UN'ULTIMA FRASE {2013}

GENNAIO

« Codeina... bourbon. »

Tallulah Brockman Bankhead (Tallulah Bankhead)

attrice teatrale, cinematografica e televisiva

A. Huntsville (Alabama: Usa), 31.01.1902 21:00

Ω. New York |ospedale cittadino non specificato|, 12.12.1968

 complicanze dell'influenza di Hong Kong aggravate da polmonite ed enfisema  RIP link

FEBBRAIO

« Non mi sparano per aver disertato l’esercito degli Stati Uniti… migliaia di ragazzi

l’hanno fatto. Mi sparano per il pane che ho rubato quando avevo 12 anni. »

ultima dichiarazione prima dell'esecuzione

Edward Donald Slovik

soldato della “28th Infantry Division”

A. Detroit (Michigan: Usa), 18.02.1920

Ω. Sainte-Marie-aux-Mines (Alsazia: Francia), 31.01.1945 10:04

 condanna capitale; fucilazione da parte di un plotone  RIP link

MARZO

« Dzhh... »

a Pyotr Lozgachev [22:30 del 1° Marzo]

Ioseb Jughashvili in georgiano

IOSIF VISSARIONOVIČ DŽUGAŜVILI in russo

(dal 1912 Stalin, ‘‘acciaio’’) statista e dittatore

A. Gori ¦via Sobornaja 10¦ (Georgia; allora Impero Russo), 21.12.1879? 08:16

Ω. Kuncevo ¦Blizhny Dacha¦Mosca, 05.03.1953 21:50

 emorragia cerebrale avvenuta alle 18:30 circa del 1° Marzo  RIP link

APRILE

« Sono contento di non aver starnutito. »

nell'ultimo discorso [Memphis, 03.04.1968]

MICHAEL KING JUNIOR {alla nascita}

MARTIN LUTHER KING JUNIOR {dal 1934}

{sposato con tre figli}

pastore battista {premio Nobel 1964 per la pace} 

A. Atlanta ¦Auburn Avenue 501¦, 15.01.1929 11:20

Ω. Memphis ¦Loraine Hotel; oggi National Civil Rights Museum¦, 04.04.1968 19:01

 agguato di un sicario, ferita al collo con un colpo di un fucile Remington  RIP link

MAGGIO

Ti saluto mio caro. Chissà se ci incontreremo ancora.

 Il sogno della mia vita, la resistenza armata degli ebrei, è ormai realizzato.”

ultima lettera all'amico Cuckierman

Mordechai Anielewicz (Aniołek, ‘‘piccolo angelo’’)

comandante della ŻOB {dal 11.1942}

A. Wyszków (Polonia), 1919

Ω. Varsavia ¦Ghetto • bunker-commando in via Miła 18¦, 08?.05.1943

 suicidio collettivo(?)/avvelenato per il gas pompato nel bunker dai nazisti  link

GIUGNO

« Guardate come può morire in pace un cristiano. »

al suo figliastro Thomas Tickell

joseph addison

politico, scrittore e drammaturgo

A. Milston – Amesbury (Inghilterra: Wiltshire), 01.05.1672

Ω. Kensington ¦Holland House¦—Londra, 17.06.1719

 asma e idropisia, probabile edema polmonare  RIP link

LUGLIO

« Se l'uccidono moriremo insieme. »

a Chinnici dopo che questi aveva avvertito la scorta [27.07.1983 – leggi]

MARIO TRAPASSI {sposato, quattro figli}

maresciallo Cc, responsabile della sicurezza di R. Chinnici

A. Palermo, 08.12.1950

Ω. Palermo ¦via Federico Giuseppe Pipitone¦, 29.07.1983 08:10

 dilaniato dall'esplosione di un'autobomba

AGOSTO

“ Ho avuto una vita felice e ringrazio il Signore. Addio e che Dio vi benedica! 

scritta lasciata all'interno del ‘Magic bus’ [08.1992]

Christopher Johnson McCandless (Alexander Supertramp)

viaggiatore

A.El Segundo—Contea di Los Angeles, 12.02.1968

Ω. Stampede Trail ¦Magic bus’¦—parco nazionale del Denali (Alaska: Usa), 08.1992

 inedia, avvelenamento da funghi?  link

SETTEMBRE

« Estas son mis últimas palabras y tengo la certeza que por lo menos será

una lección moral que castigará la felonía, la cobardía y la traición. »

