Vostok-1

Vostok-1 (<<восток>> in russo sta per ‘‘Est’’/‘‘Oriente’’/‘‘Levante’’) merita di essere ricordata perché portò il primo essere umano nello spazio. La FAI definisce spazi tutto ciò che è oltre i 100 km dalla superficie terrestre.

 

S P A Z I A L I

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V O S T O K

 

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Il maggiore dell'aeronautica Juriy Alekseyevich Gagarin

 

Il primo essere umano a compiere un'orbita intorno alla Terra fu Juriy Alekseyevich Gagarin, nato alle 06:30 locali del 9 Marzo 1934 a Klušino nella campagna ad ovest di Mosca. Invece la prima donna lanciata in orbita terrestre, oltre i 100 km di quota, fu la sovietica Valentina Vladimora Tereshkova. La donna fu lanciata alle 09:30 del 16 Giugno 1963 a bordo del Vostok-6 e atterrò alle 08:16 del 19 Giugno dopo 22 ore e 50’. La cosmonauta compì 48 orbite [intorno alla Terra e transitò a soli 5 km dal Vostok-5. Ritornando al primo uomo nello spazio, Gagarin crebbe in una tenuta dove il padre lavorava come carpentiere. Frequentò una scuola tecnica nei pressi di Mosca, nel 1951 si diplomò in metallurgia; il 27.10.1954 si sposò con Valya I. Goryacheva. Gagarin s'interessò presto all'aeronautica, infatti dopo la laurea nel 1955 andò alla scuola di aviazione di Orenbung (dove si diplomò nel Novembre 1957). Molto abile e capace, iniziò a lavorare come pilota collaudatore volando con diversi aerei sperimentali. Il 10.04.1959 nacque la prima figlia ‘Lena’ Lenochka.

 

LA NASCITA DEL PROGRAMMA VOSTOK

 

L'“OGGETTO OD”

 

Già nel 1957 l'OKB [Opitnoye Konstruktsioniye Byuro, ‘‘Ufficio di Progettazione Sperimentale’’] ridusse i parametri del futuro progetto per un'astronave orbitante pilotata. Gli ingegneri stabilirono che la massa di questo satellite artificiale doveva essere compresa fra 3 e 4 tonnellate. Naturalmente il vettore R-7 doveva avere un appropriato stadio superiore. Inoltre furono migliorati i metodi di calcolo per i parametri del flusso di calore, che si genera sulla superficie di una satellite quando rientra nell'atmosfera a velocità ipersoniche. Dal progetto base, quello del futuro Sputnik-1, Mikhail K. Tikhonravov iniziò a lavorare su due nuove varianti: gli "oggetti" OD-1 e OD-2 (dove OD significava ‘‘Orientato D’’). OD-1 era il prototipo di un satellite militare di ricognizione terrestre (leggi satellite-spia), mentre l'OD-2 era il prototipo di una versione "biologica" per lanciare cani nello spazio. Il 12 Aprile 1957 Korolev e Mstislav V. Keldysh scrissero una lettera al Consiglio dei ministri dove chiedevano di accelerare il lavoro per l'"oggetto" OD-1. Un'altra lettera di sollecito fu spedita da Korolev il successivo 2 Luglio. Comunque il progetto di Korolev e Tikhonravov si arenò ben presto per l'opposizione delle maggiori figure dell'astronautica sovietica.

 

- 1958 -

 

L'“OGGETTO OD-2”

 

Il 5 Febbraio 1958 Korolev chiamò Tikhonravov nel suo ufficio e gli chiese di iniziare a lavorare su un'astronave orbitale pilotata. Il veicolo spaziale doveva seguire il progetto dell'OD-2 e avrebbe lanciato cani in orbita. Inoltre il progetto poteva continuare in parallelo con gli sforzi di Belov per sviluppare una navicella sub-orbitale pilotata. Tikhonravov mise il giovane ingegnere Konstantin P. Feoktistov a dirigere gli aspetti ingegneristici del progetto. Il gruppo di Feoktistov nel Marzo-Aprile 1958 si occupò del primo problema: il rientro in sicurezza dall'orbita. Fra tutte le soluzioni, sia quelle pensate in passato che proposte in quei mesi, venne adottato un semplice sistema di paracaduti. In più, gli ingegneri decisero che un particolare compartimento detto SA [Spuskaemyjj Apparat, ‘‘veicolo di discesa’’] doveva aggiunto al modulo strumentale. Il successivo problema venne risolto fra Aprile e Maggio: la forma dell'SA. Il gruppo di lavoro esaminò vari progetti, inclusi coni di differenti lunghezze e dimensioni, emisferi, sfere. Alla fine fu scelta quest'ultima forma per tre principali motivi: 1. un sfera non richiede complicati dispositivi di controllo dell'assetto durante il rientro; 2. una sfera offre un maggiore volume interno rispetto alla sua superficie; 3. una sfera è soggetta a minori sforzi termici per la sua maggiore area. Però gli ingegneri erano consapevoli che una forma più complessa come un cono riduceva i "carichi" di g durante il rientro e permetteva un po' più di controllo all'atterraggio. Korolev comprese che questi vantaggi erano relativamente trascurabili rispetto al fattore limitante primario: il tempo.

Il 18 Agosto 1958 i quattro principali responsabili del progetto: Korolev — capo progettista dell'OKB, Konstantin D. Bushuyev — vice capo progettista dell'OKB per la tecnologia spaziale, Tikhonravov — capo del Dipartimento 9 dell'OKB, Feoktistov — capo del gruppo per l'apparato spaziale pilotato, prepararono e firmarono una relazione preliminare e formale intitolata OKB-1 relazione: documentazione sul lavoro preliminare riguardo il problema di creare un satellite terrestre con umani a bordo (Oggetto OD-2). Il documento aveva nove sezioni, più un'introduzione e una conclusione:

•  Caratteristiche primarie del volo.

•  La configurazione schematica per l'“Oggetto OD-2”.

•  La forma dell'apparato di discesa e problemi di stabilità.

•  La composizione dell'equipaggiamento, sistemi di atterraggio e pianta dell'apparato di discesa.

•  Scudo termico degli apparati di discesa.

•  Problemi sui cicli di riscaldamento in orbita.

•  Sistemi di controllo e orientamento

•  Tracciamento e comunicazioni.

•  Il programma del lavoro sperimentale.

Lo scritto conteneva quattro differenti varianti di OD-2 pilotato, tutte avevano un'uguale configurazione: due compartimenti, uno conico "strumentale" e uno sferico "apparato di discesa". Quest'ultimo era una sfera di 2,5 metri di diametro che serviva sia come compartimento per l'"equipaggio" che come modulo di rientro per il singolo passeggero. Tutte le varianti erano equipaggiate con un ampio sedile eiettabile per il pilota da usare durante la discesa a terra. In tre delle varianti, il compartimento pressurizzato di forma conica (che alloggiava l'elettronica ed i sistemi di controllo della navicella) "ricopriva" l'SA sferico. Tutte le quattro ideazioni avevano un grande propulsore, un'unità di frenaggio, all'apice del cono; il "motore" doveva attuare l'accensioni di rientro. Il peso dell'SA era poco più di 3 tonnellate, mentre la lunghezza dell'astronave andava (secondo la versione) da 4,5 a 6 metri. Sembra che la variante numero 1 fosse la preferita: un'astronave da 5-5,5 tonnellate capace di un volo orbitale di 10 giorni. Infatti per tenere conto di un guasto nell'unità di frenaggio, gli ingegneri calcolarono che un'orbita circolare a quota 250 km avrebbe permesso all'SA di rientrare dopo dieci giorni come effetto di una normale decadenza. Questo era il tempo massimo d'operatività dei sistemi di supporto vitale a bordo della navicella. Dopo il rientro, il singolo passeggero doveva farsi espellere fuori dalla capsula ad una quota di 8-10 km e quindi atterrare separatamente.

Nonostante che fosse possibile l'ammaraggio, l'SA era progettato per toccare a terra perché così ci sarebbe stato un minimo di segretezza nell'intera operazione. Inoltre erano più semplici sia il recupero che le procedure di sopravvivenza. Korolev aveva una forte avversione per il sistema dei paracaduti, ma l'accettò perché questo avrebbe assicurato una più veloce progettazione. Comunque i calcoli balistici, provarono che per rendere sicuro un atterraggio "morbido", servivano sia paracaduti di enormi dimensioni che propulsori di atterraggio supplementari. Questo avrebbe fatto aumentare la massa dell'astronave, per aggirare il problema gli ingegneri decisero per l'atterraggio separato di pilota e SA. Sempre nel documento del 18.08.1958, fu steso un programma di collaudo in sette punti. Se il governo approvava, Korolev era sicuro: il primo lancio pilotato orbitale si sarebbe tenuto al più presto nel Dicembre 1960.

 

IL DILEMMA DI KOROLEV, LA NASCITA DELLA NASA E DEL PROGRAMMA MERCURY

 

Ma qualche mese dopo Korolev si trovò di fronte ad un dilemma non da poco: doveva concentrare le risorse dell'OKB sul satellite di ricognizione terrestre oppure sull'astronave pilotata? Continuare simultaneamente su entrambi i programmi avrebbe gravato sulle risorse dell'OKB, forse poteva ritardare entrambi i programmi. Chiaramente, il capo progettista preferiva il programma dell'astronave pilotata. Ma era rischioso ignorare le priorità della Difesa nazionale, quale era il satellite-spia. Intanto nell'Agosto 1958 il presidente americano Dwight D. Eisenhower (1890-1969) assegnò all'allora esistente NACA di sviluppare e portare a termine la <<missione di una navicella con equipaggio>>.

Il successivo 1° Ottobre, la Nasa [National Aeronautics and Space Administration, ‘‘Amministrazione Nazionale per l'Aeronautica e lo Spazio’’] venne formalmente creata per raggiungere quell'obiettivo. Appena sei giorni dopo, T. Keith Glennan (il primo amministratore della neonata Nasa) approvò i piani per un progetto di satellite pilotato. Il progetto di una <<missione spaziale con equipaggio>> fu ufficialmente denominato Mercury il 26 Novembre. Ma questi eventi non potevano certo passare inosservati; in un successivo incontro del consiglio dei costruttori sovietici furono fatte delle presentazioni su: 1. programma suborbitale; 2. navicella orbitale; 3. satellite di ricognizione terrestre. Il consiglio decise di procedere con decisione allo sviluppo di un'astronave orbitale pilotata. Il progetto di un satellite di ricognizione terrestre diventò una priorità secondaria. Così tutti gli sforzi sui programmi spaziali suborbitali pilotati terminarono dopo tre intensi anni di ricerche e studi.

 

- 1959 -

 

LA "REPLICA" DELL'Urss

 

Il 5 Gennaio il Consiglio Centrale del Partito Comunista e il Consiglio dei ministri emisero il decreto 22-10ss, il primo passo in assoluto del programma sovietico di un uomo nello spazio. In realtà il decreto si riferiva solo ai preparativi biomedici ad un progetto di volo umano nello spazio. Un secondo, e naturalmente segreto, decreto del 22 Maggio approvò il programma del satellite di ricognizione. Korolev con l'aiuto di Keldysh e di Konstantin N. Rudnev (1911-80) riuscì ad inserire una riga poi fondamentale: e anche un satellite progettato per il volo di un uomo. Il lavoro sulla navicella pilotata OD-2 grazie a questi due decreti fu sensibilmente accelerato. Comunque prima di ratificare le le specifiche tecniche finali, c'erano due ultime importanti decisioni progettuali da prendere.

 

DUE IMPORTANTI "DECISIONI"

 

Nell'originale concezione di un OD-2, la sezione strumentale doveva essere un ampio compartimento conico attaccato, nella sua estremità inferiore, all'apparato di discesa. Per rispettare le costrizioni di massa, la strumentazione doveva essere progettata per essere posizionata all'esterno del compartimento conico. Feoktistov era di questa idea, ma Korolev optò per un profilo più tradizionale: tutti i sistemi della sezione strumentale dovevano essere installati internamente ad un compartimento pressurizzato. Così si poteva ridurre sia i tempi per il progetto, che semplificare lo sviluppo di strumenti capaci di "lavorare" nello spazio aperto. Conseguentemente la forma e la configurazione della navicella cambiò in maniera radicale. La sezione strumentale diventò un doppio cono attaccato all'estremità inferiore dall'SA. A causa dei limiti nella gestione del sistema di orientamento passivo ed per conservare le risorse, il progetto di satellite di ricognizione terrestre fu abbandonato. Korolev invece di usare il progetto dell'OD-2 preferì quello del satellite-spia. Perciò divenne una navicella con un doppio ruolo: di ricognizione militare e volo umano nello spazio. Entrambe queste missioni richiedevano il recupero di parti del satellite come pure un alto grado di affidabilità nei sistemi e nelle operazioni. L'uso di uno stadio comune permise di ridurre notevolmente lo sforzo e il tempo impiegati il già sovraccarico OKB.

