UN'ULTIMA FRASE 2009

 

 

GENNAIO

« ... tienimi sveglio, Dori ... »

alla moglie che l'assisteva negli ultimi giorni

FABRIZIO CRISTIANO DE ANDRÉ (Faber, Bicio, Coda di lupo) - poeta e cantautore

A. Genova-Pegli |via De Nicolay 12|, 18.02.1940 12:00

W. Milano |istituto nazionale dei tumori · reparto ‘Solventi’ · stanza 9|, 11.01.1999 02:15

 cancro ai polmoni

 

FEBBRAIO

« Ti prego, amico fammi volare »

al "collega" che aveva il posto sull'aereo

Richard Steven Valenzuela (Ritchie Valens) - cantante e chitarrista

A. Pacoima |County Osteopathic Hospital| - San Fernando Valley [Los Angeles], 13.05.1941 00:56

W. pascolo 8 km a nord-est del Mason City Municipal Airport - Clear Lake (Iowa: Usa), 03.02.1959 01:00

 trauma cranico-encefalico, fratture multiple  RIP link

« Non possiamo viaggiare su quel catorcio! »

quando vide l'autobus che doveva portarli alla successiva tappa del tour

Charles Hardin HolleY (Buddy Holly) - cantante, cantautore, chitarrista

A. Lubbock |1911 6th Street| (Texas: Usa), 07.09.1936 15:30

W. pascolo 8 km a nord-ovest del Mason City Municipal Airport, 03.02.1959 01:00

 trauma cranico aperto, fratture e lesioni interne addominali  RIP link

Il Winter Dance Party del 1959, un tour che portava i nomi emergenti del rock'n'roll in giro per gli stati americani, si aprì il 23 Gennaio in un locale di Milwaukee nel Wisconsin. I partecipanti erano tre star del momento (Ritchie Valens, Buddy Holly, ‘The Big Bopper’) ed un gruppo, i Dion and the Belmonts. Valens con il suo primo singolo (“Come on, let’s go!”) in breve tempo aveva venduto mezzo milione di copie; anche il suo primo lato A (“Donna”/“La Bamba”) — uscito nell'Ottobre 1958 — stava andando bene. Holly sempre nell'Ottobre 1958 aveva lasciato The Crickets, il gruppo da lui creato nel 1957; da allora cantava e si produceva da solo avvalendosi del chitarrista Tommy Allsup, il bassista Waylon Jennings e il batterista Charlie Bunch. Jiles Richardson era più conosciuto come ‘The Big Bopper’; questo soprannome se lo era guadagnato nel Maggio 1957 quando messo ben 1821 canzoni in una maratona radiofonica in diretta durata cinque giorni, due ore e otto minuti (record mondiale). A parte Valens, appena 17 enne, Holly e Richardson erano sposati ed aspettavano un figlio; quindi avevano particolarmente bisogno di soldi. Quel tour li avrebbe portati in ventiquattro città |tour| nel corso di tre settimane |date|. Praticamente ogni sera fino al 15 Febbraio ci sarebbe stata un'esibizione in posti anche molto distanti fra loro. Nei tre stati del Minnesota-Iowa-Wisconsin dove si svolgeva il tour l'inverno poteva/può essere davvero rigido. Per di più i musicisti viaggiavano in autobus vecchi, scomodi e con il riscaldamento che spesso faceva le bizze. Difatti durante il viaggio verso Duluth (Minnesota), nella notte fra il 30 e 31 Gennaio, il riscaldamento smise di funzionare; già da allora i musicisti — letteralmente congelati — parlarono di affittare un aereo. Il 31 al malandato veicolo si ruppero pure i freni; chissà come gli organizzatori trovarono un altro autobus (anche questi senza riscaldamento). Il tour si sarebbe dovuto fermare l'indomani pomeriggio ad Appleton (Wisconsin), ma a 15 km dalla città di Hurley andò in panne. Gli occupanti si dovettero avvolgere nelle coperte e bruciare dei giornali nel corridoio centrale dell'autobus. Meno male che arrivò il vicesceriffo della contea, avvertito da un automobilista. Con quattro macchine i musicisti furono portati a Hurley, invece Charlie Bunch finì al Grand View Hospital in Ironwood per congelamento! Gli esausti e arrabbiati musicisti arrivarono a Green Bay in treno. Durante la serata al Riverside Ballroom, mancando il batterista, Ritchie suonò la batteria per Buddy; questi lo fece per i Dion e quest'ultimi per Ritchie. L'autobus — il sesto in dieci giorni — portò la comitiva a Clear Lake (Iowa) in un viaggio di ben 560 km/h percorsi in nove ore; era la notte fra il 1° e 2 Febbraio. Quel giorno sarebbe stato di riposo se gli organizzatori non avessero fissato all'ultimo minuto un'esibizione al Surf Ballroom, un locale cittadino |locandina|. I giovani avevano dormito poco e male nel vecchio autobus e per di più non si erano potuti nemmeno cambiare. Il bollettino meteo emesso alle 17:30 per la zona di Mason City-Clear Lake parlava di <<livello delle nuvole a 1,5 km [5000 piedi] e visibilità di massimo 16 km [10 miglia]>>. Alle 19:30 — quando i giovani musicisti arrivarono al locale — li stavano aspettavano ben 1200 teenager. La temperatura sotto zero ed il costo del biglietto (1,25 dollari anziché i soliti 0,75) non avevano scoraggiato questi ragazzi, molti dei quali accompagnati dai genitori. Il 23enne cantautore del Texas parlò con il proprietario del locale, Carroll Anderson, e gli chiese se poteva prenotargli un volo privato per Fargo, l'aeroporto più vicino all'esibizione del giorno dopo (Moorhead, lontana ben 579 km). Anderson conosceva un pilota del posto, Roger Peterson, che guarda caso lavorava per il Dwyer Flying Service, un aeroclub situato nel vicino Mason City Municipal Airport. Con 36 dollari a testa si poteva andare a Fargo in tre ore; Buddy Holly che non ne poteva più delle scomodità di quegli autobus-frigorifero prenotò anche per Tommy Allsup e Waylon Jennings. Invece 'Dion' Francis DiMucci — che spendeva quella cifra per l'affitto di un mese — dovette rinunciare. Così fu prenotato un piccolo aereo a tre posti più pilota per mezzanotte e mezzo. Il concerto iniziò alle 20, i musicisti diedero il loro meglio; il pubblico in sala impazzì letteralmente. Verso le 22:30 ‘The Big Bopper’ chiese a Jennings se gli poteva cedere il posto perché era influenzato; in cambio gli avrebbe dato il suo nuovo sacco a pelo, il chitarrista rispose che a lui bastava che andasse bene a Holly. Alle 23:20 circa tutti i musicisti salirono sul palco per il finale, Ritchie naturalmente fece il bis del suo travolgente cavallo di battaglia: La Bamba. Nel dietro le quinte ‘The Big Bopper’ chiese a Holly se poteva prendere il posto di Jennings; la richiesta fu accettata. Poi Holly si divertì a sfottere il collega: «Ti congelerai le chiappe su quel bus, Waylon! ». «'Fanculo Buddy [rispose l’amico ridendo] che possiate schiantarvi al suolo con quel trabiccolo». Verso le 24 erano tutti fuori in attesa di partire, chi verso l'aeroporto e chi per un lungo viaggio nello scomodo autobus-frigorifero. Ritchie per l'ennesima volta chiese a Allsup di poter volare sull'aereo; allora il chitarrista — forse esasperato — tirò fuori mezzo dollaro e lo lanciò; al ragazzo chiese di chiamare e lui rispose <<Testa>> e... vinse! Allsup tornò alla macchina dove l'aspettavano Holly e 'The Bopper' e disse che <<Ritchie vola al mio posto>>. Nella zona di Mason City il "livello delle nuvole" era sui 1,8 km [6000 piedi], la visibilità massima 24 km [15 miglia], la temperatura -8 °C e venti da sud sui 25-32 nodi; inoltre un fronte freddo sarebbe passato su Fargo alle 2 invece che alle 4. I tre musicisti furono accompagnati al Mason City Municipal Airport dal proprietario del Surf Ballroom; la notte era gelida, ventosa e nevicava fitto. Intanto alle 23:55 Roger Peterson arrivò all'aeroporto cittadino e si presentò da Jerry Dwyer. Il ragazzo dall'Aprile 1958 poteva pilotare voli commerciali, di piccoli aerei s'intende; dall'Ottobre 1954 aveva accumulato 711 ore di volo, di cui 128 sui Beechcraft Bonanza. Il suo addestramento strumentale per un test di controllo era incompleto anche se aveva appena passato l'esame scritto. La certificazione per il volo strumentale l'aveva fallita il 21.03.1958 e quindi poteva solo pilotare a vista. Inoltre nell'ultima visita fisica gli era stata riscontrata una lieve ipoacusia all'orecchio destro; questo deficit auditivo l'aveva così obbligato a superare un test. Il ragazzo viveva poco lontano dall'aeroporto e lavorava da un anno per il Dwyer Flying Service; era sposato dal 14.09.1958 con una coetanea che conosceva dai tempi della scuola. Alle 23:30 Peterson aveva telefonato all'Air Traffic Communications Station per sapere la situazione meteo. Nella zona di Mason City il "livello delle nuvole" era sui 1,8 km [6000 piedi], la visibilità massima 24 km [15 miglia], la temperatura -8 °C e venti da sud sui 25-32 nodi; inoltre un fronte freddo sarebbe passato su Fargo alle 02 invece che alle 04. Alle 00:15 i tre musicisti arrivarono alla mèta, andarono negli uffici del Dwyer Flying Service, pagarono il proprietario Jerry D. e furono così portati all'hangar dove l'aspettava il pilota e un Beech Bonanza, modello 35, sigla identificativa N3794N, uscito dalla fabbrica il 17.10.1947. Montava un motore Continental model E185-8 a cui restavano un totale di 40 ore alle principali revisioni periodiche. Da quando era stato acquistato nel Luglio 1958, il personale qualificato l'aveva sempre sottoposto a tutti controlli e la manutenzione ordinaria. Il velivolo era dotato di radio ricevitori/trasmettitori, un navigatore Narca, un autopilota Lear (però non ancora operativo), tutti i necessari strumenti di navigazione, un pannello strumentale incluso un giroscopio Sperry F3. Tornando a quella notte, i passeggeri verso le 00:40 si sistemarono nell'abitacolo. Il pilota aspettò sulla pista 17 l'autorizzazione a decollare; intanto disse a Dwyer che avrebbe comunicato il suo piano di volo dopo essere decollato; poi chiamò nuovamente l'Air Traffic Communications Station per conoscere la situazione meteo locale e sulla rotta verso Fargo. Non era cambiato molto dall'ultimo aggiornamento: <<nuvole con precipitazioni sui 980 m [3000 piedi], visibilità 10 km circa [6 miglia], leggera nevicata, vento da sud a 37 km/h [20 nodi], pressione di 1011 mbar>>. Però il pilota non sapeva nulla