UN'ULTIMA FRASE 2007

 

 

GENNAIO

 « Non sarei mai dovuto passare dagli Scotch ai Martini »

Humphrey DeForest Bogart (Bogey, Bogie) - attore

A. New York |Sloans Maternity Hospital|, 25.12.1899 13:30

W. Los Angeles— Holmby Hills |232 South Mapleton Drive|, 14.01.1957 02:10

 cancro all'esofago  RIP linkk

Nel Gennaio 1956, dopo la lavorazione del film The harder they fall (“Il colosso d'argilla” in Italia), Bogart accettò di farsi visitare in ospedale. Da sei mesi presentava vari malesseri: forte perdita di peso (circa 14 kg), difficoltà ad inghiottire e tosse (frequente, parossistica anche per mezz'ora). Gli esami emisero un verdetto tremendo: cancro all'esofago, quasi sicura conseguenza del alcool e del pacchetto e mezzo di sigarette al giorno. Solo nel suo film più famoso, “Casablanca” (1942), il personaggio da lui interpretato fuma 10 sigarette nei primi 45'! Bogart fu subito sottoposto ad un'operazione di 9 ore e mezza dove gli furono asportati l'esofago e due linfonodi. Grazie alla chemioterapia riguadagnò un po' di peso, ma poi ebbe una recidiva (leggi metastasi) ai polmoni e allo stomaco. Una successiva radioterapia non portò ad alcun miglioramento. Gli ultimi mesi li passò con gli amici sulla sua barca Santana e nella casa di 232 South Mapleton Drive.

 

FEBBRAIO

« Mozart! Mozart! »

Gustav Mahler - maestro di orchestra e compositore

A. Kaliště |casa natale| [Boemia | allora Impero austro-ungarico; oggi Repubblica Ceca), 07.07.1860 12?

W. Vienna |sanatorium “Anton Löw”|, 18.05.1911 23:05

 infezione da streptococco al cuore (endocardite)  RIP link

Il compositore aveva il cuore malandato forse a causa di una febbre reumatica. Anche la morte della primogenita nel 1907 potrebbe aver giocato un ruolo determinante. Nell'inverno 1910 Mahler tornò per la terza volta in America dove avrebbe diretto sessanta concerti con la Filarmonica di New York. Il 21 Febbraio 1911 durante il 14° concerto ebbe un collasso. Da quel giorno presentò febbre intermittente e fu curato come se avesse una tonsillite. Alla fine arrivò la diagnosi senza appello: endocardite maligna. Praticamente dei batteri gli avevano invaso le valvole cardiache infettandole e di lì potevano, passando dal flusso sanguineo, colpire altri organi. A Parigi Mahler consultò anche un eminente batteriologo, André Chantemesse; pure lui non gli lasciò speranze. Le complicazioni terminali della malattia furono: un edema polmonare, una polmonite, un'insufficienza renale ed uno stato generale di grande debolezza. Ormai prossimo alla fine, il compositore volle morire nella sua amata Vienna e si fece ricoverare nell'ospedale diretto dal dottor Anton Löw.

 

MARZO

  “Alla mia vedova”

intestazione dell'ultima lettera alla moglie (12.03.1912)

Robert Falcon Scott (the Boss, the Owner) - ufficiale della marina ed esploratore