¦Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo

che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento!¦

ultimo discorso - trasmesso da Radio Magellanes [11.09.1973, 10:10]

Salvador Guillermo Allende Gossens (Chico)

politico, presidente del Cile {dal 02.11.'70 all'11.09.'73}

A.Valparaíso (Cile), 26.06.1908 01:30

Ω. Santiago del Cile ¦Palacio de La Moneda¦, 11.09.1973 14:30

 suicidio per colpi di fucile (Ak-47?) alla testa [leggi qui]  RIP link

OTTOBRE

« La frana si muove, qui casca tutto! »

al telefono con il direttore della SADE Alberico Biadene [09.10.1963, 22]

Giancarlo Rittmeyer

geometra, dipendente della Sade

A.Trieste?, 1933

Ω. diga del Vajont, 09.10.1963 22:39

 travolto da un'onda di fango, acqua e detriti

La costruzione della diga per creare un invaso artificiale nella valle del Vajont terminò il 30 Settembre 1959. Lo sbarramento venne costruito secondo il progetto “Grande Vajont”, a sua volta parte del cosiddetto “sistema Piave-Boite-Maè-V.” (uno dei più grandi d'Europa). In pratica l'invaso davanti al paese di Longarone serviva come ‘banca dell'acqua’; cioè avrebbe garantito una costante alimentazione del flusso d'acqua per le vicine centrali idroelettriche, come quella di Soverzene. Dopo nemmeno un mese dal termine della costruzione la SADE avanzò domanda per invaso sperimentale, fino a quota 600 metri s.l.m. L'autorizzazione da parte del “Servizio dighe” arrivò il 9 Febbraio 1960 per 595 metri; ma già da una settimana la SADE stava immettendo acqua... A Marzo, quando il livello del bacino era a quota 590, nella parete settentrionale del monte Toc si verificò il crollo di una piccola porzione vicino alla sua base occidentale. Il 10 Maggio 1960 la SADE chiese d'innalzare il livello a quota 660 senza procedere prima con lo svaso; la relativa concessione venne data dopo un mese. A fine Ottobre [invaso a 645 m. sul livello del mare] i movimenti della frana arrivarono fino a 3 cm al giorno [!]. Il 4 Novembre 1960 una frana da 700mila metri-cubi di terra e roccia finì nel bacino sottostante [vedi foto]; l'ondata conseguente superò la diga senza fare danni. Da allora s'iniziò a notare sul Toc, nel versante sinistro della valle, una fessura lunga 2.500 metri, a "forma di M". Fra Gennaio e Settembre 1961 fu scavata una galleria che riuscisse a superare la zona "pericolante" sul fianco sinistro del Vajont. L'imbocco era a quota 617,4 m. presso Mulino delle Spesse e lo sbocco a ridosso della diga [600,7]. Ovviamente il livello dell'acqua per tutta la durata dei lavori rimase sotto quel livello. Il 19 Ottobre la SADE riprese, senza attendere l'autorizzazione, a rimettere acqua nell'invaso. Il 31 Ottobre 1961 morì Carlo Semenza e così l'ingegnere Alberico Biadene lo sostituì alla guida della SADE. Il 16 Novembre arrivò l'autorizzazione alla ripresa dell’invaso, ma a precise condizioni: fino a quota 640, incrementi non superiori al metro al giorno e obbligo di rapporti quindicinali sullo stato della diga e delle sponde. Il 31 Gennaio 1962 la SADE per la terza volta chiese di portare il livello dell'invaso a quota 680; una settimana dopo il “Servizio dighe” autorizzò fino a 675 metri s.l.m. Il 3 Marzo la società elettrica veneziana, davvero imperterrita, chiese di raggiungere quota 700 [ foto del bacino datata 16.03.'62]; l'autorizzazione arrivò il successivo 8 Giugno. Sei giorni dopo l'approvazione della legge 06·12·1962 n. 1643 fu costituita l'Enel; così l’attività della SADE per quanto riguardava produzione, importazione, esportazione, trasporto, trasformazione, distribuzione e vendita dell’energia elettrica passò alla neo-costituito ente energetico nazionale. Il 20 Marzo 1963 l'Enel-Sade chiese un ulteriore invaso a 715 (15 metri oltre la quota di sicurezza indicata dalla relazione Ghetti). Dopo dieci giorni il “Servizio