di due segnalazioni emesse dall'U.S. Weather Bureau alle 23:25 e 23:55: un fronte freddo profondo 160 km che gli si sarebbe parata davanti sul piano di volo. Le tormente di neve si muovevano a 40 km/h ed erano già ad una decina di km dall'aeroporto in direzione nord-ovest... Alle 00:55 Dwyer osservò il decollo: il suo piccolo aereo si alzò dalla pista da sud, accostò a destra, fece un'inversione a 180°, passò sopra da est, guadagnò altitudine e si diresse a nord. L'uomo da una piattaforma accanto alla torre di controllo continuò ad osservare l'aereo: questi dopo una leggera deviazione a sinistra imboccò la direzione di rotta nord-ovest. Dwyer vide le luci sulle ali iniziare ad abbassarsi a circa cinque miglia di distanza; le seguì finché non scomparvero. Pensò che poteva essere un effetto ottico dell’orizzonte oppure qualcosa di molto peggio... Intanto Peterson con una visibilità nulla e raffiche a 50 nodi si affidò alla strumentazione di bordo, anche se non era certificato per il volo strumentale. L'aereo si inclinò verso destra finché non colpì il suolo ghiacciato ad una velocità di 270 km/h; continuò a scivolare per 150 metri fino a terminare la sua corsa su una rete di recinzione: erano le 01:00. Dwyer intanto aveva cercato di mettersi in contatto con Peterson senza riuscirci. Verso le tre e mezzo, quando l'aereo doveva essere giunta a destinazione, dall'aeroporto di Fargo arrivò una chiamata preoccupata: quel Beech Bonanza non era atterrato. Per di più le condizioni proibitive avevano impedito qualsiasi decollo e atterraggio: una violenta tormenta di neve riduceva la visibilità a meno di tre metri! Dwyer comprese che era successo qualcosa di brutto: segnalò la scomparsa dell'aereo ma fu impossibile iniziare le ricerche per le pessime condizioni meteo. Verso le 06:30 smise di nevicare e solo dopo qualche ora si diradò la nebbia; fatto sta che alle 09:15 Dwyer poté decollare con un altro suo aereo. Indirizzandosi verso il punto in cui aveva visto per l'ultima volta le luci del Beech Bonanza, verso le 09:35 a circa otto km a nord-ovest dell'aeroporto, avvistò il rottame in un campo innevato. L'uomo fece un ampio cerchio sulla zona e compresa la tragica realtà: i rottami si trovavano sparsi per decine di metri e quasi sicuramente gli occupanti erano morti; appena atterrato avvertì l'ufficio dello sceriffo. Il conduttore radiofonico Bob Hale — anche lui presente la sera prima al Surf Ballroom — ebbe in diretta la notizia da Carroll Anderson. Lo sceriffo Jerry Allen arrivò per primo sulla scena del disastro, che era in un luogo disabitato in aperta campagna; poco dopo giunsero anche fotografi e giornalisti. Il velivolo fu trovato accartocciato su un palo di una rete di recinzione; i musicisti erano stati sbalzati fuori e giacevano al suolo; invece il pilota era ancora dentro l'abitacolo. Naturalmente i quattro erano morti, forse sul colpo. La difficoltosa identificazione fu possibile grazie a Carroll Anderson; fra i detriti venne ritrovato un portafoglio a nome di Tommy Douglas Allsup. Il chitarrista prima di montare sull'autobus la sera prima aveva chiesto a Holly di ritirargli delle lettere spedite da sua madre all'ufficio postale di Fargo, così gli aveva lasciato il portafoglio. Così in un primo momento il nome del chitarrista fu associato ad una delle vittime. L'autobus con gli altri componenti del tour arrivò a Fargo verso le 11; Allsup andò in un hotel e chiese di essere messo nella stessa vicino a quella di Buddy Holly, l'addetto al banco gli chiese se non sapeva della notizia... quei tre musicisti — fra cui B.H. — erano morti nella notte in un incidente aereo. Intanto la radio e la TV stavano dando la notizia riportando anche il nome di Allsup fra le vittime perché la sua carta d'identità era stata trovata sul posto. Il ragazzo telefonò subito a sua madre in Oklahoma, la donna fortunatamente non aveva acceso né radio né TV; però dei vicini avevano già sentito la notizia e stavano cercando di contattarla. L'equivoco sulla presunta quinta vittima fu così chiarito. Il medico legale arrivò sul posto alle 11:15 e poté così stilare per i poveretti il certificato di morte, avvenuta per fratture e lesioni interne con gravissimo trauma cranico. Il corpo di Valens era steso supino a cinque metri di distanza dal rottame che era l'aereo; quello di Holly alla stessa distanza, ma dalla parte opposta. Il cadavere di Richardson era a dodici metri, quasi disteso sul lato destro. La neve caduta dopo lo schianto aveva leggermente ricoperto corpi e rottami; quasi dieci ori di esposizione ad una temperatura di -7 °C avevano congelato le parti esposte dei cadaveri. Naturalmente il coroner di Cerro Gordo County, Ralph E. Smiley, stese un rapporto. Il corpo di Roger Peterson fu rimosso solo dopo l'autorizzazione data dagli ispettori della Civil Aeronautics Board e Federal Aviation Agency. Il pilota fu trasportato al Mercy Hospital di Mason City per l'autopsia, che però non fu disposta per i tre corpi dei musicisti (portati nella sala mortuaria del paese poco dopo). Gli investigatori della Civil Aviation Board rimasero sul luogo della tragedia per tre giorni; le cinture di sicurezza erano rimaste sui seggiolini come se fossero state lacerate, non c'era stato incendio, nessun segno di cedimento strutturale o avaria ai controlli. Il motore fu poi esaminato non rilevando malfunzionamenti precedenti o accaduti in volo; sicuramente stava dando potenza al momento del schianto. Anche se la cabina di pilotaggio era molto danneggiata fu possibile rilevare che: 1) la batteria e il generatore erano in posizione "on"; 2) la lancetta del contagiri era ferma a 2200 giri/minuto; 3) le lancette della pressione del carburante e dell'olio erano bloccate nella "zona verde"; 4) l'indicatore del giroscopio indicava una direzione con un angolo di 90°; 5) l'indicatore della velocità di quota segnava 3000 piedi al minuto [55 km/h] in discesa; 6) la lancetta della velocità di crociera era bloccata fra 165-170 miglia/orarie [265-274 km/h]; 7) il selettore di rotta indicava 360° in linea; 8) la frequenza del trasmettitore era sui 122,1 del Mason City Municipal Airport. L'inchiesta stabilì che la responsabilità dell'incidente doveva addebitarsi al pilota che: sottovalutò l'avverse condizioni meteo, non fornì il piano di volo prima di decollare, andò nel pallone quando si trovò a volare con soli strumenti nella tormenta. Probabilmente Peterson non rese conto che la strumentazione gli stava segnalando che l'aereo scendeva invece di salire. Il Winter Dance Party continuò: Bobby Vee & The Shadows sostituirono Valens e 'The Big Bopper', Ronnie Smith divenne il cantante dei The Crickets dal 3 (Moorhead in Minnesota) fino al 15 Febbraio (conclusione a Springfield in Illinois). Nel 2009 il Winter Dance Party |sito ufficiale| ha festeggiato la 50ª edizione e ha dedicato delle serate speciali per l'anniversario del "Giorno in cui morì la musica". Dall'edizione del 1960 il Winter Dance Party Tour finisce rigorosamente al Surf Ballroom di Clear Lake. Charles Hardin Holley lasciò la moglie Maria Helena Santiago, sposata il 15.08.1958; il forte trauma per la perdita del marito provocò alla 22enne un aborto. La donna si risposò e ebbe tre figli; adesso è divorziata e vive a Dallas. Nel Gennaio 2008 è ritornata nell'appartamento di New York dove visse per i sei mesi del breve matrimonio. Da quel tragico 03.02.1959 ha voluto sempre proteggere l'eredità del marito. Ritchie Valens fino allora non aveva mai volato; curiosamente scampò alle conseguenze di uno strano incidente aereo quando il 31.01.1957 due velivoli si schiantarono sul campo da gioco della sua scuola, Pacoima Junior High School; alcuni suoi amici morirono e rimasero feriti, ma non lui che era al funerale del nonno. Valens ebbe la sua stella nel famoso Hollywood Walk of Fame al 6733 dell'Hollywood Boulevard. Roger Peterson fu sepolto nel cimitero di un paese vicino, la vedova Deanne ricette lettere di condoglianze dalle famiglie di Valens e Holly; si risposò nel 1969 e adesso dovrebbe vivere nel Minnesota. Jerry Dwyer ha continuato a lavorare alla torre di controllo del Mason City Municipal Airport; nel Dicembre 2000 — dopo oltre quarant'anni — non gli è stato rinnovato il contratto. Dwyer ha fatto così causa all'amministrazione dell'aeroporto; nell'Agosto 2004 ha ottenuto da un risarcimento di ben 150.000 dollari. Tommy Allsup si spostò in California, diventando un famoso produttore musicale. Adesso vive a Azle in Arizona e continua a collaborare con i Common Ground Studios anche se non è più giovanissimo, essendo nato il 24.11.1931. Anderson — che partecipò alla ricostruzione del Surf Ballroom dopo l'incendio che lo distrusse nel 1947 — gestì il locale per ben 17 anni; infine decise di tornare a fare il lavoro di carpentiere. Carroll D. Anderson si è spento in una casa di riposo a Mason City il 20 Febbraio 2006 all'età di 86 anni. Waylon Jennings divenne un famoso cantante country, nel 1979 ebbe un particolare successo con “Good Old Boys”, la canzone della serie televisiva “The Dukes of Hazzard” (Hazzardin Italia). Nell'autobiografia uscita nel 1996 rilevò che si era sempre sentito in qualche modo responsabile di quella tragedia; la "gufata" — sparata nel dietro alla quinte del locale in quella gelida serata di Febbraio — lo perseguiterà negli anni a venire. Jennings negli ultimi tempi per l'aggravarsi del diabete dovette abbreviare o interrompere i tour. Il 19 Dicembre 2001 i medici dell'ospedale di Phoenix dovettero amputargli il piede destro che si era infettato. Infine il 13 Febbraio 2002 morì nel sonno per complicanze diabetiche nella sua casa di Chandler in Arizona. Waylon Arnold Jennings non aveva nemmeno 65 anni essendo nato il 15.06.1937.

