurabile il 26 Agosto 1950 all'età di 70 anni. Frederick G. Katzmann morì il 15 Ottobre 1953, aveva 78 anni. Alvan Tufts Fuller se ne andò ottantenne il 30 Aprile 1958. Un repubblicano, Alexander Celia, il 2 Aprile 1959 presentò una petizione di perdono postumo per Sacco e Vanzetti; ma la richiesta fu respinta. Michael Angelo Musmanno morì il 12 Ottobre 1968 a Pittsburgh (Pennsylvania) 71enne. Herbert Brutus Ehrmann spirò il 17 Giugno 1970 a 79 anni. Nel 1971 Joan Baez scrisse e cantò la canzone "Here's to you", le musiche erano di Ennio Morricone. La canzone ha quattro strofe che si ripetono:Vi rendo omaggio Nicola e Bart.
Per sempre restino qui nei nostri cuori
il vostro estremo e finale momento.
Quell'agonia è il vostro trionfo!
Il 6 Ottobre 1971 venne presentato a New York il film "Sacco e Vanzetti" di Giuliano Montaldo. La canzone nei titoli di coda del film è "Here's to you". Dante Sacco, ingegnere in un centro atomico statunitense, morì nel 1972 all'età di 59 anni. Rosina, che si risposò nel 1943, è morta qualche anno fa. Dal 1973 i procuratori dello stato del Massachusetts non chiesero più l'applicazione della pena capitale. L'appena eletto governatore del Massachusetts, Michael Dukakis (1933), abolì la pena di morte. Sabino Sacco sempre nel 1975 scrisse una lettera all'allora Presidente degli Stati Uniti, Gerald Ford (1913). L'uomo chiese che fosse riabilitata la memoria del fratello e di Bartolomeo Vanzetti. Sabino Sacco morì nel 1976 a 92 anni. Finalmente il 23 Agosto 1977 Dukakis riconobbe con un documento ufficiale gli errori commessi nel processo. Testualmente annunciò che: «Sacco e Vanzetti non sono stati trattati con giustizia e ogni biasimo deve essere per sempre rimosso dai loro nomi». Quindi arrivò la riabilitazione postuma a cinquanta anni dall'esecuzione. Il 18 Ottobre 1984 la Corte Suprema del Massachusetts abolì un emendamento costituzionale del 02.11.1982 che prevedeva il ripristino della pena capitale. Il 06.11.1997, 29.03.1999 e 12.03.2001 la Camera tentò di ripristinare la pena di morte nel Massachusetts. Ogni volta il disegno di legge fu respinto con: (rispettivamente) 80-80, 80-73, 94-60 voti.
SETTEMBRE
« Me l'aspettavo
»sorridendo al suo killer.
GIUSEPPE PUGLISI (PPP, Padre Peppe Puglisi) - sacerdote ed educatore
A. Palermo [ospedale dei Bambini], 15.09.1937
W. Palermo [piazzale Anita Garibaldi | quartiere Brancaccio], 15.09.1993 20:40
agguato di quattro sicari, colpo di pistola alla nuca
OTTOBRE
« Non tremare più e spara qui che ammazzi un uomo »
Ernesto Rafael Guevara de la Serna
(Che, "uomo"/"persona" in lingua Mapuche) {sposato due volte, cinque figli}
medico, guerrigliero, rivoluzionario, ex ministro dell'Industria di Cuba
A. Rosario de la Fe [Calle Entre Rios 480] (Argentina), 14.05.1928 03:05 {certificato di nascita}
W. La Higuera - Vallegrande (Bolivia), 09.10.1967 13:10
esecuzione, lesioni al torace da colpi di carabina M2 RIP link
Il 7 Ottobre 1967 Guevara scrisse l'ultima nota sul suo diario, erano passati esattamente 11 mesi dall'inizio del movimento dei guerriglieri. La sua situazione era critica: lui e sedici compagni erano in un burrone mentre squadroni di ranger boliviani addestrati in Usa pattugliavano l'alture circostanti. L'unica possibilità di uscire da quella trappola era arrivare al Río Grande, ma i contadini della zona segnalavano i loro spostamenti all'esercito boliviano. All'alba dell'8 un reparto di ranger guidate da Gary Salmon si appostarono a Vado de Yeso, un'altura che domina il burrone Quebrada del Churo. Quando il Che si accorse di essere in trappola tentò un attacco: erano le 13:10. Tre guerriglieri morirono, uno riuscì a nascondersi, il Che tentò di sparare ma un colpo gli distrusse la pistola in mano ed un altro lo ferì al polpaccio. Cercando di portarsi dietro un compagno ferito fu fermato da un soldato e dovette arrendersi. Senza pistola non poteva eseguire l'ultimo dovere di un rivoluzionario come lui: uccidersi per non cadere in mano nemica. Alle 15:15 a La Paz arrivò il comunicato da Vallegrande: Conformida caida Rámon. Il Comando generale dell'esercito boliviano girò la notizia a Washington D.C. Alle 18 i prigionieri furono portati al piccolo villaggio di La Higuera (30 case, 500 abitanti) distante 7 km. Il Che — legato alle mani e ai piedi — fu rinchiuso in una stanza della scuola locale. I corpi dei due amici furono lasciati sul pavimento, mentre l'altro guerrigliero ferito fu posto in un'altra stanza. Mentre i soldati inseguivano i fuggitivi, il villaggio fu presidiato per evitare ogni tentativo di liberazione. Il tenente colonnello Selich alle 19:30 chiese a Vellegrande cosa fare del prigioniero. Il colonnello dell'esercito responsabile dall'operazione,Zenteno Anaya, rispose che ‘Fernando’ doveva rimanere vivo fino al suo arrivo. Sembra che l'ordine (in codice “Operazione 700 e 500”, dove '700' significava esecuzione e '500' identificava il Che) sia stato dato alle 23 dal presidente boliviano Barrientos. Alle 06:15 del 9 arrivarono in elicottero Anaya e l'agente della CIA d'origine cubana,Félix Rodríguez (detto ‘Félix Ramos’ o ‘capitano Ramos’). L'uomo aveva una potente radio da campo per comunicare con gli Usa ed una macchina fotografica per i documenti sequestrati. Sembra che Ramos (implicato fra l'altro nello sbarco alla Baia dei porci) doveva fare il possibile per salvare Guevara. Alle 10 arrivò anche il capo dei servizi secreti boliviani, Arnaldo Saucedo Parada. Il prigioniero fu sottoposto ad un duro interrogatorio; Ramos fu il più brutale e per questo si prese uno sputo in faccia. Poi chiamò Washington D.C., ma dagli uffici della CIA non arrivò nessuna risposta. Alle 12:30 dall'alto comando boliviano di La Paz giunse l'ordine di esecuzione. Anaya delegò l'incombenza a Selich; questi