A. Devonport - Plymouth [Inghilterra], 06.06.1868 08:39

W. Antartide |tenda ai 79°40' sud|, 29/30?.03.1912

 inedia, assideramento  RIP link

Il 2 Novembre 1902 Scott ed altre due persone lasciarono Hut Point sull'isola di Ross per raggiungere il polo Sud. Diciannove cani dovevano trainavano quattro slitte con razioni alimentari molto ridotte. Dopo molte traversie, errori tecnici, tempo inclemente, problemi di cecità e scorbuto i tre si dovettero arrendere il 31 Dicembre a 480 miglia dal polo (latitudine 82°15' sud). Così tornarono indietro, il 3 Febbraio 1903 erano di nuovo a Hut Point. Scott si sposò con Kathleen Bruce il 2 Settembre 1908, un anno dopo nacque Peter. Il 9 Gennaio 1909 Ernest Henry Shackleton insieme a tre compagni arrivò a meno di 180 km dal polo Sud latitudine 88°23'). I quattro avevano percorso 2700 km in 128 giorni; beninteso che se Shackleton non avesse deciso il dietrofront sarebbe certamente morti. Il 6 Aprile 1909 Robert Edwin Peary arrivò a circa 40 km dal polo Nord geografico. Sempre nello stesso anno Edgeworth David, Douglas Mawson e Alistar McKay raggiunsero con le slitte il polo Sud magnetico (2600 km da quello geografico). L'esploratore norvegese Roald Amundsen stava preparando una spedizione verso il polo Nord, appena seppe che era stato conquistato decise di puntare sul polo opposto. Il 1° Giugno 1910 la baleniera Terra Nova comprata dallo stesso Scott salpò da Londra. Il 28 Ottobre ci fu l'approdo a Lyttleton (Nuova Zelanda) dove l'esploratore comprò 34 cani e 19 pony siberiani. Il 4 Gennaio 1911 la Terra Nova approdò a Cape Evans. Dopo quattro mesi di navigazione, sempre nel Gennaio 1911, la Fram di Amundsen ormeggiò presso la Baia delle balene ed allestì una base, denominata Framheim ("casa della Fram" in norvegese). Questa si trovava 110 km più vicino al polo rispetto alla base di Scott, (Terra Nova Hut). Infatti la prima — 78°38' sud 163°37' ovest — distava 1265 km, mentre la seconda — 77°38' 166°24' — circa 1377 km. Il 23 Aprile il Sole svanì all'orizzonte per il lungo e gelido inverno antartico. Amundsen tenne i cani sempre in allenamento facendogli percorrere decine di km al giorno anche con le bufere. Invece Scott li fece svernare a bordo della Terra Nova. I due esploratori pianificarono l'assalto al polo in maniera diversa: pochi uomini, molti cani, slitte leggere alla maniera degli Iunit per Amundsen; trattori, pony, slitte con pochi cani e molto materiale per Scott. Praticamente l'inglese organizzò una spedizione scientifica, invece il "collega" norvegese voleva solo arrivare al polo Sud per primo. Il 23 Agosto il Sole riapparve; per i successivi mesi non sarebbe mai tramontato arrivando al massimo a sfiorare l'orizzonte. Da allora sarebbe seguita la primavera e la breve estate. Amundsen partì da Framheim il 20 Ottobre con sette uomini su quattro slitte trainate ciascuna da tredici cani. La sfida era stata lanciata otto giorni prima quando fu recapitato a Scott — in sosta sul Terra Nova a Melbourne — un suo laconico telegramma: Am going South. Amundsen.. L'assalto al Polo di Scott iniziò la mattina del 24 Ottobre quando una squadra di due slitte meccaniche con quattro uomini (di cui due meccanici) partì da Cape Evans; ciascuno trainava tre slitte e avrebbero dovuto proseguire alla velocità di circa un miglio/ora fino agli 80°30'. Il 29 la prima motoslitta si ruppe per la brutta superficie, così tutti proseguirono con l'altra che si romperà dopo quattro giorni. Il 30 partirono sempre Cape Evans da due slitte: la prima spinta da cani guidati da Cecil Mears e il fotografo Herbert Point, la seconda trainata da i loro pony da Edward Atkinson e il marinaio Kehoane. La mattina del 1° Novembre fu la volta di  Scott e nove compagni, ciascuno con una slitta ed un pony; poi dopo qualche ora partì Demetri Gerof con la seconda slitta dei cani. La squadra dei pony fu divisa in tre gruppi a seconda della resistenza, docilità, affidabilità degli animali; così per diverse miglia si snodava la carovana: i pony più pigri facevano da apripista mentre i più frenetici, indomabili chiudevano le fila. Intanto Amundsen e i suoi uomini si trovavano già oltre l'80° parallelo con un vantaggio di circa 222 km! Il 2 venne trovata la prima motoslitta che aveva fatto quindi poca strada. Lo stesso giorno il gruppo di Scott arrivò a Hut Point, una baracca di legno eretta dalla spedizione di Shackleton che era collegata via telegrafo a Cape Evans. Il tragitto verso il Polo era davvero arduo: attraversare tutta la piattaforma di Ross (circa 720 km), scalare per 260 km il ghiacciaio Beardmore e proseguire per altri 460 km a 3000 metri di quota nell'altopiano polare fino ai 90°00'; in totale erano più di 1400 km. Il programma — almeno fino al ghiacciaio — prevedeva due tappe, interrotte dal pranzo, per un totale di 13 miglia geografiche (24 km) giornaliere. Per dormire di giorno e far riposare i pony nell'ore meno fredde, almeno fino al ghiacciaio, marciavano di notte; ogni mezzo miglio erigevano segnavia, piramidi di neve e talvolta bandiere nere. Le squadre dei pony e le slitte con i cani sarebbero partite sfalsate in maniera che tutta la spedizione si ritrovasse a pranzo oppure al campo serale. La notte del 7, poco distante Corner Camp, venne trovata la seconda motoslitta: aveva coperto circa una novantina di km. I quattro uomini come ordinato da Scott avevano proseguito spingendo quattro slitte (sei sacchi di foraggio, viveri e materiale vario) da 84 kg ciascuna procedendo. Sarebbero arrivati agli  80°30', allestire un campo-deposito e attendere. Intanto Amundsen intanto procedeva veloce: 82° parallelo (3 Novembre), 85° parallelo ai piedi delle montagne Transantartiche (15 Novembre). Il 15 Scott arrivò all'One Ton Depot [79°29' · 240 km da Hut Point] che era stato allestito l'anno precedente con una tonnellata di cibo e materiale vario. Il deposito doveva essere posizionato sull'80° parallelo, 48 km più a sud; per motivi mai chiariti non venne rispettata la posizione che poi farà la differenza fra vivere e morire... Il 17 Novembre la spedizione norvegese iniziò l'attraversamento del ghiacciaio Axel Heiberg. Il 21 ci fu il ricongiungimento fra le squadre dei pony e quelle dei meccanici, che dopo aver trainato le slitte avevano atteso sei giorni godendo di un giusto riposo. Al ‘Motor Party’ alle pendici del monte Hooper c'erano nell'ordine: 16 uomini in cinque tende, 23 cani, 16 slitte, dieci pony; lì (80°35') fu allestito un deposito. Il 24 Scott decise di abbattere il ronzino più magro e stremato: Jehu fu portato in disparte e ucciso con un colpo di pistola; le sue carni nutrirono anche i cani che dovevano essere tenuti separati a mezzo miglio per evitare che aggredissero i cavalli. Il 25 Novembre i norvegesi iniziarono la traversata dell'altopiano antartico. Dopo aver passato un'area piena di crepacci soprannominata "sala da ballo del diavolo", raggiunsero l'87° parallelo. Sempre il 25 gli uomini di Scott allestirono il Middle Barrier Depot a 111 km di distanza dal precedente. Il 28 Novembre (campo 24) fu l'ora del pony Chinaman ‘Folgore’, che durerà quattro pasti per i cani; restavano quattro sacchi da 13 kg ciascuno per otto animali, sufficienti per sette marce. Il 1° Dicembre (campo 27) Scott decise che era l'ora di Cristopher: per uccidere l'indomabile pony — che non aveva mai sopportato la slitta — furono necessarie più pallottole! Per alleggerire il carico ai sette ronzini e alle mute di cani fu allestito il South Barrier Depot. Dal 5 all'8 il gruppo di Scott dovette rimanere nelle tende a 27 km dal ghiacciaio Beardmore: una tempesta di vento caldo investì la zona, per quattro giorni ci fu una continua e fittissima nevicata di fiocchi fradici che bagnarono ogni cosa; quel campo fu non a caso soprannominato ‘Desolation Camp’. Il 7 Dicembre Amundsen era alla latitudine di 88°23', la posizione raggiunta da Shackleton nel 1909. Lo stesso giorno Scott, bloccato nella bufera, decise di cambiare strategia poiché stavano iniziando a intaccare le provviste del ritorno. La razione divenne la seguente [grammi]: 450 di gallette, 340 di pemmican, 57 di burro, 16 di cacao, 85 grammi di zucchero, 24 in tè oltre a cipolla in polvere e sale per un totale di 976. Inoltre gli esploratori iniziarono a fare le prove di traino con una quota iniziale di 80 kg a persona e provarono per la prima volta gli sci. La sera del 9 dopo una difficile faticosa avanzata di 11 miglia nella neve fu allestito il campo 31 [83°30' sud], denominato ‘Shambles Camp’ (campo del mattatoio). Infatti i cinque pony rimasti, ormai sfiniti e già macilenti, furono abbattuti e macellati. Sul posto venne allestito il Lower Glacier Depot e quattro slitte furono abbandonate; così l'ingresso al ghiacciaio (chiamato ‘Gateway’ da Shackleton) dovette essere superato senza l'aiuto dei pony. Lo stesso giorno, il 9, Amundsen era a circa 97 km dal polo! L'11 Cecil H. Meares e Demetri Gerof, guidatori delle squadre dei cani, tornarono a Cape Evans con gli animali rimasti e la posta. Con la partenza dei due uomini, che raggiunsero Hut Point il 04.01.1912, ognuno dei dieci esploratori rimasti dovevano trascinare 91 kg di provviste; inoltre ogni slitta pesava di suo circa 20 kg. Alle 15 locali del 14 Dicembre Amundsen ed i suoi quattro compagni con i sedici cani rimasti raggiunsero la mèta: i 90°00' sud. Il 17 Scott e compagni allestirono il Middle Glacier Depot, 50 miglia geografiche (80 km) dal precedente; i quei giorni il sole era implacabile e anche se il termometro non arrivava a -10 °C il gruppo di esploratori sudava e soffriva una sete atroce nel trascinare la slitta per i pendii. L'ascesa nel ghiacciaio era durissima e pericolosa: suolo accidentato, crepacci nascosti, neve farinosa, grande caldo perchè i raggi del sole facevano rifrazione sulle parti rocciose; il biancore accecante concedeva una tregua solo intorno a mezzanotte. Il 20 (campo 42) Scott nominò quattro uomini — fra cui Edward Atkinson e Apsley Cherry-Garrard — per il primo gruppo di ritorno. Il programma dagli 85°15' sarebbe stato il seguente: otto persone in due gruppi su due slitte con viveri e carburante per 12 settimane con l'obiettivo di andare al polo (distante circa 528 km) e ritornare al campo 42. La mattina del 22 ci fu il "congedo" ; intanto era stato approntato l'Upper Glacier Depot dove furono lasciate due mezze unità settimanali di cibo e materiale da montagna (ramponi, piccozze, corde). A pieno carico ognuna delle due slitte pesava 344 kg da dividere in quattro persone; la sveglia era alle 05:45, la marcia durava circa nove ore con una pausa di 90' a pranzo, la media giornaliera doveva essere di almeno 13 miglia geografiche (24 km). Il 27 fu raggiunto l'86° parallelo, mentre l'87° venne sfiorato il 31 Dicembre 1911 quando il polo era distante circa 330 km. Lo stesso giorno nel campo 53 fu allestito il Three Degree Depot contenente una settimana di provviste, sci e altre cose per un totale di 90 kg. Inoltre Scott decise che sci dovevano essere abbandonati e le slitte smontate e sistemate per "guadagnare" una cinquantina di kg. Durante questi lavori d'adeguamento Evans si ferì alla nocca di una mano. Il 4 Gennaio 1912, alla latitudine di 87°32' (272 km alla mèta), Scott rimandò indietro tre uomini e così avrebbe tentato l'assalto al Polo con il marinaio 35enne Edgad Evans, il medico 39enne Edward A. Wilson, l'ufficiale 32enne Lawrence Oates, il tenente 28enne Henry R. Bowers. Scott affidò a Edward Evans, uno degli uomini che sarebbero tornati, una precisa disposizione: la slitta con i cani doveva avanzare fra l'82° e 83° parallelo invece che aspettare all'One Ton Depot. Particolare non secondario: oltre i 3 km d'altitudine l'acqua bolle a 91 °C; quindi ci voleva più combustibile del previsto poiché avendo una temperatura più bassa, richiedeva un tempo più lungo per la cottura dei cibi. Il capitano e i suoi quattro compagni avevano una slitta con in media 85 kg a testa da trainare! Il 6 Gennaio superarono il limite raggiunto da Shackleton nel 1909; i sastrugi, rugosità di neve e ghiaccio alte anche mezzo metro formate dal vento |foto|, rendevano arduo procede con gli sci e trascinare la slitta. Il 7 fu deciso di lasciare gli sci per evitare di romperli, ma poi ci ripensarono e tornarono indietro al campo 59 perdendo un'ora e mezzo e sopratutto sfiancandosi ulteriormente. L'8 il gruppo fu bloccato da una bufera in quota, la ferita alla mano di Evans fu bendata anche si era ormai infettata; mancavano ancora 217 km alla meta. Il 10 al campo 62 fu lasciato un deposito, l'Half Degree Depot, con provviste per una settimana e capi di vestiario; il carico si alleggerì di circa 45 kg. Al polo restavano 157 km da percorrere in una neve spesso granulosa che con il Sole diventava accecante; nell'ultimo "strappo" i cinque uomini si portarono 18 giorni di provviste. Il 13 fu raggiunto e superato l'ultimo parallelo: 89°3'18"; il polo era distante 82 km equivalenti a quattro giorni di marcia "a doppia cifra" (11 miglia, circa 20 km). Il 15 al campo pranzo — quindi a metà giornata — fu allestito l'ultimo deposito, Last Depot per l'appunto, con quattro giorni di provviste; la latitudine stimata da Bowers al campo 67 (sera) era 89°33'15"S 160°56'45"E, il polo distava più o meno 27 miglia (43 km). Nel pomeriggio del 16 dopo aver percorso circa 13 miglia Bowers grazie alla sua proverbiale vista da falco avvistò quello che sembrava un segnavia, forse un sestrugio; dopo mezz'ora di marcia appariva come punto nero che non aveva l'aria di essere una formazione naturale di neve... Infine si mostrò per quello che era: una bandiera nera vicino ai resti di un campo! Intorno c'erano tracce di slitte e orme di cani risalenti ad un paio di settimane prima; i cinque decisero che sarebbero comunque arrivati al Polo, ormai già "conquistato" dai norvegesi. Il 17, guarda caso un venerdì, fu una giornataccia: alla partenza verso le 07:30 il vento era battente e la temperatura di -30 °C. Alle 12:30 Evans aveva le mani così gelate che il gruppo si fermò per un campo-pranzo; dopo quasi 12 km di tragitto sfiancante la loro posizione era 89°53'37". Nel pomeriggio proseguirono per altri 10 km senza arrivare alla meta, ormai più che prossima; poi approntarono il campo 69. La mattina del 18 Bowers intravide un segnavia o forse una tenda; il polo doveva essere a poche miglia. Infatti a soli 3,2 km dal campo 69 c'era una tenda con una bandiera norvegese; dentro questa vennero trovati: un registro con cinque nomi (Roald Amundsen, Olav Olavson Bjaaland, Hilmer Hanssen, Sverre H. Hassel, Oscar Wisting) datato 16.11.1911, una nota di Amundsen da inoltrare al re Haakon VII, tre mezze sacche di renna con contenenti muffole (mits in gergo), calze da notte, un sestante e altre cosette. I cinque marciarono per 6,2 miglia a sud-sud-est secondo la bussola, cioè verso nord; quando si fermarono l'osservazioni li davano a 800-1200 metri dal Polo. Così dopo 81 giorni di marcia erano arrivati: quel luogo diventò il Pole Camp; nonostante il vento gelido (-29 °C) eressero una seggiovia e innalzarono l'‘Union Jack’ "offesa" e si fecero delle foto di cui un paio con l'autoscatto. Esplorando il luogo fu visto un vecchio pattino da slitta che aveva identificato il punto esatto del Polo; l'oggetto fu "requisito" come pennone