 

L'“OGGETTO K”

 

Come risultati di questi cambiamenti, i progettisti misero da parte l'originale designazione OD-2 e subito denominarono la navicella come “Oggetto K” (dove K’ sta per Korabl, ‘‘nave’’ in russo). Furono così ammesse quattro differenti varianti: 1K, 2K, 3K, 4K. La prima era un prototipo comune a varianti di ricognizione o pilotate. La seconda e quarta variante erano esclusivamente dedicate alle missioni di foto-ricognizione; mentre la terza era progettata per il volo spaziale pilotato. Il 17 Marzo Korolev approvò il "complesso piano per il lavoro sperimentale" riguardo l'astronave pilotata. L'abbozzo del piano per l'“Oggetto 1K” doveva essere terminato per il mese successivo. Questa bozza di piano (poche decine di pagine in testo e schizzi) permise a progettisti, elettricisti, subappaltatori della strumentazione, specialisti vari di iniziare a creare uno schema sui modelli dell'astronave.

Per una struttura dedicata alla produzione della nuova navicella, la Commissione militare-industriale trasferì l'“Istituto centrale di ricerca scientifica numero 58” [TsNII-58] all'OKB, sull'altro lato di Kalinigrado. Korolev aveva bisogno di un impianto extra per focalizzare lo sviluppo sia di nuovi missili balistici a propellente solido che di navicelle. Il 3 Giugno il TsII-58 fu unito all'OKB come suo <<territorio supplementare>>. Il capo dei sistemi spaziali all'OKB Bushuyev fu trasferito nel nuovo impianto per dirigere le operazioni.

Il primissimo oggetto spaziale che uscì alle linee di produzione fu l'“Apparato di Discesa” (SA). Per i progettisti il pilota a bordo era considerato niente più di che un passeggero. Questa "concezione" del cosmonauta era motivata dai timori che lo spazio, seppure vicino alla Terra, potesse incidere sulla sua stabilità psicologica. Comunque gli ingegneri dell'OKB non solo diffidavano dalla capacità del pilota, ma volevano che il progetto della navicella, il volo, l'atterraggio dipendesse tutto da loro. A fine 1959 il primo prototipo della navicella venne prodotto dall'OKB-1. Korolev assegnò a due colleghi di lunga data, Petr V. Flerov e Arvid V. Pallo (1912-2001), il compito di fare dei test. I due dovevano il sistema dei paracaduti dell'SA. All'OKB-1 fu fornito un aereo An-12 specialmente modificato in maniera da essere più "panciuto".

 

- 1960 -

 

Flerov e Pallo gettarono cinque capsule da 8-10 km di quota: ci fu solo un fallimento quando lo sportello non si aprì e quindi il sedile eiettabile rimase nella capsula. Solo il quinto ed ultimo SA conteneva dei cani. L'impatto a terra andò come previsto, dopo una lunga ricerca Flerov e Pallo trovarono i cani <<esausti ma interi>>. Era il 10 Aprile e ritornando da Saryshagan riferirono a Korolev che il sistema dei paracaduti era pronto. La tuta spaziale e il sistema di espulsione furono sviluppati e progettati dal capo progettista Semyon A. Alekseyev. Intorno alla tuta spaziale pressurizzata che il pilota doveva indossare nel volo orbitale c'era più che un dibattito. Per gli  ingegneri dell'OKB-1 i sistemi ridondanti di sicurezza a bordo della navicella avrebbero eliminato la necessità di una "vestito" diverso. Invece Alekseyev, supportato da eminenti specialisti di bio-medicina, credeva l'esatto opposto. Anche se la tuta spaziale avrebbe aumentato il peso dell'SA, Korolev a metà anno decise di includerla. Le prove sulle tute spaziali e sui sedili eiettabili, entrambi progettati da Alekseyev, si tennero fra Luglio e Settembre. Da un aereo II-28 furono fatti otto lanci, il famoso paracadutista Petr I. Dolgov venne espulso da 7 km di quota.

Il sistema di supporto vitale fu progettato dallo stabilimento 124 dell'OKB, diretto dal capo progettista Grigoriy I. Voronin. Il 25 Aprile 1960 il capo progettista dell'OKB-2, Aleksei Mikhailovich Isayev, comunicò a Korolev che il propulsore della prima astronave orbitale pilotata era pronto. Quindi il "motore" a propellente solido, idea iniziale del capo-costruttore, non fu mai costruito. Il controllo dell'assetto era uno degli elementi più importanti elementi; serviva sia per orientare il veicolo nella corretta direzione che accendere il retro-propulsore per la manovra di deorbitaggio. All'inizio la squadra di Tikhonravov decise semplicemente di usare il sistema progettato per Luna-3. Questa sonda usava la luce della Luna come riferimento per il corretto assetto. Ma l'idea fu scartata quando divenne evidente che la luce solare poteva interferire con quella lunare. Così l'OKB-1 progettò un sistema di controllo dell'assetto basato sulla luce del Sole.

 

LA SCELTA DEL VETTORE DI LANCIO

 

Ad inizio 1958 c'era a disposizione solo il due stadi R-7, che nelle sue varianti spaziali (8K71PS e 8A91) poteva spingere in una bassa orbita terrestre un carico di massimo 1400 kg. Naturalmente per soddisfare l'immediate esigenze delle sonde lunari e navicella pilotate fu richiesto un aumento del carico lanciabile. Nell'estate del 1957 l'OKB-1 di Korolev e l'OKB-456 di Valentin P. Glushko lavorarono indipendentemente a due nuovi razzi tre stadi basati sul già esistente R-7. A fine 1957 il consiglio dei capi progettisti presentò i piani finali sulle due varianti: l'8K72 e l'8K73. Entrambi questi vettori utilizzavano un primo stadio Comune di un missile intercontinentale: l'8K71. Poi a seconda del carico da lanciare (sonde lunari, interplanetarie o satelliti di ricognizione terrestre) sarebbero stati aggiunti differenti stadi superiori. Il governo diede la sua ratifica il 20 Marzo 1958.

La scelta di sviluppare due differenti veicoli di lancio era nata da un contrasto fra Korolev e Glushko. Quando i piani dei propulsori per gli stadi superiori dell'R-7 furono disegnati, a metà 1957, Korolev si convinse che i nuovi motori dovevano essere alimentati dalla stessa combinazione di propellenti (ossigeno liquido e cherosene) usata per lo stadio inferiore.

Glushko tuttavia rimase impressionato da un nuovo propellente sintetico: la dimetilidrazina non simmetrica, che in Occidente sarà/è chiamata UDMH. Era stata proprio l'Unione Sovietica con il suo Istituto statale di chimica applicata a sviluppare per la prima volta questo innovativo propellente. Secondo i dati, l'UDMH prometteva caratteristiche energetiche più elevate rispetto alla tradizionale combinazione ossigeno liquido-cherosene. Nel 1958 Glushko iniziò la costruzione di quattro nuovi "motori" che usavano l'UDMH, tre in combinazione con azoto-ossidanti derivati ed il quarto in combinazione con l'ossigeno liquido. Quest'ultimo, il RD-109 con una spinta nel vuoto di quasi 103 kN, doveva essere il vettore lunare 8K73. Korolev non era soddisfatto di questa decisione; credeva fortemente che Glushko non ce l'avrebbe fatta. A suo dire, sia il progetto che lo sviluppo e le prove nel vuoto, con la nuova combinazione di propellenti non sarebbero avvenute entro il 1958.

A dispetto delle suppliche di mantenere la combinazione ossigeno liquido-cherosene, Glushko continuò il lavoro sull'RD-109. In questo caso Korolev dimostrò di essere nel giusto: i test per il motore RD-109 non finirono nel 1958 e nemmeno nel 1959. Alla fine il consiglio dei capi progettisti abbandonò formalmente ogni piano di sviluppare il vettore di lancio 8K73.

Fortunatamente per Korolev ci fu una seconda possibilità: un piccolo "motore" di spinta da 49 kN denominato “RD-0105” sviluppato dal suo dipartimento di progettazione. Gli ingegneri alla guida di Mikhail V. Melnikov avevano già creato i piccoli ugelli di guida per i motori del primo stadio di un razzo R-7. Korolev nel 1957 era stato molto impressionato dal rapporto sul nuovo e riavviabile motore a ossigeno liquido-cherosene sviluppato dall'OKB-154 di Semyon A. Kosberg Il cinquantaquattrenne capo progettista aveva poco interesse per lo spazio o la missilistica in generale. Era contento di stare in quel settore dell'aeronautica; ma Korolev con argomenti persuasivi riuscì a farlo collaborare nella costruzione di un nuovo motore a razzo capace di accendersi nel vuoto. Così Kosberg e Korolev il 10 Febbraio 1958 firmarono un memorandum per sviluppare il nuovo motore in tempo per il primo tentativo di lancio di una sonda lunare.

Combinando una turbo-pompa sviluppata dall'OKB-154 e gli ugelli ideati dal gruppo di Melnikov, i due dipartimenti costruirono un motore “RD-0105” in appena nove mesi! Per l'Agosto 1958 il primo motore a razzo alimentato a propellente liquido era pronto ad essere usato nel vuoto. Il vettore 8K72 fu lanciato per nove volte fra il Settembre 1968 e l'Aprile 1960 all'interno del programma lunare automatico. Ben sei di questi lanci fallirono; comunque vennero conseguiti tre successi notevoli: la prima sonda a volare in un'orbita solare (Luna-1), il primo oggetto costruito dall'uomo ad impattare con un altro corpo celeste (Luna-2) e la prima sonda a prendere immagini della faccia nascosta lunare (Luna-3).

Calcoli successivi accertarono che la capacità di spinta del razzo 8K72 erano di circa 4,5 tonnellate per una bassa orbita terrestre. Questo valore era appena inferiore a quello richiesto per una navicella pilotata. Dal Gennaio 1959 Aleksandr S. Kasho, un esperto ingegnere dell'OKB-1, guidò una squadra nel modificare l'8K72 per aumentare di altri 200 kg il carico scientifico che poteva portare in orbita. Per lo stadio superiore servì un nuovo motore: l'“RD-0109” aveva una spinta nel vuoto di 59,93 kN e così sostituì il precedente “RD-0105” da 49,03 kN di spinta. Per denotare la differenza dal vettore 8K72, fu aggiunta nella denominazione una K che indicava sia l'uso che il programma. La lunghezza totale del vettore — con la nuova carenatura per la navicella pilotata — arrivava a 38 metri.

 

LA SCELTA E L'ADDESTRAMENTO DEI COSMONAUTI

 

L'ambizione massima di Gagarin era diventare cosmonauta e fu così selezionato fra i migliori collaudatori dell'Urss Secondo Korolev il candidato ideale ad essere il primo cosmonauta sovietico doveva avere questi requisiti: altezza non superiore a 170-175 cm e peso fra i 70-75 kg (necessari per entrare nella piccola capsula "3KA"). Inoltre c'era pure un intervallo richiesto di età: fra i 25 ed i 30 anni. Il 3 Ottobre 1959 iniziò la selezione presso l'ospedale del Centro della Ricerca Scientifica dell'Aviazione a Mosca. Gagarin si sottopose al severissimo periodo di test, al momento era solo uno fra gli 200 aspiranti. Però Gagarin ottenne i massimi risultati, spiccando fra i colleghi per la sua imperturbabilità, prontezza e sicurezza dei propri mezzi. L'11 Gennaio 1960 Konstantin A. Vershinin, comandante in capo dell'Aeronautica,  firmò un importante documento: l'istituzione di un centro esclusivamente dedicato all'addestramento dei cosmonauti. Praticamente un vecchio edificio situato in Leninskiy Prospekt a Mosca diventò il TsPK [Tsentr Podgotovki Kosmonavtov, ‘‘Centro di addestramento per i cosmonauti’’]. Questo centro era subordinato all'Istituto di Medicina delle Forze Aeree. Il 24 Febbraio Yevgeni  A. Karpov diventò il primo direttore del TsPK.

Il 25 Febbraio la "rosa" finale di 20 candidati, scelta dopo i test a fine 1959, fu approvata dal generale dell'aeronautica Nikolai P. Kamanin. Il criterio di selezione sull'età (non meno di 25 non più di 30) fu tralasciato. Nessuno dei candidati era un pilota esperto come invece lo erano i "colleghi" americani. Il pilota che aveva più ore all'attivo (900) era il 34enne Pavel L. Belyayev, Gagarin ne aveva solo 230. A fine Febbraio dodici dei venti candidati furono ammessi ai test finali da tenere all'ospedale del Centro della Ricerca Scientifica dell'Aviazione di Mosca. L'addestramento finale iniziò alle 9 del 14 Marzo: esercizi fisici e studio in classe di razzi spaziali, bio-medicina, navigazione spaziale. comunicazioni radio, geofisica e astronomia. Il 13 Aprile iniziò l'addestramento con il paracadute, essenziale sia per le situazioni d'emergenza che per le missioni nominali. Per simulare mezzo minuto di microgravità, i candidati volarono su Tu-104 in traiettorie paraboliche. Dal 29 Giugno i cosmonauti, i loro istruttori e tutto il personale sarebbero stato trasferiti in un nuovo centro a 30 km da Mosca. Questo luogo, denominato Zelenyy [‘‘verde’’], sarò poi conosciuto come Zvezdny Gorodok (la ‘Città delle stelle’). Lì si addestreranno sia i cosmonauti della Mir che gli astronauti dell'odierna stazione spaziale orbitante ISS.