fece notare come l'"onore" spettasse al ufficiale in comando dell'unità che aveva catturato il Che. Così il tenente colonnello Ayoroa ordinò che l'esecuzione di tutti i prigionieri vivi. Prima toccò a Willy freddato da un soldato <<perché cercava di scappare>>, poi fu la volta di Chino Chang ferito e catturato in mattinata. La radio comunicò che il Che era morto a causa delle ferite riportate in combattimento. Rodríguez non potendo far nulla di fronte agli ordini dell'alto comando disse al Che che l'avrebbero ucciso. Si congedò e appena uscito disse ai "colleghi" di sparare dal collo in giù per far sembrare che fosse veramente morto in battaglia. Il sergente Mario Terran - probabilmente ubriaco - si era offerto volontario per vendicare i tre compagni morti il giorno prima; secondo altre fonti il suo nome fu estratto a sorte. Dalle sue dichiarazioni successive, questi entrò nelle stanza e chiudendosi la porta spianò il suo fucile semiautomatico. Il Che vedendolo traballante e timoroso non si scompose: aprì la sua logora camicia e mostrandogli il petto gli disse di sparare. Una prima raffica lo colpì alle gambe, il Che si contorse sul pavimento in un lago di sangue, ma non urlò perché si mordeva il polso. La seconda raffica lo colpì ad un braccio, la spalla e nel torace facendolo morire. Alle 17:30 il cadavere arrivò all'ospedale “Nuestro Señor de Malta” a Vallegrande. Due dottori stilarono un certificato di morte. Poco dopo l'autopsia riportò come causa del decesso una "ferita al torace con conseguente emorragia". In seguito il cadavere attorniato da militari fu mostrato alla stampa [vedi qui]. Nella notte del 10 vennero fatti due calchi in cera del viso; dato che Castro non ci voleva credere alla morte del Che, il generale Candia era intenzionato a tagliare la testa e spedirla a Cuba. si oppose giudicando una soluzione <<troppo barbara>>, fortunatamente Parada negò l'autorizzazione a questo ultimo scèmpio. Candia arrivò ad un compresso: l'amputazione delle mani che fu eseguita da un medico militare all'ospedale. Naturalmente il cadavere doveva essere seppellito al più presto. All'alba dell'11 Selich si occupò della sepoltura: una buca per il Che e una fossa comune per i suoi sei compagni. All'alba del 12 tre periti (uno calligrafico e due dattiloscopici) della polizia scientifica argentina furono inviati a Santa Cruz de la Sierra (70 km dalla capitale La Paz). La missione segreta, ordinata dal dittatore argentino Juan Carlos Ongania, era precisa: provare che la persona uccisa da Terran fosse Che Guevara. La prova per la comparazione era un'impronta digitale stampata sulla carta d'identità numero 3.524.272, l'unico documento ufficiale del Che in possesso dal governo argentino. Alla presenza del ministro dell'Interno Antonio Arguedas Mendieta (uno dei più grandi persecutori di Guevara) i tre ricevettero: due mani conservate in formalina, il calco in gesso di un volto e un diario di 44 pagine (“Elba 66509” sulla spedizione boliviana dal 01.01 al 07.10.1967). La comparazione un po' laboriosa per le pessime condizioni dei reperti fu scontata: quelle mani appartenevano a Ernesto Guevara Lynch De La Serna. Gli agenti della polizia boliviana pretesero che i colleghi argentini si riprendessero quelle mani, ma i tre risposero che "la nostra missione finisce qui". Dove siano finite le mani del Che non è certo: a Cuba, sotterrate vicino al cadavere, rubate da Félix Ramos e consegnate all'agenzia Usa... Il 15 Barrientos dichiarò che le ceneri del Che erano sepolte nella regione di Vallegrande. Nessuno doveva sapere dove era il corpo per evitare che fosse ricomposto. Il 16 lo Stato maggiore delle forze boliviane comunicò che il Che era deceduto per le "ferite riportate in combattimento" fra le 20 dell'8 Ottobre e le 16 del 9. Nei giorni successivi quattro dei guerriglieri fuggiaschi furono scovati e uccisi dai soldati boliviani. Il 15 Novembre dopo un altro scontro a fuoco rimasero in cinque, ma riuscirono a rompere l'accerchiamento. Il 22 Febbraio 1968 superarono il confine con il Cile passando dalla Ande; i partiti socialisti e comunisti cileni li misero in salvo: il senatore Salvador Allende volò insieme a loro nell'Isola di Pasqua e da lì verso casa. René Ortuño Barrientos il 27 Aprile 1969 precipitò misteriosamente in elicottero e morì carbonizzato: aveva 50 anni. Antonio Arguedas, l'allora ministro dell'Interno boliviano, nel Gennaio 1970 scampò ad un attentato davanti ad un albergo di La Paz. Inoltre gli fecero saltare in aria la casa, così prese l'identità fasulla di Antonio Aiguedas Mendieta e scomparve. Roberto Quintanilla Pereira, il funzionario del Ministero dell'Interno che aveva materialmente tagliato le mani al Che fu assassinato: il 1° Aprile 1971 ad Amburgo - dove era console - da una militante dell'ELN. Nel 1973 il tenente colonnello Andreas Selich rientrò in Bolivia segretamente per cospirare contro il dittatore locale Banzer. Ma gli ex "colleghi" lo catturarono e lo bastonarono a morte durante un interrogatorio. L'allora ambasciatore boliviano, Joaquin Zenteno Anaya, fu ucciso a Parigi dalla fantomatica "Brigata Internazionale Che Guevara". Quella loro azione dell'11 Maggio 1976 fu la prima e l'ultima, poi scomparvero. Circa un mese dopo a Buenos Aires, l'allora capo di Stato maggiore Juan José Torres González, colui che sottoscrisse l'ordine d'esecuzione, fu rapito e "giustiziato" a 47 anni da uno squadrone della morte della famigerata “AAA”. Nel 1981 Gary Prado Salmon, affrontando un gruppo di estrema destra che aveva occupato un accampamento petrolifero a Santa Cruz, fu colpito alle spalle da un proiettile (forse sparato per errore da uno dei suoi soldati). L'uomo riportò una perforazione dei polmoni e anche una lesione alla colonna vertebrale e così