 

MARZO

" [...] spero un giorno di diventare brava come voi.

Con affetto, la vostra bambina! Eluana."

lettera alla famiglia, Natale 1991

Eluana Iolanda Giulia Englaro (Purosangue della libertà, Elu) - studentessa

A. Lecco |casa di cura “Beato Luigi Talamoni“|, 25.11.1970

W. Udine |azienda pubblica per i servizi alla persona “La Quiete”|, 09.02.2009 19:35

 arresto cardiaco derivante da disidratazione

 

APRILE

 « Signori, è stato un onore suonare con voi stanotte »

ai colleghi dell'orchestra pochi minuti prima dell'affondamento

Wallace Henry Hartley - violinista

A. Colne |92 Greenfield Road| - Lancashire (Inghilterra), 02.02.1878 05:15

W. oceano Atlantico |41°44' nord 49°57' ovest|, 15.04.1912 02:20?

 annegamento?/assideramento?  RIP link

La famiglia di Wallace Hartley si trasferì a Colne nell'East Lancaster quando il capofamiglia, Albion, fu promosso assistente-sovrintendente alla locale agenzia assicurativa. L'uomo era anche capo-coro alla Bethel Chapel, la chiesa metodista di  Colne. Vedendo del talento nel figlio (che già cantava nel coro) lo incoraggiò a prendere lezioni di violino. Nel 1895  il signor Hartley — diventato nel frattempo sovrintendente — si trasferì con la famiglia nella città di Huddersfield. Wallace nel 1898 entrò a far parte dell'orchestra filarmonica cittadina; poi diventò primo violino a Bridlington e Harrogate. Nel 1909 decise di diventare un musicista da crociera; iscrittosi all'agenzia CW and FW Black di Liverpool fu poi assegnato a varie transatlantici della  White Star e Cunard. Nel 1910 gli fu offerto di dirigere l'orchestra a bordo del Mauretania, piroscafo della Cunard. Dopo un'ottantina di viaggi, l'8 Aprile 1912, l'agenzia gli comunicò la sua prossima e prestigiosa destinazione: il Titanic della White Star! All'inizio era titubante perché non voleva allontanarsi dalla sua fidanzata, ma poi accettò. Hartley e gli altri sette componenti dell'orchestra |cartolina · lista| si imbarcarono il 10 Aprile a Southampton con il biglietto comune #250654. Ogni giorno si ritrovavano verso poppa sul ponte E dopo aver preso gli strumenti da un locale. Di solito si dividevano in due orchestre: una costituita da un trio (un violinista, un violoncellista e da un pianista) e l'altra diretta da Hartley e composta dal primo violinista, da due violoncellisti e da un contrabbassista. Durante il viaggio le due orchestre intrattenevano i passeggeri con un repertorio di ragtime e suonate popolari; talvolta suonavano nella hall di prima classe, al ristorante “À la carte”, nelle vicinanze del ponte lance (sempre di prima classe). Alle 23:40 del 14 Aprile un grande iceberg scivolò sul bordo destro del Titanic. In dieci secondi con un suo spunzone provocò sei squarci lunghi 67-75 metri poco sotto la linea di galleggiamento. Il costruttore del transatlantico, Thomas Andrews, lo ispezionò e verso mezzanotte comunicò all'attonito capitano E.J. Smith il suo responso: affondamento sicuro. Infatti con quattro — su sedici — compartimenti stagni allagati, il Titanic poteva rimanere a galla ma con cinque no! Sì le paratie trasversali dei primi due e ultimi cinque compartimenti arrivavano al ponte D, ma negli otto centrali si fermavano al ponte E. Con cinque compartimenti allagati, la nave sarebbe inesorabilmente affondata di prua; infatti per il principio dei vasi comunicanti l'acqua avrebbe superato il quinto compartimento, riempito il sesto, invaso il settimo e così via... Quindi anche azionando le pompe d'aspirazione, come era stato subito ordinato, si poteva solo rimandare l'inevitabile.  Secondo Andrews il Titanic poteva galleggiare un'ora, un'ora e mezzo, massimo due (se le paratie reggevano). Verso mezzanotte e mezzo del 15 Aprile il capitano diede l'ordine di calare le scialuppe con a bordo prima le donne e i bambini. I musicisti dell'orchestra si erano già ritirati nelle loro stanze; probabilmente qualcuno del comando chiese a Hartley di suonare sul ponte lance per tenere calmi i passeggeri e dare la sensazione che tutto era sotto controllo. Così dalle 00:15 i sette musicisti guidati al violino da Hartley — probabilmente per la prima volta — suonarono insieme, minuto dopo minuto; intanto l'inclinazione della nave aumentava... L'unica nave che aveva risposto all'SOS, il Carpathia, stava arrivando ma non prima delle quattro! Invece un'altra, il Californian, era ferma ad una trentina di chilometri di distanza tanto che le sue luci si potevano vedere dal ponte lance. Purtroppo l'unico telegrafista a bordo dormiva e gli ufficiali di bordo si limitavano ad usare la lampada Morse e aspettare risposta ai loro segnali! Sembra che in un momento di pausa Hartley aiutò la signora Florence Ware, una passeggera di seconda classe, a salire sulla scialuppa 10; prima che fosse calata a mare l'uomo gli regalò la sua fiaschetta d'argento, poi tornò a suonare. All'01:55 la superficie del mare si trovava solo cinque metri sotto il ponte. Alle 02:05 il canotto pieghevole D fu calato in mare; era la diciottesima scialuppa e l'ultima a potere essere calata in mare con i palanchi. Restavano gli altri due canotti, l'A e B, posti sopra l'alloggi degli ufficiali; ma con quella pendenza ormai elevata si potevano solo buttare direttamente in mare. Sempre alle 02:05 i passeggeri della terza classe e i macchinisti poterono salire sul ponte lance. Proprio i macchinisti avevano garantito l'energia elettrica. Alle 02:15 gli uomini dell'equipaggio misero il canotto A a mare diritto, ma quello B cadde capovolto. L'orchestra intanto si era spostata vicino all'entrata della grande scalinata e allora intonò l'ultimo brano. Secondo alcuni fu “Autumn”, ma poi altri — fra cui il secondo marconista Bride — riconobbero essere “Nearer, My God, To thee” (Più vicino a te o Dio). L'ultime parole del direttore dell'orchestra non sono sicure; però alcuni superstiti dissero che Hartley congedò i colleghi. Sicuramente i membri dell'orchestra suonarono finché l'inclinazione non fu insostenibile per mantenersi in equilibro. Alle 02:18 il Titanic si spezzò: la prua colò a picco e il rimanente pezzo di poppa continuò a galleggiare. Alle 02:19 centinaia di persone erano disperatamente al moncone |immagine di ricostruzione|; questi rimase in posizione verticale per un minuto poi affondò lasciandosi dietro una coltre di vapore: erano le 02:20. Centinaia di persone si dibatterono nell'acqua gelida (si stima che la temperatura fosse di 2 °C); in quella condizione un essere umano può sopravvivere dieci minuti, forse mezz'ora. Solo in pochi raggiunsero il canotto A a qualche decina di metri; alla fine erano in 24. Quasi nessuna delle diciotto scialuppe a largo tornò indietro; solo la numero 14 guidata da Lowe — che prima trasbordò tutti sulla scialuppa 10 — arrivò sul luogo dell'affondamento alle 3 passate. Ma ormai erano quasi tutti morti per ipotermia: al massimo un essere umano può resistere dieci minuti in mare poco sopra lo zero. Lowe riuscì a recuperare solo quattro uomini, uno di questi morì un'ora dopo. Alle 4 il transatlantico Carpathia, accorso tre ore e mezzo prima da 58 miglia nautiche (107 km) alla velocità di 14 nodi (miglia nautiche/orarie) avvistò le scialuppe. Alle 08:30 fu recuperata l'ultima scialuppa; alle 08:50 il capitano Rostron come ultimo tentativo si portò sul luogo dell'affondamento, ma ormai non c'era più nulla da fare. Il Carpathia con a bordo 705 superstiti |lista originale| virò verso New York, dove arrivò alle 21:25 del 18 Aprile. Né Wallace Hartley né gli altri sette membri dell'orchestra si salvarono. Il 4 Maggio un cadavere, il duecentoventiquattresimo, venne recuperato dalla nave posa cavi Mackay-Bennett. Il riconoscimento fu abbastanza agevole: indossava ancora l'uniforme da orchestrante (soprabito, stivali neri e calzini) in più aveva attaccato la scatola del violino e addosso una penna stilografica in oro con l'iniziali 'W.H.H.'. Oltre a Hartley furono recuperati altri due membri dell'orchestra; gli altri cinque o sono dispersi oppure se recuperati non sono stati riconosciuti e quindi sepolti in mare o nelle fosse comuni dei cimiteri di Halifax. Oltre un migliaio di persone parteciparono al funerale tenuto il 18 Maggio a Colne; il corteo funebre lungo mezzo miglio sfilò per le strade fra un ala di folla di circa 40mila persone |foto|. Sette bande suonarono mentre il feretro fu portato al cimitero locale. Al basamento del tomba c'è un'iscrizione con le note di Nearer, My God, To thee”. Florence Ware, nata Louise Long, perse il marito John James nell'affondamento del Titanic. Tornò in Inghilterra e visse insieme al cognato; si spense a Plymouth il 14.08.1973 all'età di 93 anni.

 

MAGGIO

« Non importa, ma comunque ho sconfitto la Roccia. »

poco dopo essere stato colpito

Bernard Paul Coy (detenuto 415-Z)

A. (Kentucky: Usa), 13.02.1901

W. isola di Alcatraz |‘La Roccia’ · blocco C| - San Francisco, 03?-04.05.1946

  ferite da arma da fuoco  link

 — Testo in fase di aggiornamento e completamento —

 

GIUGNO

“Ti seguirò con amore e sarò felice solo se ti vedrò felice.

Non piangere per me. Ti aspetto.

alla moglie, ultima frase del libro “Dall'altra parte” (2006)

« Gianni, ora men vò a casa a morire. »

all'amico Gianni Grassi (Policlinico Gemelli, 27.05.06)

« Da lassù guarderò la mia terra. »

l'ultima richiesta, quella di essere sepolto nel cimitero di Val di Petrina

SANDRO BARTOCCIONI

dottore in Medicina a Chirurgia, specializzato in Gastroenterologia,

Chirurgia vascolare Cardiochirurgia, Primario del reparto di cardiochirurgia

 dell'ospedale “Monteluce Silvestrini” di Perugia {dal 20.09.1997 all'08.11.2001}

A. Città di Castello [Perugia], 25.08.1947 05:00

W. Città di Castello, 02.06.2006 22

 carcinoma allo stomaco con metastasi

 

LUGLIO

« No! »