dighe” autorizzò l'ennesimo aumento senza nemmeno il parere della Commissione di collaudo, che comunque non si è più riunita dall'Ottobre 1961. Il bacino del Vajont venne preso in consegna dall'Enel il 27 Luglio; da quel giorno sarà ufficialmente in servizio. Il 1° Settembre la quota dell'acqua raggiunse quota 709,40 metri. Il 2 tutti i capisaldi sul versante subirono un continuo aumento di velocità: 6,5 mm. Il 4 il bacino arrivò al massimo livello a quota 710. Il 15 i capisaldi si mossero di 12 mm; la fessurazione "a forma di M" si accentuò come l'inclinazione degli alberi e l'avvallamenti nella strada di circonvallazione. Il 18 alla diga si ritrovarono Biadene, Pancini, due consulenti e tecnici Enel-Sade; il direttore voleva arrivare a quota 715! Ma dovette rinunciare, anzi se la situazione fosse peggiorata avrebbe autorizzato lo svaso... Cvd, il 26 Settembre Biadene si decise per diminuire il livello; intanto i capisaldi si erano mossi di 22 mm. Il 1° Ottobre Pancini partì per le vacanze in America; l'ingegnere che lo sostituì al cantiere, Beniamino Caruso, non ricevette alcuna consegna. Intanto la SADE sulla sponda destra dell'invaso aveva fatto installare potenti fotoelettriche per controllare anche di notte gli spostamenti della frana. Il giorno 2 Caruso accertò che i capisaldi si erano mossi di 40 mm; si rivolse al Genio civile solo dopo un paio di giorni! Domenica 6 la strada che costeggiava il lago a sinistra risultò essere quasi impraticabile per le crepe nel manto stradale. Lunedì 7 Caruso tornò alla diga ed avvertì Biadene del peggioramento della situazione; il Genio civile dispose un sopralluogo dell'Assistente governativo. Alcuni operai trovarono in una zona boscosa del lato sinistro del monte Toc due fessure larghe un metro e lunghe circa dieci. Nella giornata se ne aprirono altre, dalle viscere del monte si sentivano crepitii. Il geometra Giancarlo Rittmeyer, che dal giorno 10 avrebbe iniziato il lavoro nella sede di Venezia, venne richiamato dalle ferie; così fu richiamato alla guardia della diga. La mattina di martedì 8 Caruso e Biadene andarono alla diga; la situazione era sempre più preoccupante. Caruso chiese all'Assistente governativo Bertolissi di <<non spargere voci allarmistiche>>. Alle 12 Biadene telefonò alla sede veneziana dell'Enel-Sade per far inviare un telegramma al sindaco di Erto-Casso; questi doveva emettere un'ordinanza di sgombero della zona del Toc e imporre il divieto d’accesso alle sponde del bacino, più il divieto di transito delle strade nella sponda sinistra del Vajont. L'ordinanza fu sì emessa, ma non subito eseguita... Alle 15:30 Bertolissi arrivò alla diga per poi scrivere un rapporto dove aspettava istruzioni dal “Servizio dighe”. Intanto Biadene telefonò alla sede romana dell'Enel-Sade chiedendo un nuovo sopralluogo della Commissione di collaudo. I carabinieri fecero sgomberare alcuni abitati sotto quota 730. La mattina del 9 il canale di scarico dell'invaso fu ostruito; alle 12, durante la pausa pranzo, alcuni operai dell'Enel videro ad occhio nudo il movimento della montagna. Alle 13, dietro le baracche degli operai sulla sponda sinistra, si aprì una crepa larga 50 centimetri e lunga 5 metri. Nel pomeriggio il rapporto di Bertolissi venne spedito a Roma per posta ordinaria; arriverà dopo tre giorni... Alle 16 la crepa dietro le baracche degli operai si era allargato di un altro mezzo metro. Intanto un operaio attraversando una zona ad una quota superiore alla strada vide gli alberi cadere e sollevare con le radici grandi zolle di terra. Alle 17 Caruso ricevette da Venezia la direttiva di avvertire i Carabinieri per disporre il blocco del traffico stradale nella zona di pericolo. Biadene dopo aver scritto a Pancini una lettera in cui gli chiedeva di tornare telefonò a Roma; gli rispose il geologo Francesco Penta