per la vela (il panno del pavimento della tenda) che avrebbe aiutato — vento piacendo — la slitta. Il 20 arrivarono al Last Depot dove erano state lasciate provviste per quattro giorni; il successivo deposito era a 102 km da raggiungere in una settimana. Ma il 21 mattina il risveglio dal campo r. 3 fu un'amara sorpresa: bufera di neve con temperature da -28 a -26 °C. Comunque nel pomeriggio riuscirono a marciare per quattro ore percorrendo solo una decina di km con grande sforzo e difficoltà. Quella (breve) estate antartica sembrava essere caratterizzata da temperature più basse della media. Secondo studi successivi esiste un ciclo in cui ogni 16 anni è più freddo e le tempeste di neve durano più a lungo. Il 22 raggiunsero l'89° parallelo: restavano 55 km al deposito e cinque giorni di provvista; gli scarponi da sci iniziavano a mostrare segni d'usura. Il 23 alla partenza la temperatura era di -33 °C; l'andatura aveva un'ottima media grazie al vento che sospingeva la vela e quindi la slitta, però Wilson notò che il naso di Wilson era congelato. Il 35enne marinaio non aveva affatto una bella cera: dita ferite, naso congestionato, congelamenti vari; Oates lamentava freddo ai piedi e Wilson degli attacchi di oftalmia. Il 24 la marcia poté proseguire solo per 13 km: alle 12:30 il Sole in faccia e una burrasca "consigliarono" di montare la tenda; il deposito era a circa 13 km. Il 25 verso le 14:30 finalmente videro la bandiera dell'Half Degree Depot; erano partiti solo all'11 dopo che la bufera si era un po' attenuata. Dopo aver raccolto le provviste, equivalenti a 9 giorni e mezzo, e pranzato ripresero la marcia percorrendo circa 22 km. Le condizioni di salute degli uomini non erano buone: Oates aveva un piede congelato, le dita e il naso di Wilson erano in stato pessimo e Wilson soffriva di cecità temporanea dovuta ai ghiacci. Al successivo deposito, il Three Degree Depot, era a ben 143 km di distanza! Lo stesso giorno Amundsen ed i suoi uomini con undici cani arrivarono a Framheim. Per il viaggio di andata e ritorno avevano impiegato 104 giorni ad una media di 25 km giornalieri. Il 28 il gruppo raggiunse a pranzo il segnavia del "campo pranzo" del 4 Gennaio; all'andata avevano lasciato le manopole di pelliccia di Bowers e gli stivali da notte di Evans, fortuna volle che furono ritrovati. Wilson nel suo diario annotò che l'alluce di Oates stava diventando bluastro. Al deposito dopo aver percorso 13 miglia (in quasi nove ore) restavano 79 km con ancora sei giorni di scorte. Il 29 nonostante le temperature rigide (-30,5 °C a pranzo e -31,6 a cena) furono percorsi ben 36 km; il vento fu di grande aiuto. A metà giornata vennero trovate anche le tracce di ritorno della squadra di supporto; al deposito mancavano solo 44 km. Però Wilson si stirò malamente il tendine di una gamba e per questo non poté usare gli sci (lo farà solo il 15 Febbraio). Anche il 30 la marcia fu notevole (36,7 km) e sarà quella più lunga dell'intera spedizione; intanto lo stesso giorno Amundsen e i suoi lasciarono a bordo della Fram la costa antartica. Il 31 Gennaio venne raggiunto il Three Degree Depot; nel pomeriggio furono recuperati gli sci di Bowers da lui lasciati all'andata; l'infiammazione alla gamba di Wilson stava migliorando. Il 2 Febbraio fu un giorno di cadute: in mattinata su una salita rapida la slitta ribaltò mandano tutti a gambe all'aria; conseguenze più gravi ebbe la caduta nel pomeriggio di Scott: mentre cercava di seguire una traccia cadde malamente su una spalla. Il 5 percorsero meno miglia per i tanti crepacci che resero la marcia difficile e irregolare; il naso di Evans era ormai come le sue mani... Il 6 fu una giornata campale: dopo una mezz'ora di marcia i cinque uomini si trovarono in mezzo ai crepacci; cambiarono direzione e beccarono una superficie di sastrugi in cui fu durissimo trascinare la slitta. Il 7 l'altopiano fu finalmente lasciato alle spalle; verso sera raggiunsero l'Upper Glacier Depot; una nota di Evans diceva che la seconda squadra di ritorno era transitata di lì il 14 Gennaio. L'8 fu una giornata all'insegna del maltempo e della geologia: con il solito vento implacabile e gelido poterono fare 17 km, poi si accamparono sotto una morena e nel pomeriggio si misero a cercare campioni di rocce. L'11 fu un'altra giornata campale: per il riverbero fortissimo non tennero i segnavia lasciati all'andata e così si persero fra crepacci e il ghiaccio. Dopo dodici ore di marcia a caso alle 22 si accamparono; le razioni rimanenti erano davvero minime: tre di pemmican da dividere in quattro. Nella tarda mattinata del 12 fu ritrovato il campo notturno del 18.12.1911, un giorno prima del Middle Glacier Depot. Pensando di arrivarci, proseguirono ma finirono un'altra volta fuori dal percorso e per ore vagarono in un labirinto di crepacci. Alle 21 si accamparono in quel "buco" con l'obbligo all'indomani di trovare il deposito anche perché nella sacca del cibo restava un solo pasto. Il 13 partirono verso le 08:30 dopo tè e un biscotto per colazione; dopo un'ora riuscirono a trovare una vecchia traccia di morena, marrone per il fango. Con la superficie più liscia e uniforme fu più facile avanzare e infine Wilson vide la bandiera del deposito. I quattro presero così possesso di tre giorni e mezzo di viveri e pranzarono; nel pomeriggio proseguirono fino al limite della montagna. Il 14 tennero la media, ma le ridotte razioni alimentari, la fatica, il freddo, il riverbero del sole cominciavano a lasciare il segno: Bowers e Wilson soffrivano di cecità delle nevi, Wilson aveva dolore alla gamba e Evans ormai era allo stremo tanto da far ritardare le partenze e l'allestimento del campo. Il deposito successivo, Lower Glacier Depot, era a 55 km; i quattro avevano quasi tre giorni di scorte a disposizione. Il 16 Evans ormai non riusciva più a marciare per lo sfinimento e le vertigini tanto che si fermò un paio di volte; la marcia fu interrotta nel pomeriggio per una copiosa nevicata, il deposito doveva essere a 16-19 km. Il 17 Evans si svegliò dichiarando ancora una volta "che stava bene"; dopo mezz'ora non riusciva a tenere gli sci attaccati agli scarponi, gli altri aspettarono che li sistemasse, ma puntualmente si ristaccavano. Alla fine gli dissero di sganciarsi, sistemarseli bene e poi raggiungerli; ma rimase indietro tanto che quando i compagni si accamparono per il pranzo non lo videro. Tornando indietro lo trovarono inginocchiato a terra, con i vestiti in disordine, le mani scoperte ormai congelate ed lo sguardo perso. Lo misero in piedi ma dopo un paio di passi stramazzò a terra, Oates rimase con lui mentre Scott e Wilson andarono a prendere la slitta. Quando ritornarono era incosciente, fu messo su slitta e portato nella tenda ormai già in coma; morì verso le 22. Poche ore dopo, all'1 del 18, dopo aver sepolto Evans i suoi compagni arrivarono al Lower Glacier Depot dove allestirono il campo. Lì il 09.12.1911 i cinque pony superstiti erano stati macellati e per questo il campo era stato battezzato "Shambles Camp" (campo del mattatoio). Verso mezzogiorno del 19 — dopo aver imballato la carne di pony, adattato la vela nuova all'albero, sostituita la slitta — partirono seguendo le vecchie tracce verso il South Barrier Depot. Nonostante la neve "sabbiosa" e la luce abbagliante riuscirono a percorrere 8,5 km. Il 20 dopo un'altra sfacchinata durissima arrivarono al ‘Desolation Camp’ dove all'andata ad inizio Dicembre 1911 gli esploratori erano dovuti restare per ben quattro giorni in tenda a causa di una violenta tormenta. Lì avevano lasciato altra carne di cavallo, ma non ci fu verso trovarla; proseguendo con (lenta) avanzata in sci percorsero in tutto 13 km. Il 23 per un paio di volte avevano quasi perso le tracce, ma poi la vita acuta di Bowers scorse un doppio segnavia confermato dal teodolite. In 7 ore percorsero 15 km arrivando ad accamparsi a soli 4 km dal deposito; lo stesso giorno Cherry-Garrad e Demetri partirono da Hut Point con due slitte trainate da cani per andare in incontro alla squadra di Scott. Secondo gli ordini dovevano arrivare all'One Ton Depot e poi proseguire fino all'82° parallelo; ma chissà perché il messaggio dato da Scott a Evans non arrivò al vice Aktinson. Forse questi credeva che i cani non si potessero spingere così a sud, fatto sta che Cherry-Garrad e Demetri ebbero l'ordine di arrivare al primo deposito e aspettare. Il 24 in una giornata di sole splendente fu raggiunto il South Barrier Depot, allestito il 01.12.1911. Il deposito conteneva dieci giorni di provviste, ma la maggior parte dell'olio combustibile era evaporata dai contenitori da un gallone (3,78 litri) a causa del gelo e della scarsa tenuta stagna. Il successivo deposito, il Middle Barrier Depot, era a 70 miglia di distanza (112 km); a causa della pessima superficie vennero percorsi solo 15 km. Il 25, 26 e 27 Febbraio i quattro riuscirono a compiere tragitti "da doppia cifra" (17 miglia, 27 km) però non asciugava più nulla e quindi nemmeno le calzature; il tempo si manteneva bello, ma il freddo specie di notte era davvero pungente (-38 C°). Il 1° Marzo fu raggiunto il Middle Barrier Depot, ma tre circostanze resero la situazione complicata: 1) il combustibile rimasto era poco; 2) Titus Oates aveva le dita dei piedi malandate per il freddo; 3) il vento gelido (-40 °C) e forte rese la marcia un inferno. Il 2 nonostante la vela spiegata percorsero solo 10 km per le tracce e i segnavia coperti dalla neve. Il giorno dopo andò molto meglio con 26 km di marcia, però davvero sfiancante su una superficie <<orrenda>> ed un vento impetuoso tale da rendere impossibile muovere la slitta! Sempre il 3 Apsley Cherry-Garrard e Dimitri Gerof si accamparono all'One Ton Depot; se il gruppo di Scott avesse tenuto la media dell'andata sarebbe ritornato proprio in quei giorni. Ma con solo una marcia in più i due esploratori avrebbero potuto allestire anche un deposito 28 km più a sud (come richiesto a suo tempo da Scott)... Il 4 la temperatura era sì meno rigida (-29 °C) ma la superficie fu molto brutta: brina sabbiosa e sastrugi; il deposito successivo — quello del monte Hooper — era a 78 km, le provviste ammontavano ad una settimana però c'erano solo 3-4 giorni di combustibile! Il 5 la superficie appariva un po' migliore anche se la slitta si capovolse due volte; i piedi di Oates però era in pessime condizioni: uno era molto gonfiato e il poveretto doveva procedere claudicando. Il 6 il tragitto percorso fu di 15 km (media di circa una l'ora); Oates fu sistemato sulla slitta non potendo più tirare. In previsione dell'esaurimento dell'olio combustibile fu tentato di costruire una lampada ad alcool in sostituzione del fornello Primus. Il 7 furono percorse poco più di 10 miglia e ne restavano ancora 16 al deposito; lo stesso giorno Amundsen approdò a Hobart in Tasmania, così tutto il mondo seppe della sua conquista del polo Sud. L'8 le condizioni del piede sinistro di Oates erano spaventose; solo per calzarlo serviva più di un'ora; al deposito restavano solo 8,5 miglia. Il 9 arrivarono al deposito del monte Hooper: le razioni scarseggiavano come se nessuna squadra l'avesse rifornito. Intanto le condizioni del piede sinistro di Oates erano spaventose; solo per calzarlo serviva più di un'ora; all'One Ton Depot restavano 60 miglia. Quasi tutto il giorno 10 lo passarono in tenda per una bufera di neve; il cibo poteva essere cotto solo a metà per risparmiare combustibile e così si congelava subito. Nel frattempo Apsley Cherry-Garrard e Dimitri Gerof dopo aver atteso inutilmente per una settimana decisero di far ritorno a Cape Evans. L'11 Oates era in condizioni assai prossime alla fine; i quattro ne discussero e concordarono che avrebbero provato a marciare finchè ce la poteva fare. In ogni caso Scott ordinò a Wilson di darli i mezzi con cui avrebbero potuto porre fine alla loro vita; il dottore consegnò quanto aveva nella borsa dei medicinali: 30 compresse di oppio a testa ed una fiala di morfina. La marcia al mattino sotto un cielo coperto fu ostacolata dalla visibilità quasi azzerata; alla fine della giornata furono percorse 6 miglia, la massima andatura giornaliera che potevano permettersi con quel vento e la superficie infima. Le provviste sarebbero bastate per 7 giorni e l'One Ton Depot doveva essere a 55 miglia. Il 12 nella mattina furono percorse 4 miglia in 4 ore e 20' e nel pomeriggio altre 3; quindi sotto la media utile (7,85) per arrivare al deposito entro una settimana. Oates nonostante tutto cercava di tirare, ma anche le sue mane erano andate; purtroppo il vento oltre ad essere impetuoso era anche a sfavore! Il 13 iniziò con i peggiori auspici: forte vento da nord e temperatura a -37 °C; solo verso le 14 il gruppo stremato lasciò il campo R. 54 e percorse appena 5,25 miglia (8,45 km). Invece il 14 la brezza tirava da sud e così issando la vela poterono procedere a buona velocità; purtroppo il vento si spostò verso ovest penetrando così negli antivento sin dentro le manopole. Wilson soffrì un brutto congelamento, Oates ormai era più che andato e così il campo lo dovettero allestire Scott e Bowers; per colmo di sventura la temperatura crollò a -42 °C! Venerdì 16 durante il pranzo dichiarò non riuscire ad andare avanti e propose di farsi lasciare nel sacco a pelo; i suoi compagni riuscirono a convincerlo a provare la marcia del pomeriggio. Dopo qualche miglio fu allestito il campo, Titus dormì tutta la notte e al risveglio — mentre fuori infuriava una bufera — disse ai compagni: «Sto solo uscendo e potrebbe volerci un po' di tempo»; fu di parola: uscì dalla tenda e non venne più ritrovato. I compagni rimasti erano ormai allo stremo, il tempo continuava ad essere pessimo e la temperatura sui -40 °C. Al campo 14 (d'andata) lasciarono il teodolite, la macchina fotografica e i sacchi a pelo di Oates; su precisa richiesta di Wilson sulla slitta portarono i campioni geologici e i tanti libri. Domenica 18 il campo del pranzo fu allestito a circa 21 miglia dal deposito; ma il vento forza quattro da nord-ovest e la temperatura sui -32 °C fecero interrompere la marcia. Scott accusò il congelamento del piede sinistro fino alle dita e un'indigestione per aver mescolato polvere di curry con pemmican fuso; invece Bowers era l'unico in condizioni migliori. Per il fornello restava a disposizione l'ultimo mezzo pieno di combustibile e una piccolissima quantità di alcool. Lunedì 19 la marcia tirata — con una slitta che sembrava oltremodo pesante — lì portò a 11 miglia (20 km) dal deposito; con quella media ci sarebbero arrivati in tre giorni, ma il cibo bastava per due giorni e il combustibile per uno... Martedì 20 una violenta bufera di neve li inchiodò nella tenda; Scott decise che Wilson e Bowers avrebbero tentato di raggiungere l'One Ton Depot. Il combustibile bastava appena per scaldare due tazze di tè a testa; il cibo crudo invece era per due giorni. Giovedì 22 e venerdì 23 la bufera continuò a imperversare e così nessuno poté lasciare la tenda; il combustibile era finito e restavano solo uno-due giorni di provviste (tè, pemmican e cioccolata). Il 27 a Cape Evans fu approntata una seconda squadra di soccorso; Atkinson e Kehoane trainarono le slitte a mano alla ricerca dei compagni. L'ultima nota del diario di Scott porta la data di giovedì 29:

Ormai non credo si possa sperare in qualcosa di meglio. Ci daremo sino alla fine, ma ovviamente siamo sempre più deboli, e la fine non può essere lontana. E' un peccato, ma non credo di riuscire più a scrivere.

R. Scott.

Ultima annotazione.

Per amore di Dio prendetevi cura dei nostri cari .

Sempre il 29 i due compagni lasciarono altre provviste al Corner Camp, 111 km da Cape Evans; ma per le proibitive condizioni meteo non poterono proseguire fino all'One Ton Depot. Il 1° Aprile decisero di tornare alla base: ormai le speranze di rivedere Scott e compagni vivi erano svanite. Dopo aver fatto passare l'inverno, il 29 Ottobre da Cape Evans partì la squadra di ricerca con muli; invece quella (Atkinson, Demetri, Cherry-Garrard) con slitte trainate da cani lasciò Hut Point il 2 Novembre. Verso mezzogiorno del 12 trovarono la tenda ai 79°50' di latitudine sud: nel suo interno sulla destra Wilson era nel suo sacco a pelo con le braccia incrociate sul petto, a sinistra Bowers rannicchiato nel suo; sembravano essere morti nel sonno. Invece Scott fu trovato disteso mezzo fuori dal sacco a pelo con un braccio intorno al corpo di Wilson. I tre taccuini erano sotto le sue spalle, probabilmente era stato l'ultimo a morire. Inoltre furono trovate varie lettere di Scott alla mamma di Oates, di Bowers, all'amico James M. Barrie, al tesoriere onorario della spedizione Sir Edgar Speyer, alla madre, alla moglie (anzi Alla mia vedova ) ed un messaggio al pubblico. I corpi furono composti dentro la tenda, i diari, le lettere, la macchina fotografica e gli altri oggetti (fra cui 14 kg di campioni rocciosi) recuperati; sopra venne formato un cumulo di neve alla cui sommità due sci incrociati formarono una croce |foto|. Sapendo che Oates doveva essere circa 40 km più a sud, una squadra di ricerca andò in quella zona. Il 15 su un muro di neve eretto l'anno prima per proteggere i pony, 42 km a sud dell'One Ton Depot, furono trovati: il sacco a pelo di Oates (al quale era stata praticata un'apertura per impedire ai piedi di scongelarsi nella notte), i suoi finnesko (di cui uno tagliato per consentirgli di calzare il piede gonfio) e il teodolite. La squadra cercò il corpo di Oates senza trovarlo; sul luogo eressero una croce lasciando un messaggio. Le due squadre tornarono a Cape Evans il 26 Novembre; la spedizione rimase alla base fino al 18 Gennaio 1913 quando all'orizzonte apparve la Terra Nova al comando del tenente Evans ristabilito. Sulla sommità della collina Observation, esattamente ai 77°51' sud e 166°41' est, il 20 Gennaio fu eretta una croce di eucalipto australiano che recava inciso il verso finale dell'“Ulysses” di Tennyson: To shive, to seek, to find and not to yield ["Lottare, cercare, trovare e non arrendersi"] . Chiunque raggiunge quel luogo, alle cui pendici dal 1956 sorge la McMurdo Station, può lasciare una firma. Il 22 la Terra Nova salpò per la Nuova Zelanda e attraccò nella serata del 10 Febbraio ad Oamaru. Poi Atkinson e Cambell in incognito scesero con una scialuppa in un piccolo porto e spedirono un cablogramma in Inghilterra avvertendo della fine di Scott. La mattina seguente fecero ingresso nel porto di Lyttelton dove erano attesi come trionfatori da una folla ancora ignara. L'edizione italiana, però non tradotta, dei diari fu pubblicata nel 1914 come “L'ultima spedizione del Capitano Scott. Diario del Capitano Scott con i rilievi scientifici del dottor E. A. Wilson e dei superstiti della spedizione, e prefazione di Sir Clements R. Markham”. P.S. del 21.07.2009: a Luglio è stato pubblicato da Carte Scoperte “Robert F. Scott - I diari del Polo” a cura di Filippo Teuna con traduzione di Davide Sapienza. Kathleen Scott rimase vedova per dieci anni, il marito nell'ultima lettera gli scrisse risposarsi per non lasciare il loro figlio Peter senza una figura paterna. Kathleen s'appassionò alla scultura della creta specialmente nei ritratti; nel 1922 si risposò con Edward Hilton Young, un politico del Norwich. L'anno dopo nacque un figlio di nome Wayland. Kathleen diventò famosa e fece ritratti di vari personaggi (Shaw, Lloyd George, Yeats, Galsworthy and Lawrence); morì il 25 Luglio 1947 per una leucemia all'età di 69 anni. Alle 10:23 locali del 25 Maggio 1928 il dirigibile semirigido Italia si schiantò sulla banchisa polare ai 81°14' nord, 28°14' est (circa 100 km dall'isole Svalbard). Saputo dell'incidente, Roald Amundsen offrì il suo soccorso: dopotutto aveva già sorvolato quelle zone nel Maggio 1926 con il dirigibile Norge. Alle 16:05 locali del 18 Giugno da Tromsø decollò un Latham 47.02, messo a a disposizione dal governo francese, con un equipaggio di sei persone, fra cui Amundsen). L'idrovolante né comunicò il piano di volo né cercò collaborazione con gli altri equipaggi. I contatti radio s'interruppero fra le 18:45 e le 18:55; più o meno quando un pescatore vide un aereo schiantarsi sul mare di Barents, non lontano dall'isole Bear. La nave Brodd il successivo 31 Agosto recuperò a largo di Troms un galleggiante dell'aereo, verso Ottobre nel mare antistante Haltenbanken fu trovato un serbatoio. Il corpo di Roald Engelbregt Gravning Amundsen, allora 55enne, non è mai stato ritrovato alla pari degli altri compagni di viaggio. A fine Agosto 2009 una spedizione della Royal Norwegian Navy cercò il rottame dell'aereo nei fondali utilizzando un sottomarino-robot; furono perlustrate ben 40 miglia quadrate senza trovare alcunché. Atkinson fu al centro di due controversie: una per non aver reso possibile l'utilizzo dei cani da slitta in aiuto del gruppo di Scott sulla via del ritorno e una per possibili segni di scorbuto sui corpi dei compagni morti. Partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale medico nella campagna dei Dardanelli e combatte sulla Somme; rimase gravemente ferito nel Settembre 1918 in un'esplosione a bordo di una nave. Nel dopoguerra continuò a servire nella Marina diventando capitano medico. Il 20 Febbraio 1929 morì improvvisamente mentre era a bordo di una nave di ritorno in Inghilterra; così fu sepolto in mare, nel Mediterraneo. Edward Leicester Atkinson avrebbe compiuto 48 anni il 23 Novembre. Sempre nello stesso mese, ma nel 1956, ai 89° 59' sud, 139° 16' est (2863 metri di quota) iniziò la costruzione di una base scientifica americana permanente. Dal 9 Gennaio 1957 l'attività della Amundsen-Scott South Pole Station non ha mai subìto interruzioni. Edward Evans proseguì la carriera in Marina partecipando anche lui alla Prima guerra mondiale, in azione si guadagnò il grado di comandante; nel primo dopoguerra continuò a servire in Marina arrivando fino al grado di ammiraglio. Andò in pensione nel 1949, scrisse vari libri sulle vicende dell'Antartide, morì il 20 Agosto 1957 all'età di 76 anni. Cherry-Garrard, il più giovane della spedizione, dopo il ritorno in Inghilterra andò in depressione che lo condizionerà tutta la vita. Partecipò alla Prima guerra mondiale, fu ferito nel 1915 dovette tornare a casa perché invalido. Scrisse un libro e varie pubblicazioni sull'ultima spedizione di Scott; Apsley George Benet Cherry-Garrard morì a Londra il 18 Maggio 1959 all'età di 73 anni. A Washington D.C. il successivo 1° Dicembre le nazioni partecipanti all'Anno astrofisico internazionale firmarono il Trattato Antartico. Praticamente l'Antartide è divenuto un continente protetto: nessun sfruttamento economico, niente utilizzi per scopi bellici; solo attività pacifiche. Sir Peter Markham Scott — ornitologo di fama internazionale e cofondatore del WWF — morì il 29 Agosto 1989 tre settimane prima di compiere 80 anni. Il 17 Gennaio 2007 la famiglia di Scott ha pubblicato le lettere scritte alla moglie, fra cui ultima del 12.03.1912. La calotta di ghiaccio in cui sono sepolti i cinque sfortunati esploratori si muove lentamente verso Bord, fra circa due secoli i loro corpi torneranno al punto di partenza: il Mare di Ross.