da allora è paraplegico. In seguito fu promosso generale e posto a riposo; poi si dedicò alla carriera politica ed è diventato ambasciatore in vari Paesi, l'ultimo il Brasile fino al 2004. P.S. del 23.05.2010: Gary Prado è da ieri agli arresti domiciliari per aver partecipato ad una presunta rete terroristica. Secondo l'accusa il 71enne generale a riposo avrebbe preso parte ad un complotto che mirava ad uccidere il presidente boliviano Evo Morales. Alfredo Ovando Candia, più volte presidente della Bolivia, morì di un malattia allo stomaco il 24 Gennaio 1982: aveva 65 anni. In un'intervista rilasciata il 1° Luglio 1995, un generale rimasto anonimo rivelò il luogo segreto della sepoltura. Il 5 Luglio 1997 fu annunciato che uno scheletro senza mani, riesumato qualche mese prima a Vallegrande, era al 100% Guevara. Il 17 Ottobre 1997 in una solenne cerimonia presenziata da Fidel Castro i resti del Che e di sei compagni furono posti in un mausoleo a Santa Clara, la cittadina dove il guerrigliero argentino vinse una delle più importanti battaglie della rivoluzione del 1958. Antonio Aiguedas Mendieta, alias Antonio Arguedas, il 22 Febbraio 2000 è stato trovato morto in un quartiere di La Paz, aveva 71 anni. Sembra che Arguedas sia stato dilaniato da una bomba che teneva sotto gli abiti. Félix Ismael Rodríguez Mendigutia è tuttora vivente e risiede nei sobborghi di Miami. Miguel Ayoroa conduce una vita assai discreta a Santa Cruz de la Sierra, Santa Cruz (la più popolosa città della Bolivia); ancora adesso nega il suo coinvolgimento nell'uccisione del Che. Il giornalista Gianni Minà sostiene che Mario Terran si uccise nel 1969 a La Paz gettandosi da una finestra. La maggior parte delle voci vuole Mario Terran lavorare come barista presso un club di ufficiali di Santa Cruz. Il 6 Gennaio 2006 il parlamento boliviano uscente - poiché il neo presidente Morales s'insidierà il 22 Gennaio a Sucre (capitale amministrativo) - ha approvato un provvedimento ad hoc. Gli ex militari coinvolti nella cattura e uccisione del Che sono stati nominati "Benemeriti della patria", per (testualmente) <<averla difesa rischiano la vita contro il comunismo>>. In pratica verranno bloccate future indagini o punizioni verso queste poche persone ancora in vita (che fra l'altro ricoprono incarichi amministrativi). Nel Febbraio 2006 sono state pubblicate dal giornale argentino “Clarin” alcune foto che ritraggono Guevara prima dell'esecuzione e poi negli attimi immediatamente successivi. L'immagini scattate dall'elicotterista e da Felix Rodríguez quel 09.10.1967 erano in possesso di Federico Arana Serrundo, capo dell'intelligence militare dello Stato maggiore boliviano. Se fossero state rilevate prima avrebbero provato che il Che era stato "giustiziato" dai militari e non morto in combattimento come asserito per tanti anni. Secondo il figlio di Terran, suo padre è stato operato di cataratta nell'Agosto 2006 in un ospedale donato da Cuba e gestito da medici cubani. Ammesso e non concesso che questa operazione sia mai avvenuta, il sistema sanitario cubano non prevede alcun costo a carico dell'assistito.
NOVEMBRE
mentre si reclinava verso la moglie prima dell'ultimo sparo
JOHN FITZGERALD KENNEDY (Jack, JFK) {sposato, due figli}
35° Presidente Usa dal 20.01.1961 al 22.11.1963
A. Brookline [83 Beals Street] - Boston, 29.05.1917 15:00
W. Dallas [Parkland Memorial Hospital], 22.11.1963 13:00
ferita alla testa con un colpo ravvicinato di fucile sparato alle 12:30 RIP link
Il viaggio del Presidente in Texas fu consigliato dal vicepresidente e consigliere Lyndon B. Johnson perché nel partito democratico c'era chi accusava Kennedy di non porre particolare attenzione agli interessi di chi contava della parte occidentale degli Stati Uniti. Inoltre l'anno successivo si sarebbe tenute le elezioni presidenziali e il Texas garantiva ben 25 seggi. Il viaggio fu annunciato dalla Casa il 26 Settembre 1963; al momento fu specificato solo che sarebbe stato breve. Il 17 Novembre un addetto dell'FBI di New Orleans, William S. Walter, notò un telex che annunciava la minaccia di uccidere il Presidente cinque giorni dopo a Dallas, per mano di misteriosi <<gruppi armati rivoluzionari>>. Questo documento poi sparì da tutti gli archivi. Comunque la visita di JFK, programmata per sanare alcune controversie all'interno del partito democratico, era considerata a rischio: il 24 Ottobre l'ambasciatore Adlai Ewing Stevenson II a Dallas era stato deriso, spintonato, e colpito da sputi. Il livello di sicurezza fu aumentato dalla polizia locale; il corteo fu finalizzato il 18 Novembre e reso pubblico sui giornali quattro giorni dopo. Il 20 Rose Cheramie asserì che un certo Jack Ruby e altre persone volevo uccidere il Presidente nel suo viaggio a Dallas. La donna era stata trovata da una pattuglia della polizia in una strada di Eunice in Louisiana. Per i sanitari dell'ospedale locale era sotto effetto di droghe e quindi non gli fu prestato ascolto. L'aereo "26000" (l'Air Force One) atterrò alle 11:37 locali di venerdì 22 all'aeroporto Love Field. Le auto del corteo avrebbero dovuto seguire un certo ordine e allineamento di marcia, ma poco prima dell’arrivo di Kennedy, quest’ordine fu cambiato. Alle 12:30 il Presidente era atteso al Trade Mart, dov’era atteso dall’amministrazione di Dallas, autorità religiose, leader politici e civili. Alle 11:40 Kennedy prese posto nell'ultimo sedile della Lincon, naturalmente la moglie Jacqueline sedette accanto, nei sedili davanti c'erano il governatore del Texas John B. Connally e sua moglie. Alla guida della macchina blindata c'era William Robert Greer, veterano degli agenti della Casa, a suo fianco si pose un altro agente del servizio segreto, l'agente Roy Kellerman, delegato alle comunicazioni radio. Sembra