della Commissione di collaudo che lo riassicurò (<<non medicarci la testa prima di essercela rotta>>). Alle 20 i camion non potevano più transitare sulla riva sinistra; la strada venne sbarrata dai tecnici della Sade. Intanto Caruso incontrò il maresciallo dei carabinieri di Belluno in un caffè del capoluogo veneto: la statale di Alemagna, prima e dopo Longarone, andava chiusa. L'ordine fu dato via telefono alla caserma di Cortina e poi comunicato al maresciallo di Longarone, Guido Papa; questi inviò due carabinieri sul posto. Quella sera in eurovisione sul secondo canale veniva trasmessa Real Madrid–Rangers Glasgow così nei bar della cittadina affluirono molte persone dei paesi vicini. Era la gara di ritorno del primo turno di Coppa Campioni; all'andata gli spagnoli avevano vinto 1-0. Come spesso accadeva a quei tempi l'Eurovisione partiva alle 22 e quindi quella era una "finta diretta". La gara, in programma alle 20:30 di Madrid, sarebbe quindi finita alle 22:15 a meno di (improbabili) tempi supplementari... Cvd, già al 4' Puskas portò in vantaggio i locali; per la cronaca terminerà 6-0 [vedi tabellini di tutte le gare di quell'edizione di Coppa Campioni]. Rittmeyer grazie alla grande fotocellula posta sulla terrazza della sala comando poteva vedere gli alberi, che sotto la fenditura ad "M", si muovevano. Così fece sgomberare la frazione di Spesse di Erto che poteva essere travolta anche da un'onda di 20 metri (l'altezza massima garantita dagli esperti della SADE). Inoltre preferì non mobilitare i venti operai della ditta Monti che dormivano nei rifugi più in alto. Ciò che fece fu il massimo che gli consentiva la sua mansione di guardiano della diga. Intorno alle 22 Rittmeyer, vedendo che la frana si muoveva a vista d'occhio, telefonò ad Alberico Biadene. Il direttore della Sade si trovava a Venezia, questi cercò di tranquillizzarlo; nel frattempo la centralinista di Longarone s'intromise nella comunicazione chiedendo se ci fosse pericolo. Gli fu risposto che poteva stare tranquilla... Alle 22:39 la cabina dei comandi dove stava Rittmeyer fu investita da un muro d'acqua alto almeno cento metri (altro che venti...); di questa struttura rimarrà un pezzo di pavimento [vedi qui]. Solo un paio di giorni dopo il disastro, due alpinisti degli “Scoiattoli” di Cortina (un tecnico della Sade e un certo Triesi) riuscirono a calarsi nel vano distrutto e svuotato dell'ascensore superiore. Cinquanta metri più sotto c'era/c'è la camera di manovra dello scarico di alleggerimento [vedi qui e qua]; questa fungeva anche da rifugio di emergenza. L'ambiente, teoricamente a tenuta stagna, risultò vuoto; la porta blindata era aperta... Il corpo del geometra fu rivenuto cinque mesi dopo 30 km più a valle sul greto del Piave. Invece nemmeno un resto dei 54 operai di servizio quella notte venne ritrovato [leggi qui]. Anche la caserma dei carabinieri di Longarone fu spazzata via; perirono così il comandante, un vice brigadiere ed un milite (più i loro familiari). Si salvarono solo i due carabinieri che erano in perlustrazione intorno al bacino.

NOVEMBRE 

« Farà molto male? »

al boia poco prima dell'esecuzione

Marie-Louise Lempérière

casalinga, "mammana"

A. Barneville-Carteret (Manica: Francia), 17.11.1903

Ω. Parigi ¦prisons de la Roquette¦, 30.07.1943 mattina

 condanna capitale tramite ghigliottina

DICEMBRE

« Ma non riuscite ancora a trovarla? »

agli "addetti" che cercavano di trovargli una vena [San Quintino, 13.12.2005]

Stanley Tookie Williams III (Tookie)

attivista, scrittore, cofondatore dei “Crips

A. New Orleans ¦Charity Hospital¦ (Louisiana: USA), 29.12.1953

Ω. San Quentin ¦San Quentin State Prison • ‘braccio della morte’¦ - San Francisco, 13.12.2005 00:35

 condanna capitale; iniezione letale  link

 

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