I medici ritennero che non si potevano addestrare tutti i cosmonauti. Così il 30 Maggio ne erano stati scelti sei, fra cui Gagarin. Il 18 Giugno Korolev visitò Zvezdny Gorodok e incontrò le reclute-cosmonauti. Il 16 Luglio al TsPK, dopo un test di centrifuga alla velocità di 8 g, i medici scoprirono un ingrossamento nella spina dorsale della recluta 27enne Kartashov. Venne scoperto che il ragazzo durante le centrifughe sviluppava piccole emorragie a causa della debolezza dei suoi vasi sanguinei. Subito il giovane fu depennato dalla "lista dei sei" e continuò l'addestramento base con gli altri cosmonauti. Kartashov ufficialmente si ritirerà dal programma spaziale il 07.04.1961; morirà per cause non note il 03.10.1980. Nelyubov (29 anni) prese il suo posto nel "sestetto".

Il 24 Luglio l'aspirante astronauta 26enne Varlamov subì un incidente mentre nuotava in un lago con altri due piloti. Per un tuffo eseguito male si procurò un dislocamento di una vertebra cervicale. Naturalmente lo sfortunato giovane fu "depennato"; il 06.03.1961 si ritirerà dal programma spaziale. Per sostituire Varlamov fu chiamato il 47enne Bykovsky. Alla fine di Luglio, quei sei uomini (Gagarin, Bykovsky, Nelyubov, Titov, Popovich, Nikolayev) erano i candidati ideali per essere il primo cittadino sovietico ad andare nello spazio. Comunque secondo i piani di Korolev, solo uno di loro — il migliore in assoluto — poteva avere questo onore.

 

IL PROGRAMMA KORABL-SPUTNIK

 

- 1960 -

 

Il programma di collaudo per la prima navicella sovietica pilotata fu denominato Korabl-Sputnik [‘‘Nave-Satellite’’]. Ad Aprile gli ingegneri dell'OKB completarono l'abbozzo schematico della prima versione (denominata 1K o Vostok-1). Era dal 01.06.1956 che il personale lavoravano sul progetto. Nello schema furono previste anche due versioni successive: 2K (che sarà il Vostok-2) e 3K (Vostok-3). Questa "accelerazione" fu dovuta al fatto che la Nasa nell'inizio estate 1960 annunciò che la sua prima navicella comandata avrebbe fatto un volo suborbitale (programma Mercury) entro il 1961.

Korolev fu irremovibile: il programma Vostok doveva anticipare il programma rivale americano senza se e senza ma. L'esigente direttore dell'OKB si giocava tutto, infatti proprio lui il 01.05.1958 aveva annullato il programma dei voli suborbitali. Le risorse dovevano essere riservate ai programmi Vostok e Zenit (quello dei satelliti-spia). Il governo in data 04.06.1960 emise un ordine perentorio: Tutti i test per un volo Vostok dovevano essere completati entro il 31 Dicembre.

Il programma non era certo semplice e per di più si doveva lanciare missili a corto raggio nella bassa atmosfera. Comunque dal Luglio 1959 al Settembre 1960 furono lanciati con successo sei missili R-2A. Ognuno di questi raggiunse una quota di 217 km e portava due cani a bordo; la sorte successiva degli animali non è nota. Dal Febbraio all'Ottobre 1958 furono lanciati quattro missili R-5A fino ad un'altitudine di 470 km. Anche ognuno di questi missili portava a bordo due cani di cui la loro successiva sorte è ignota. Il successo di questi lanci verticali rafforzò la fiducia nel sofisticato programma Vostok.

 

(3)

 

Per il primo test, era previsto che la capsula non fosse recuperabile dall'orbita (cioè non doveva toccare il suolo). La navicella Vostok-1 (denominata anche 1KP; dove P’ sta per Prostoy cioè ‘‘semplice’’) non disponeva né di sistemi vitali di supporto, né di schermi termici per l'apparato sferico di discesa. A posto del grande sedile eiettabile c'era un contrappeso per simulare i corretti carichi. A differenza delle successive navicelle Vostok, furono installate due pannelli solari a forma di semicerchio all'esterno della capsula di discesa. Questo sistema (Luch, ‘‘raggio’’) forniva energia e nello stesso tempo serviva per valutare l'efficienza dei pannelli solari rispetto alle batterie chimiche. L'obiettivo primario della missione era valutare gli elementi basilari del compartimento, in particolare il sistema di orientamento Chayka. Anche se la capsula non doveva arrivare al suolo, la fase di rientro doveva andare secondo i piani. Quindi il retrorazzo doveva accendersi e rallentare il veicolo spaziale, così la capsula si sarebbe separata dalla "sonda madre" per entrare nell'atmosfera.

 

KORABL-SPUTNIK 1

 

La lancio della prima navicella Vostok-1KP della serie Korabl-Sputnik avvenne alle 00:00 GMT del 15 Maggio, le 05:00 locali. Inserendosi in un'orbita di 312 x 369 km, il veicolo spaziale fu ribattezzato Sputnik 4. I quattro giorni in orbita terrestre andarono alla perfezione. Poi arrivò la delicata fase del rientro stranamente previsto per la notte fra il 18 e 19 Maggio. Poco prima dell'accensione del retrorazzo, il gruppo T a Baikonur rilevò anomalie nel sistema primario del controllo dell'assetto. Il gruppo di controllo M a Mosca fu subito informato. Però il progettista del sistema, Boris V. Raushenbakh, si rifiutò di usare il sistema di riserva (come raccomandavano da Bayknour). Fatto sta che alla 64ª orbita il sistema primario si guasto del tutto, ma ormai era troppo tardi...

 

(4)

 

 

Il retrorazzo TDU-1 si accese automaticamente alle 23:52 del 18 Maggio. Stranamente l'accensione del retrorazzo avvenne al buio, poiché la navicella entrò nell'"eclisse orbitale" alle 23:46. In questa situazione il sensore primario d'orientamento non era certo d'aiuto; anzi... Il Sole si trovava nella direzione esattamente opposta a quella richiesta per il sistema di orientamento infrarosso! Fatto sta che la capsula s'inserì in una nuova orbita di 307 x 690 km. Probabilmente Sputnik 4 rientrò il 15.10.1965. Naturalmente Korolev andò su tutte le furie e rimbrottò severamente i "suoi", specie il progettista del programma Vostok, Konstantin P. Feoktistov. Dopo una breve indagine sul sistema di controllo dell'assetto, l'OKB decise di rimuovere il sistema ad infrarossi.

 

KORABL-SPUTNIK 2

(non conteggiato nella serie)

 

La successiva navicella Vostok-1 avrebbe utilizzato i "vecchi" dispositivi  come: un sistema automatico basato sul Sole ed un sistema manuale che utilizzava l'orizzonte della Terra. Ma questo veicolo spaziale aveva un'importante innovazione: era munito di sistemi di supporto vitale con la precisa intenzione di recuperare vivi gli animali a bordo. Per l'occasione due cagnoline, Bars [‘‘lince’’] e Lisichka [‘‘volpetta’’] di 4 anni, furono addestrate per il volo.

 

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28.07.1960 - Il Vostok 8K72 pronto al lancio

 

Alle 07:12 (altre fonti riportano le 09:31) del 28 Luglio un razzo Vostok 8K72 decollò con la prima navicella Vostok-1 e dentro le due cagnoline. Diciannove secondi dopo il lancio il vettore deviò su un lato. Purtroppo si ruppe la camera di combustione nel Blocco G. Il vettore esplose dopo 9,5’’. Anche se l'SA si separò dal razzo infuocato, per Bars e Lisichka non ci furono speranze. Infatti quando la capsula fu riaperta alle 07:17, i due animali erano morti per l'esplosione.

 

KORABL-SPUTNIK 2

 

Questo incidente fece prendere in seria considerazione l'idea di provare un sistema di fuga dal vettore 8K72. Il dipartimento di Tikhonravov, responsabile del progetto della navicella, propose un sistema che a fine Agosto poteva garantire al cosmonauta di abbandonare il razzo entro 40’’ dal lancio. Infatti questo era il periodo più pericoloso del lancio, dove i quattro stadi bruciavano uno dopo l'altro. Il cosmonauta, se il vettore aveva quando anomalia grave, poteva catapultarsi dalla capsula e atterrare sostenuto da un paracadute. Il successivo lancio di una navicella Vostok 3A prevedeva di portare a bordo sempre due cani, ma in più ci sarebbe stato anche un ampio e variegato <<carico biologico>>: dodici topi, insetti, pianti, culture, semi di cereali, frumento, piselli, cipolle, microbi, strisce di pelle umana e altre specie. In più c'erano altri 28 ratti e due topolini bianchi fuori dal sedia eiettabile, me sempre dentro l'SA. Inoltre nella capsula c'erano due telecamere per riprendere gli animali (Belka, ‘‘scoiattolo’’ di tre anni e Strelka, ‘‘piccola freccia’’ di due).

Alle 08:44:06 del 19 Agosto la seconda navicella Vostok-1 di 4300 kg decollò sospinta da un razzo Vostok 8K72. Subito dopo che il veicolo spaziale s'inserì in orbita terrestre (306 x 339 km; 90,7’; 64,96°), questi fu denominato Korabl-Sputnik-2 o Sputnik 5. Dalle prime immagini le due cagnoline erano immobili e sembravano morte, per di più non giungevano nemmeno i valori dei parametri vitali. Così l'unico modo per valutare le condizioni degli animali era vedere le immagini riprese. Poco dopo sembravano più animati; però più che movimenti sembravano convulsioni... Infatti alla quarta orbita Belka si dimenò e vomitò, ma non morì. Vladimir I. Yazdovskiy, vice direttore dell'Istituto Aeronautica e Medicina spaziale, guardando cupo l'immagini e sottoscrisse un rapporto per la commissione statale del programma. Secondo il pioniere della medicina spaziale, il volo di un cosmonauta doveva limitarsi ad un'orbita e non di più. C'erano troppe incognite riguardo gli effetti dell'assenza di peso sull'organismo umano. Dalla telemetria ricevuta, ancora una volta il sistema di orientamento infrarosso si era guastato. Dopo una notte di verifiche e calcoli, i tecnici si decisero nell'usare il sistema d'orientamento di riserva. All'81ª orbita la navicella entrò nell'atmosfera terrestre con il giusto angolo. Il sistema "a catapulta" funzionò a dovere e così la sedia eiettabile venne espulsa dalla navicella. Alle 11:02 del 20 Agosto la cabina toccò il suolo a 10 (>200?) km dal punto previsto, nella regione di Orsk in Kazakhstan. Nonostante le preoccupazioni durante il volo, Belka e Strelka furono trovate in buone condizioni. Test fisiologici accurati provarono che non c'erano stati cambiamenti nella loro salute. Anzi Belka partorì sei cuccioli nel 1961 [foto]; uno di questi (Pushinka) venne donato nell'Agosto 1961 a John Fitzgerald Kennedy Jr. figlio di JFK. Invece il destino successivo di Strelka non è noto.

Il documento “Stato essenziale dello sviluppo e della preparazione dell'Oggetto 3KA” del 03.09.1960 riguardò principalmente la sicurezza del pilota. Una sezione enumerava le misure ridondanti e di sicurezza per ognuno dei principali sistemi della navicella: dal capriccioso sistema di orientamento, alle minuscole cartucce pirotecniche fino alla botola per l'espulsione. Tutto subì un'accelerazione: la costruzione della navicella Vostok 3A, l'addestramento dei cosmonauti... infatti il Consiglio dei ministri l'11 Ottobre approvò un piano super segreto: il primo sovietico doveva andare in orbita a Dicembre. Il 23 Ottobre il decollo del primo missile intercontinentale R-16, possibile vettore di lancio, fu posticipato di un giorno. Infatti si era verificata una perdita di propellente da uno dei serbatoi. Su ordine della Commissione di Stato del programma Vostok, le riparazioni sul missile (a serbatoi pieni!) andarono avanti tutta la notte. Nel pomeriggio del 24 Ottobre intono alla rampa 41 c'erano circa 200 persone: ingegneri, ufficiali, soldati e anche il primo direttore del cosmodromo, Yevgeni I. Ostashev . A meno di 20’ dal lancio, alle 18:45 circa, il missile esplose e praticamente incenerì la rampa e chi c'era intorno. Almeno 74 persone morirono sul colpo, molte altre rimasero gravemente ferite. Anche Ostashev perì nell'incidente. Da quel poco che trapelò, il numero delle vittime era compreso fra 92 e 165. Solo con lo scioglimento dell'Unione Sovietica nel 1989 cadde il segreto: i morti in quella esplosione furono in realtà 126. Il disastro del razzo R-16 fece rallentare il programma Korabl-Sputnik. Il 10 Novembre i vari direttori del programma chiesero al Comitato Centrale di lanciare due navicelle Vostok-1. Poi ci sarebbero stati i test per il lancio della Vostok 3A; ma questo non sarebbe successo prima di fine Febbraio 1961.