che fu Kenneth O'Donnell, l'assistente particolare del Presidente, a far togliere la calotta di plastica trasparente perché la giornata era soleggiata. Alle 12:29 il corteo presidenziale entrò nella Dealey Plaza, un vasto spazio erboso ed imboccò Elm Street alla velocità di 19-24 km/h. Abraham Zapruder, in piedi su una soletta di cemento a 20 metri dalla strada, iniziò a riprendere con la sua cinepresa: erano le 12:30. Il primo sparo, che fece un rumore secco come un petardo, andò a vuoto; Kennedy smise di salutare e qualcuno si voltò. Il secondo sicuramente colpì il bersaglio tanto che il Presidente mise le mani davanti alla gola, non è chiaro se proveniva dal davanti o dal retro. Connally, che era sul sedile davanti un poco più a destra e sotto, si girò. Un altro proiettile, ancora da dietro, sparato quasi in contemporanea mancò il bersaglio; una scheggia ferì alla guancia James Teague, uno spettatore lontano decine di metri dalla Limousine. Il quarto sparo colpì alla schiena Connally che sobbalzò e scivolò fra le braccia delle moglie anche lui colpito. Gli agenti del servizio segreto reagirono con lentezza, guardandosi indietro; l'autista invece di accelerare fermò quasi la macchina. Mentre Jacqueline vedeva suo marito sofferente, un altro colpo fece saltare la parte destra della testa del Presidente. Quasi sicuramente il proiettile fatale fu sparato in linea retta dalla vicina "collinetta erbosa". Jacqueline con il suo vestito orrendamente insanguinato si sporse verso il bagagliaio come se volesse raccogliere un pezzo della testa saltata via. L'agente Clint Hill, che viaggiava sull'auto al seguito, scese subito e rimise la donna sul sedile prima che rischiasse di cadere in strada. Il capo della polizia Jesse Curry ordinò al corteo di dirigersi verso il Parkland Memorial Hospital distante 5-6 km. L'autista della Lincon accorgendosi dell'accaduto pigiò subito sull'acceleratore, viaggiando ad oltre 110 km arrivò a destinazione alle 12:36. Kennedy fu adagiato su una barella e portato alla sala d'emergenza (Emergency Room) 1, dove entrò alle 12:38. Connally gravemente ferito fu portato nella ER 2 e sottoposto a due interventi chirurgici. Invece la situazione di JFK era disperata: pupille dilatate non reagenti alla luce, nessun movimento volontario, niente polso, respirazione lenta e spasmodica. Apparentemente la ferita era una sola sotto il pomo d'Adamo; poi fra tutto quel sangue fu chiaro che un proiettile aveva lacerato la parte posteriore del cranio fino alla zona destra. Dodici dottori tentarono l'impossibile: venne fatta una trasfusione, una tracheotomia, delle iniezioni, il massaggio cardiaco. Ma il tracciato del battito era ormai piatto, un prete cattolico impartì l'estrema unzione. Alle 13:00 fu ufficialmente dichiarato il decesso; Jacqueline gli rimase sempre accanto. Il vicepresidente Lyndon Johnson chiese ai medici di aspettare nel comunicare la notizia del decesso ai giornalisti. Infatti non era ancora chiaro chi avesse ucciso Kennedy, un pazzo solitario oppure era in atto una cospirazione che volesse eliminare elementi del governo. Alle 13:33 con Johnson già sull'auto che lo portava al aeroporto Love Field, il segretario della Casa Malcolm Kilduff fece l'annuncio ufficiale nella sala conferenze dell'ospedale. Alle 13:38 la notizia <<apparentemente ufficiale>>, così disse Walter Cronkite, fu data nel "filo diretto" della CBS. P.S. del 19.07.2009:
Walter Leland Jr. Cronkite, ‘zio Walter’ come era stato soprannominato, si è spento alle 19:42 del 17 Luglio nella sua casa di Manhattan per problemi cerebro-vascolari; aveva 92 anni e dal 1950 al 1980 aveva lavorato alla CBS, il suo ultimo telegiornale del 06.03.1981 fu seguito da ben 36 milioni di americani. In teoria la legge del Texas prevedeva che il corpo restasse a Dallas per la necessaria autopsia; il vicepresidente si oppose; il capo dell'emergenze, dottor Charles Baxter, autorizzò la partenza perché il Presidente (seppure morto) non poteva sottostare alle leggi di un singolo Stato. La polizia comunale si fece da parte e così la bara sigillata fu caricata sul retro dell'Air Force One alle 14:15. Sempre sull'aereo presidenziale, precisamente alle 14:38, Lyndon B. Johnson prestò giuramento sulla Bibbia di Kennedy; così diventò il 36° Presidente Usa; l'Air Force One decollò alle 14:47. Lee Harvey Oswald (nato il 18.10.1939 a New Orleans) era stato assunto dal Texas State School Book Depository, situato al 411 di Elm Street, il 15 Ottobre 1963. La sua mansione era quella di magazziniere con una la paga di 1,5 dollari l'ora. Alle 11:45 di quel 22 Novembre Oswald fu visto da tre operai vicino al montacarichi al quinto piano. Alle 12 era in mensa con un collega, l'impiegato Eddie Piper. Intanto fra le 12 e le 12:15 un altro dipendente, Bonnie Ray Williams, consumò il suo pasto al sesto piano. Dopo i primi spari, un agente che seguiva il corteo in motocicletta, tale Marrion Baker, guardò in alto e vide un gruppo di piccioni prendere il volo proprio sopra il deposito di libri. L'agente di polizia girò la moto si diresse verso l'edificio e si precipitò all'interno con la pistola spianata. Cercò di salire in ascensore ma questi non arrivava, così chiamò il direttore Roy Truly e si fece accompagnare nei piani superiori. Al secondo, Baker vide un uomo e gli intimò di fermarsi; poi chiese al direttore se lo conosceva, questi disse che era un suo dipendente. L'agente riprese a salire gli altri piani; alle 12:32 un'impiegata vide Oswald dirigersi verso l'uscita che dava su Elm Street. Alle 12:40 la polizia chiuse l'edificio e iniziò la perquisizione piano per piano. Jean Hill, poi nota come la "signora in rosso", scattò alcune foto, a suo dire vide del fumo provenire dalla staccionata posta in linea con il colpo