un attimo prima che il killer gli sparasse

GIORGIO BORIS GIULIANO (Lo sceriffo) {sposato, tre figli}

funzionario di Pubblica Sicurezza {dal 1963}

capo della Squadra Mobile e vicequestore di Palermo {dall'10.1976}

A. Piazza Almerina [Enna], 22.10.1930

W. Palermo |bar Lux · via di Biasi|, 21.07.1979 07:55

  sette colpi di pistola calibro 7,65: due alla testa e cinque alla schiena  link

Boris Giuliano si laureò in Giurisprudenza il 23.06.1956, qualche mese dopo partecipò ad un concorso per entrare nella polizia,  lo vinse e così approdò alla scuola superiore di polizia. Intanto si era sposato, trasferito a Milano e lavorava in un'azienda lombarda, la Plastica Italiana di Trino Vercellese, come responsabile dell'area commerciale  dell'area Sicilia-Calabria. Nell'Ottobre 1963 fu trasferito come richiesto al commissariato di Palermo, per il momento in un ufficio dell'Amministrativa, la Terza divisione. Comunque aveva fatto precisa richiesta al capo della Squadra mobile, Umberto Madia; dopotutto aveva lasciato un lavoro da dirigente che gli assicurava uno stipendio tre volte superiore a quello di commissario. Dopo poche settimane fu accontentato: entrò a far parte della Mobile alla sezione Omicidi. Lì conobbe Bruno Contrada, che da nemmeno un anno dirigeva la sezione pronto intervento della Squadra mobile; insieme collaborarono nella sezione Investigativa e Antimafia. Il giornalista Mauro De Mauro scomparve la sera del 16 Settembre 1970 davanti alla propria casa di Palermo; uomini a bordo di un auto lo "prelevarono" proprio mentre rincasava, lo portarono via e da allora non fu più visto. Questo caso di "lupara" fu seguito in particolare da Boris Giuliano. Il procuratore della Repubblica di Palermo, Pietro Scaglione, fu ucciso la mattina del 5 Maggio 1971 insieme al suo autista in via dei Capuccini; la Fiat 1300 fu bloccata e crivellata da tre killer. Fu il primo omicidio "eccellente" del secolo, il precedente risaliva al 1893 con l'uccisione del presidente del Banco di Sicilia. Giuliano e Contrada indagarono prima sulla strage di viale Lazio e poi sulla scomparsa De Mauro. Qualche mese dopo si tenne una riunione con il ministro degli Interni, questore di Palermo, capo della Criminalpol per la Sicilia occidentale, capo della Squadra mobile, generale dei carabinieri Dalla Chiesa, comandante del Nucleo investigativo dell'Arma Russo. Fu stabilito che tre investigatori (Contrada, Giuliano, Russo) avrebbero fatto luce sugli esecutori e mandanti sull'omicidio Scaglione e la natura di Cosa Nostra. Nel 1975 Boris frequentò, unico italiano allora prescelto, un corso di tecniche poliziesche nelle scuole dell'FBI a Quantico in Virginia. Nell'Ottobre 1976 alla guida della Mobile di Palermo ci fu un avvicendamento: Bruno Contrada dopo tre anni fu "promosso" capo della Criminalpol per la Sicilia Occidentale e così lasciò posto allo ‘Sceriffo’, così era stato soprannominato. Il 20 Agosto 1977 a Ficuzza furono uccisi il tenente colonnello Giuseppe ‘Ninì’ Russo, in convalescenza da vari mesi, e un suo amico, il professore Filippo Costa. Fra la fine del 1978 e l'inizio del 1979 Francesco Marino Mannoia raffinò il primo chilo di eroina "siciliana", iniziò così u businisso : dalla Sicilia quattro-sei tonnellate (stime della Dea-Fbi) di eroina attraversavano l'Atlantico e nel contempo un fiume di miliardi tornava indietro dalle famiglie mafiose che poi la rivendevano sul mercato americano. Così Giuliano insieme ai colleghi della DEA iniziò ad indagare su questo traffico di stupefacenti che era una novità per Cosa Nostra, molto ma molto più remunerativa del contrabbando di sigarette. Le "raffinerie" erano/sono occultabili, ma il flusso di denaro che deriva dal traffico no... Alle 19:15 del 29 Aprile 1979 al 113 di Palermo arrivò una telefonata minatoria: «Giuliano morirà». Era la risposta per la retata del giorno prima che aveva permesso di recuperare delle armi, i soldi di una rapina in cui era stato ucciso un metronotte e arrestati fiancheggiatori del temibile sicario Pino ‘Scarpuzzedda’ Greco [scheda di Wikipedia italiano | inglese]. Il 19 Giugno all'aeroporto di Punta Raisi la polizia notò due valigie che continuavano a girare sul nastro trasportatore; sembravano abbandonate, non avevano nemmeno l'etichetta e quindi era impossibile risalire al proprietario. Appena aperte mostrarono un contenuto davvero particolare: 497.916 dollari! Fu subito avvertita la squadra Mobile: Giuliano e Tom Tripodi, agente sotto copertura della DEA che collaborava all'indagine da un paio d'anni, avevano finalmente un traccia. Casualmente l'indomani all'aeroporto di New York i colleghi della narcotici sequestrarono un carico da dieci miliardi di lire... Era un mosaico dello sterminato traffico di droga fra la Sicilia e gli Usa, “Pizza Connection” fu soprannominato dall'FBI e dalla DEA. A fine mese il vicequestore avvertì ‘Tommy’: qualcuno [in Questura] aveva parlato e così la copertura era andata a farsi benedire. Inoltre quei 497.916 dollari avevano portato l'indagini verso la “Cassa di risparmio per le province siciliane”: un tale Giglio aveva depositato 300mila dollari in contanti. Il direttore dell'istituto, Francesco Lo Coco (cugino del boss Stefano Bontate), a domanda del vicequestore rispose con un laconico «Non lo so, dottore». La sera del 7 Luglio un revolver di grosso calibro fu rinvenuto dal proprietario nel suo bar-trattoria di via F. Crispi a Palermo; l'uomo stava facendo le pulizie e vide l'arma, subito andò a fare denuncia al vicino commissariato Molo. Il commissario accertò che era una P38, avvertì i colleghi della Mobile e intanto predispose una stretta sorveglianza: forse qualcuno sarebbe tornato... Difatti un'ora due uomini (Antonino Marchese e della zona di Corso dei Mille e Antonino Gioè di Altofonte) furono visti aggirarsi per il locale. Naturalmente negarono ogni addebito e così vennero portati in Questura; dalle tasche di Marchese spuntò una bolletta dell'Enel con l'indirizzo di via Pecori Giraldi 56. La polizia con l'ausilio dei vigili del fuoco irruppe all'alba nell'appartamento e trovò un arsenale: un fucile a canne mozze, due Magnum 357, chili di munizione; inoltre in un armadio c'erano ben otto sacchetti di eroina da mezzo chilo per un "valore" stimato di quasi cinque miliardi! Fra i vari documenti c'era un certificato medico per una richiesta di rilascio della patente; il nome 'Antonio Nuccio' non portò a nulla, ma la foto... Così Boris si fece portare dalla Seconda divisione fascicoli su fascicoli e alla fine fece bingo: era la foto di Leoluca Bagarella, sicario (latitante) dei Corleonesi nonché cognato di Salvatore ‘Toto’ Riina (infatti ‘Luchino’ è fratello di Antonietta ‘Ninetta’ Bagarella, moglie — anche lei latitante — di Riina). L'uomo aveva sulla testa un mandato di cattura come esecutore insieme ad altri dell'omicidio Russo e Costa. L'appartamento di via Pecori Giraldi risultò essere la base di tutte le famiglie di Palermo! Il 9 Luglio Boris tenne una conferenza stampa sull'accaduto; lo stesso giorno al 113 arrivò una telefonata: «Dite a Giuliano che morirà presto». Il vicequestore congedò ‘Tommy’ Tripodi e mandò la famiglia in vacanza nella sua città natale, Piazza Armerina. Intanto aveva trovato un libretto al portatore contenente centinaia di milioni a nome di Michele Sindona. Secondo il poliziotto S. "riciclava" i soldi provenienti dal traffico di droga che le famiglie mafiose tenevano fra gli Stati Uniti e la Sicilia. Verso metà Giugno, secondo quanto dichiarato dall'avvocato Giuseppe Melzi (legale dei piccoli azionisti delle banche di Sindona), Giuliano incontrò Giorgio Ambrosoli; invece questo sito cita come data il 7 Luglio. In quell'incontro il curatore fallimentare delle banche di S. forse ebbe modo di vedere le prove raccolte. Sicuramente ‘lo Sceriffo’ portava avanti altre indagini: quelle sui rapporti fra mafia e politica e quella sul caso Mattei di cui Mauro De Mauro voleva farci un dossier. Poco dopo la mezzanotte dell'12 Luglio Giorgio Ambrosoli rincasò da una serata passata con amici; uno sconosciuto gli si avvicinò mentre questi chiudeva la portiera della macchina, gli chiese il nome, si scusò e subito dopo esplose tre colpi di 357 Magnum. Ambrosoli rimase cosciente fino all'arrivo dei soccorritori, ma poi spirò in ambulanza; il 17 Ottobre avrebbe compiuto 46 anni. Il 14 Luglio al Palazzo di Giustizia di Palermo il pm doveva fare le richieste per l'omicidio del colonnello Giuseppe Russo e Filippo Costa. Sembra che per Leoluca Bagarella fosse già pronta l'assoluzione causa insufficienza di prove; ma il ritrovamento di quella P38 impose un supplemento di indagini: infatti quel revolver poteva aver sparato dalle mani di ‘Luchino’ a Ficuzza il 20.08.1977 e in altre occasioni... Boris ne era convinto e per questo voleva conoscere l'esito della perizia; ai cronisti disse solo che <<il 28 vi darò una notizia bomba>>. La mattina del 21 Luglio il vicequestore uscì dalla sua casa di via Alfieri 47 verso le 07:45, diede una busta con i soldi dell'affitto al portiere e si diresse in strada. Invece di attendere l'autista fece qualcosa di insolito: andò a prendere il caffè in un bar. Di solito la prima tazzina della mattina la consumava con i colleghi al bar della Questura prima dell'inizio del turno alle 9. Che avesse un appuntamento con qualcuno? Intanto la volante “Siena Monza” (cioè SM, Squadra Mobile) 21 comunicò alla centrale che sarebbe andata <<a prendere il dottore>>. Intanto questi a piedi si fece una quarantina di metri ed entrò nel bar Lux quasi deserto; ordinò un caffè, lo bevve e poi andò alla cassa per pagare. Mentre cercava gli spiccioli in tasca, entrò un giovane tarchiato che pur tremante gli scivolò silenzioso alle spalle; Giuliano forse lo vide dal riflesso nella vetrata davanti, ma poté solo dire «No» senza riuscire a mettere la mano sulla sua Smith & Wesson calibro 38 Special che teneva nella fondina sul fianco destro. L'uomo con una pistola 7,65 gli sparò un paio di colpi alla nuca e cinque alla schiena, quindi l'intero caricatore; la morte fu naturalmente istantanea. Le volanti arrivarono subito sul posto, il cassiere e il banconista non furono d'aiuto nell'identificare quel giovane che era salito su una 128 con tre complici. La macchina — "prelevata" il 19 Giugno con le targhe rubate — fu trovata poco lontano un'ora dopo. Giorgio Boris Giuliano avrebbe compiuto 49 anni il 22 Ottobre. Il giorno dei funerali, celebrati nella cattedrale di Maria Santissima Assunta a poche decine di metri dalla Questura, i vicoli intorno erano stracolmi di cittadini qualunque. Gli abitanti di via dei Biscottari, dove ogni giorno Boris si fermava a parlare prima di andare in ufficio, esposero uno striscione con una grande scritta:  VIA DEI BISCOTTARI IN LUTTO. ERAVAMO TUTTI AMICI DI BORIS . Con l'omicidio del collega Bruno Contrada diventò capo ad interim della Squadra Mobile, incarico che lascerà il 01.02.1980 a Giuseppe Impallomeni (tessera P2 n. 2213). Il nuovo vicequestore era stato allontanato dalla Mobile di Firenze per un giro di tangenti e curiosamente era passato — anzi saltato — dal 309° al 13° posto nella graduatoria nazionale! L'esito della perizia balistica sulla fatidica P38 venne ufficializzato l'8 Agosto: NEGATIVO. Il 13 Agosto Leoluca Bagarella fu assolto per insufficienza di prove. Però il 10 Dicembre la polizia lo arrestò e questi si fece quattro anni di carcere fino al 1983. Ma il giudice Giovanni Falcone nel 1986 ne riordinò la cattura; nel Maxiprocesso ‘Luchino’ si beccò quattro anni. Grazie all'indulto del 1990 lasciò l'Ucciardone a Dicembre e quattro mesi dopo si sposò in una cerimonia sontuosa a Villa Igiea. Dal successivo viaggio di nozze non tornò anche perché venne raggiunto da due ordini di cattura: quello per l'omicidio di Boris Giuliano e di ‘Ninì’ Russo. Con l'arresto di Riina nel Gennaio 1993 Bagarella divenne il vice di Provenzano e quindi uno dei più importanti boss di Cosa Nostra. Il processo per l'omicidio di Boris Giuliano finalmente si aprì il 26 Ottobre 1993 a Palermo. Ma il suo iter era stato lunghissimo e tormentato:  solo il 28.11.1980 la Procura della Repubblica palermitana aveva chiesto al giudice istruttore di formalizzare l'inchiesta nei confronti di <<imputati ignoti>>. Il primo vero rapporto sull'omicidio Giuliano arrivò il 07.02.1981 a cura di Contrada e del nuovo comandante del Reparto operativo dei carabinieri. Solo con il Maxiprocesso si arrivò a definire i mandanti: cioè il capo (Michele Greco) della Commissione di quel tempo e i membri più importanti (Bontate, Inzerillo, Riina). La sentenza del 16.12.1987 fu per tutti ERGASTOLO; notare che Bontate e Inzerillo erano stati uccisi nel 1981 durante la "seconda guerra di mafia". Durante un interrogatorio davanti il giudice Falcone il pentito Francesco Marino Mannoia accennò che era stato Leoluca Bagarella a sparare a Giuliano per poi fuggire su un'auto guidata da due complici. La Procura di Palermo chiese sia la revoca di una prima sentenza-ordinanza di proscioglimento che la riapertura dell'indagini nei confronti di Bagarella. Nel Dicembre 1991 ci fu la prima richiesta di archiviazione, ma il giudice istruttore — che con il nuovo ordinamento è diventato gip — respinse la richiesta e ordinò altre indagini. La Procura di Palermo, retta dal 15.01.1993 da Giancarlo Caselli, reiterò la richiesta. Il gip Alfredo Montalto respinse per la terza volta l'istanza di archiviazione e anzi dispose che il pm formulasse entro dieci giorni l'imputazione a carico di ‘Luchino’ (ancora latitante). La sentenza di condanna arrivò il 07.03.1995: ERGASTOLO. La Dia finalmente riuscì a catturarlo il 24.06.1995, da allora ha sempre soggiornato in regime di 41 bis nel carcere dell'Aquila. La sua è un "fine pena mai" perché — oltre agli ergastoli confermati per gli omicidi di Giuliano e Russo — gliene sono aggiunti altri; dopotutto era uno dei sicari più "attivi" dei Corleonesi. Fare un computo delle sue condanne è davvero difficile, comunque l'ultima è del 1° Luglio 2009: ergastolo dal Corte d'Assise di Palermo per un duplice omicidio (Simone Lo Manto e Raimondo Mulè) a San Cipirello il 31.05.1977. Bruno Contrada nel 1982 transitò nei ruoli del Sisde; nel 1986 fu chiamato a Roma presso il Reparto operativo della Direzione degli ex servizi segreti. Il 24.12.1992 venne arrestato per concorso esterno in associazione di tipo mafioso sulla base delle dichiarazioni da alcuni collaboratori di giustizia. Dopo varie sentenze, di condanna e assoluzione, il 26.02.2006 i giudici di secondo grado confermarono il verdetto di primo grado: dieci anni di carcere e pagamento delle spese processuali. Infine il 10.05.2007 la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di condanna in appello; dal 24.07.2008 Contrada è agli arresti domiciliari per motivi di salute. Per avere maggiori informazioni potete dare un'occhiata al suo sito-blog: www.brunocontrada.info. Il 25 Settembre 1984 Michele Sindona fu estradato in Italia, dal 1980 stava scontando venticinque anni di reclusione in un penitenziario americano per bancarotta fraudolenta. Il tribunale di Milano con la sentenza del 18 Marzo 1986 condannò l'ex ‘banchiere di Dio’ all'ergastolo come mandante dell'omicidio di Giorgio Ambrosoli. Due giorni dopo quando bevve il primo caffè nella sua cella del carcere di Voghera si sentì male e cadde in coma. Inesplicabilmente nel caffè c'era del cianuro, Sindona morì alle 14:10 del 22 Marzo nel reparto di rianimazione dell'ospedale civile di Voghera senza riprendere conoscenza; aveva 65 anni e non fu mai appurato se fosse stato un avvelenamento o un suicidio. Thomas Charles Tripodi, ex agente della Narcotici e ispettore della DIA, si arrese al cancro il 13 Agosto 1999 nella sua casa di Thurmont in Maryland; aveva 67 anni. Nel 1992 diede alle stampe le sue memorie: Crusaide, “Crociata segreta contro la mafia e il KGB” nell'edizione italiana. Il processo per la scomparsa-omicidio di Mauro De Mauro è iniziato il 4 Aprile 2006 presso la Corte d'Assise di Palermo; l'unico imputato è ‘Toto’ Riina. Secondo quanto riferito dal pentito Francesco Marino Mannoia, uomo del boss Bontate, Mauro De Mauro era sepolto sotto il ponte del fiume Oreto. Nel 1977-1978 Bontate diede ordine di scavare per una notte intera e tirare fuori i cadaveri di vittime della lupara che rischiavano di venire alla luce per una campagna di lavori disposta dal Comune di Palermo. Mannoia ha riferito di aver sciolto il cadavere del giornalista nell'acido; dei motivi dell'omicidio non si è voluto esprimere. L'edificio che ospita la Squadra mobile di Palermo in piazza Vittoria fu intitolato a Boris Giuliano. Il 21 Luglio 2009 a Palermo è stato proiettato un film documentario (“Sopralluoghi per un film su un poliziotto ucciso”) scritto e diretto da Roberto Greco e Valeria Siragusa. Nella pellicola ci sono anche gli interventi dei suoi famigliari, amici e colleghi.