 

KORABL-SPUTNIK 3

 

La terza navicella era praticamente la stessa del lancio di Agosto, salvo la rimozione del capriccioso sistema d'orientamento agli infrarossi. Il lancio avvenne senza incidenti alle 07:30 del 1° Dicembre; anche l'inserimento in una bassa orbita terrestre (180 x 249 km) non presentò problemi. Gli animali a bordo (i cani Pchelka e Muskha) furono monitorati nelle loro funzioni vitali. Alla 74ª orbita (34 ore dopo il lancio) si doveva attuare l'accensione del retrorazzo per la discesa. Alle 08:22 del 2 Dicembre il retrorazzo puntualmente si accese. Ma a causa di un malfunzionamento o di errore di calcolo nel sistema di orientamento, la spinta fornita fu più bassa del previsto.

 

(6)

 

 

Comunque la navicella sarebbe discesa ugualmente... ma non in territorio sovietico! Nel malaugurato caso in cui un oggetto spaziale fosse caduto in <<territorio nemico>>, c'era una sola possibilità: distruggerlo in volo piuttosto che vederlo cadere sul suolo americano oppure in uno stato "capitalista". Infatti a partire dai razzi NII-137 venne previsto un sistema automatico che innescava un'esplosione se un sensore di bordo non rilevava il rientro al momento preciso. Anche una navicella Vostok-1 aveva questo "dispositivo di sicurezza". Il segnale della navicella fu seguito da stazioni non sovietiche fino alle 11:42. L'autorità sovietiche annunciarono solo che <<a causa dell'assetto sbagliato, la capsula si era disintegrata nel rientro>>. Probabilmente la capsula rientrò ancora intatta nel Pacifico alle 10:35 circa.

 

KORABL-SPUTNIK 4

(non conteggiato nella serie)

 

La quarta navicella Vostok-1 decollò alle 07:45:19 del 22 Dicembre sospinta come al solito da un razzo Vostok 8K72 (però modificato: aveva come terzo stadio un RD-0109 al posto del RD-105). Come al solito erano imbarcate due cagnoline: Kometa e Shutha. I primi due stadi eseguirono il loro compito alla perfezione; ma il terzo stadio si spense prematuramente, 7’ e 12’’ dopo il lancio (07:52:31). Nonostante che un sistema di emergenza prevedesse la distruzione del vettore in casi di grave anomalia, la capsula con i due cani si distaccò. Il carico scientifico e biologico raggiunse i 214 km di quota e atterrò a 3500 km dal cosmodromo in una delle regioni più sperdute della taiga siberiana, a Tunguska.

 

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Alle 09:15 vennero rivelati dei segnali provenienti dalla capsula. Però la situazione si presentava quanto mai difficile: nella zona c'era neve alta e per di più un altro sistema di "sicurezza" avrebbe fatto esplodere la capsula 60 ore [due giorni e mezzo] dopo l'atterraggio. Alle 10 locali del 24 Dicembre un'unità aerea vide la capsula nella steppa. Quando la squadra di recupero guidata da Pallo arrivò sul posto erano passate più di 60 ore dall'atterraggio e seppure fosse giorno c'era un clima glaciale: -45 °C! Ad una prima ricognizione la capsula era ancora intatta, ma non c'erano segni di vita provenienti dall'interno (il finestrino della capsula era coperto dalla brina). Ormai si stava facendo notte e quindi la squadra rimontò sull'elicottero che tornò al villaggio di Tura (distante 70 km). Ma Korolev non volle sentire scuse: i cani e la capsula dovevano essere recuperati e portati a Mosca. Questa volta Pallo si organizzò meglio: oltre agli ingegneri furono aggregati anche degli artificieri ed un veterinario. La mattina dopo la squadra tornò sul posto, ma il tempo limite era già passato. Gli artificieri "disarmarono" il sistema di autodistruzione. Miracolosamente i cani furono ritrovati infreddoliti, ma vivi! Il veterinario li avvolse in una coperta e lì portò sull'elicottero. Erano passate ben 69 ore dall'atterraggio (avvenuto alle 8 circa del 22 Dicembre). Per la sopravvivenza di Kometa e Shutha, furono determinati due combinazioni fortunatissime: 1. il circuito di autodistruzione non aveva funzionato perché si era bruciato nel rientro; 2. il sedile eiettabile non era stata espulso fuori dalla capsula. I due cani furono portati a Tura e il 26 Dicembre arrivarono a Mosca. La loro successiva sorte non è nota.

 

- 1961 -

 

L'analisi del lancio fallito il 22.12.1960 mostrò il maggior numero di anomalie in una missione del programma Korabl-Sputnik. Con il guasto del terzo stadio, il modulo strumentale e l'apparato di discesa (che costituivano una navicella Vostok-1) si dovevano separare. Ma questo non in pratica accadde, i collegamenti fra i due moduli si ruppero solo perché il calore derivante dall'attrito atmosferico li bruciò. Inoltre, il seggiolino eiettabile doveva essere sparato dalla capsula 2,5’’ dopo l'espulsione della botola sovrastante. Nella fallita missione i due eventi erano avvenuti contemporaneamente, così la navicella si deformò per l'urto del seggiolino eiettabile nello botola chiusa. Se il sistema di autodistruzione non si fosse guastato, non ci sarebbe rimasto nulla della capsula e dei suoi occupanti. Nella riunione della commissione statale del 5 Gennaio, il vice capo progettista Bushuyev propose un piano per i successivi quattro mesi. Come si era inizialmente previsto, i due successivi lanci sarebbero stati voli automatici di una navicella pilotabile, la Vostok 3A. Il primo lancio si sarebbe tenuto ad un mese, il 5 Febbraio; mentre il secondo lancio fra il 15 e 20 Febbraio. Poi secondo i risultati ottenuti, la Commissione avrebbe approvato una missione "pilotata".

Intanto l'addestramento dei sei cosmonauti-reclute raggiunse un punto di svolta. In tre giorni del Gennaio 1961 i sei prescelti completarono l'addestramento (simulatore a gravità 0, lancio dal paracadute e recupero). Da metà Gennaio i sei aspiranti cosmonauti sostenerono gli esami finali per valutare i loro livelli di preparazione. Una speciale commissione, sotto la supervisione del generale Nikolai P. Kamanin, valutò i candidati. Il 17 Gennaio ogni aspirante cosmonauta passò 40-50 minuti nel simulatore come se fosse a bordo della navicella. Ad ogni esaminando i membri della Commissione fecero delle domande specifiche. Particolare attenzione fu dedicata alle operazioni con il propulsore di bordo TDU-1 e all'orientamento della navicella. Il primo giorno Nikolayev, Popovich, Gagarin, Titov, Bykovskiy ricevettero una valutazione <<eccellente>>. Mentre Bykovskiy e Nelyubov ottennero un <<molto buono>>. Il giorno seguente i sei candidati fecero un esame scritto. I risultati furono confrontati subito dopo; la Commissione raccomandò il seguente ordine di merito: Gagarin, Titov, Nelyubov, Nikolayev, Popovich. Sebbene fattori non tecnici, come caratteristiche psicologiche o idee politiche, avrebbero ristretto la scelta ad un solo uomo; i primi tre candidati sarebbero sicuramente andati al cosmodromo Baikonur. Già dalle prime fasi dell'addestramento, il 26enne Yurij Gagarin appariva chiaramente come il migliore candidato. Secondo tutte le descrizioni, era molto simpatico ed intelligente; inoltre aveva fatto una impressione molto favorevole a Korolev, quando questi visitò Zvezdny Gorodok il 18.06.1960.

 

OKIK, LA "RETE" PER IL CONTROLLO DEI RAZZI SOVIETICI

 

Nel 1956 il governo sovietico approvò l'uso di razzi R-7 per il lancio del satellite artificiale. Non era previsto il programma fosse supportato da un'infrastruttura di comando e controllo speciale. L'8 Maggio 1957 il ministro della Difesa, Georgy K. Zhukov emise un ordine ufficiale per formare un'organizzazione che controllasse e comunicasse con le navicelle orbitanti. La creazione fu affidata all'NII-4, il quarto e più importante istituto della ricerca scientifica del Ministero della Difesa. Il centro per comodità venne costruito nel campo universitario dello stesso NII-4, situato a Bolshevo fuori Mosca. Ad appena una fermata di metropolitana c'era/c'è la città di Podiipki, dove c'era l'OKB-1. Il centro che gestiva la "rete", formata da stazioni di misurazioni scientifiche (NIP)  aveva uno organigramma di 68 ufficiali e 151 soldati.

L'originale struttura della "rete", conosciuta come OKIK [Otdel'niy Komandno-Izmeritel'niy Kompleks, ‘‘Complessi di misurazione e controllo separato’’], si componeva di tredici NIP: Baikonur vicino all'IP-1 (NIP-1), Makat vicino la città di Guriev (NIP-2), Sary-Shagan (NIP-3), Eniseisk nella Siberia occidentale (NIP-4), Iskhupi (NIP-5), Yelizovo nella penisola della Kamchatka (NIP-6), Klyuchi (NIP-7), Bolshevo ad nord-est di Mosca (NIP-8), Krasnoye Selo vicino San Pietroburgo (NIP-9), Simferopoli sul Mar Nero (NIP-10), Sartichata vicino Tbilisi in Georgia (NIP-11), Kolpashevo/Novosibirsk (NIP-12), Ulan-Ude vicino al Mar Nero (OKIK-13).

 

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Le tredici "stazioni di misurazioni scientifiche" (NIP) esistenti nel 1957, dalla prima più ad ovest all'ultima più ad est

 

Tutto il tracciamento del razzo in volo sarebbe stato condotto in maniera passiva con radar senza risposta da bordo e con l'aiuto di telescopi terrestri. Sia i sistemi radio che ottici avevano un campo e un'accuratezza limitati. Dall'esperienza maturata prima del lancio degli R-7, il sistema di tracciamento Binoki [‘‘binocolo’’] poteva vedere un razzo fino a 200 km. Il radar P-30 aveva un campo d'azione dimostrato di 500 km, ma per gli aerei. Ciò dipendeva dalla ridotta rotazione delle sue antenne. I sistemi ottici KYh-41 e KT-50, disponibili al cosmodromo di Baikonur, avevano un campo d'azione di 100-200 km; per un satellite sarebbe stato anche più ridotto. Le due strumentazioni più potenti, KST-80, erano localizzate nelle stazioni IP-4 e 5. In definitiva, il razzo poteva essere tracciato fino a 800 km da IP-1 e 300 km dalla più vicina stazione in senso opposto. Quando il satellite avrebbe raggiunto l'orbita il campo d'azione sarebbe arrivato a 1700 km dal più vicino sito di tracciamento.

Dato che i sistemi terrestri "fissi" erano così limitati, i controllori di volo dovevano fare affidamento alla telemetria che arrivava dalla navicella tramite il sistema Tral [‘‘rete a strascico’’]. Per supportare i primi lanci di satelliti artificiali, il governo approvò l'aggiunta di altre strutture di tracciamento; inoltre fu usata la strumentazione originalmente costruita per i test di lancio dei missili balistici intercontinentali. Nel Luglio-Agosto 1957 vicino all'IP-1 venne costruita una speciale stazione di tracciamento denominata IP-1D (dove D’ sta per “Oggetto-D”). Questa era equipaggiata con radar P-20 e P-30 e un radar di guida a coordinate angolari SON-2D.

Per supportare la missione del secondo satellite artificiale, furono costruiti due vagoni con sistemi telemetrici Tral, generatori d'energia, veicolo di supporto, personale. Questi sarebbero posti in coda ai treni passeggeri che viaggiavano nelle ferrovie del "profondo Est" dell'Unione Sovietica. Un'unità era guidata da il tenente V. A. Solnyshkov e venne sviluppata a Ulan-Ude; mentre l'altra faceva capo al tenente V. A. Alekseev e stazionava a Khabarovsk. Nel frattempo, dietro l'IP-1. fu installato un gruppo di ricevitori TV Seliger a bassa risoluzione nella speranza di raccogliere filmati dal satellite.