mortale. Anzi notò un uomo, poi identificato come Jack Ruby, correre dal deposito di libri alla collinetta dove era la staccionata. La signora Hill fu fermata da un paio di uomini qualificatosi come agenti segreti. Fu subito interrogata poco distante, quando asserì di aver udito cinque spari venne subito corretta: erano tre; gli altri colpi dovevano essere un eco. Intanto tre uomini furono bloccati presso la collinetta erbosa, di loro non è rimasto nulla: né foto, né impronte digitali. Dice che i dipendenti del deposito furono radunati al primo piano, ma questa circostanza è stata negata dal direttore Truly. Un altro vicesceriffo, Roger Craig, alle 12:45 vide un uomo fuggire dal deposito di libri e montare su un Nash station wagon. Quell'uomo lo eivedrà nel pomeriggio alla stazione di polizia interrogato dal capitano Fritz. L'identikit sommario del sospetto sparatore, indicato da un testimone, fu diramato alle 12:45. I poliziotti solo alle 13:12 trovarono i tre bossoli sul pavimento vicino alla finestra del sesto piano. Dieci minuti dopo venne trovata anche una carabina nell'angolo opposto rispetto alla finestra. L'arma era un Mannlicher-Carcano, modello 91/38, matricola C2766, costruito nella Regia fabbrica d'Armi di Terni verso il 1940. La carabina calibro 6,5 mm a caricamento manuale aveva il mirino telescopico, poco lontano c'era un lungo pacchetto di cartone fatto a mano che poteva essere la custodia. Intanto alle 13:00 Oswald tornò alla sua camera, affittata dal 14 Ottobre. Alle 13:03 la proprietaria della pensione, Earlene Roberts, lo vide uscire di fretta. L'agente di polizia J.D. Tippit (39enne) fu ucciso alle 13:15 circa a circa un chilometro e mezzo di distanza. Alcuni testimoni oculari videro due uomini sparare a Tippit, poi nel confronto alla centrale riconobbero Oswald. Il "fuggitivo" correndo in Jefferson Avenue, a pochi isolati da dove era stato ucciso il poliziotto, sentì le sirene delle pattuglie in avvicinamento. L'uomo s'infilò in un negozio di scarpe come per nascondersi; il gestore del negozio, Johnny Calvin Brewer, s'insospettì e iniziò a seguirlo a debita distanza. Alle 13:45 Oswald approfittando della cassiera distratta entrò nel cinema Texas Theatre senza pagare il biglietto da 75 cent pur avendo 14 dollari in tasca. Brewer domandò alla cassiera se quell'uomo avesse pagato, lei se ne accorse e chiamò la polizia. Alle 13:51 alcune pattuglie con almeno 15 agenti arrivarono a sirene spiegate; le luci in sala furono accese e la proiezione interrotta. L'agente Maurice Mc Donald su segnalazione di Brewer individuò il sospetto e gli chiese di alzarsi in piedi. Questi lentamente s'alzò, sollevò le mani e all'improvviso tirò un pugno a Mc Donald. Pur preso alle spalle da due poliziotti, riuscì a puntare la pistola verso l'agente che gli era davanti; questi ebbe la presenza di spirito di bloccare il "cane" sennò si sarebbe preso un colpo a bruciapelo. Oswald venne subito ammanettato, portato fuori dove intanto si era radunata una piccola folla minacciosa. Il sospettato venne interrogato dalle 14:30 alle 11:00 del giorno dopo nella stanza 317 del comando centrale della polizia. Le quasi dieci ore di interrogatorio non videro né la presenza di un avvocato, né la stesura di un verbale. Dai controlli risultò che un certo A.J Hidell aveva ordinato una pistola, la stessa che aveva Oswald al momento dell'arresto; il sospettato negò ogni addebito. Da altri controlli incrociati risultò che pure il Mannlicher-Carcano era stata ordinato da A.J Hidell il 13 Marzo 1963. Oswald confermò che quella casella postale era sua: ma non sapeva nulla né del fucile, né di A.J Hidell. Nella perquisizione della sua camera venne trovata la famosa foto lui con il fucile. Il sospettato — che aveva una certa esperienza nel campo della fotografia — asserì che era un fotomontaggio. Alle 19:10 Oswald venne incriminato per l'omicidio dell'agente Tippit, alle 23:26 il capitano della polizia John Fritz gli aggravò l'atto di accusa aggiungendogli anche l'omicidio del Presidente. Intanto, dalle 13:25 alle 23:45, il famigerato Mannlicher-Carcano fu esaminato da un esperto dell'FBI, Sebastian Latona. A suo dire non c'erano impronte in alcuna parte del fucile. Dalle 20 alle 23 sempre di quel tragico venerdì al National Naval Medical Center a Bethesda si svolse l'autopsia. Nella sala c'erano sì medici, ma anche autorità militari come ammiragli e generali. La causa della morte fu attribuita ad un'estesa ferita da arma da fuoco alla testa. Non fu stabilito se la ferita alla gola fosse stata provocata da un proiettile in entrata o uscita, dopotutto la tracheotomia aveva allargato il foro. Un dottore individuò una ferita alla schiena poco profonda tanto da poter sentire con il mignolo qualcosa di duro, come un proiettile. Voleva accettarsene, ma un militare gli disse di passare oltre. A proposito di proiettili, il vice sceriffo della polizia di Dallas, Eddy Walthers, ne aveva raccolto uno nella Dealey Plaza e poi aveva parlato con James Teague. Questo proiettile fu consegnato ai laboratori dell'FBI e non se ne seppe più nulla. Intanto il procuratore distrettuale di Dallas, Henry Wade, accusò Oswald dell'omicidio premeditato di JFK. Tecnicamente non esisteva nessuna legge federale riguardo l'omicidio di un Presidente degli Stati Uniti. Quindi l'assassinio di JFK era un omicidio come tutti gli altri e ricadeva sotto la giurisdizione della contea di Dallas. Alle 11:21 di domenica 24, Oswald fu scortato dalla polizia verso la prigione della contea. Davanti ad almeno 70 poliziotti e in diretta TV nazionale, un uomo gli sparò un unico colpo di pistola; l'attentatore era Jack Ruby (nato Jacob Rubenstein il 23.03.1911), proprietario di un locale notturno in città. Il sospetto assassino di Kennedy