 

AGOSTO

« Corri! »

alla moglie quando vide i killer

ANTONINO AGOSTINO (Nino) {sposato dal 05.07.1989} - agente di polizia

A. Palermo?, 29.03.1961

W. Villagrazia di Carini |lungomare Cristoforo Colombo| [Palermo], 05.08.1989 19:40

  colpi di arma da fuoco al torace e alla testa

« Io ti conosco! »

al killer che gli stava per sparare

GIOVANNA IDA CASTELLUCCIO {sposata dal 05.07.1989, incinta di cinque mesi}

A. Palermo?, 1970

W. Carini |ospedale Santo Spirito|, 05.08.1989 {poco dopo il ricovero}

  colpi di arma da fuoco al torace

La sera del 5 Agosto 1989 l'agente di polizia Antonino Agostino non era in servizio perché aveva cambiato il turno al commissariato di San Lorenzo Colli a Palermo. Quella domenica sua sorella Flora compiva 18 anni e così aveva fatto l'8-14 per essere libero in serata. Con la moglie Giovanna, sposata poco più di un mese prima, era andato ad una festa a casa dei genitori; Ida confidò alla cognata di essere incinta, di una bambina. Alle 19:40 si trovavano davanti al cancello della casa; stavano per entrare nella propria automobile, posteggiata su una stradina che costeggia l'autostrada. Due sicari, a bordo di una motocicletta di grossa cilindrata si avvicinarono e quello seduto dietro incominciò a sparare numerosi colpi di calibro 38. Antonino non essendo in servizio era disarmato; urlò alla moglie di scappare, fu colpito, riuscì a farla entrare nel cortile, accostò il cancelletto e stramazzò a terra; Ida urlò che gli uccidevano il marito e che conosceva il sicario, questi gli sparò due colèi di pistola al torace. Nino era ormai morto, invece Ida riuscì a trascinarsi carponi fino al corpo del marito; quando arrivarono i soccorritori dava ancora deboli segni di vita: morì pochi minuti dopo il ricovero all'ospedale Santo Spirito di Carini. Al duplice omicidio assistette impotente il padre Vincenzo che poi venne colto da malore e portato anche lui in ospedale. Decine di bagnanti che affollavano il litorale di Villagrazia di Carini videro i killer: furono descritti come molto giovani, uno con i capelli castani e l'altro sul biondo. I due abbandonarono la motocicletta ad alcune centinaia di metri di distanza; per cancellare ogni traccia cosparsero la moto di benzina incendiandola. Ma la targa venne risparmiata dal fuoco, così fu possibile risalire all'identità del proprietario: un pregiudicato per detenzione di armi. La sera stessa fu consegnato al padre il portafoglio di Nino, l'uomo per la rabbia lo sbatté sul muro e così uscirono dei foglietti; un agente li raccolse e in uno di questi c'era scritto: Se mi succede qualcosa andate a guardare nell'armadio della stanza da letto. Due poliziotti in borghese, ma forse anche altre <<strane presenze>> (come hanno poi scritto nell'inchiesta i pm Di Matteo e Del Bene), si fecero accompagnare da Flavia nella casa di Altofonte, dove vivevano i due coniugi appena uccisi. Queste persone andarono nella camera da letto e cominciarono a cercare, ad un certo punto la ragazza sentì dire "l'abbiamo trovata" e se andarono con forse una busta. Poi la ragazza fu interrogata negli uffici della Squadra mobile sulle ex di Antonino(!); una in particolare, di ben sei anni prima, a loro dire poteva essere la causa dell'omicidio poiché apparteneva ad una famiglia mafiosa. > Nel Maggio 2010 i pm Di Matteo e Del Bene hanno interrogato quei poliziotti, ma questi sono caduti più volte in contraddizione sulle presenze a casa Agostino in quella sera. Sembra che ci siano delle tracce di <<persone estranee>> alla polizia e l'elenco dei poliziotti sotto accusa potrebbe allungarsi. Stranamente nel verbale di perquisizione non c'è niente del materiale sequestrato in quell'armadi; però in quello della perquisizione di tre giorni dopo c'è scritto che undici foglietti... L'avvocato Gervasi, che difende gli interessi di Vincenzo Agostino, dice che non solo sarebbero state sottratte alcune carte, ma ne sarebbero state aggiunte altre, sempre del poliziotto ucciso, che nulla avevano a che fare. Il giudice Giovanni Falcone nel giorno del funerale confidò ad un amico commissario che quel poliziotto gli aveva salvato la vita... Infatti nella prima mattina del 20 Giugno 1989, su uno scoglio — sotto lo scivolo che porta alla spiaggia — della villa affittata dal giudice Falcone, all'Addaura, venne ritrovato un borsone con 58 candelotti di esplosivo comandato a distanza. La sera prima Falcone aveva invitato i magistrati svizzeri Carla del Ponte e Claudio Lehmann, i quali si trovavano in Sicilia per le indagini relative ai traffici di riciclaggio di denaro fra Cosa nostra e la Svizzera (vedi vicenda Oliviero Tognoli). Sicuramente l'esplosivo era stato piazzato nella prima mattina e forse non era esploso per un malfunzionamento del detonatore. P.S. del 16.05.2010: secondo quanto riportato in un articolo su lasicilia.web, l'esplosivo fu portato da una stradina laterale (quindi da terra); "alla vista degli agenti uno degli incursori, Angelo Galatolo, si sarebbe tuffato in mare con il telecomando che fu quindi inutilizzabile per l'innesco dell'esplosione". Alcuni bagnanti riferirono la presenza di due sommozzatori su un canotto dal colore giallo o arancio nel tratto di mare antistante. I quotidiani diedero ampio risalto ai loro identikit, che quasi sicuramente non furono poi consegnati alla magistratura. Un servizio d'inchiesta apparso su “La Repubblica” del 07.05.2010 |link| sembra "ribaltare" la scena: quei due sommozzatori non erano dei sicari pronti ad attivare il detonatore, ma anzi erano i "buoni" che sventarono l'attentato mettendo in allarme i "colleghi" della scorta di Falcone. Inoltre, ipotesi abbastanza clamorosa, i due "salvatori" potrebbero essere Antonino Agostino ed Emanuele Piazza! Come più volte segnalato, alcuni testimoni videro davanti alla villa un gruppo di persone, poi riconosciute come mafiosi della famiglia dell'Arenella e uomini dei servizi (fra cui il famigerato ‘faccia da mostro’). Un piccolo malvivente della borgata, Francesco Paola Gaeta, ebbe modo di assistere casualmente alle manovre militari intorno alla villa del giudice. Il 2 Settembre 1992 fu ucciso a colpi di pistola a Palermo, il suo caso fu archiviato come regolamento di conto fra spacciatori. Tornando a Nino, il questore di Palermo di allora, Ferdinando Masone, confermò che <<Agostino non era impegnato in indagini di mafia>>. L'8 Agosto all'Ansa di Palermo arrivò una telefonata di rivendicazione, naturalmente anonima: «Dunque, scrivete questo messaggio: dopo Mondo e Agostino adesso c'è Montalbano». Natale Mondo era un agente di polizia che scampò all'agguato di via Croce Rossa del 06.08.1985 dove rimasero uccisi il vicecapo della Squadra mobile Antonino ‘Ninni’ Cassarà e l'agente di scorta Roberto Antiochia. Mondo fu poi ucciso il 14.01.1988 davanti al negozio di giocattoli della moglie a Palermo. Saverio Montalbano da un paio di mesi dirigeva il commissariato di San Lorenzo Colli; a suo tempo era stato accusato di favoreggiamento verso gli assassini di Natale Mondo per un'intricata vicenda di appostamenti nel quartiere dell'Arenella. Il 12 arrivò un'altra telefonata (sempre anonima) ai carabinieri però diretta a Domenica Sica, alto commissario per la lotta all'antimafia: «Chi sono non ha importanza. Informate il dottor Sica che a installare il tritolo presso la villa di Falcone è stato l'agente di polizia assassinato a Villa Grazia di Carini. Non è uno scherzo e non cambi telefono, sennò riattacco». Curiosamente quella strana telefonata arrivò proprio sul telefono sprovvisto di registratore; ecco perché non voleva che fosse cambiato il telefono... ma come faceva a saperlo? come mai lo sconosciuto non voleva che fosse registrato? Il giudice facendo riferimento ai mandanti parlò di <<menti raffinatissime>>; l'inchiesta sul fallito attentato passò alla procura della Repubblica di Caltanissetta. Il 15 Marzo 1990 scomparve dalla sua casa di Sferracavallo (Palermo) Emanuele Piazza, ex agente di polizia che faceva riferimento al commissariato di San Lorenzo Colli per cercare di entrare nel Sisde. Il 17 suo padre Giustino, un avvocato, e il fratello non avendo risposte al telefono andarono a casa sua; in cucina sul fornello c'era ancora una pentola con uno scolino con la pasta già cotta, pronta per essere servita. Accanto c'era una scatoletta per cani e il cane di Emanuele, un rottweiler, che dormiva tranquillamente. Giustino Piazza il 18 telefonò in Questura chiedendo ad un agente che conosceva Emanuele di provare a rintracciarlo. Una risposta arrivò dopo qualche ora: sì il ragazzo non si trovava, ma secondo il commissario D'Aleo "era scappato con qualche femmina"! Giustino si fece dare il numero di casa di D'Aleo e questi gli confermò la sua versione; ne aveva parlato anche con il commissario Montalbano e il capitano Grignani, un capitano dei Carabinieri del centro Sisde di Palermo che conosceva Emanuele. Fatto sta che l'uomo per niente tranquillizzato trovò tra i documenti del figlio una lista con ben 106 latitanti mafiosi, alcuni dei quali del calibro di Riina e Provenzano! Il giudice Falcone incaricò un dirigente della Squadra mobile di sentire i funzionari del Sisde che avevano avuto contatti con Emanuele; magari sapevano qualcosa... La risposta — per mezzo di semplici relazioni di servizio — fu che l'ex poliziotto Emanuele Piazza non aveva mai lavorato per i servizi segreti, punto e basta. Però Falcone non s'arrese perché non ci vedeva chiaro e pretese una risposta dal Sisde. Finalmente il 4 Ottobre 1990 il capitano Grignani rispose: Emanuele era in contatto con i servizi segreti, anzi ci collaborava. Ma già il 22 Settembre il direttore del servizio segreto civile, prefetto Riccardo Malpica, in una nota confermò che il ragazzo aveva collaborato <<con i commissariati di San Lorenzo e Mondello per la ricerca dei latitanti>>. Emanuele era stato "in prova" dal 13.11.1989 al 13.02.1990; poi emerse un particolare davvero importante: ad Emanuele era stato chiesto di indagare sull'omicidio Agostino! Il 22 Febbraio 1992 il gip archiviò l'inchiesta sulla scomparsa dell'ex poliziotto. Giovanni Falcone, sua moglie e i cinque uomini della scorta perirono il 23 Maggio 1992 in seguito all'esplosione di 500 km di tritolo posti sotto l'autostrada A29 (strage di Capaci). Il procedimento d'inchiesta per la scomparsa dell'agente Piazza fu riaperto il 22.06.1993 e nuovamente archiviato il 03.05.1996. Dopo qualche anno venne fuori la verità: Emanuele come "contatto" in borgata aveva un certo Francesco ‘Ciccio’ Onorato; ma questi non era solo un piccolo delinquente, bensì il reggente della famiglia di Partanna-Mondello! Così Onorato organizzò l'uccisione di Emanuele insieme al capo mandamento Salvatore Biondino. Il collaboratore del Sisde fu attirato con l'inganno in uno scantinato di un mobilificio a Capaci; lì ci trovò Biondino e altri uomini che lo strozzarono con la corda, Ciccio lo tenne fermo. Come succede negli omicidi di "lupara" il corpo di Emanuele Piazza fu sciolto nell'acido. Solo grazie al pentimento di uno dei partecipanti all'omicidio s'innescò l'effetto domino: Onorato confessò e così fu istruito un processo che il 29.11.2001 portò all'ergastolo per Biondino, due partecipanti all'omicidio e 12 anni a Francesco Onorato. Intanto sul conto di Antonino Agostino vennero fuori diverse voci: una lo portava a Trapani, dove c'è uno dei cinque centri di addestramento del Sismi, il servizio segreto militare. Nino era entrato in polizia nel 1983; dopo qualche tempo trascorso in questure del nord Italia aveva ottenuto il trasferimento a Palermo, sua città natale. Prima di andare al commissariato San Lorenzo, l'agente prestò servizio al commissariato Duomo, nel centro della città. Ufficialmente il poliziotto non aveva svolto compiti particolarmente delicati o comunque investigativi. Ma spesso andava in treno a Trapani "travestito" quasi come per non dare nell'occhio... Il 2 Maggio 1996 Luigi Ilardo, un confidente di Cosa Nostra che aveva "saltato il fosso" e aveva quasi fatto arrestare Provenzano il 31.10.1995 (blitz fallito per motivi mai chiariti tanto che c'è un processo in corso), incontrò a Roma i procuratori capo di Palermo e Caltanissetta. Il mafioso si dichiarò disponibile a contrarre con lo Stato una accordo ufficiale di collaborazione. Inoltre confidò al colonnello dei carabinieri Michele Riccio che i servizi segreti erano implicati in omicidi poi addossati alla Mafia. Sul caso A. ebbe a dire: «Noi sapevamo che a Palermo