Negli anni seguenti furono aggiunti a OKIK un numero sempre crescente di stazioni di controllo "fisse": NIP-15 a Ussuriisk nell'estremo oriente vicino Vladivostok, NIP-16 a Evpatoria nella penisola della Crimea, NIP-17 a Yakutsk nella Siberia orientale, NIP-18 a Vorkuta nell'estremo nord, NIP-19 a Dunaevtsu in Moldavia, NIP-20 a Komsomolsk-na-Amure nell'estremo oriente, NIP-21 sul monte Maidanal in Uzbekistan.

La durata del contatto fra ogni stazione ed il satellite artificiale era di 5-10 minuti. In una sessione di comunicazione ogni stazione poteva inviare fino a venti comandi distinti. In ogni caso, la massima distanza di comunicazione fra una stazione NIP e la sonda/razzo non superava i 1500-2000 km.

Nell'Agosto 1960 una nuova generazione di navi-stazioni di "tracciamento" fu collocata nell'Atlantico. La durata delle telecomunicazioni fra ogni stazione (terrestre/mobile) e la navicella orbitante durava 5-10 minuti. In una sessione di comunicazione ogni stazione poteva inviare fino a 20 comandi distinti. In ogni caso, la massima distanza di comunicazione era compresa fra 1500-2000 km.

Se la Nasa aveva un centro di controllo a Cape Canaveral, anche i sovietici avevano un qualcosa di analogo a Tyuratam (la città vicina al cosmodromo Baikonur). Comunque il centro nevralgico di tutte le prime missioni "pilotate" era nel sobborgo moscovita di Bolshevo. Questo centro, chiamato anche "Complesso di Misura-Comando", era sotto il diretto controllo delle Forze Strategiche Missilistiche. L'appoggio di computo e balistica veniva fornito da tre differenti centri di calcolo, ciascuno con il suo gruppo di gestione. I tre centri di computazione erano dislocati: uno a Bolshevo e due all'Accademia delle Scienze. Le Forze Aeree accettarono il compito di recuperare i cosmonauti. L'enorme armata aerea consisteva in 25 aerei e 10 elicotteri. In aggiunta, furono costituite sette diverse squadre di paracadutisti che potessero velocemente raggiungere un cosmonauta "rientrato" in maniera da fornirgli un supporto medico diretto.

 

 LE ULTIME DUE MISSIONI DI PREPARAZIONE

 

In Gennaio e Febbraio ci furono intensi preparativi per i lanci delle due rimanenti missioni di preparazione. Ognuna delle navicelle era identica alla variante "pilotabile". Anche stavolta si sarebbe portato un cane in orbita, però un  manichino a grandezza umana avrebbe trovato posto sul sedile eiettabile. Naturalmente il cane venivano alloggiato in un contenitore separato dal meccanismo di espulsione. A differenza dei primi voli con i cani-cosmonauti, queste missioni sarebbero durate una singola orbita. Il 22 Febbraio, la Commissione di Stato del programma Vostok preseduta da Rudnev programmò il piano di lanci. La prima navicella Vostok 3A con manichino sarebbe stata lanciata ai primi di Marzo;i la seconda navicella Vostok 3A sarebbe andata in orbita solo dopo un completamento su larga scala dei test. I problemi riguardavano l'anomalie nei sistemi di supporto vitale ed espulsione.

Nella riunione del 27 Febbraio, i progettisti capi Alekseyev e Voronin (responsabili dei due sistemi) approvarono il piano n.  918 per testarli durante il volo della Vostok 3A. In particolare, Voronin introdusse un nuovo sistema di condizionamento dell'aria che subì un test importante. Era necessario simulare lo stato d'emergenza conseguente al non funzionamento del retrorazzo. Il cosmonauta poteva rimanere in orbita 30 anche giorni e quindi doveva respirare per così tanto tempo. Il nuovo sistema di Voronin funzionò. Il 2 Marzo, il capogruppo Konstantin P. Feoktistov ed il suo assistente Oleg G. Makarov, entrambi destinati ad essere dei cosmonauti anni dopo, preparano un insieme di istruzioni per il pilota nella sua prima missione. Queste includevano delle linee d'azioni per le varie fasi della missione, ma anche per differenti situazioni d'emergenza. I due ingegneri inclusero l'istruzioni per cambiare manualmente l'assetto della navicella in orbita e condurre "a mano" la retro-accensione. Naturalmente queste situazioni non dovevano essere attuate se la missione procedeva secondo i piani. Il vice progettista Leonid A. Voskresenskiy, Keldysh e Bushuyev ridussero sensibilmente la lista di quelle istruzioni. Quando consegnarono il documento finale a Korolev, gli dissero che il pilota non doveva avere il controllo attivo su nessuna strumentazione della navicella. L'istruttore dei piloti, medico militare e Kamanin contestarono vigorosamente la proposta. A loro dire, i cosmonauti erano estremamente ben addestrati e potevano eseguire qualsiasi compito senza problemi. Alla fine, dopo una lunga discussione anche con Keldysh, Korolev e gli altri tornarono sui loro passi. Sebbene il pilota avesse la possibilità di controllare manualmente alcuni sistemi di bordo, i membri della commissione statale furono d'accordo: l'attività del pilota doveva essere più "conservativa" possibile. Inoltre l'originale lista delle istruzioni, quella di Feoktistov e Makarov venne formalmente approvata. L'unica concessione alla ricerca scientifica fu l'introduzione di semi secchi, moscerini Drosophila e batteri lisogenici come "carico biologico".

I primi giorni di Marzo, eminenti progettisti e ufficiali di alto grado delle Forze Missilistiche Strategiche lasciarono Mosca per la città di Leninsk vicino Tyuratam. Essi avrebbero diretto i preparativi per le due prossime missioni "pilotate". Intanto al cosmodromo Baikonur venivano testati tutti i sistemi della terza navicella, quella che avrebbe portato un sovietico in orbita. Il decollo della prima Vostok 3A era programmato per il 9 Marzo, mentre la seconda navicella sarebbe partita verso fine Marzo. L'accelerazione dei tempi era dovuta alle notizie che volevano gli americani, con il loro progetto Mercury, prossimi ad un lancio umano. L'OKB-1 di Korolev non voleva solo mantenere la tabella di marcia, ma puntava a superare i rivali.

A metà Febbraio, lo Space Task Group della Nasa raccomandò di anticipare i tempi per una missione pilotata suborbitale (il programma Mercury). Wernher von Braun, come specialista di missilistica della Nasa, sosteneva che un ulteriore volo automatico della serie “Redstone” era necessario prima di intraprendere un lancio "umano". La raccomandazione di von Braun fu accettata, perciò il lancio di un astronauta fu fissato ad inizio Maggio. Korolev propose a Nikita S. Chruščëv, segretario generale del PCUS, di lanciare la prima missione pilotata a fine Aprile in maniera da farla coincidere con le celebrazioni del 1° Maggio. Però il leader sovietico era fermamente contrario nel programmare missioni spaziali durante le feste nazionali... infatti cosa sarebbe successo in caso di fallimento? Ufficiosamente Chruščëv "chiese" — cioè ordinò — al capo progettista che il lancio avvenisse per massimo metà Aprile. Infatti il presidente sovietico in un'intervista pubblica del 14 Marzo aveva accennato che: «Non è lontano il tempo in cui la prima navicella con un uomo a bordo si librerà nello spazio»...

 

KORABL-SPUTNIK 4

 

Alle 06:29 del 9 Marzo decollò un vettore Vostok 8K72K con una navicella Vostok 3A, la prima classificata per un volo umano. Il consueto inserimento in un'orbita di parcheggio terrestre (183,5 x 348,8 km; inclinazione: 64,93°) andò alla perfezione. In una piccola sfera pressurizzata a bordo della capsula c'erano: un cane (Chernushka), 40 topolini bianchi e 40 neri, alcuni maialini della Guinea, rettili non specificati, semi di pianta, campioni di sangue umano e cellule di cancro, microrganismi, batteri ecc. Il seggiolino eiettabile era occupato da un manichino a grandezza d'uomo [foto] a cui fu assegnato il nome di Ivan Ivanovich. Il manichino era vestito con una tuta spaziale SK-1 funzionante; inoltre su torace, stomaco, coscia e altre parti del "corpo" furono posizionati ratti, microbi ecc. Questa specie di "zoo" sarebbe state sottoposta ad intensi esperimenti biomedici durante il volo da un'orbita. Non sono noti le modalità e le finalità, peraltro discutibili, di questi "esperimenti".

Nell'ottica di provare l'esatta sequenza degli eventi di un volo pilotato, il retrorazzo TDU-1 fu acceso a tempo per 42,5’’. Circa dieci secondi dopo, la sezione strumentale sì stacco dall'apparato di discesa; questi fece un rientro balistico nell'atmosfera. Il manichino-cosmonauta fu espulso dopo il rientro, mentre la capsula con gli animali atterrò separatamente grazie ad un paracadute. La missione durò soltanto un'ora e 46’. Ivan Ivanovich e la capsula atterrarono a circa 260 km a nord-est di Kuybyshev nel mezzo di un campo coperto di neve. Ci fu qualche ritardo nel recupero poiché prima dovette essere disattivato il capriccioso sistema di auto-distruzione. Kamanin si prese cura di Chernushka, infatti se aspettava il veterinario dell'OKB la povera cagnolina sarebbe congelata.

 

Morte di una recluta-cosmonauta IN ADDESTRAMENTO

 

Naturalmente ci fu molta euforia fra i responsabili del programma Vostok. Purtroppo qualche giorno dopo una recluta-cosmonauta, non del programma Vostok, perì in maniera inaspettata. Il 23 Marzo, appena due giorni prima del lancio dell'ultima Vostok 3A, il cosmonauta-recluta Valentin V. Bondarenko (nato il 16.02.1937) era al decimo dei quindici giorni di prova in una camera d'isolamento all'Istituto di Aviazione e Medicina Spaziale di Mosca. La camera conteneva il 50% d'ossigeno e la pressione era ridotta per simulare l'atmosfera nella navicella. Inoltre questo "simulatore" era acusticamente "schermata" per provare gli effetti dell'isolamento nello spazio. Una volta completati alcuni esami medici, il pilota militare aveva completato la sua sessione d'isolamento. Bondarenko rimosse i sensori attaccati al suo corpo, con un batuffolo di cotone e dell'alcool pulì le parti dove erano stati attaccati i sensori. Senza guardare, egli gettò via il batuffolo di cotone... ma proprio su un anello di una piastra riscaldante! Naturalmente il cotone bruciò e l'atmosfera ricca di ossigeno s'avvampò di fiamme. All'inizio, invece di suonare l'allarme, Bondarenko provò a spegnere il fuoco buttandosi sopra. Purtroppo il suo sedile in legno prese fuoco, il dottore di servizio Mikhail A. Novikov provò ad aprire la porta il più presto possibile. Ma sapendo dell'incendio gli ci vollero vari minuti per aprire la porta. Bondarenko fu rinvenuto completamente ustionato, ma vivo. Il povero cosmonauta fu portato subito in ospedale ma naturalmente non sopravvisse alle gravissime ustioni: morì alle 15 locali, otto ore dopo l'incidente. Bondarenko aveva compiuto 24 anni da poco più di un mese, inoltre era il più giovane aspirante cosmonauta. Fu sepolto nella sua città natale, Kharkov dove vivevano i suoi genitori.

La moglie Anya ed il figlio Sasha rimasero a Zvezdny Gorodok mantenuti con una speciale pensione concessa direttamente dal ministro della Difesa. Le notizie sull'incidente furono completamente soppresse per non intaccare il morale dei cosmonauti. Dopotutto il lancio della prima missione Vostok pilotata era programmato entro tre settimane. Comunque non è chiaro se le altre reclute furono informate della tragedia. Il tragico incidente e perfino l'esistenza di Bondarenko non furono rivelate fino al 1986. Quell'anno uscirono degli articoli sul giornale Izvestiya che celebrava il 35° anniversario del lancio di Vostok-1.

 

KORABL-SPUTNIK 5

 

Gagarin, Titov, Nelyubov, Nikolayev e Popovich il 17 Marzo andarono al cosmodromo di Baikonur per assistere alle operazioni pre-lancio. Dato che c'erano problemi con la navicella e con il vettore, il lancio fu rimandato. Così i sei furono sottoposti ad un esame dell'ultimo minuto. Gli aspiranti cosmonauti completarono una varietà di prove, inclusa una sessione domanda-risposta direttamente con Korolev. Prima del lancio, i controllori condussero dei testi di comunicazione fra la casamatta vicino alla rampa e la navicella, così vennero simulate le condizioni di una missione con equipaggio. Kamanin, Korolev e la recluta Popovich testarono l'intero sistema. Allo stesso Popovich fu affidato il compito di primo comunicatore durante il lancio. P.S. del 01.10.2009: Pavel Romanovich Popovich è morto il 29 Settembre in un ospedale di Gurzuf in Crimea dove era stato ricoverato per ictus cerebrale. Avrebbe compiuto 79 anni il 5 Ottobre.