venne subito trasportato al Parkland Memorial Hospital; Ruby fu arrestato seduta stante e posto nella stessa cella fino allora occupata dalla sua vittima. Nel frattempo LHO fu operato nel tentativo di fermare la gravissima emorragia all'addome, alle 13:07 il suo cuore si fermò per sempre. Il procuratore distrettuale Wade non poté far altro che accusare Ruby dell'omicidio di Oswald. La sera del 24 un team di agenti dell’FBI si presentarono all’obitorio dove si trovava il cadavere di Oswald. Secondo il direttore, Paul Groody, gli agenti presero impronte digitali dalle mani del cadavere. Lunedì 25 John Fitzgerald Kennedy fu sepolto nel National Cemetery di Arlington. Il 29 Novembre J. C. Day, tenente capo del dipartimento investigativo della polizia di Dallas, annunciò di aver trovato impronte di Oswald sul Mannlicher-Carcano [vedi anche questa pagina di approfondimento]. Il 4 Dicembre nella stessa tomba di JFK trovarono posto il terzo figlio Patrick Bouvier (11:52 07.08.1963-04:04 09.08.1963) e la prima figlia Arabella (23.08.1956-23.08.1956). Sulla tomba arde da allora una fiamma perpetua. Il 26 Novembre LBJ firmò il memorandum per la Sicurezza Nazionale n. 273, che in pratica rovesciò quanto previsto dal memorandum 263 di Kennedy. La presenza militare americana nel Vietnam fu rafforzata e questo portò all'incidente del Golfo del Tonchino (in pratica l'inizio della guerra). Dopo una settimana dall'assassinio, LBJ costituì la commissione d'inchiesta diretta dal presidente della Corte Suprema degli Stati Uniti, Earl Warren. Una donna in una testimonianza all'FBI riconobbe Ruby come l'uomo che era alla guida di un camion da cui scese una persona armata di fucile nei pressi della collinetta erbosa la mattina di quel 22.11.1963. La sua deposizione fu poi cambiata in modo che non comparisse Jack Ruby. Il 27 Gennaio 1964 fu visionato per la prima volta il filmato ripreso da Zapruder. Il 14 Marzo Ruby venne condannato a morte per l'omicidio di Oswald e rinchiuso nel carcere cittadino di Dallas con vista sulla Dealey Plaza. Il 7 Giugno Earl Warren interrogò Jack Ruby, questi chiese di essere trasferito a Washington D.C. <<per dire la verità>>; naturalmente la richiesta non poté essere accettata. La Commissione Warren pubblicò il risultato dei suoi lavori il 28 Settembre 1964. Le sue conclusioni furono: 1) i colpi erano tre, uno andato a vuoto, la "pallottola magica" e il colpo mortale; 2) i proiettili furono sparati in 4,8 secondi con il fucile Mannlicher-Carcano dalla finestra del sesto piano del deposito di libri; 3) l'unico assassino era Oswald; 4) non c'era movente, né alcun complotto; 5) per ordine di LBJ tutti i documenti della commissione dovevano essere secretati per 75 anni (fino al 2039 quindi). La teoria della pallottola magica venne attribuita ad uno staffer della Commissione, Arlen J. Specter. Il reperto CE399 (Warren Commission Exhibit 399) dice sia stato ritrovato intatto sulla lettiga del governatore Connally al Parkland Memorial Hospital. Il 4 Settembre 1965 Rose Cheramie, che all'epoca dell'assassinio lavorava in un night club di Ruby, fu trovata morta a Big Sandy in Texas. Secondo il rapporto della polizia locale, la donna ebbe uno strano incidente stradale: fu investita mentre era stesa sull'asfalto! Un altro testimone importante, Lee E. Bowers — il ferroviere che quel 22.11.1963 aveva visto uomini (anche in uniforme) posti dietro la staccionata — perì in un incidente stradale il 9 Agosto 1966 a 41 anni. Jack Ruby morì per un'embolia polmonare il 3 Gennaio 1967 al Parkland Memorial Hospital. Il 9 Dicembre 1966 era stato ricoverato per una sospetta polmonite; i medici dopo un giorno emisero la diagnosi: adenocarcinoma al polmone ormai metastizzato al fegato e al cervello, massimo un mese di vita. Nella sua dichiarazione del 19 Dicembre Ruby scrisse che "non c'era niente da nascondere". Il detenuto stava aspettando un nuovo processo dopo che una Corte d'appello il 5 Ottobre 1966 aveva annullato la sua condanna a morte. Il 17 Febbraio 1967 l'inchiesta del procuratore di New Orleans, Jim Garrison, sull'assassinio di Kennedy divenne di pubblico dominio per una fuga di notizie. Due importanti testimoni, David Ferrie e Eladio Della Valle, morirono nella notte del 22 Febbraio. Ferrie fu trovato cadavere la mattina seguente nel suo appartamento. Accanto al corpo c'erano un paio di lettere non firmate; il coroner attribuì la morte ad un'emorragia cerebrale. Il secondo testimone, un amico di Ferrie che aveva contatti con gli esuli cubani, fu ammazzato in Florida con un colpo di pistola al cuore. Il 1° Marzo 1967 Clay L. Shaw fu arrestato su ordine di Garrison per cospirazione nell'assassinio di Kennedy e per omicidio di primo grado per David Ferrie. L'agente Aloysius J. Habighorst prese l'impronte digitali di Shaw e a precisa domanda se questi usasse pseudonimi ebbe la risposta di <<Clay Bertrand>>. La scheda con impronte, generalità pseudonimi fu poi controfirmata. Il vice sceriffo Eddy Walthers fu ucciso in un motel durante una sparatoria con un evaso l'11 Gennaio 1969. Il processo “Stato della Lousiana contro Clay Shaw” (trascrizioni originali) iniziò il 22 Gennaio 1969 a New Orleans. L'imputato contestò le prove principali: a Habighorst non aveva mai detto di usare quello pseudonimo e per di più la scheda con l'impronte era bianca al momento della sua controfirma. Il giudice Edward A. Haggerty Jr. dichiarò inammissibile la prova perché l'avvocato dell'imputato non era presente. In teoria la legge lo prevedeva, ma era prassi prendere le generalità senza la presenza dell'avvocato. Quindi per la giuria il misterioso Clay Bertrand della Commissione Warren, pesantemente coinvolto nell'assassinio, non era Clay Shaw. Il filmato di Zapruder fu visto per la prima volta