c'era un agente che faceva cose strane e si trovava sempre in posti strani. Aveva la faccia da mostro. Siamo venuti a sapere che era nei pressi di Villagrazia quando uccisero il poliziotto Agostino». Il 10 Maggio Ilardo fu crivellato di colpi davanti a casa in una piazza di Catania; entro qualche giorno avrebbe messo a verbale le sue confessioni. Il pentito Giovanni Brusca in uno dei vari processi dichiarò che Agostino fu ucciso per vendicare l’arresto di un mafioso e perché si diceva che "era sempre a caccia di latitanti". Il 2 Ottobre 1996 il pentito Giovanbattista Ferrante, uno dei killer di Salvo Lima e di Giovanni Falcone, rilevò di aver partecipato all'uccisione di Emanuele Piazza; inoltre disse che il capo dei Corleonesi, ‘Totò’ Riina, ordinò un'inchiesta interna per stabilire chi avesse ucciso Antonino Agostino. Questo significa che non fu un vero e proprio delitto di mafia, dove è essenziale il benestare della Cupola e del capo mandamento della borgata in cui si compie; inoltre le donne quasi sempre venivano risparmiate dai killer. Sembra che nemmeno Riina riuscì a sapere qualcosa; comunque fu stabilito che non c'era responsabilità di Cosa Nostra ma piuttosto dei servizi segreti [vedi qui]. Nel Dicembre 2005 la Procura della Repubblica dovette chiedere l'archiviazione dell'inchiesta per l'impossibilità di proseguire l'indagini su un misterioso agente segreto implicato nel duplice omicidio del 05.08.1989. Nel 2007 — su indicazione del Sisde — è stato ribadita l'apposizione del segreto di Stato sul fascicolo dell'omicidio di Antonino Agostino (già secretato dal 2005). Il 14 Febbraio 2008 Gaetano Scotto, boss già condannato all'ergastolo per la strage di Via D'Amelio, è stato iscritto nel registro degli indagati per l'omicidio Agostino. La mamma del poliziotto l'ha riconosciuto da una foto sul giornale come l'uomo che seguì il figlio fino all'imbarco al porto di Catania, da dove i due novelli sposi partirono per il viaggio di nozze in Grecia il 06.07.1990. Papà Agostino ha ricordato come il figlio era particolarmente inquieto al ritorno: voleva sapere se fossero stati seguiti e si girò spesso per guardare la strada. Un pentito, Oreste Pagano, ha affermato: «Ero al matrimonio di Nicola Rizzuto, in Canada. C’era un rappresentante dei clan palermitani, Gaetano Scotto. Alfonso Caruana mi disse che aveva ucciso un poliziotto perché aveva scoperto i collegamenti fra le cosche ed alcuni componenti della questura. Anche la moglie sapeva, per questo morì». Il 30 Maggio 2008 i sostituti procuratori del Dia di Palermo, Domenico Gozzo e Nino Di Matteo, hanno iscritto nel registro degli indagati Guido Paolilli, ex agente di polizia che a suo tempo aveva indagato sul duplice omicidio. Nel Marzo precedente nella sua casa di Montefalco era stata intercettata una conversazione particolare: una sera Paolilli stava vedendo la Tv e su Rai1 trasmettevano la testimonianza di Vincenzo Agostino in cui parlava di quel bigliettino "famoso"; il figlio di Paolilli chiese che c'entrava l'armadio e il padre gli aveva risposto: «Una freca [un po'] di carte che ho distrutto». Proprio l'ex agente in una relazione di servizio diretta ai suoi superiori scrisse che erano state effettuate tre perquisizioni e solo nel corso della terza, in uno stanzino, erano stati rinvenuti sei fogli su cui Agostino scriveva, tra l’altro, di temere per la sua incolumità. I sei fogli vennero sequestrati; ma in archivio ci sono solo due perquisizioni! Il 6 Giugno è stato interrogato per tre ore dai due pm; l'uomo non si è avvalso della facoltà di non rispondere. I reati a lui contestati sono favoreggiamento aggravato e continuato in quanto avrebbe depistato le indagini sul duplice verso una fantomatica pista passionale. E' emerso che negli anni ottanta Paolilli, ufficialmente ispettore della questura di Pescara, veniva spesso aggregato alla Squadra mobile di Palermo. Però negli archivi delle questure delle due città non c'è traccia di questi "spostamenti". L'uomo si sarebbe difeso dicendo che faceva solo delle <<scorte>>; però negli anni Novanta fu aggregato nell'Alto commissariato per la lotta alla mafia... Inoltre particolare non da poco — a poche ore dal duplice delitto — Paolilli consegnò al capo della Squadra mobile, Arnaldo La Barbera, una relazione di servizio in cui sosteneva che il movente del duplice omicidio era passionale. P.S. del 09.06.2010: secondo quanto scritto a pagina 11 su “La Repubblica” di oggi il capo della squadra Mobile di Palermo riceveva una regolare retribuzione dal Sisde. Il suo fascicolo arrivato dall'Aisi (l'Agenzia per la sicurezza interna) ai procuratori di Caltanissetta è intestato come ‘fonte Catullo’. La Barbera lasciò la Mobile nel 2001 e passò all'Ucigos dove però fu deposto per le violenze del G8; morì di cancro nel 2002 a 60 anni. Invece nelle stesse ore, un compagno di pattuglia di Agostino presentò un'altra relazione di servizio nel quale riportava una confidenza del suo collega: <<Ho buone possibilità di catturare Bernardo Provenzano, sono in contatto con un collega che fa servizio al Nord, per determinati servizi>>. Che fosse Paolilli quel misterioso "contatto"? Solo nel 1993 questo agente fu interrogato dalla Procura di Caltanissetta, che indaga sui misteri dell'ultime stragi di mafia. Il 2 Luglio 2008 i giudici Domenico Gozzo e Nino Di Matteo titolari dell'inchiesta hanno acquisito nuovi documenti rinvenuti negli archivi della Mobile. Da questi emerge che l'agente Agostino avrebbe svolto un'attività antimafia, sempre negata, all'interno del Sismi [leggi qui]. I pm che indagano sugli omicidi di Agostino e di Piazza, ipotizzano che siano in qualche modo collegati alle relazioni tra mafia e servizi "deviati". Sopratutto la presenza di un uomo misterioso, forse un agente dei servizi segreti, soprannominato ‘faccia da mostro (per il suo viso deformato) è quantomeno sospetta. Una donna lo vide vicino all'Addaura il 20.06.1989 (<<aveva una faccia brutta>>); inoltre sarebbe stata segnalato nei dintorni di via D'Amelio nel Luglio 1992. Anche Vincenzo Agostino è sicuro di aver visto ‘faccia di mostro’; mentre suo figlio era in viaggio di nozze, venti giorni prima di essere ucciso: «Si presentarono in due a casa mia. E vedo una faccia da mostro, una faccia tutta martellata dal vaiolo che sembrava il muso di un cavallo. Era biondastro con i capelli lunghi. Mi ha detto: "Sono collega di Nino"». Vincenzo Agostino alcuni giorni dopo l'assassinio del figlio andò in commissariato e raccontò tutto; ma il verbale del suo interrogatorio non è agli atti dell'ormai corposa inchiesta sull'omicidio del figlio! I magistrati hanno chiesto al direttore dell’Intelligence a Roma di conoscere i nomi degli agenti operativi a Palermo in quegli anni. P.S. del 25.05.2010: secondo quanto riportato da “Repubblica” di oggi, Gianni De Gennaro (responsabile degli apparati d'informazione) nell'ultime settimane ha dato inizio ad un'indagine interna sugli agenti, specie gli ex, che hanno operato a Palermo negli anni Ottanta e Novanta. Tale indagine è stata estesa sia all'AISE (l'Agenzia informazioni sicurezza esterna) diretta dal generale Adriano Santini e all'AISI (l'Agenzia informazioni sicurezza interna) diretta dal generale dei carabinieri Giorgio Piccirillo. Sembra che il procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari ha ricevuto una certa "collaborazione" dall'AISI ed ha potuto visionare alcuni album fotografici che poi avrebbe girato ai testimoni delle sue indagini. Tornando al ‘mostro, questi dovrebbe essere facilmente identificabile; ma dopo anni di ricerche non è stato ancora identificato. Questo personaggio misterioso è stato indicato anche da Luigi Ciancimino, figlio del ex sindaco di Palermo Vito, come uno dei referenti istituzionali nella presunta trattativa fra "pezzi" dello Stato e Cosa Nostra dopo le stragi del 1992 [leggi qui]. P.S. del 25.05.2010: secondo quanto riportato da “Repubblica” di oggi, il ‘mostro’ sarebbe stato in contatto con l'Alto commissariato antimafia allora guidato da Domenico Sica, quale non fu sempre in sintonia con Falcone e Borsellino. Quell'agente "deviato" a detta dell'ex mafioso Vito Lo Forte abitava presso il Foro Italico in una strada che si affacciava; si spostava per il capoluogo siciliano su una grossa moto Suzuki e a bordo di una Range Rover. Inoltre era conosciuto come ‘il bruciato‘ per delle ustioni che gli deturpavano il volto. Ad oggi per l'omicidio di Antonino Agostino e Ida Castelluccio non si conoscono né i mandanti né gli esecutori. Proprio nel ventesimo anniversario del duplice omicidio ci sono delle novità [leggi qui] che potrebbero essere risolutive: Oreste Pagano, esponente di primo piano della Camorra arrestato nel Luglio 1998 in Canada e poi diventato collaboratore di giustizia, avrebbe riferito agli investigatori che in un matrimonio — quando era ancora latitante — ebbe modo di parlare con Alfonso Caruana. Questi gli disse "che aveva ucciso un poliziotto perché aveva scoperto i collegamenti fra le cosche ed alcuni componenti della questura. Anche la moglie sapeva, per questo morì". Dal giorno dell'omicidio di suo figlio e della nuora, Vincenzo Agostino non si è più tagliato barba e capelli |foto|: lo farà solo quando avrà verità e giustizia. Il 27 Ottobre 2009 a Quarrata (Pistoia) è stata intitolata una via a Antonino e Ida Agostino |foto| del 14.03.2010, nella zona di via Rossini. All'iniziativa hanno partecipato il sindaco di Quarrata Sabrina Sergio Gori e i genitori del poliziotto ucciso, Vincenzo e Augusta Agostino. L'appuntamento era inserito nel calendario del secondo Meeting della Legalità. Intanto la Procura di Palermo sta valutando se inoltrare una nuova richiesta (la terza) ai servizi di sicurezza per avere informazioni sui rapporti di lavoro di alcuni agenti operanti sotto copertura a Palermo negli anni delle stragi. Uno degli "agenti dei servizi" cha avrebbero collaborato con i Corleonesi sarebbe quel certo ’Carlo’, o ‘signor Franco’, che per una ventina d'anni è stato al fianco di Vito Ciancimino. Invece Faccia da mostro avrebbe fatto parte della squadra mobile di Palermo almeno fino agli anni Settanta, poi sarebbe entrato ai "servizi" e da lì all'ufficio affari riservati del Ministero dell'Interno per essere infine trasferito alla sezione criminalità organizzata del centro Sisde di via Notarbartolo, a Palermo, fino al 1999. In seguito questa persona sarebbe andata in pensione e poi nel 2004 è morta per un tumore che gli aveva aggredito il viso [leggi qui]. Su “La Repubblica” dell'08.05.2010 è stato pubblicato un servizio |link| con novità sull'omicidio Agostino e il fallito attentato dell'Addaura. Sembra che la Commissione parlamentare antimafia e il Copasir, comitato di controllo sui servizi segreti, si occuperanno dei misteri palermitani dell'estate 1989. Sul blog di Beppe Grillo il 10 Maggio 2010 è stata pubblicata una puntata "a tema" di Passaparola a cura di Marco Travaglio. AGGIORNAMENTO IMPORTANTE DEL 14.05.2010: oggi la Procura della Repubblica di Caltanissetta ha iscritto sei persone nel registro degli indagati per il fallito attentato all'Addaura. Ecco i loro nomi e ruoli: il killer mafioso ‘Salvo‘ Madonia, già indagato da tempo; Gaetano Scotto (già condannato per la strage di via D'Amelio), i fratelli Giuseppe e Raffaele Galatolo, il nipote Angelo Galatolo ed il collaboratore di giustizia Angelo Fontana (che si e' autoaccusato). Comunque per Giuseppe Galatolo, essendo deceduto tempo fa, l'archiviazione è un obbligo. Inoltre la procura nissena ha ordinato il prelievo delle tracce di Dna da muta, pinne e occhiali adoperati dai sub che il 19.06.1989 piazzarono una borsa con 20 chili di esplosivo sulla scogliera sulla quale si affacciava la villa di Falcone. Il Dna prelevato dalle attrezzature dei sub abbandonate sulla scogliera verrà confrontato con quello di Emanuele Piazza e Antonino Agostino. L'ipotesi emersa negli ultimi giorni è che i due collaboratori dei servizi segreti furono chiamati per disinnescare l'ordigno piazzato con la complicità da parte degli stessi servizi segreti (vedi il gruppetto di mafiosi e ‘faccia di mostro’ che più testimoni videro davanti alla villa il 20 Giugno). P.S. del 16.05.2010: secondo quanto riportato in un articolo su lasiciliaweb, uno sconosciuto sarebbe riuscito ad introdursi negli uffici della Dia di Caltanissetta per poi collegarsi con il computer al file dell'indagine sugli omicidi di Antonino Agostino ed Emanuele Piazza.