Alle 05:54 del 25 Marzo un razzo Vostok 8K72K decollò con una quinta navicella Korabl-Sputnik alla sua sommità. L'inserimento in orbita di parcheggio terrestre [178,1 x 247; inclinazione: 64,9°] andò come previsto. A bordo della capsula pesante 4.695 kg trovarono posto: Ivan Ivanovich, un cane (Zvezdochka, ‘‘stellina’’) e la consueta cricca di animali e campioni biologici. La missione da un'orbita fu calma e tutte le procedure di rientro vennero condotte senza problemi. Come nella precedente missione, il recupero degli animali e del manichino fu ostacolato dal tempaccio. Infatti il veicolo di discesa e il seggiolino con il "finto" cosmonauta atterrarono nel mezzo di una violenta tempesta di neve. Dopo ben 32 ore dall'atterraggio una squadra di recupero arrivò sul posto. Ma fu un'impresa raggiungere la capsula: ci vollero varie ore a cavallo nella neve alta un metro e mezzo. Il cane fu recuperato vivo dalla capsula e il manichino venne trovato in una finestra vicino. Comunque gli abitanti di un villaggio vicino erano sospettosi con le squadre di recupero. Infatti a loro dire, quella strana gente a cavallo poteva far del male all'"uomo" sceso con il paracadute. I paesani tornarono sulle sue quando ebbero la prova certa che quell'"uomo" era in realtà un manichino...

Il vice presidente dell'Accademia delle Scienze, Aleksandr V. Topchiyev (1907-62), ricapitolò il risultati delle cinque missioni Korabl-Sputnik;  naturalmente parlò solo di quelle coronate da successo... Quel giorno, il 28 Marzo, nella conferenza stampa a Mosca, oltre ai giornalisti sovietici e stranieri, c'erano anche: Gagarin, Titov, Nelyubov, Nikolayev, Popovich. I cosmonauti stavano in prima fila e nessuno sapeva che uno di questi sarebbe volato nello spazio entro pochi giorni.

 

Ultime definizioni per la missione

 

Korolev tornò a Mosca la mattina del 28 Marzo, il pomeriggio seguente la commissione statale del programma Vostok si riunì: il capo progettista presentò i risultati dell'intero programma spaziale e dichiarò la sua decisione nel lanciare un uomo in orbita con la successiva navicella Vostok 3A. In serata i membri della Commissione di Stato decisero di stilare un documento formale per richiedere al Partito Comunista il permesso di lancio. Il memorandum, classificato come "assolutamente segreto" in pratica diceva che sei cosmonauti erano stati addestrati e solo uno sarebbe andato nello spazio, avrebbe compiuto un'orbita della Terra e poi sarebbe atterrato in Unione Sovietica. Comunque in un'altra sezione del documento erano elencate le procedure di emergenza in caso di eventi imprevisti. Se l'astronave non poteva atterrare, allora sarebbe scesa in maniera naturale grazie al frenaggio dell'atmosfera in 2-7 giorni. Conseguentemente il punto dell'impatto era compreso fra le latitudini 65° nord e sud. Nel caso in cui l'atterraggio fosse avvenuto in territorio straniero oppure una nave straniera avesse recuperato il cosmonauta, questi aveva già ricevuto l'appropriate istruzioni sul da farsi.

A bordo della navicella doveva esserci: 1. una scorta di cibo e acqua sufficiente per dieci giorni; 2. una scorta portatile d'emergenza sufficiente per almeno tre giorni; 3. un trasmettitore “Peleng” i cui segnali potevano far determinare il punto d'atterraggio del cosmonauta. Questa volta non ci doveva essere un sistema di autodistruzione a bordo della navicella. La questione del dispositivo di autodistruzione fu particolarmente sentita: tutti i presenti, eccetto il rappresentante del KGB, erano concordi nel rifiutare l'installazione di tale dispositivo d'"emergenza". Alla fine il delegato del KGB tornò con i suoi passi. Inoltre la Commissione di Stato stabilì che non si doveva né offuscare, né mentire riguardo un eventuale fallimento. La precedenza doveva essere data alla sicurezza del cosmonauta rispetto alla politica, che aveva portato ad una paranoica segretezza del programma spaziale. In un'altra sezione di quel documento steso il 28 Marzo c'era scritto:

  ‘‘Noi raccomandiamo il rilascio della prima nota TASS immediatamente dopo l'inserimento orbitale della navicella per le seguenti ragioni :

a) se un recupero diventa necessario, [il rilascio della nota] ne faciliterà la rapida organizzazione;

b) questo [il rilascio della nota] preclude qualsiasi dichiarazione di un governo straniero che il cosmonauta è una spia con obiettivi militari.

Se il satellite non entra in orbita per una velocità insufficiente, potrà atterrare nell'oceano. In quel caso, noi consigliamo di pubblicare la nota TASS per facilitare il recupero del cosmonauta.’’

Anche il nome da dare alla navicella fece discutere molto: alcuni proposero di mantenere la denominazione “Korabl-Sputnik”, nella fattispecie la sesta. Però Tikhonravov affermò che a questa missione non poteva essere assegnata una denominazione generica. Perciò, egli propose di usare la denominazione “Vostok” sulla nota TASS. Korolev accettò e la commissione statale fece lo stesso. Il memorandum finiva così: Noi richiediamo il permesso di lanciare la prima navicella sovietica con un umano a bordo e approviamo il piano per le comunicazioni TASS. Il lancio sarebbe avvenuto fra il 10 e 20 Aprile.

 

L'approvazione del lancio

 

Il documento della Commissione di Stato fu firmato da: Ustinov, Rudnev, Keldysh, il comandante delle Forze Strategiche Missilistiche, il comandante dell'Aeronautica Vershinin, Kamanin, il rappresentante del KGB ed il capo progettista Korolev. Il memorandum venne indirizzato al Comitato Centrale del Partito Comunista. Sulla carta questo organismo politico si componeva di tantissime persone; ma in pratica le decisioni —specie quelle riguardanti (progetti ad alta-priorità — erano prese da Chruščëv e dal suo segretario Frol R. Kozlov. Infatti solo quest'ultimo poteva annullare o respingere una decisione del presidente. Il 3 Aprile, tre giorni dopo aver ricevuto il memorandum della commissione statale, il Presidium del Comitato Centrale emise un decreto (“Sul lancio della satellite-navicella spaziale”) strettamente riservato:

1. La proposta di Utinov, Rudnev, Kalmykov, Dementyev, Butoma, Moskalenko, Vershinin, Keldysh, Ivashutin e Koralev riguardo il lancio del satellite-navicella “Vostok 3A” con un cosmonauta a bordo è approvata.

2. I piani per la TASS di annunciare il lancio della navicella con un cosmonauta a bordo … è approvato. […] 

I problemi tecnici con la navicella continuarono ad ostacolare la possibilità di lanciarla in tempo. Il 24 Marzo, l'OKB-124 (responsabile del sistema di supporto vitale) comunicò alla commissione statale che c'erano seri limiti all'unità di essiccazione dell'aria sul Vostok 3A. I test di lunga durata, fatti all'Istituto di Aviazione e Medicina Spaziale, provarono che la lignina del sistema iniziava a perdere dopo aver assorbito una certa quantità di umidità. La conseguenza era che si formava molta condensa all'interno dell'astronave. Il capo progettista dell'OKB-124 Veronin nella seconda riunione del 28 Marzo difese con veemenza il suo sistema. Inoltre Veronin affermò che il cloruro di litio sarebbe stato innocuo per il cosmonauta. La proposta del professore Abram M. Genin di usare un innovativo sistema di essiccazione suscitò un ampio dibattito. Il problema con il sistema di supporto vitale rimase insoluto finché Korolev volò da Tyuratam a Mosca il 3 Aprile.

 

- 5 Aprile -

 

I sei cosmonauti arrivarono nel pomeriggio all'aeroporto di Tyuratam, la città più vicina all'isolato e supersegreto cosmodromo Baikonur. Le mogli dei cosmonauti ritornarono a Mosca, poi i loro mariti gli dissero che il lancio era programmato per il 14 Aprile. Questa data in effetti era tre giorni avanti rispetto al giorno previsto per il decollo. Ai cosmonauti fu consigliato di raccontare questa bugia per far preoccupare di meno le consorti.

 

- 6 Aprile -

 

Il presidente della Commissione di Stato del programma Vostok, Rudnev, arrivò a Tyuratam in mattinata. Alle 13:30 locali la commissione statale al gran completo si riunì a Baikonur. L'ordine del giorno era discutere sia del sistema di supporto vitale che dei risultati sulle prove aggiuntive al sistema eiettabile. Veronin riferì, in maniera poco convincente, che il "suo" sistema di essiccazione dell'aria era pronto anche per una missione d'emergenza della durata di 10 giorni. Dato che la missione nominale doveva durare solo un'orbita, cioè un'ora e mezzo circa, le preoccupazioni si attenuarono un po'. Inoltre il capo progettista ricordò che non c'era tempo materiale perché si formasse la condensa all'interno della navicella. La Commissione di Stato inoltre approvò la proposta dell'istruttore dei cosmonaut. Intelligentemente questi aveva suggerito di far addestrare i cosmonauti nella vera navicella piuttosto che in quella di riserva. Queste prove iniziarono il 7 Aprile sui due principali contendenti (Gagarin e Titov) e non registrano incidenti. Il terzo candidato Nelyubov era considerato "fuori corsa". La commissione statale infine stabilì che la decisione su chi dovesse volare nello spazio sarebbe stata presa nella riunione dell'8 Aprile. Il generale Kamanin, fra l'altro sovrintendente della squadra dei cosmonauti, chiaramente aveva un peso maggiore nella scelta. I due pretendenti avevano sostenuto l'addestramento senza errori; nonostante che Gagarin fosse leggermente favorito sul collega, Kamanin a quanto pare iniziò a propendere per Titov.

 

"La scelta"

 

Giorni prima del lancio, fotografie e biografie di Gagarin e Titov furono spedite al Dipartimento della Difesa (che in pratica era il curatore del programma spaziale). Ogni candidato aveva due foto, una in abiti civili ed una in tenuta militare, inoltre sopra i loro documenti era appuntato il temuto nome di Ivan D. Serbin (1910-81). Il temuto capo del Dipartimento della Difesa mostrò le fotografie a Kazlov, che poi le girò al presidente del PCUS, Chruščëv. Sembra che il leader sovietico dopo aver visto le foto abbia esclamato: «Questi due sono eccellenti! Lasciamo che siano loro a decidere per se stessi».

 

- 8 Aprile -

 

Alla riunione della commissione statale, Kamanin nominò formalmente Gagarin come primo pilota e Titov come riserva. Senza ulteriori discussioni, la commissione statale approvò la proposta e andò avanti con le questioni logistiche dell'ultimo minuto. Se Gagarin avesse avuto problemi di salute il giorno del lancio, allora Titov sarebbe stato il primo pilota e Nelyubov la sua riserva. Il lancio si sarebbe tenuto il l'11 o 12 Aprile, i parametri orbitali sarebbero stati 180 per 230 km e la missione doveva durare una sola orbita. La commissione ebbe da discutere sull'idea di registrare il volo come un primato mondiale assoluto. Per mantenere la consueta segretezza, alcuni membri della commissione, in particolare Moskalenko e Keldysh, si opposero al coinvolgimento di delegati sportivi. Alla fine la commissione decise che non doveva essere rivelato né il sito di lancio né il tipo di veicolo lanciato. Invece tutte le altre informazioni sarebbero stati fornite alle organizzazioni internazionali per omologare il record mondiale. Piuttosto la missione doveva essere completamente automatica, i membri della commissione proposero di fornire al cosmonauta i codici per sbloccare il sistema manuale di orientamento. In caso di guasti al sistema automatico, il cosmonauta poteva così aprire la busta sigillata dei codici e attivare il sistema manuale. La riunione finì con la decisione di tenerne un'altra sessione di discussione, l'ultima, due giorni dopo.

 

- 9 Aprile -

 

Kamanin invitò privatamente nel suo ufficio sia Gagarin che Titov. Il generale annunciò che solo Gagarin sarebbe andato nello spazio; il secondo avrebbe fatto la riserva. Anni dopo chiesero a Titov come si sentì in un quel momento, lui replicò: «Perché lo chiedete ancora? … fu a dir poco spiacevole». I due colleghi si riposarono per il resto del giorno, intanto continuavano le procedure di pre-lancio del razzo Vostok 8K72K. Accanto alla rampa 1 dove sarebbe partito il razzo, c'erano altre quattro piattaforme di lancio con missili nucleari puntati su: San Francisco, Washington, New York e Chicago. Intanto Korolev e i suoi vice, Vassily P. Mishin e Boris E. Chertok, erano occupati anche con il primo lancio del nuovo missile intercontinentale R-9 alla vicina rampa 51. Per la cronaca, il  missile decollò con successo.