il 13 Febbraio, Jim Garrison lo fece vedere alla giuria per 10 volte. Però non fu possibile analizzare il cervello di Kennedy. Il reperto biologico, importante per stabilire la traiettoria del proiettili, era inesplicabilmente scomparso. Sicuramente era stato reso a Bob Kennedy insieme agli altri reperti biologici, poi dal 1968 non se ne era saputo più nulla; forse è in una tomba di famiglia. Il 1° Marzo 1969, la giuria assolse Shaw dall'accuse a lui mosse. Garrison per varie vicende che lo investirono negli anni seguenti (anche un arresto nel 1973) non poté fare ricorso. Il 17 Dicembre 1969 il giudice Haggerty fu arrestato in un motel insieme a tredici persone (fra cui un ex aiutante dello staff di Garrison). L'accuse a lui mosse il 9 Gennaio 1970 furono di sfruttamento della prostituzione e produzione di filmati osceni. L'imputato 57enne si dichiarò non colpevole. Abraham Zapruder morì a Dallas il 30 Agosto all'età di 85 anni. La Corte Suprema del Louisiana il 23 Novembre 1970 dichiarò Haggerty "inadatto" e ordinò che fosse subito rimosso dal suo incarico. Lyndon Baines Johnson fu trovato morto nel suo ranch di Johnson City il 22 Gennaio 1973; il terzo attacco cardiaco in quattro anni fu fatale all'ex presidente appena 65enne. Earl Warren si spense il 9 Luglio 1974 all'età di 83 anni. Clay L. Shaw fu trovato morto in casa il 15 Agosto 1974 all'età di 61 anni. La causa ufficiale della morte fu attribuita ad un un cancro ai polmoni; ma la richiesta di autopsia fu negata. La HSCA (House Select Committee on Assassinations), una commissione d'inchiesta sull'assassinio di Kennedy, fu istituita il 17 Settembre 1976. Kenneth O'Donnell morì a 53 anni il 9 Settembre 1977 come conseguenza dell'etilismo. L'HSCA il 17 Luglio 1979 concluse la sua inchiesta: l'omicidio di Kennedy probabilmente fu un complotto. Qualche mese prima Richard McGarrah Helms, direttore della CIA dal 1966 al 1973, aveva dichiarato sotto giuramento che <<Clay L. Shaw aveva lavorato part-time per l'Agenzia dal 1948 al 1956>>. Jesse Curry nel Giugno 1980 venne colpito da un attacco cardiaco e morì all'età di 66 anni. Nel 1984 Roy Kellerman - che aveva preparato il percorso presidenziale insieme a Jesse Curry e Kenneth O'Donnell - morì in Florida all'età di 68 anni. Sempre nel 1984, il 19 Aprile, si spense John Will Fritz all'età di 89 anni; si era ritirato dalla polizia il 27.02.1970. William Robert Greer morì il 23 Febbraio 1985 all'età di 75 anni. Il film “JFK” di Oliver Stone uscì negli Usa il 20 Dicembre 1991. Jim Garrison morì il 21 Ottobre 1992 all'età di 70 anni. Edward A. Haggerty Jr. era sicuramente vivente al 1992, quando fu intervistato per il documentario “Beyond JFK:The question of conspiracy”. John Bowden Connally morì il 14 Giugno 1993 all'età di 76 anni per una fibrosi polmonare nell'ospedale metodista di Houston. Richard Milhous Nixon, dimessosi da 37° Presidente il 9 Agosto 1974 per lo scandalo "Watergate", è morto il 22 Aprile 1994 all'età di 81 anni dopo due giorni di coma profondo in seguito ad un ictus. Jacqueline Lee Bouvier Kennedy (risposatasi Onassis) si spense il 19 Maggio 1994 a 65 anni per un linfoma non Hodgkin. Jacqueline fu sepolta il 24 Maggio nel Arlington National Cemetery accanto al marito. Jean Hill, che alla commissione Warren e negli anni seguenti rilasciò dichiarazioni contrastanti, morì il 7 Novembre 2000 all'età di 69 anni per le complicazioni di una non precisata malattia del sangue. Henry Menasco Wade si ritirò dalla sua carica di procuratore distrettuale di Dallas nel 1987 dopo ben 36 anni di servizio. HMW è morto il 1° Marzo 2001 all'età di 76 anni per il morbo di Parkinson. Leroy Fletcher Prouty, che nel film di Stone è mister X, morì il 5 Giugno 2001 durante un'operazione chirurgica all'età di 84 anni. Maurice ‘Nick’ McDonald è morto 76enne il 28 Gennaio 2005 nel piccolo ospedale di Hot Spring in Arkansas. Idanell ‘Nellie’ Connally, vedova dell'ex governatore del Texas, si è spenta il 1° Settembre 2006 in una casa di riposo ad Austin. La donna che negò sempre la teoria dell'unico sparatore e riteneva il Rapporto Warren come <<una truffa organizzata da Johnson per calmare la nazione>> aveva 87 anni. Dei testimoni viventi più diretti rimane Clint Hill, che si è ritirato dal servizio nel 1975. Per vedere le schede (in inglese) di tutte le persone coinvolte, i testimoni, i possibili cospiratori, l'organizzazioni, i documenti, le teorie sull'uccisione di Kennedy vai a questi URL: 1 e 2. Per ulteriori notizie (in italiano) sul caso Kennedy vai a questo LINK. Per vedere le liste delle persone morte, legate in maniera diretta o indiretta al "caso Kennedy", visita: LINK1 e LINK2. Per chi non crede alla tesi del complotto ecco un sito. Per la cronaca, grazie ad una legge del 1992 (JFK Act) tutti i documenti saranno resi di pubblico dominio entro l'Ottobre 2017. L'ultimo componente della commissione Warren ancora in vita, Gerald Ford — fra l'altro 38° Presidente dal 09.08.1974 al 20.01.1977 — si è spento il 26 Dicembre 2006 a 93 anni nella sua residenza di Rancho Mirage in California. Il 29 Giugno 2007 l'agenzia giornalistica italiana ANSA ha reso noto i risultati dei test effettuati dal Comando Logistico dell'Esercito italiano su un altro fucile Mannlicher-Carcano 91/28. Un tiratore ha impiegato ben 19" per mettere a segno tre colpi; inoltre una pallottola uguale a quella "magica", dopo essere stata esplosa su due blocchi di carne, è risultata evidentemente deformata. Quindi sembra improbabile che il reperto 'CE399' possa aver provocato tutte quelle ferite a Kennedy e Connally. Quasi sicuramente quel Mannlicher-Carcano 91/28 imbracciato da Oswald non fu l'unica arma ad uccidere Kennedy. Il video arricchito da immagini del circuito Aptn è disponibile a questo URL.