SETTEMBRE

« Caro Schur, Lei si ricorda certo del nostro primo colloquio.

Allora mi promise che non mi sarebbe venuto meno quando fosse

stato il momento. Ormai è solo tormento e non ha più senso. [...]

Ne parli con Anna, e se lei pensa che sia giusto, facciamola finita »

al suo dottore di fiducia che l'assisteva, 21.09.1939

« Un piacere che tu potrai ancora permetterti, ma purtroppo non io. »

al fratello Alexander lasciandogli la sua collezione di sigari, 1939

Sigismund Schlomo Freud - alla nascita

Sigmund Freud - nome abbreviato dal 1877 (Il padre della psicanalisi)

psicanalista, neurologo, filosofo

A. Friburgo |Zamecnicka Ulice n. 117| (Moravia; allora impero Austriaco ¦ oggi Příbor · Repubblica Ceca), 06.05.1856 18:30

W. Londra - Hampstead |20 Maresfield Gardens|, 23.09.1939 03:00

  carcinoma al cavo orale, suicidio assistito  RIP link

Nell'Aprile 1923 Freud chiese al suo dottore, Felix Deutsch, di esaminargli una leucoplachia sul lato destro della mascella e del palato da circa un anno. Risultò essere un tumore in stato avanzato, comunque fu concordato al più presto un intervento chirurgico ed una radioterapia. Ma in Ottobre l'anziano psicanalista dovette subire un secondo intervento; fino allora era felice perchè tornato a <<masticare, lavorare, fumare>> (vedi biglietto di auguri ad un amico del 10 Maggio). Freud fin da quando aveva 24 anni fumava almeno 30 sigari il giorno; conoscendo la sua "passione", i pazienti l'omaggiavano di scatole di sigari. Stavolta subì la resezione parziale della mascella e dovette applicarci una protesi [vedi foto]. Questa gli provocò dolori lancinanti, ma nonostante tutto non smise di fumare. Nel corso dei successivi 13 anni subì 16 operazioni per rimuovere tessuti infiammati anche allo scopo di rendere normali le funzioni del mangiare, parlare e del fumo... Il figlio Ernest lo sollecitò perché consultasse il prof. Schroeder, chirurgo di Berlino; solo quando il suo medico Pichler dichiarò di non avere più strumenti per aiutarlo l'anziano psicanalista si decise. Partì con la figlia Anna il 30 Agosto 1929 ed alloggiarono presso la clinica Tegel; quando all’inizio di Novembre rientrò a Vienna, si sentì più sollevato poiché la nuova protesi gli procurò un discreto miglioramento. Intanto Marie Bonaparte — sua paziente dal 1925 e poi negli anni diventata allieva, traduttrice dei suoi libri in lingua francese, organizzatrice e finanziatrice dell'SPP (Société psychoanalytique de Paris) — gli consigliò di farsi assistere quotidianamente dal dottor Max Schur. Freud accettò il collega — più giovane di 41 anni — solo dopo aver stretto un preciso "patto" riassunto in questa frase <<Posso tollerare un dolore intenso e odio i sedativi, ma ho fiducia che Lei non mi lascerà soffrire invano>>. Schur gli stette sempre vicino, diventandone amico amico, psicoanalista e biografo. Il 30 Gennaio 1933 il Presidente della Repubblica Hindenburg nominò Adolf Hitler cancelliere (Reichskanzler). Le elezioni del successivo 5 Marzo non assicurarono la maggioranza assoluta al NSDAP (288 seggi; 43,9%). Il 23 Marzo in quella che fu l'ultima seduta del Parlamento — tenuta nella chiesa della Guarnigione di Postdam — Hitler presentò un provvedimento particolare: la "legge dei pieni poteri" (Ermächtigungsgesetz). Questa proposta, ufficialmente denominata Gesetz zur Behebung der Not von Volk und Reich ('legge finalizzata ad alleviare la miseria del popolo e del Reich'), permetteva al cancelliere e il suo gabinetto di promulgare leggi senza l'approvazione del Reichstag almeno fino al 01.07.1937. Tutti i partiti eccetto i socialdemocratici dell'SPD (Sozialdemokratische Partei Deutschlands) votarono contro; i comunisti erano già stati estromessi. Il voto finale del 24 Marzo nonostante l'"assenza forzata" di 26 deputati fu di 441 a 94. Il 6 Maggio 1936 Freud compì ottant'anni, ormai riceveva qualche paziente il giorno; oltre al cancro alla bocca, soffriva di miocardite e frequenti broncopolmoniti. Un po' tutti gli fecero gli auguri, l'onorificenza più gradita fu quella di Membro corrispondente della “Royal Society of Medicine”. Ma ai giornali fu intimato, pena la censura, di non riportare alcuna notizia in merito. Il 12 Marzo 1938 le truppe naziste superarono i confini dell'Austria senza nessuna resistenza, anzi ci fu un'accoglienza tumultuosa, specie per Hitler a Vienna due giorni dopo. Il dittatore tedesco "concesse" al popolo austriaco di scegliere con un plebiscito se unirsi alla Germania. Il 12 Aprile la quasi totalità (99,75%) approvò l'Anschluss (Annessione). L'Austria cessò di esistere come nazione acquisendo tutte le leggi tedesche perché diventò l'Ostmarck (provincia di Levante) o Marca orientale. Più volte la Gestapo (Geheime Staatspolizei, 'Polizia segreta di stato') fece perquisizioni nella famosa casa al 19 della Berggasse di Vienna. Il 3 Giugno la famiglia Freud salì sull'Orient Express per Parigi, la mattina dopo furono ospitati a Parigi da Marie Bonaparte. La principessa di Grecia e Danimarca pagò per il suo "maestro" la tassa di uscita dalla Germania, poi subito rimborsata. Il 5 ci fu la partenza per Londra e il 6 l'arrivo a Victoria Station. I Freud si stabilirono al 20 Maresfield Gardens di Hampstead, un tranquillo quartiere londinese. Nel Gennaio 1939 si manifestò una nuova tumescenza nel cavo orale, alimentarlo divenne sempre più difficile, poteva lasciare a malapena il letto e a poco a poco cadeva in condizioni di cachessia insomma non era più autosufficiente. Accanto a lui si davano il cambio la figlia Anna e Max Schur. Per alleviargli i dolori lancinanti gli venivano più volte fatte delle applicazioni di ortoformio; Freud era contrario ai calmanti perchè <<Preferisco pensare tra i tormenti che non riuscire a pensare con chiarezza>>, comunque qualche volta accettò l'aspirina. Riuscì a continuare il suo lavoro analitico fino alla fine di Luglio; a Agosto la situazione precipitò: la piaga sulla guancia emanava un odore terribile, diveniva sempre più debole e trascorreva il suo tempo in una sedia a sdraio nel suo studio dalla quale poteva vedere i fiori in giardino. Intanto riusciva a leggere i giornali e seguì così gli avvenimenti del mondo verso la Seconda guerra mondiale; nella sua agonia, non diede mai il minimo segno d'impazienza o d'irritabilità: era rassegnato e accettava la realtà inesorabile. Il cancro gli rodeva la guancia verso l'esterno, aumentando la setticità della regione; Freud era davvero esausto e soffriva in maniera indescrivibile. Il 21 Settembre disse al suo medico: «Mio caro Schur, Lei ricorda il nostro primo colloqui: allora mi promise di aiutarmi quando non ce l'avrei più fatta. Adesso non è che tortura e non ha più senso». Schur gli strinse la mano e promise di dargli sollievo; Freud lo ringraziò aggiungendo dopo un attimo di esitazione: «Dica ad Anna del nostro colloquio». La mattina successiva Schur gli somministrò due centigrammi di morfina, il paziente sospirò con sollievo e sprofondò in un sonno tranquillo; altre due iniezioni gli furono ripetute a dodici ore di distanza: così cadde in coma e morì senza riprendere conoscenza verso le 3 del mattino del 23. Tre giorni dopo la salma fu cremata e le ceneri poste nel colombario del Golders Green Crematorium di Londra. I resti vennero raccolte in un'antica anfora greca donata a suo tempo da Marie Bonaparte; questo reperto per molti anni aveva fatto bella mostra di sé nello studio di Vienna dove lo psicanalista aveva ricevuto i pazienti dal 1896 al 1938. Martha Freud, nata Bernays, sua moglie dal 14.09.1886 al 23.09.1939, si spense a Londra il 2 Novembre 1951 all'età di 90 anni; anche lei fu cremata e le ceneri unite a quelle del marito. Maria Bonaparte, discendente in linea diretta di Napoleone, continuò a esercitare la sua pratica psicoanalitica fino alla morte avvenuta il 21 Settembre 1962 a Gassin; la donna aveva 80 anni e si spense per una leucemia fulminante. Il suo corpo fu cremato e le ceneri poste nella tomba del marito, principe Giorgio di Grecia, nel cimitero reale di Tatoi, presso Atene. Max Schur si trasferì a New York, lavorando come medico al Bellevue Hospital e praticando la psicoanalisi. Nel 1950 pubblicò una serie di studi sulla psicopatologia e trattamento psicanalitico di disturbi psicosomatici. Nel 1953 divenne responsabile e professore al Psychoanalytic Institute nel Downstate Medical Center. Dal 1957 iniziò a pubblicare i suoi 16 lavori originali in materia psicoanalitica. Fu membro fondatore dell'American Psychoanalytic Association e presidente dal 1967; morì il 12 Ottobre 1969 a New York all'età di 72 anni per un improvviso attacco di cuore. Anna Freud, ultima dei sei figli, seguì l'orme paterne; prima però si fece psicoanalizzare dal padre a 23 anni (cosa che oggi sarebbe considerata deontologicamente inaccettabile). Nel 1920 i due Freud parteciparono a L’Aia al Congresso internazionale di psicoanalisi. Anna e Sigmund cominciarono a condividere anche gli amici, oltre che gli interessi. Nel 1922 Anna presentò alla Società Psicanalitica di Vienna, di cui divenne membro, il suo primo lavoro: Fantasie ricorrenti e sogni diurni”. Nel 1923 cominciò ad occuparsi di psicoanalisi infantile e due anni più tardi condusse un seminario presso l'Istituto di Formazione Psicoanalitica di Vienna, sulle tecniche psicoanalitiche da applicare ai bambini. Anna non si sposò e visse in famiglia; dal 1927 al 1934 fu segretario generale della Società Psicoanalitica Internazionale: conduceva seminari, organizzava conferenze e, in privato, si prendeva cura del padre malato. Nel 1935 divenne direttore dell’Istituto di Formazione Psicoanalitica di Vienna; nel 1937 l'americana Edith Jackson fondò un asilo per i bambini poveri di Vienna. Anna e la sua amica del cuore Dorothy Burlington divennero le dirigenti dell’istituzione. Durante la Seconda guerra mondiale, Anna istituì gli Asili di Guerra di Hampstead, che accolesero 80 bambini; questa esperienza le ispirò tre libri. La nursery chiuse nel 1945 e due anni dopo l'iniziativa continuò con l'Hampstead Child Therapy Courses; una clinica pediatrica fu annessa nel 1952. La Freud divenne una vera e propria autorità nel campo della psicologia infantile e la sua influenza crebbe rapidamente. A partire dagli anni Cinquanta viaggiò molto negli Stati Uniti, per fare conferenze, insegnare e visitare amici. Negli anni Settanta si occupò di bambini socialmente svantaggiati e studiò i ritardi e le deviazioni tipiche dell’età evolutiva. Presso la Yale Law School si occupò invece di violenza domestica sui minori. Anna non era laureata, però prese molte lauree honoris causa: la prima fu nel 1950 presso la Clark University, l'ultima nel 1980, ad Harvard. Nel 1972 ricevette a Vienna la laurea di Dottore in medicina e l'anno successivo divenne presidente onorario della Società Psicoanalitica Internazionale. Si spense il 9 Ottobre 1982 a Londra all'età di 86 anni; pure lei si fece cremare e le sue ceneri furono poste in un'urna di marmo vicino a quelle dei genitori al Golders Green Crematorium. Nel 1984 l'Hampstead Clinic prese il nome di Anna Freud Center, quattro anni dopo la sua casa londinese diventò il Freud Museum London.