 

- 10 Aprile -

 

Alle 11:00 ci fu una riunione della commissione statale, come sfondo si potevano ammirare le rive del maestoso fiume Syrdarya. La riunione era semplicemente una formalità e fu aperta alla stampa sovietica ed ai lavoratori del cosmodromo, curiosi dato che non avevano mai visto i cosmonauti. I presenti erano circa una settantina: tutti i capi progettisti, ufficiali dell'Aeronautica, militari delle Forze Missilistiche Strategiche, rappresentanti del Partito Comunista e dell'Accademia delle Scienze e naturalmente i sei cosmonauti. Korolev, Rudnev, Moskalenko e il direttore del Centro Addestramento Cosmonauti Karpov fecero brevi presentazioni della missione in partenza. Di seguito Gagarin, Titov e Nelyubov ringraziarono i presenti. Kamanin disse tutti che Gagarin sarebbe diventato il primo uomo a volare nello spazio. Il giovane cosmonauta fece un discorso di ringraziamento, l'operatore alla telecamera lo interruppe a metà discorso perché c'era un guasto nelle riprese. Gagarin imperturbabile ripete l'intero discorso. Già dalla prima mattina il vettore Vostok 8K72K  era stato spostato alla rampa 1. Il lancio venne fissato per la mattina del 12 Aprile, gli ingegneri calcolarono anche l'ora migliore per il decollo: le 06:07 locali. In questo modo ci sarebbe stata la migliore illuminazione solare per il sistema d'orientamento quando l'astronave fosse stata sopra l'Africa, giusto prima della retro-accensione per il rientro.

 

- 11 Aprile -

 

Gli ingegneri dell'OKB, Raushenbakh e Feoktistov, fecero ricapitolare per un'ora e mezzo a Gagarin e Titov i vari eventi della missione. I cosmonauti inoltre visitarono la rampa di lancio e incontrarono giovani soldati, ufficiali, brigadieri che lavoravano sul razzo da vari giorni. La visita di Gagarin e Titov fu un'iniziativa pensata non solo per alzare il morale nei lavoratori di grado minore, ma anche per infondere in tutti un senso di responsabilità. Al pilota e al suo vice fu assegnata una speciale villetta vicino alla rampa di lancio. Quella sera Gagarin e Titov fecero un pasto leggero insieme a Kamanin. Alle 21:30, quando Korolev andò a fargli visita, trovò i due già addormentati. I dottori attaccarono dei sensori ad entrambi i cosmonauti per monitorare i loro segnali vitali durante la notte. In più, ad insaputa di entrambi, delle speciali forzature calibrate furono attaccate ai loro materassi. Questo strano accorgimento servì per sapere se le due reclute avevano passato una notte tranquilla senza agitarsi o girarsi nel letto. Ciascuno dei due uomini dormì in maniera straordinariamente tranquilla.

 

DESCRIZIONE DELLA NAVICELLA

 

È bene ricordare che la navicella modello Vostok-3A era divisa in due parti: l'SA [Spuskaemyjj Apparat, ‘‘veicolo di discesa’’] e PO [Pribornyj Otsek, ‘‘sezione strumentale’’].

 

VEICOLO DI DISCESA (SA)

 

Era una cabina sferica dal diametro di 230 cm, che venne chiamata anche Sharik [‘‘palla’’]. Il suo peso si attestava sui 2460 kg (pilota compreso). Il volume interno ammontava a 1,6 m³. L'aria nella capsula aveva una pressione quasi uguale a quella a livello del mare: 0,99-1,02 atmosfere. Anche la composizione dell'aria era la stessa che si riscontrava sulla superficie terrestre: 79% azoto e 21% d'ossigeno. L'umidità andava dal 51-57%, mentre la temperatura variava fra i 13 e 26 °C. Un'atmosfera “79-21” di azoto-ossigeno avrebbe abbassato sensibilmente il pericolo di fatali incendi interni.

 

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Cabina dell'astronauta: 1. pannello di controllo; 2. pannello strumentale; 3. telecamera Topaz; 4. dispositivo ottico di orientamento; 5. manopola di controllo per l'orientamento della navicella; 6. ricevitore radio; 7. contenitori con cibo ed acqua.

 

 

Una piccola telecamera a bassa risoluzione avrebbe ripreso l'astronauta. La capsula era completamente ricoperta con un rivestimento resistente al calore per proteggerla durante il rientro. Lo spessore delle pareti andava da 3 a 11 cm, quest'ultimo si poteva trovare sul faccia esposta all'atmosfera durante il rientro. La capsula aveva tre botole dal diametro di un metro: una per i paracaduti, una per l'accesso al modulo strumentale ed una per l'entrata e uscita del pilota. In più, c'erano tre oblò di vetro refrattario che servivano al pilota per compiere osservazioni ottiche. Due di questi oblò avevano imposte che potevano bloccare gli implacabili raggi solari. La maggior parte dello spazio interno era occupato dal grande seggiolino eiettabile, che pesava circa 800 kg. Questo oggetto era angolato rispetto all'orizzontale e conteneva: il sistema di ventilazione per la tuta spaziale, un sistema di catapulta, dispositivi pirotecnici ed il sistema di paracaduti. Il portello davanti al pilota aveva sistema ottico chiamato Vzor [‘‘vista’’], che permetteva sia il controllo manuale oltre l'assetto. Un pannello strumentale era localizzato sopra Vzor, mentre una telecamera Topaz avrebbe trasmesso viste interne della capsula durante il volo.

Il sistema d'orientamento avrebbe posizionato l'astronave così che, l'asse dell'ugello del propulsore principale sarebbe stato diretto verso il Sole. Di conseguenza, la spinta sarebbe stata opposta al Sole. Il grande vantaggio di usare il Sole era che i sensori ottici non lo avrebbero confuso per altri corpi celesti. Per un rientro nominale, la nostra stella doveva essere davanti alla navicella nella fase dell'alba; inoltre il rientro doveva essere completato prima del passaggio del Sole allo Zenit. Anche se un solo sensore solare non era sufficiente a determinare l'assetto desiderato, fu usato uno stratagemma. Infatti puntando l'asse longitudinale dell'astronave verso il Sole; non andava controllato l'orientamento della rotazione, ma solo la sua velocità. La navicella aveva altri due sistemi d'orientamento: uno automatico (che usava un complesso di sofisticati giroscopi) ed uno manuale (che duplicava il sistema d'orientamento solare). In questo caso il pilota doveva usare il Vzor ed osservare la Terra muoversi il centro dello strumento. Così il pilota poteva controllare la direzione orizzontale (cioè l'imbardata). Utilizzando uno specchio circolare, il pilota poteva controllare anche il rollio e il beccheggio. Il sistema energetico utilizzava delle batterie chimiche che potevano fornire 24 kW/h. Il consumo medio orario si attestava sui 20 kW, quindi la navicella aveva un piena autonomia energetica di 120 ore (5 giorni).

 

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Il pannello comandi nella capsula

Il pannello di controllo disponeva della strumentazione per indicare: pressione atmosferica, temperatura, umidità, composizione dell'aria, pressione nei serbatoi dei propellenti per il controllo dell'assetto. I controlli del pannello potevano concedere al pilota il controllo manuale sulla retro-accensione del "motore". Un piccolo globo rotante (detto Globus), parzialmente visibile, era posizionato sulla sezione superiore del pannello di controllo. Questo piccolo "mappamondo" era fondamentale: infatti mostrava al pilota la posizione della navicella sulla superficie terrestre. Sul lato destro del sedile eiettabile c'erano: l'asta per attivare il controllo del pilota, un contenitore del cibo, un sistema di rigenerazione dell'aria, un orologio elettrico, una seconda telecamera Topaz (per le riprese di lato), un ricevitore radio, un sistema sanitario, batterie elettriche supplementari. Unità telemetriche e spazio per un'eventuale equipaggiamento supplementare erano localizzate sotto il sedile. Se nei primi quaranta secondi dopo il lancio, i parametri di lancio deviavano da valori accettabili allora sarebbero intervenuti i controllori da terra. Un comando inviato dal centro di controllo avrebbe fatto staccare la botola dell'SA. Poi il pilota sul sedile sarebbe stato espulso fuori, naturalmente la sua discesa a terra avrebbe utilizzato dei paracaduti. Il cosmonauta in ogni caso vestiva una tuta SK-1 [Solok, ‘‘falco’’]. Questa era completamente autonoma dal sistema di rigenerazione dell'aria di bordo. Anzi in caso di decompressione, la tuta garantiva circa quattro ore di supporto vitale (aria, calore, ecc). La tuta pesava 11,5 kg ed il casco 3,5 kg. A fine missione, poco prima del rientro, la capsula si orientava automaticamente grazie al sensore solare. Questi l'allineava verso un corretto assetto. Gli ingegneri dell'OKB progettarono l'SA sferico in maniera che il centro di gravità della capsula fosse dietro e sotto il pilota. Assicurando il corretto orientamento dell'SA, allora il sedile con il pilota sarebbe stato espulso con il corretto angolo.

 

Ad un'altitudine di circa 7 km, i dardi fissati del portello dovevano saltare. Così la copertura si sarebbe distaccata dalla capsula. Dopo solo due secondi, il sedile con il pilota sarebbe stato espulso grazie a due potenti "motori a razzi". Ai quattro km di quota, il pilota si doveva separare dal sedile. Così sorretto dal paracadute, sarebbe atterrato ad una velocità d'impatto di circa 5 m/s [18 km/h]. Il paracadute principale per l'atterraggio dell'SA aveva un volume massimo di 330 m³ e permetteva di "impattare" a 10 m/s [36 km/h].

 

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SEZIONE STRUMENTALE (PO)

 

Aveva un diametro massimo di 243 cm, una lunghezza di 225 cm ed un peso di circa 2270 kg. La larghezza complessiva dell'astronave senza contare l'antenne era di 4,4 metri. La sezione strumentale pressurizzata era costituita da due compartimenti di forma conica, le cui estremità smussate si trovavano una di fronte all'altra. Il ruolo primario di questa sezione era contenere la strumentazione che permetteva il volo orbitale pilotato. Costituita da una lega di alluminio, l'elemento principale del modulo strumentale era un grande "motore" per la retro-accensione. Il TDU-1 [Tormoznaja Dvigatel'naja Ustanovka, ‘‘Installazione Motrice di Frenata’’] pesante 375 kg era capace di fornire nel vuoto una spinta pari a 15,83 kN (1,614 tonnellate). La variazione di velocità [∆v] equivalente era di 150 m/s. Il 275 kg di propellenti erano un carburante a base aminica ed ossido d'azoto come ossidante. Il TDU poteva essere acceso per una sola volta e solo se c'era il giusto orientamento. Il massimo tempo di accensione era di 45 secondi.

Il sistema di rigenerazione dell'aria si trovava all'interno del modulo strumentale. Era un sistema a "fondo chimico" basato su metalli alcalini superossidanti. Questi materiali hanno la capacità di rilasciare ossigeno e assorbire l'anidride carbonica. L'unità di raffreddamento ed dessicazione consisteva in uno scambiatore di calore che assicurava la temperatura e umidità richiesta. Nel modulo strumentale si trovavano i seguenti sistemi: strumentazione per la guida, il controllo e l'orientamento; unità per il "controllo ordinatore-logico"; un sistema elettrico supplementare; apparati per le radio comunicazioni; strumentazione telemetrica; orologio logico programmato. All'esterno c'erano i serbatoi di azoto gassoso (20 kg) per il sistema di controllo dell'assetto, costituito da otto ugelli che potevano "spingere" 14,7 N (1,5 kg forza) ciascuno. Nel rispetto del principio di ridondanza questo sistema era doppio. Naturalmente il sistema di riserva da otto ugelli sarebbe subentrato nel malaugurato caso che si fosse guastato quello principale. Sempre all'esterno del modulo c'erano ulteriori dispositivi: un sensore solare, un sistema di regolazione termica irradiante e diverse piccole sfere contenenti ossigeno che il pilota poteva usare in caso di emergenza. Il PO non era progettato per il recupero, infatti si sarebbe disintegrato nell'atmosfera dopo il distacco dall'SA.

 

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antenna del sistema di comando 1.

antenna trasmittente 2.

copertura connettore elettrico 3.

portellone d'ingresso 4.

contenitore degli alimenti 5.

fasce di congiunzione 6.

antenne a filo 7.

propulsore TDU 8.

antenne di trasmissione 9.

portelli di servizio 10.