« Passate voi per prima. Avete dei bambini che vi aspettano, a casa. »
alla signora Brown prima di salire sull'ultima scialuppa
EDITH CORSE EVANS
A. New York, 21.09.1875
W. oceano Atlantico [41°44' nord, 49°57' ovest], 15.04.1912 02:20?
annegamento?/assideramento? link
Edith Evans si imbarcò sul Titanic nel tardo pomeriggio del 10 Aprile 1912 dal porto di Cherbourg (Normandia), seconda sosta nel viaggio inaugurale da Southampton a New York. Il transatlantico salpò da Cherbourg alle 20:10 per dirigersi verso l'ultima sosta, Queenstown in Irlanda, raggiunta alle 11:40 dell'11 Aprile. Edith alloggiò con due zie nella cabina A29. Alle 23:40 del 14 Aprile un iceberg sfregiò il piroscafo poco sotto la linea di galleggiamento provocando una falla lunga quasi cento metri che ne avrebbe provocato il sicuro affondamento in qualche ora. Alle 2 circa del 15 Aprile c'era solo una scialuppa (il canotto pieghevole D da 47 posti) che poteva essere ancora calata in mare con i paranchi. Gli altri due canotti, l'A e B, erano posti sopra gli alloggi degli ufficiali però l'inclinazione era così elevata che potevano essere solo buttati direttamente in mare. Per l'ultima volta il secondo ufficiale Charles Lightoller formò un "anello" di protezione intorno ad una scialuppa; circa 1500 persone si accalcavano intorno. Intanto Archibald Gracie era riuscito a portare la signorina Evans e la signora Brown sul ponte vicino alla lancia pieghevole D. Alle due donne fu concesso di passare, naturalmente Archibald Gracie insieme agli altri uomini rimase fuori. Edith decise far passare avanti la signora Brown e l'aiutò a scavalcare il parapetto. Qualcuno forse di sotto gridò di abbassare. Lightoller senza indugiare ordinò di calare la scialuppa: Carolina Brown fu così la ventunesima ed ultima occupante del canotto D, che alle 02:05 toccò la superficie piatta dell'oceano. I passeggeri della terza classe e i macchinisti poterono salire sul ponte solo in quel momento. Proprio i macchinisti avevano garantito l'energia elettrica. Alle 02:10 il mare irruppe sul ponte [immagine di ricostruzione]. Alle 02:15 gli uomini dell'equipaggio rimasti misero il canotto A a mare diritto, ma quello B cadde capovolto. Alle 02:16 iniziò l'ultima fase dell'affondamento: la prora s'alzava in verticale [immagine di ricostruzione]. Alle 02:18 il terzo fumaiolo si staccò per l'estrema inclinazione. L'immensa massa di metallo cadde in mare e scagliò il canotto B a 30 metri di distanza. Subito dopo il Titanic si spezzò: la prua colò a picco e il rimanente pezzo di poppa continuò a galleggiare. Alle 02:19 centinaia di persone erano disperatamente al moncone [immagine di ricostruzione]; questi rimase in posizione verticale per un minuto poi affondò lasciandosi dietro una coltre di vapore: erano le 02:20. Il battello A — rispetto al B — era più vicino a dove centinaia di persone si dibattevano nell'acqua gelida (si stima che la temperatura fosse di 2 °C). Solo in pochi lo raggiunsero e salirono a bordo: alla fine erano in 24. Invece sulla chiglia del B agli ordini di Lightoller c'erano una trentina di naufraghi fra cui Gracie. Solo la bravura del secondo ufficiale impedì che affondassero tutti; per ore e ore furono costretti a spostare il peso da sinistra a destra e viceversa. Quasi nessuna delle diciotto scialuppe a largo tornò indietro; solo la numero 14 guidata da Lowe — che prima trasbordò tutti sulla scialuppa 10 — arrivò sul luogo dell'affondamento alle 3 passate. Ma ormai erano quasi tutti morti per ipotermia: al massimo un essere umano può resistere dieci minuti in mare poco sopra lo zero. Lowe riuscì a recuperare solo quattro uomini, uno di questi morì un'ora dopo. Alle 4 il transatlantico Carpathia, accorso tre ore e mezzo prima da 58 miglia nautiche (107 km) alla velocità di 14 nodi (miglia nautiche/orarie) - circa 26 km/h - avvistò le scialuppe. Quando erano ormai allo stremo, le quindici persone sulla chiglia del battello B videro ad ottocento metri le scialuppe 4, 10, 12, D. A quella distanza era impossibile farsi sentire. Così Lightoller tirò fuori il suo fischietto da ufficiale e si fece avvistare. Solo alle 07:30 Lightoller e gli altri lasciarono il canotto B e si trasferirono sulle scialuppe 4 e 12. Charles Lightoller, Archibald Gracie e pochi altri naufraghi misero piede sul ponte del Carpathia alle 08:30. Il capitano, Arthur Rostron, per scrupolo volle andare sul luogo dell'affondamento. Alle 08:50 non c'era alcun supersite: solo sedie, cuscini, salvagente, le scialuppe abbandonate, qualche salma... Il Carpathia si diresse a New York, dove arrivò con i 705 superstiti la sera del 18 Aprile. Fino all'8 Giugno furono recuperati 335 corpi: 304 dal Mackay-Bennett, 15 dal Minia, 4 dal Mont Magny, 1 dall'Algerine, 4 dal Carpathia, 3 dall'Oceanic e 1 dall'Ifors. Quarantadue di questi, non identificati o reclamati, vennero sepolti nei cimiteri di Halifax nella Nuova Scozia. Per centoquindici salme identificate ci fu la sepoltura in terra canadese, mentre cinquantanove furono sepolte "a casa loro". Infine centodiciannove corpi - identificati e non - furono sepolti in mare. Non si può sapere se il corpo della signorina Edith Evans era/è fra gli inumati ad Halifax oppure fra i 119 sepolti in mare o i circa 1177 mai recuperati. Le zie di Edith si salvarono perché trovarono posto sulle scialuppe. Archibald Gracie morì nella sua casa di New York il 4 Dicembre 1912 all'età di quasi 54 anni per una pleurite. Il Californian fu silurato da un sommergibile tedesco l'11 Novembre 1915. La nave era sulla rotta Salonicco -> Marsiglia. L'attacco avvenne a largo di Capo Matapan sulla costa greca. Nell'affondamento perì un uomo dell'equipaggio, il piroscafo era stato varato il 23 Gennaio 1902. Il Carpathia fu silurata da un sommergibile tedesco la mattina del 17 Luglio 1918 mentre era sulla rotta Liverpool -> Boston. Il terzo e fatale siluro la colpì allo scafo uccidendo cinque uomini dell'equipaggio. La nave affondò alle 00:40 del giorno dopo ai 49,28° nord e 19,46° ovest. I 223 uomini dell'equipaggio e i 57 passeggeri furono trasbordati su una nave da guerra e riportati a Liverpool. Il Carpathia era stato varato il 5 Maggio 1903. Carolina Brown spirò il 28 Giugno 1928 all'età di quasi 76 anni. Arthur Henry Rostron se ne andò il 4 Novembre 1940 a 71 anni. Charles Lightoller morì a Twickenham, contea di Middlesex (Inghilterra), l'8 Dicembre 1952 all'età di 78 anni.
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