 

OTTOBRE

« Bakamono! Bakamono!! »

[ Idioti! Idioti!!]

ai suoi uomini credendo di essere attaccato da "fuoco amico"

Aritomo Gotō

contrammiraglio {dal 15.11.1939}

comandante della Sesta divisione incrociatori {dal 10.09.1941}

A. Ibaraki (Kantō: Giappone), 23.01.1888

W. oceano Pacifico |incrociatore Aoba /Bougainville?| (Isole Salomone), 12.10.1942

  ferite da schiacciamento subite alle 23:47 dell'11

Tra l'11 e il 12 Ottobre 1942 nell'isole Salomone fra la Marina imperiale giapponese e l'Us Navy si combatte la battaglia di capo Speranza. Alle 22:33 locali dell'11, poco dopo aver superato Capo Speranza, le navi di Scott si prepararono alla battaglia; l'ammiraglia di Gotō, Aoba, guidava gli incrociatori giapponesi in colonna che si avvicinavano alla velocità di 30 nodi (56 km/h). Alle 23:30 le flotta di Gotō emerse dall'ultimo temporale ed iniziò ad apparire sul radar degli incrociatori americani. Invece i giapponesi non avendo il radar ignoravano la presenza delle navi comandate dal contrammiraglio Normal Scott. Fino alle 23:46 i due contrammiragli dubitarono di quanto gli veniva segnalato in plancia: l'uno credeva che l'altre navi avvistate, con il radar o no, fossero "amiche"; Gotō che era sul ponte della Aoba nonostante che le vedette riconobbero le navi a vista come americane rimase scettico: a suo dire erano quelle dell'ammiraglio Jojima. Senza pensarci troppo diede l'ordine alle sue navi di sparare i razzi di segnalazioni; l'incrociatori Usa più vicini, che nel frattempo avevano avuto da Scott l'autorizzazione ad aprire il fuoco, quando videro quelle luci spararono un salva di colpi. L'Aoba subì danni pesanti: il sistema di comunicazione, due delle torri principali e quella centrale di tiro; molti proiettili di grosso calibro rotolarono sul ponte senza esplodere, ma il loro peso uccise diversi uomini e ferì gravemente Gotō. L'Aoba continuò ad incassare colpi e cominciò ad allontanarsi a tribordo. Una scia di fumo indusse Scott a pensare che stesse affondando e così gli incrociatori statunitensi si concentrarono sulle altre navi giapponesi. Alle 00:16 Scott ordinò di inseguire le navi nemiche, ma avendole perse di vista alle 00:20 fu ordinato di abbandonare l'inseguimento. La battaglia comunque proseguì fino al pomeriggio seguente anche con attacchi aerei alle navi giapponese. Il bilancio finale fu di 1 incrociatore, 3 cacciatorpediniere affondati; 1 incrociatore pesantemente danneggiato; fra 341 e 454 uomini uccisi, 111 catturati a sfavore della Marina imperiale. Invece la Marina a stelle e strisce accusò: 1 cacciatorpediniere (affondato), 1 cacciatorpediniere (gravemente danneggiato), 163 uomini morti. Probabilmente Gotō morì a bordo della Aoba qualche ora dopo, oppure quando i feriti vennero portati nelle isole Shortland. Il 22 Ottobre 1942 tornò a Kure dove fu riparata, il 22 Febbraio 1943 era di nuovo a Truk nell'arcipelago delle Caroline; il 3 Aprile mentre era ormeggiata a Kavieng (Nuova Irlanda) fu bombardata da B-17 della Fifth Air Force, due siluri a bordo esplosero danneggiando i ponti. Per evitare l'affondamento l'Aoba fu tirata a secco; comunque riuscì a tornare a Truk e poi di nuovo a Kure. La nave fu riparata, potenziata nell'armamento, dotata di radar ma per gli irrimediabili danni ai motori la velocità massima fu ridotta a 25 nodi. Stavolta fu assegnata alla Prima flotta meridionale e arrivò al porto di Singapore il 24 Dicembre 1943; principalmente faceva la scorta ai convogli di rifornimenti. L'11 Ottobre 1945 ebbe una collisione accidentale con la pari classe Kinu riportando danni non gravi. Il 23 Ottobre fu attaccata dall'USS Bream, di sei siluri uno colpì la sala macchine numero 2 ma riuscì comunque a raggiungere un porto di Manila. Mentre erano in atto delle riparazioni d'emergenza, il 25 e 29 Ottobre, fu bombardata da aerei della Task Force 38. Nonostante le riparazioni fossero incomplete, l'Aoba fu assegnata ad una scorta verso il Giappone, ma il 6 Novembre il convoglio fu attaccato a largo di Luzon (Filippine) da quattro navi americane, fra cui la Bream. In totale furono sparati 23 siluri, due dei quali colpirono la Kumano, ma l'Aoba riuscì ad allontanarsi senza subire ulteriori danni. Il 12 Dicembre quando arrivò a Kure fu esaminata e dichiarata irreparabile, così fu declassata a nave di riserva. Il 24 Aprile 1945 un raid aereo degli Alleati colpì il porto di Kure, l'Aoba fu colpita e affondò sul basso fondale della rada. Imperterriti i giapponesi ripararono lo scafo e ci aggiunsero vari pezzi di artiglieria rendendola così una batteria di classe AA galleggiante. Il 24 Luglio trenta aerei del TF 38 bombardano il porto e naturalmente anche l'Aoba... Così alle 22 la nave praticamente in disarmo s'adagiò sul fondale a 8 metri di profondità. Il 28 Luglio ci fu un altro attacco da parte di dieci aerei, quattro bombe da 230 kg colpirono il rottame e gli squarciarono la prora. Finalmente il 20 Novembre 1945 l'Aoba fu tolta dai registri navali, il suo relitto venne smantellato nel 1946-47.

 

NOVEMBRE

« Love one another »

[ Amatevi l'un l'altro]

alla sua famiglia sul letto di morte

George Harrison

chitarrista, cantautore, compositore

A. Liverpool |casa natale|, 25.02.1943 00:10

W. Los Angeles - Hollywood Hills, 29.11.2001 13:30

  carcinoma polmonare a grandi cellule

Nel 1997 dall'analisi un gonfiore al collo risultò essere un cancro alla gola; questo si seppe nel 1998 durante un'intervista concessa dallo stesso Harrison ad un giornale. L'ex beatle attribuì la sua malattia alle tante sigarette fumate ogni giorno dagli anni Sessanta, comunque assicurò i suoi fan che era guarito. Ma nel Maggio 2001 dovette sottoporsi ad un'operazione chirurgica nella Mayo Clinic per rimuovere una massa tumorale da un polmone. A Luglio Harrison fu riportato da un giornale che l'ex beatle stava facendo radioterapia in una clinica svizzera per una metastasi al cervello. A Novembre continuò le terapie allo Staten Island University Hospital di New York. Paul McCartney lo ospitò nella sua villa nella zona di Hollywood a Los Angeles, infine alle 13:30 locali del 29 Novembre spirò. Sul suo certificato di morte è riportato che la causa è: "carcinoma polmonare non a piccole cellule". Dato che aveva metastizzato era un tumore polmonare M1 e quindi di quarto stadio: la sopravvivenza a 5 anni si riduce a meno dell'1% [leggi qui]. Il suo corpo fu cremato all'Hollywood Forever Cemetery e le sue cenere disperse nel Gange; alla cerimonia secondo la religione hindu parteciparono solo gli stretti famigliari.

 

DICEMBRE

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W. Los Angeles - Hollywood, 28.12.1945

  attacco cardiaco  RIP link

 

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