 

  « Sto solo uscendo e potrebbe volerci un po' di tempo »

ai suoi compagni di tenda (17-18?.03.1912)

Lawrence Edward Grace Oates (Titus, Soldato)

capitano dei dragoni ed esploratore

A. Londra |3 Acacia Villas ¦ Putney|, 17.03.1880

W. Antartide |79°50' sud|, 17/18?.03.1912

 inedia, ipotermia da esposizione ad una bufera di neve  link

L'assalto al Polo di Scott iniziò la mattina del 24 Ottobre quando una squadra di due slitte meccaniche con quattro uomini (di cui due meccanici) partì da Cape Evans; ciascuno trainava tre slitte e avrebbero dovuto proseguire alla velocità di circa un miglio/ora fino agli 80°30'. Il 30 partirono sempre Cape Evans da due slitte: la prima spinta da cani guidati da Cecil Mears e il fotografo Herbert Point, la seconda trainata da i loro pony da Edward Atkinson e il marinaio Kehoane. La mattina del 1° Novembre fu la volta di  Scott e nove compagni, ciascuno con una slitta ed un pony; poi dopo qualche ora partì Demetri Gerof con la seconda slitta dei cani. Il 2 anche la secondo motoslitta si guastò lasciando i quattro uomini a piedi. Alle 15 locali del 14 Dicembre Amundsen ed i suoi quattro compagni con i sedici cani rimasti raggiunsero la mèta: i 90°00' sud. Il 20 Dicembre (campo 42) Scott nominò quattro uomini — fra cui Edward Atkinson e Apsley Cherry-Garrard — per il primo gruppo di ritorno. Il programma da 85°10' sarebbe stato il seguente: otto persone in due gruppi su due slitte con viveri e carburante per 12 settimane con l'obiettivo di andare al polo (distante circa 567 km) e ritornare al campo 42. La mattina del 22 ci fu il "congedo"; intanto era stato approntato l'Upper Glacier Depot dove furono lasciate due mezze unità settimanali di cibo e materiale da montagna (ramponi, piccozze, corde). A pieno carico ognuna delle due slitte pesava 344 kg da dividere in quattro persone; la sveglia era alle 05:45, la marcia durava circa nove ore con una pausa di 90' a pranzo, la media giornaliera doveva essere di almeno 13 miglia geografiche (24 km). Il 4 Gennaio 1912, alla latitudine di 87°32' (272 km alla mèta), Scott rimandò indietro tre uomini e così avrebbe tentato l'assalto al Polo con il marinaio 35enne Edgad Evans, il medico 39enne Edward A. Wilson, l'ufficiale 32enne Lawrence Oates, il tenente 28enne Henry R. Bowers. Scott affidò a Edward Evans, uno degli uomini che sarebbero tornati, una precisa disposizione: la slitta con i cani doveva avanzare fra l'82° e 83° parallelo invece che aspettare all'One Ton Depot. Particolare non secondario: oltre i 3 km d'altitudine l'acqua bolle a 91 °C; quindi ci voleva più combustibile del previsto poiché avendo una temperatura più bassa, richiedeva un tempo più lungo per la cottura dei cibi. Il capitano e i suoi quattro compagni avevano una slitta con in media 85 kg a testa da trainare! Il 6 Gennaio superarono il limite raggiunto da Shackleton nel 1909; i sastrugi, rugosità di neve e ghiaccio alte anche mezzo metro formate dal vento |foto|, rendevano arduo procede con gli sci e trascinare la slitta. Il pomeriggio del 16 Bowers riuscì a notare un qualcosa di "artificiale"; dopo qualche ora si mostrò per quello che era: una bandiera nera vicino ai resti di un campo... La mattina del 18 sempre Bowers intravide un qualcosa di scuro che non doveva essere una formazione naturale... era una tenda con una bandiera norvegese, il polo Sud. Esplorando i dintorni fu visto un vecchio pattino da slitta che aveva identificato il punto esatto del Polo; l'oggetto fu "requisito" come pennone per la vela che avrebbe aiutato — vento piacendo — la slitta. Quella (breve) estate antartica sembrava essere caratterizzata da temperature più basse della media. Secondo studi successivi esiste un ciclo in cui ogni 16 anni è più freddo e le tempeste di neve durano più a lungo. Ma c'era da tornare alla base e quindi percorrere a ritroso la marcia dell'andata: 600 km a 3000 metri di quota, scalare per 200 km il ghiacciaio Beardmore ed infine attraversare tutta la piattaforma di Ross, circa 1300 km. Il 23 Febbraio Cherry-Garrad e Demetri partirono da Hut Point con due slitte trainate da cani per andare in incontro alla squadra di Scott. Secondo gli ordini dovevano arrivare all'One Ton Depot e poi proseguire fino all'82° parallelo; ma chissà perché il messaggio dato da Scott a Evans non arrivò al vice Aktinson. Forse questi credeva che i cani non si potessero spingere così a sud, fatto sta che Cherry-Garrad e Demetri ebbero l'ordine di arrivare al primo deposito e aspettare. Il 25, 26 e 27 Febbraio i quattro (Evans era morto il 17) riuscirono a compiere tragitti "da doppia cifra" (17 miglia, 27 km) però non asciugava più nulla e quindi nemmeno le calzature; il tempo si manteneva bello, ma il freddo specie di notte era davvero pungente. Il 1° Marzo fu raggiunto il Middle Barrier Depot, ma tre circostanze resero la situazione complicata: 1) il combustibile rimasto era poco; 2) Titus Oates aveva le dita dei piedi malandate per il freddo; 3) il vento gelido (-40 °C) e forte rese la marcia un inferno. Il 3 Apsley Cherry-Garrard e Dimitri Gerof si accamparono all'One Ton Depot; se il gruppo di Scott avesse tenuto la media dell'andata sarebbe ritornato proprio in quei giorni. Ma con solo una marcia in più i due esploratori avrebbero potuto allestire anche un deposito 28 km più a sud (come richiesto a suo tempo da Scott)... Il 4 la temperatura era sì meno rigida (-29 °C) ma la superficie fu molto brutta: brina sabbiosa e sastrugi; il deposito successivo era a 78 km, le provviste ammontavano ad una settimana però c'erano solo 3-4 giorni di combustibile! Il 6 il tragitto percorso fu di 15 km (media di circa una l'ora); Oates fu sistemato sulla slitta non potendo più tirare. In previsione dell'esaurimento dell'olio combustibile fu tentato di costruire una lampada ad alcool in sostituzione del fornello Primus. Il 7 furono percorse poco più di 10 miglia e ne restavano ancora 16 al deposito; lo stesso giorno Amundsen approdò a Hobart in Tasmania (Australia), così tutto il mondo seppe della sua conquista del polo Sud. Il 9 arrivarono ad un piccolo deposito allestito alle pendici del monte Hooper: le razioni scarseggiavano come se la squadra con i cani non fosse mai arrivata...  all'One Ton Depot restavano 60 miglia. Quasi tutto il giorno 10 lo passarono in tenda per una bufera di neve; il cibo poteva essere cotto solo a metà per risparmiare combustibile e così si congelava subito. Nel frattempo Apsley Cherry-Garrard e Dimitri Gerof dopo aver atteso inutilmente per una settimana decisero di far ritorno a Cape Evans. L'11 Oates era in condizioni assai prossime alla fine; i quattro ne discussero e concordarono che avrebbero provato a marciare finchè ce la poteva fare. In ogni caso Scott ordinò a Wilson di darli i mezzi con cui avrebbero potuto porre fine alla loro vita; il dottore consegnò quanto aveva nella borsa dei medicinali: 30 compresse di oppio a testa ed una fiala di morfina. La marcia al mattino sotto un cielo coperto fu ostacolata dalla visibilità quasi azzerata; alla fine della giornata furono percorsi 6 miglia, la massima andatura giornaliera che potevano permettersi con quel vento e la superficie infima. Le provviste sarebbero bastate per 7 giorni e l'One Ton Depot doveva essere a 55 miglia. Il 12 nella mattina furono percorse 4 miglia in 4 ore e 20' e nel pomeriggio altre 3; quindi sotto la media utile (7,85) per arrivare al deposito entro una settimana. Oates nonostante tutto cercava di tirare, ma anche le sue mane erano andate; purtroppo il vento oltre ad essere impetuoso era anche a sfavore! Sabato 17 Titus al risveglio — mentre fuori infuriava una bufera — disse ai compagni: «Sto solo uscendo e potrebbe volerci un po' di tempo»; fu di parola: uscì dalla tenda e non venne più ritrovato. I tre compagni rimasti erano ormai allo stremo, il tempo continuava ad essere pessimo e la temperatura sui -40 °C. Al campo 14 (d'andata) lasciarono il teodolite, la macchina fotografica e i sacchi a pelo di Oates; su precisa richiesta di Wilson sulla slitta portarono i campioni geologici e i tanti libri. Domenica 18 il campo del pranzo fu allestito a circa 21 miglia dal deposito; ma il vento forza quattro da nord-ovest e la temperatura sui -32 °C fecero interrompere la marcia. Scott accusò il congelamento del piede sinistro fino alle dita e un'indigestione per aver mescolato polvere di curry con pemmican fuso; invece Bowers era l'unico in condizioni migliori. Per il fornello restava a disposizione l'ultimo mezzo pieno di combustibile e una piccolissima quantità di alcool. Lunedì 19 la marcia tirata — con una slitta che sembrava oltremodo pesante — lì portò a 11 miglia dal deposito; con quella media ci sarebbero arrivati in tre giorni, ma il cibo bastava per due e il combustibile per uno... Martedì 20 una violenta bufera di neve li inchiodò nella tenda; Scott decise che Wilson e Bowers avrebbero tentato di raggiungere l'One Ton Depot. Il combustibile bastava appena per scaldare due tazze di tè a testa; il cibo crudo invece era sufficiente per due giorni. Giovedì 22 e venerdì 23 la bufera continuò a imperversare e così nessuno poté lasciare la tenda; il combustibile era finito e restavano solo uno-due giorni di provviste (tè, pemmican e cioccolata). Il 27 a Cape Evans fu approntata una seconda squadra di soccorso; Atkinson e Kehoane trainarono le slitte a mano alla ricerca dei compagni. L'ultima nota del diario di Scott fu scritta giovedì 29, intanto lo stesso giorno Atkinson e Kehoane lasciarono altre provviste al Corner Camp, 111 km da Cape Evans; ma per le proibitive condizioni meteo non poterono proseguire fino all'One Ton Depot. Il 1° Aprile decisero di tornare alla base: ormai le speranze di rivedere Scott e compagni vivi erano svanite. Dopo aver fatto passare l'inverno, il 29 Ottobre da Cape Evans partì la squadra di ricerca con muli; invece quella (Atkinson, Demetri, Cherry-Garrard) con slitte trainate da cani lasciò Hut Point il 2 Novembre. Verso mezzogiorno del 12 trovarono la tenda ai 79°50' di latitudine sud: nel suo interno sulla destra Wilson era nel suo sacco a pelo con le braccia incrociate sul petto, a sinistra Bowers rannicchiato nel suo; sembravano essere morti nel sonno. Invece Scott fu trovato disteso mezzo fuori dal sacco a pelo con un braccio intorno al corpo di Wilson. I tre taccuini erano sotto le sue spalle, probabilmente era stato l'ultimo a morire. I corpi furono composti dentro la tenda, i diari, le lettere, la macchina fotografica e gli altri oggetti (fra cui 14 kg di campioni rocciosi) recuperati; sopra venne formato un cumulo di neve alla cui sommità due sci incrociati formarono una croce. La calotta di ghiaccio in cui sono sepolti i cinque sfortunati esploratori si muove lentamente verso Bord, fra circa due secoli i loro corpi torneranno al punto di partenza: il Mare di Ross. Le due squadre tornarono a Cape Evans il 26 Novembre; la spedizione rimase alla base fino al 18 Gennaio 1913 quando all'orizzonte apparve la Terra Nova al comando del tenente Evans ristabilito. Il 22 la Terra Nova salpò per la Nuova Zelanda e attraccò nella serata del 10 Febbraio ad Oamaru. La mattina seguente fecero ingresso nel porto di Lyttelton dove erano attesi come trionfatori da una folla ancora ignara. L'edizione italiana, però non tradotta, dei diari fu pubblicata nel 1914 come “L'ultima spedizione del Capitano Scott. Diario del Capitano Scott con i rilievi scientifici del dottor E. A. Wilson e dei superstiti della spedizione, e prefazione di Sir Clements R. Markham”. P.S. del 21.07.2009: a Luglio è stato pubblicato da Carte Scoperte “Robert F. Scott - I diari del Polo” a cura di Filippo Teuna con traduzione di Davide Sapienza.

 

APRILE

  « Dove è il mio orologio? »

Salvador Felipe Jacinto Dalí y Doménech (Salvador Dalí)

 pittore surrealista

A. Figueras |Calle Monturiol 20| [Catalogna: Spagna], 11.05.1904 08:45

W. Figueras |Torre Galatea|, 23.01.1989 10:15

 colpo apoplettico (paralisi cerebrale), morbo di Parkinson  RIP link

 

MAGGIO

« Spero che tutti voi mi seguiate presto. »

a ‘Rafi’ Eitan e al vicedirettore del carcere prima di avviarsi verso il patibolo

 KARL ADOLF EICHMANN

(Otto Eckmann dal 06.'45 al 12.'45, Otto Henninger

dal 01.'46 al 05.'48, Ricardo Klement dal 06.'48)

ex SS e caposezione IV B 4 “Affari ebraici” presso l'RSHA

A. Solingen [Renania: Germania], 19.03.1906 19:30

W. Ramlāh |carcere| - Tel Aviv [Stato di Israele], 31.05.1962 23:58

 esecuzione della sentenza di morte, impiccagione

  

GIUGNO

« Questo sarà il mio ultimo funerale da spettatore »

al figlio Renzo mentre guidava per andare al funerale di Giuditta Rissone

ROBERTO ROSSELLINI - regista e sceneggiatore

A. Roma, 08.05.1906 12:50

W. Roma, 03.06.1977

 attacco cardiaco  RIP link

  

LUGLIO

« Per favore mi aiuti a salire, che poi a scendere ci penso da solo. »

al boia ai piedi del patibolo

Thomas More (Tommaso Moro in italiano) {vedovo, una figlia}

avvocato e scrittore {santo dal 19.05.1935}

A. Londra |Milk street|, 07.02.1478 02:30

W. Londra |Tower Hill|, 06.07.1535 09

 esecuzione della sentenza di morte, decapitazione  RIP link

Nel 1520 Thomas More (Tommaso Moro il suo nome italianizzato) entrò nella corte di Enrico VIII; successivamente divenne suo consigliere e segretario. Nel 1529 fu nominato Lord Cancelliere in Inghilterra; con il suo divorzio dalla regina Caterina, il re in contrasto con Clemente VII si nominò capo della Chiesa di Inghilterra. Moro in quanto laico non era costretto a prestare giuramento di supremazia al re come fu richiesto al clero; ma piuttosto che giurare si dimise da Lord Cancelliere il 16 Maggio 1532. Il Parlamento inglese nel 1534 approvò diverse leggi che sancirono la rottura con la Chiesa cattolica. Fu impedito alla stessa Chiesa di emettere regole senza il consenso del re; l'Atto sulle nomine ecclesiastiche (Ecclesiastical Appointments Act) obbligava la scelta di vescovi nominati dal sovrano. L'Atto di supremazia (Act of Supremacy) dichiarò che il re era <<l'unico Capo Supremo in terra della Chiesa d'Inghilterra>>. Infine l'atto sui tradimenti (Treasons Act) considerò alto tradimento, passibile della pena di morte, il rifiuto di riconoscere il re come tale. Il 13 Aprile 1535 Moro fu chiamato a prestare il fatidico giuramento; anche stavolta rifiutò e dal 17 Aprile venne imprigionato in una cella della Torre di Londra. Seguirono vari interrogatori (30 Aprile, il 7 Maggio, il 3 e 14 Giugno) dove Moro tenne testa alle minacce dei giudici. Il 26 Giugno si stabilì una speciale commissione per discutere il suo caso; il 29 gli fu presentato l'ordine di accusa. Il processo si aprì al Westminster Hall il 1° Luglio, una giuria di 12 persone doveva decidere sui quattro capi d'accusa (opposizione al nuovo matrimonio di Enrico VIII, non aver prestato giuramento i due più gravi. Il duca di Norfolk offrì un'ultima chance: se cambiava idea avrebbe avuto salva la vita; l'imputato apprezzò l'offerta ma rifiutò. In soli 15' la giuria decise per un verdetto già noto: colpevole <<di aver parlato del re in modo malizioso, traditoresco e diabolico>>; sentenza: impiccagione come traditore. Il condannato fu riportato in cella e passò il tempo fra preghiere e meditazioni. Il 5 Luglio scrisse la lettera di addio alla figlia. All'alba del 6 Luglio un rappresentante del re gli comunicò che l'esecuzione era fissate per le 9; per gentile concessione del sovrano, Moro sarebbe stato decapitato invece che impiccato come prevedeva la sentenza. Portato sul luogo dell'esecuzione, Tommaso Moro era molto debole e chiese al boia di sostenerlo; poco prima di mettere la testa sul ceppo lo baciò. Al boia vestito di rosso bastò un solo colpo di scure, poi alzò il "trofeo" per farlo vedere alla folla. La testa di Moro, bollita e messa su un palo, "rimpiazzò" quella del cardinale John Fisher che venne gettata nel Tamigi. Per un mese la testa dell'ex Lord cancelliere fu esposta sul ponte di Londra. Grazie ad una tangente, la figlia Margaret poté recuperarla e la fece imbalsamare. Quando morì 36enne nel 1544, la testa del padre fu sepolto nella tomba della figlia. Pio XI santificò John Fischer e Tommaso Moro il 19 Maggio 1935.

 

AGOSTO

« Tesoro, non riesco a dormire, vado in bagno a leggere un po'. »

alla sua "fidanzata", 16.08.1977 07:30 circa

Elvis Aron Presley (The Pelvis, The King) - cantante, chitarrista e attore

A. Tupelo |306 Old Satillo Road; oggi 306 Elvis Presley Drive| [Mississippi: Usa], 08.01.1935 04:35

W. Memphis |Graceland| [Tennessee: Usa], 16.08.1977 10:30-13:30

{dichiarato <<morto all'arrivo>> alle 14:56 dai medici del Baptist Memorial Hospital}

 aritmia cardiaca (infarto?), ipertensione  RIP link

Il 30 Dicembre 1971 Priscilla lasciò Graceland, un paio di mesi dopo chiese la separazione dal marito Elvis Presley che aveva sposato il 1° Maggio 1967. Dalla loro unione il 1° Febbraio 1969 era nata Lisa Marie. Priscilla ottenne il divorzio il 9 Ottobre 1973; nonostante la buona amicizia mantenuta con l'ex moglie, Elvis entrò in un acuto periodo depressivo. Così iniziò a far uso di barbiturici, tranquillanti, anfetamine, antidolorifici oltre ai soliti eccitanti, alcool e cocaina. Per di più si diede ad un'alimentazione disordinata che "rimediava" con diete drastiche. Dal 15 Ottobre 1973 per un mese e mezzo fu ricoverato al Baptist Memorial Hospital di Memphis per ipertensione. Nel 1975 ci furono due ricoveri: dal 28 Gennaio al 15 Febbraio e dal 21 Agosto al 5 Settembre, rispettivamente per ipertensione e ostruzione del colon. Nel 1976 Ginger Alden entrò nell'entourage di Presley e divenne la sua fidanzata. Dal 1° al 6 Aprile 1977 Elvis fu nuovamente ricoverato al Baptist Memorial Hospital per gastroenterite ed una leggera anemia. Il 26 Giugno si esibì al Market Square Arena di Indianapolis davanti a 16.500 persone. In quell'anno aveva tenuto molti concerti [vedi lista], infatti il suo manager, il ‘Colonello’ Tom Parker, voleva recuperare le date (e gli incassi) persi in precedenza per le sregolatezze di Presley. Il tour sarebbe ripreso il 17 Agosto a Portland nel Maine per finire il 28 a Memphis; ma già per Settembre erano previste ben cinque date. Fra le 00:30 e l'01:30 del 16 Agosto, Elvis tornò alla sua residente di Graceland. Nelle ore seguenti s'intrattenne con il suo staff, come al solito non dormì; alle 4 giocò per un'ora a racquetball, poi verso le 6 si ritirò in camera con la fidanzata. Alle 07:30 gli disse che sarebbe andato in bagno a leggere; fra le 08:00 e le 08:30 telefonò al suo dottore, George Constantine Nichopoulos, per avere dei sonniferi. Rispose l'infermiera e disse che il dottor non c'era; le pillole gli sarebbe state consegnate qualche ora dopo. Alle 09:30 Elvis scese le scale e lasciò un biglietto per il suo fotografo; alle 10 fu visto prendere il giornale sul balcone. Sembra che verso le 12 avesse detto che sarebbe andato in bagno per leggere un libro prima di tornare a dormire. Questa circostanza fu poi riferita dalla fidanzata, ma non è sicuro che sia accaduto verso mezzogiorno. Un'ora e mezza dopo, quindi verso le 13:30, Ginger Alden si svegliò, stranamente Elvis — che faceva sempre ore piccole — non era a letto. La ragazza telefonò a sua madre che gli chiese come stava Elvis; non essendo a letto decise di cercarlo. Ginger intuì che fosse ancora in bagno come gli aveva detto qualche ora prima. Il ‘Re’ fu trovato con i calzoni del pigiama abbassati, riverso in <<posizione fetale>> sul pavimento; il viso era sprofondato in una pozza di vomito che aveva impregnato il tappetino di lana. Ormai era cianotico, incosciente, con gli occhi fuori dalla orbite e non respirava più; anzi sembrava iniziato il processo di rigor mortis. Subito accorse, alcune persone dello staff girarono il corpo lo portarono fuori dal bagno ed iniziarono la rianimazione cardio-polmonare. Alle 14:33 l'unità 6 di soccorso arrivò a Graceland, i paramedici continuarono le procedure di rianimazione nonostante i chiari segni di rigidità e livore. Alle 14:48 il corpo, praticamente un cadavere, fu trasportato al Baptist Memorial Hospital. Alle 14:56 Elvis Aaron Presley fu dichiarato DOA (Dead on Arrival, 'Morto all'arrivo'). Alle 15 ci fu l'annuncio a famigliari e amici, alle 15:30 ai fan e al pubblico. Intanto il medico legale notò con disappunto che era stato tutto ripulito: il bagno e sopratutto le tante medicine sparse per la casa. L'autopsia si svolse dalle 19 della sera stessa nell'obitorio dell'ospedale. Il cuore e le coronarie sembravano quelle di un ottantenne, il peso era 160 kg (per un'altezza 184 cm), nel sangue c'erano almeno quattordici farmaci diversi (di cui dieci oltre i livelli terapeutici e almeno tre al limite della tossicità). I polmoni non avevano tracce di liquido da edema (il tipico segno di un'overdose), il colon ostruito per di più era ingrossato sei volte rispetto alla norma, inoltre il fegato appariva danneggiato. La causa del decesso fu attribuita ad aritmia cardiaca che unita all'ipertensione aveva provocato un fatale arresto. Queste informazioni furono rilasciate durante una conferenza stampa — ad autopsia ancora in corso — cui parteciparono il primario patologo dell'ospedale, il dottor Nichopoulos, il coroner della contea di Shelby (competente per la zona dove sorge Graceland). Vernon Elvis Presley, poi scomparso il 26 Giugno 1979 per un infarto, ha disposto di non rendere pubblici i particolari dell'autopsia fino al 2015. Per mettere a tacere le voci che vogliono Elvis ancora vivo, magari in qualche isola tropicale come John Burrows, è bene ricordare che il cervello e il cuore estratti durante l'autopsia sono ancora conservati al Baptist Memorial Hospital. Albert Goldman nel 1991 pubblicò una biografia (“Elvis: The last 24 Hours”) dove ipotizzava il suicidio. Il dottor George Constantine Nichopoulos (il 'dottor Nick') nel solo 1977 aveva prescritto ad Elvis oltre diecimila pillole: anfetamine, barbiturici, narcotici, sonniferi, lassativi ed ormoni. A sua difesa dichiarò di aver tentato invano di ridurre la dipendenza di Elvis dai farmaci, anche ricorrendo ai placebo. Nichopoulos (nato nel 1927) è ancora vivo, fa il consulente per una compagnia di assicurazioni; nel 1995 è stato radiato dall'ordine per aver prescritto farmaci in esubero a Jerry Lew Lewis. Il ‘Colonello’ Tom Parker, nato Andreas Cornelis (Dries) van Kuijk a Breda in Olanda, è morto a Las Vegas il 21 Gennaio 1997 per un ictus all'età di 87 anni.

 

SETTEMBRE

Non posso fare altrimenti. La morte è la sola assoluzione.”

dall'ultima lettera spedita al figlio Uwe

ILSE KöHLER (Die Hexe von Buchenwald, "La strega di Buchenwald")

ex capo supervisore (Oberaufseherin) nel reparto femminile del lager di Buchenwald

A. Desda [allora Impero tedesco], 22.09.1906

W. Aichach |prigione femminile| [Repubblica Federale Tedesca], 01/02.09.1967

 suicidio per impiccagione

Ilse Köhler entrò nel NSDAP (National Sozialistische Deutsche Arbeiter Partei, 'Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori') nell'Aprile 1932, tessera 1.130.836. Nel 1930 Karl Otto Koch (Darmstadt, 02.08.1897) entrò nel NSDAP, un anno dopo nelle SS (Schutzstaffel, 'Squadre di protezione'). L'allora signorina Köhler lavorava come bibliotecaria e frequentava, anche intimamente, uomini delle SS e SA (Sturmabteilungen, 'Squadre di Assalto'). Nel 1934 conobbe Koch allora comandante del KZ (lager) di Hohnstein. I due si sposarono il  25 Maggio 1937, in estate ad otto km dalla città di Weimar nella Turingia su una collina boscosa fu istituito il campo di concentramento di Buchenwald. Dal legname della vicina foresta di Ettesberg, circa 300 detenuti politici e criminali comuni costruirono le prime baracche. Il campo al termine dei lavori ne avrà una cinquantina con l'aggiunta di forni crematori. Koch fu nominato comandante Buchenwald il 1° Agosto 1937. Poco dopo assegnò alla moglie la carica di Aufseherin (sorvegliante). La donna si guadagnò il suo lugubre soprannome sia per la crudeltà verso i prigionieri, che per le relazioni sessuali con le guardie ed il medico del campo Waldemar Hoven (Freiburg, 10.02.1903). Verso il 1941 la signora Koch fu promossa Oberaufseherin (capo sorvegliante) nel reparto femminile. Inutile dire che la sua crudeltà e sadismo continuarono vista la sua particolare "posizione". Nel Settembre 1941 Koch, ormai Standartenführer (colonnello), fu nominato comandante dell'allora campo prigionia di Majdanek - situato a 3 km da Lublino nel sobborgo di Majdan Tatarski. Il 14 Luglio 1942 centotrenta prigionieri sovietici scapparono da Majdanek, ottantasei non furono ripresi. Il 31 Agosto Koch fu posto in "vacanza", praticamente il comandante supremo delle SS Heinrich Himmler lo mise da parte. Intanto Georg Konrad Morgen — comandante della RKPA (Reichskriminalpolizei, 'Polizia criminale del Reich') — fu inviato a Buchenwald per investigare. Il compito di Morgen era quello di occuparsi di crimini finanziari, disciplinari e sulle infrazioni al codice d'onore dei membri del corpo delle SS. A Buchenwald uscirono fuori i retroscena dell'ex comandante: racket dei generi alimentari, assassini dei deportati e più generalmente un funzionamento del campo per il proprio profitto (sottrasse non meno di centomila marchi). Dopo sei mesi di indagini Morgen portò le prove al capo della RKPA, Arthur Nebe. A quel punto si attivò un inaspettato ed inesorabile procedimento: le prove arrivarono al capo della Gestapo Heinrich Müller poi passarono al capo dell'RSHA (Reichssicherheitshauptamt, 'Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich') Ernst Kaltenbrunner. Infine Himmler il 17 Febbraio 1943 autorizzò Morgen nel continuare ad indagare su Koch per altri sei mesi. Il 24 Agosto scattò l'arresto dei due coniugi ad opera della Gestapo con le seguenti accuse: falso, cattiva gestione, malversazione, insubordinazione. Il processo presso il tribunale supremo del partito nazista a Monaco di Baviera iniziò a Settembre, alla decima udienza ci furono le richieste dell'accusa: pena di morte per l'uomo, cinque anni per la donna. Le sentenze furono rispettivamente di condanna a morte mediante fucilazione e proscioglimento. L'SS rimase nella prigione della Gestapo di Weimar, l'ex sorvegliante poté andarsene dalla sua famiglia a Ludwigsburg. Il dottor Waldemar Hoven fu arrestato perché aveva avvelenato delle SS testimoni dell'accusa al processo di  Koch. Il presidente del tribunale di Monaco Morgen sentenziò anche per lui la condanna a morte. Un plotone di esecuzione fucilò Koch a Monaco di Baviera il 5 Aprile 1945, una settimana prima che gli americani liberassero la città. L'11 Aprile la Sesta divisione corazzata della terza armata Usa liberò il campo di concentramento di Buchenwald. Ilse Koch venne arrestata dall'autorità americane il 30 Giugno 1945. Morgen durante il processo di Norimberga si rifiutò di testimoniargli contro: sebbene fosse convinto della sua colpevolezza, non aveva prove che la donna avesse commesso crimini. L'11 Aprile 1947 a Dachau il tribunale americano militare aprì il processo contro Hermann Pister (comandante di Buchenwald dal '42 al '45), Ilse Köhler vedova Koch e altre 29 persone. Fra le tante accuse mosse all'ex sorvegliante c'erano alcune al limite del raccapricciante e della necrofilia: tatuaggi dei prigionieri usati per farne dei paralampada, teschi ad ornamento della sua tavola, saponette fabbricate con il grasso dei cadaveri, teste mummificate. La donna, allora 41enne, annunciò alla corte che era in stato interessante. In teoria non doveva esserlo perché era tenuta in isolamento, l'uniche persone che "frequentava" erano i militari americani che dovevano interrogarla. Quasi sicuramente questa gravidanza fu cercata per evitare un'eventuale condanna alla pena capitale. Intanto Waldemar Hoven, dopo 18 mesi in prigione a Buchenwald, era stato amnistiato perché servivano medici. Ma l'uomo venne arrestato e poi giudicato dal Tribunale Internazionale Militare di Norimberga nel cosiddetto "Processo ai dottori". L'accuse di sadismo e omicidio a carico di Ilse Koch furono facilmente provate; invece per quelle "necrofile" non bastarono due teste mummificate e lembi di pelle. Si dice che questi orripilanti campioni fossero stati trovati dagli americani alla liberazione di Buchenwald. Analisi successive però accertarono la natura "non umana" di queste prove d'accusa. Il 14 Agosto 1947 a Ilse Koch venne inflitto il carcere a vita, ventidue imputati invece furono condannate a morte (a otto di questi ci fu la commutazione). Il 20 Agosto il TMI decretò la pena di morte a Hoven per aver commesso crimini di guerra, contro l'umanità ed essere stato membro di un'organizzazione criminale. Il 29 Ottobre 1947 la Koch partorì un bambino al quale diede il nome di Uwe. Il 2 Giugno 1948 Waldemar Hoven fu impiccato nella prigione di Landsberg in Baviera. Il 14 Ottobre 1948 Lucius D. Clay - Comandante in capo delle forze americane in Europa e governatore militare della zona d'occupazione americana in Germania - decise di commutare l'ergastolo inflitto alla Koch in quattro anni di carcere “perché non erano state fornite prove evidenti”. Alla donna gli furono concessi gli arresti domiciliari e quindi poté lasciare il carcere. Il 18 Ottobre un sottocomitato del Senato degli Stati Uniti iniziò un'indagine sulla vicenda. Nel Maggio 1949 Clay si dimise dopo aver terminato di gestire il blocco di Berlino. Ritiratosi dall'esercito, entrò in politica e servì vari Presidenti. Viste le proteste scatenate dalla sua liberazione, Ilse Koch fu ri-arrestata il 17 Ottobre 1949. Una corte tedesca la processò per 135 casi d'omicidio; il 15 Ottobre 1951 fu nuovamente condannata all'ergastolo. La mattina del 2 Settembre 1967 Ilse Koch fu trovata impiccata nella sua cella della prigione femminile di Aichach in Baviera. La donna lasciò una lettera di addio al figlio di cui se ne sono perse le tracce. Lucius Dubignon Clay morì a Chatham (Massachusetts) il 16 Aprile 1978 all'età di 81 anni. Georg Konrad Morgen dopo la guerra continuò la sua carriera legale (era stato giudice a Stettino in Polonia). E' morto a Francoforte sul Meno il 19 Gennaio 1979 all'età di 70 anni.

 

OTTOBRE

« Signore, non abbandonarmi..! »

frase pronunciata ai piedi del patibolo

Jacques Fesch - scrittore {due volte sposato, una figlia}

A. Saint-Germain-en-Laye (Parigi), 06.04.1930

W. Parigi |carcere “La Santé|, 01.10.1957 05:30

 esecuzione della sentenza di morte, decapitazione

Jacques Fesch dopo un matrimonio fallito, da cui ebbe una figlia, si trovò senza un lavoro, osteggiato dai suoi genitori e senza soldi. Il suo sogno di d'evasione era quello di comprarsi una barca e fuggire nel Pacifico. Il mattino del 25 Febbraio 1954 entrò nel negozio di un cambiavalute in rue Vivenne 39 a Parigi ed ordinò 2,5 milioni di franchi in oro. Il titolare, Alexandre Silberstein, conoscendo il padre del ragazzo come persona facoltosa accettò. Nel tardo pomeriggio Fesch tornò con due complici, era armato della rivoltella prelevata da casa di suo padre. Quando Silberstein stava aprendo la cassaforte, Fesch lo colpì alla testa con il calcio della pistola; a quel punto partì un colpo che lo ferì alla mano. Spaventato, arraffò 300.000 franchi e scappò perdendo i suoi occhiali da miope. Intanto l'urla dell'anziano cambiavalute avevano richiamato l'attenzione di alcuni passanti. I complici per distogliere l'attenzione fornirono la descrizione del rapinatore. Fesch nel panico, ferito, praticamente cieco, salì al quinto piano di un caseggiato aspettando che la situazione si calmasse. Pochi minuti dopo ridiscese in strada, ma un passante lo riconobbe indicandolo ad un poliziotto, il 35enne Jean Vergne. Questi intimò il mani in alto, Fesch si girò e dalla tasca dell'impermeabile sparò un colpo che a causa dell'elevata altezza del rapinatore e della bassa statura del poliziotto risultò fatale: prese Vergne al cuore e lo fece stramazzare al suolo. Per cercare la fuga sparò altri colpi che fortunatamente andarono a vuoto; infine fu ammanettato dagli altri poliziotti. Fesch venne subito portato alla commissariato di Richelieu-Drouot, vicino alla fermata della metropolitana. Lì ebbe uno scatto e ferì un poliziotto e per questo fu pestato a sangue. Poco dopo venne trasferito al carcere cittadino “La Santé”, dove fra l'altro venivano eseguite le condanne a morte. In attesa del processo Fesch rimase in cella per oltre due anni; in questo periodo di prigionia lesse tantissimi libri e si adattò alla rigida vita carceraria. In una notte di Febbraio 1955 ritrovò "la fede" e da allora organizzò la sua vita in cella fra letture, preghiere, riflessioni che riportava ogni giorno sul Giornale intimo (scritto per comunicare la sua fede alla figlia). Il 6 Aprile 1957 si tenne presso la Corte d'Assise di Parigi il processo dove doveva rispondere di rapina a mano armata, violenza e sopratutto omicidio. L'avvocato Baudet chiamò a testimoniare il signor Fesch per dimostrare le difficili condizioni nell'infanzia e nell'adolescenza del figlio. La madre non poteva essere presente perché deceduta il 7 Giugno 1956. Purtroppo la testimonianza del padre fu inutile, anzi controproducente: l'uomo si presentò ubriaco; Jacques presente in aula espresse rimorso per l'uccisione del poliziotto, che era vedovo e padre di una bambina di 4 anni. Alle 19:45 dell'8 Aprile la Corte emise la sentenza: condannato alla ghigliottina. Jacques fu trasferito nella cella 18 sulla sinistra della seconda divisione, il braccio della morte. Intanto l'opinione pubblica conoscendo la sua storia iniziò a mobilitarsi. Comprendendo che la fine si avvicinava, Jacques scrisse molte lettere alla moglie, alla figlia di 6 anni, al cappellano della prigione, alla figlia del poliziotto ucciso, ai suoceri. Il 23 Settembre l'avvocato gli comunicò che il Presidente della Repubblica avrebbe lasciato l’ultima decisione al Consiglio superiore della magistratura. René Coty, eletto al 12° scrutinio il 23 Dicembre 1953, fino allora aveva sempre graziato i condannati a morte. Il 24 l'avvocato fu ricevuto dal Presidente che rimase commosso dalla storia della conversione di Fesch; ma le forze di polizia avevano premuto molto per la condanna e così negò la sua richiesta di grazia. All'avvocato disse: «Gli chieda, la prego, di accettare il sacrificio della sua vita affinché la vita di altri poliziotti sia salvata. Se lo fa gli serberei una infinita riconoscenza». Il 25 fu concessa l'ultima visita dei famigliari; la data dell'esecuzione sarebbe stata comunicata solo la sera precedente. Il 26 arrivò la decisione del Consiglio superiore della magistratura: ESECUZIONE CONFERMATA. Il 30 fu celebrato il matrimonio religioso con la moglie che aveva sposato con rito civile nel 1951. In serata Baudet disse al suo assistito che l'esecuzione era fissata per l'indomani all'alba. Dalle 03:15 del 1° Ottobre il condannato si mise a pregare accanto al letto rifatto. Alle 05:29 il boia, André Obrecht, si presentò davanti alla cella; l'esecuzione iniziò secondo la procedura un minuto dopo. Fesch si confessò e assisté alla messa dove poté fare la comunione. Alle 05:35 circa si avviò con serenità e compostezza verso il patibolo insieme all'avvocato. Appena passata la porta chiese al cappellano di poter baciare il crocifisso. Nella stanza della ghigliottina, dove c'erano una cinquantina di testimoni, chiese perdono. Tutti rimasero scossi dal suo comportamento, quasi soprannaturale; qualche minuto dopo la ghigliottina gli recise la testa. Questa esecuzione dovrebbe essere stata la 340ª dall'08.03.1900 [vedi lista non esaustiva]. Per eccezionale concessione del presidente Coty il corpo fu restituito alla famiglia. L'11 Aprile 1958 furono celebrati i funerali nella parrocchia di Saint Germain dove Jacques era stato battezzato. La salma fu poi trasferita nella tomba dei suoceri. A causa della grave situazione in Algeria, Coty consegnò i poteri presidenziali a De Gaulle l'08.01.1959. René-Jules-Gustave Coty morì a Le Havre il 22.11.1962 all'età di 80 anni. Dopo l'esecuzioni di Fesch aveva negato la grazia ad altri sei condannati. André Obrecht — che aveva ufficialmente iniziato la sua "mansione" il 01.11.1951 — eseguì l'ultima esecuzione il 28 Luglio 1976; già ammalato del morbo di Parkinson rassegnò le dimissioni il successivo 29 Settembre. La ghigliottina fu usata l'ultima volta il 10.09.1977 nel carcere di Marsiglia per decapitare Hamida Djandoubi, reo di torture e omicidio. Il 9 Ottobre 1981 fu promulgata la legge che aboliva la pena di morte; la Francia sarà l'ultimo paese dell'Europa occidentale a farlo. Obrecht trascorse il resto della vita fra Parigi e Nizza, dove morì il 30 Luglio 1985 all'età di quasi 86 anni. Il penultimo boia — l'ultimo sarà suo nipote Marcel Chevalier — dal 1921 aveva preso parte a 322 esecuzioni e ne fu l'"esecutore" in 81 di queste. Il 10 Giugno 1987 Pietro Brocardo e Raimondo Loss inviarono al Vaticano la domanda per la causa di beatificazione di Jacques Fesch. Il cardinale di Parigi Jean Marie Lustiger il 21 Settembre 1987 aprì l'inchiesta diocesana. L'11 Febbraio 2005 il porporato si ritirò dalla sede arcivescovile di Parigi. Ammalatosi di cancro al polmone si è spento in una clinica di Parigi il 5 Agosto 2007 all'età di 80 anni. Durante la prigionia, oltre al “Giornale intimo”, Fesch scrisse anche “Cella 18”; entrambi i libri sono in commercio.

  

NOVEMBRE

« Lo sapevo. Lo sapevo. Nacqui in una stanza d'albergo

e - maledizione - muoio in una stanza d'albergo. »

Eugene Gladstone O'Neill

drammaturgo {Premio Nobel© 1936 per la letteratura}

A. New York |The Barrett House ¦ Broadway|, 16.10.1888 01:30

W. Boston |hotel Sheraton · stanza 401|, 27.11.1953

 atrofia cerebellare corticale (oggi definita atassia idiopatica ad esordio tardivo)  RIP link

  

DICEMBRE

« Edith, sono una macchina rotta, ma sono pronto. »

alla moglie prima di entrare in coma

Thomas Woodrow Wilson (Il professore, Lusitiana)

28° Presidente (Premio Nobel® 1919 per la pace)

A. Staunton |Presbyterian Manse| [Virginia: Usa], 28.12.1856 00:45

W. Washington D.C. |2340 S street|, 03.02.1924 11:15

 conseguenze di un ictus subìto il 02.10.1919 aggravato da arteriosclerosi  RIP link

UN'ULTIMA FRASE 2006

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