11. modulo strumentale e servizi fondamentali

12. conduttura di accensione

13. serbatoi del sistema pneumatico

14. sedile catapultabile

15. antenna radio

16. oblò e sistema ottico d'orientamento

17. portello "tecnologico"

18. telecamera

19. copertura termica in materiale ablativo

20. complesso apparecchiature elettroniche

 

Le telecomunicazioni venivano mantenute grazie a diversi dispositivi radio. Il sistema Signal [‘‘segnale’’] sui 19,995 MHz erano utilizzano per la trasmissioni di semplice telemetria. La portante del segnale era "cifrata" sull'acceso/spento in maniera davvero originale. Infatti la "chiave" era uguale al polso del pilota. Un secondo sistema chiamato “Tral-P1” avrebbe fornito una supplementare capacità radio per la telemetria. Per le comunicazioni vocali a due vie, astronave-terra, l'unico pilota usava il sistema Zarya [‘‘albe’’] operante nelle bande ad onde corte VHF e UHF.

 

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1. trasmissione della telemetria dell'SA (19,995 MHz)

2. ricezione delle chiamate a cura delle stazioni a Terra

3. invio segnali della telecamera - TV: 83; telemetria: 61-76 [MHz]

4. dati sull'orbita percorsa (transponder sui 2700-2800 MHz).

5. telecomunicazioni a 2 vie: 20,006 (voce); 9,02 e 15,76 [MHz]

6. Ricezione dei comandi (uplink): circa 100 MHz

7. telefonia VHF a 2 vie (piccolo dipolo sui 143,625 MHz)

8. invio della telemetria nelle fasi dell'atterraggio (19,995 MHz)

 

I collegamenti fra Vostok-1 e le stazioni terrestri sovietiche

 

 

 

Inoltre i controllori di terra dovevano ricevere un segnale video relativamente costante. Per questo c'era il sistema “Tral-T”, che poteva trasmettere immagini dalle due telecamere Topaz di bordo. Nelle fasi dell'atterraggio c'erano a disposizione: 1. il sistema Peleng [‘‘condotta’’] costituito da un radiofaro sulle onde corte per determinare la posizione durante e dopo il rientro; 2) il sistema Raduga [‘‘arcobaleno’’] per le radio comunicazioni. Infine c'era il sistema Rubin [‘‘rubino’’] che forniva misure sulla traiettoria durante il volo. Undici antenne sporgevano fuori dal modulo strumentale. Di queste, tre erano del sistema Signal, quattro erano del sistema Zarya, due erano per la telemetria e due per ricevere i comandi via radio.

 

(15)

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L'interno

 

L'esterno

 

 

- 12 Aprile 1961 -

 

| La notte prima del lancio |

 

Korolev non riuscì a chiudere occhio, tra le tante preoccupazioni nella sua testa, forse la peggiore che il terzo stadio del vettore potesse non funzionare durante l'ascesa in orbita. Se ciò fosse successo, la navicella Vostok sarebbe finita nell'oceano vicino a Capo Horn. Purtroppo quell'area era/è tristemente famosa per le continue tempeste. Il capo progettista richiese, ed ottenne, che ci fosse uno specifico sistema telemetrico per il bunker vicino alla rampa di lancio; così si poteva avere la conferma che il terzo stadio funzionasse a dovere. Se ciò accadeva, dalla telemetria sarebbero arrivati su nastro una serie di 5. Altrimenti ci sarebbero stati una serie di 2. Nonostante tutte le precauzioni, tutte le verifiche e tutti i preparativi, Korolev aveva ancora dei suoi dubbi. Le operazioni di pre-lancio sulla rampa 1 iniziarono alle 05:00 locali, appena prima dell'alba.

 

| La mattina del lancio |

 

Alle 07:30 Gagarin e Titov furono svegliati dal direttore del TsPK, Karpov. Dopo aver consumato una breve colazione con cibo in tubetti (carne, pasta, marmellata e caffè), un gruppo di medici guidati da Yazdovskiy esaminò i cosmonauti. Due assistenti aiutarono Gagarin e Titov ad indossare le voluminose tenute spaziali “Sokol”: prima un "abito" pressurizzato blu pallido e poi una tuta arancio brillante. Alle 08:00 finì l'ultima e sommaria riunione della commissione statale con la conclusione che era <<tutto pronto>>.

 

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Ad un'ora dal risveglio i due cosmonauti erano sull'autobus di trasporto. Insieme a loro c'erano 11 persone: i cosmonauti Nelyubov e Nikolayev, più due operatori con le telecamere che registrarono l'intero viaggio. Comunque l'"escursione" fu breve e Gagarin scherzò con i compagni. Le numerose immagini che ritraggono Gagarin pensieroso non rispecchiano affatto il suo stato d'animo in quei momenti.

Arrivati alla rampa, Gagarin e Titov furono accolti da Korolev, Keldysh, Kamanin, Moskalenko, il presidente della commissione statale Rudnev e altri ufficiali. Gagarin fu preso da Rudnev che gli comunicò brevemente di essere pronto per la missione. Nonostante le successive voci, Gagarin non fece alcun discorso d'addio prima di salire sull'ascensore verso la testa del razzo. Ci fu sì una registrazione, ma era avvenuta molto tempo prima a Mosca; il giovane ufficiale era stato costretto a dire delle banalità preparata da anonimi scrittori di discorsi. Dopo gli abbracci dell'ultimo minuto con Rudnev, Moskalenko e Korolev, Gagarin fu scortato all'ascensore di servizio. Lì il cosmonauta si fermò e sventolò le mani un'ultima volta prima del viaggio di due minuti verso la vetta del razzo. Titov fu fatto scendere e così si separarono i futuri dei due uomini, uno nella storia e l'altro nei posteri.

Il progettista-guida, Oleg. G. Ivanovskiy, aiutò Gagarin ad entrare nella navicella. Alle 09:10 il sistema di comunicazione radio venne acceso. Per le successive due ore, il pilota chiacchierò esuberante con Korolev ed il ‘Capcom′ (portavoce con l'equipaggio in volo) cosmonauta Popovich. Kamanin, il capo progettista Bykov e Rudnev presero il microfono per dire a Gagarin che speravano il meglio per lui. Il bunker con la sala di comando era ad 80 metri di profondità; l'ingresso si trovava a pochi passi dalla rampa di lancio. Nella stanza principale fu posto un piccolo tavolo specificatamente per Korolev. Lì c'erano una radio a due vie ed un "telefono rosso". Questo serviva per dare la parola d'ordine nel caso il pilota si dovesse catapultare entro 40’’ dal lancio. Solo tre persone conoscevano la parola d'ordine: Korolev, Voskresenskiy (il suo vice) e Anatoliy S. Kirillov, colonnello delle Forze Missilistiche Strategiche.

Dopo la morte del primo direttore del cosmodromo, Ostashev (perito nel disastro dell'R-16),  Kirillov ricopriva il ruolo di responsabile delle operazioni di lancio. La maggior parte dei membri della commissione statale, come Glusshko e Feoktistov, erano alloggiati in una seconda stanza del bunker chiamata "stanza degli ospiti". In una terza stanza il capo progettista, Mikhail S. Ryazanskiy, era alla guida dei sistemi telemetrici. Il nome in codice di Gagarin per la missione era <<Кедр>> [Kedr, il nome in russo del Pino Siberiano], Mentre il centro di controllo di Baikonur aveva in nome in codice di Zarya-1 [‘‘alba-uno’’].

Alle 09:50 locali (03:50 GMT) momento il portellone della navicella venne chiuso. Però uno dei contatti indicò che non era stato pressato adeguatamente. Tre ingegneri che stavano sulla sommità del razzo tolsero tutte e trenta le viti del portello. Poi richiusero il portello solo quando tutti gli indicatori erano positivi. Questa operazione imprevista ed essenziale richiese quasi un'ora, i tecnici lasciarono le vicinanze dell'astronave solo mezz'ora prima del lancio. Comunque le comunicazioni fra Kedr e Zarya-1 nonostante il rischio corso continuarono nel cercare di allentare la tensione:

10:14 - Popovich: «Yuriy, non ti stai mica annoiando lì?». Gagarin: «Se ci fosse un po' di musica, starei un po' meglio». Popovich: «Un minuto».

10:15 - Korolev: «Stazione Zarya, questa è Zarya-1. Eseguite richiesta di Kedr. Dategli un po' di musica … ».

10:17 - Popovich: «Come è? C'è musica?». Gagarin: «Ancora niente musica. Ma spero presto in qualcosa». Korolev: «Dunque, ti danno la musica, giusto?». Gagarin: «Non ancora».

10:19 - Gagarin: «Mi diano delle canzoni d'amore».

Al T (lancio) meno 15 minuti, Gagarin indossò i guanti e dieci minuti dopo chiuse il suo casco. La torre di lancio veniva ripresa e l'immagini arrivavano al bunker. Korolev e Voskresenskiy presero dei tranquillanti in pillola per calmare i loro cuori. Il computo di tutti i lanci del vettore 8K72K non era certo tranquillizzante. Fino allora, c'erano stati 16 lanci dell'R-7 con la combinazione terzo stadio-Blocco Ye (che doveva portare Gagarin in orbita). Di questi 16 lanci, sei erano falliti a causa di anomalie al razzo mentre due erano falliti per colpa del Blocco Ye. Quindi la possibilità di successo era esattamente dell'50%. Gagarin in qualche modo si "rimosse" dalla attività frenetica del bunker, era calmo come non mai:

10:41 - Kamanin: «Come mi senti?». Gagarin: «Io ti sento bene. Come mi sentite?». Kamanin: «Il tuo polso è 64, la respirazione 24. Tutto sta andando normalmente». Gagarin: «Ricevuto. Questo significa che il mio cuore sta battendo».

 

| Il lancio |

 

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12.04.1961, 06:07lancio Vostok-1

 

Esattamente alle 11:06:59.7 locali (06:06:59.7 GMT cioè le 09:07 di Mosca) il Vostok 8K72K decollò ad una velocità massima di 28.260 km/h con la navicella Vostok-3A che aveva a bordo il 27enne Yuriy A. Gagarin. Le sue prime esuberanti parole furono: «Siamo fuori!». Il suo ritmo cardiaco raggiunse un ritmo di 157 battiti al minuto qualche secondo dopo il lancio. La traiettoria del razzo era quella prevista e quindi il codice per l'espulsione del pilota (conosciuto da Korolev, Voskresenskiy e Kirillov) non servì. Per i primi minuti dopo il lancio, Gagarin riferì di sentire su se stesso l'aumentare dell'accelerazione. Comunque non indicò alcuna mancanza di serenità. In effetti, mantenne il suo senso dell'umorismo:

10:09 - Korolev: «T più 100. Come ti senti?». Gagarin: «Io mi sento bene. Come state voi?».

 

 

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Il razzo al decollo

 

Il razzo Vostok 8K72K

 

 

Alle 06:08:59, T + 119’’, i quattro sovralimentatori a strappo si separarono dalla base dell'R-7. Così il vettore continuò a "bruciare". Alle 06:09:39, T + 159’’, si staccò il cono di testa aerodinamico. A circa 5 g di accelerazione, 49,05 m/s², Gagarin riferì di qualche difficoltà nel parlare. Tutti i muscoli della sua faccia erano contratti e li sentiva innaturali. La forza del carico-g diminuì in maniera regolare finché il "nucleo" centrale del vettore cessò di funzionare a T + 300’’ (06:12:00).

Dopo la separazione dal secondo stadio, il motore RD-0109 dello stadio superiore si accese per accelerare la navicella verso la velocità orbitale. Korolev era letteralmente agitato, la sua ossessione era sempre il possibile ammaraggio a sud di Capo Horn se il terzo stadio avesse fallito. La telemetria iniziale dal fatidico stadio iniziò con una serie di 5 (tutto bene). Improvvisamente i numeri cambiarono in una serie di 3 e così si aspettò con terrore i 2 (fallimento dello stadio superiore). Ma dopo pochi angosciosi secondi, i numeri tornarono ad una serie di 5. Durante la prima parte del volo, il polso del cosmonauta raggiunse un massimo di 150 battiti il minuto. Nonostante che Popovich fosse ufficialmente il ‘Capcom′ della missione, Korolev prese parte alle comunicazioni per una buona parte dell'ascesa. L'inquieto capo progettista chiedeva continuamente a Gagarin come stava:

11:10 - Korolev: «La carenatura è stata espulsa, tutto è normale. Come stai?». Gagarin: « … carenatura del muso espulsa … vedo la Terra. Il carico di g sta diminuendo un poco. Mi sento benissimo, in ottimo umore». Korolev: «Bravo ragazzo! Eccellente! Tutto sta andando bene». Gagarin: «Vedo le nuvole … È meraviglioso. Che bello! Come mi sentite?». Korolev: «Noi ti sentiamo bene, continua il volo».

Quando il contatto con Zarya-1 a Baikonur fu perso sette minuti dopo il lancio, Gagarin mantenne il collegamento con Zarya-2 a Kolpashevo e Zarya-3 a Yelizovo.

 

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Il volto teso di Korolev nel bunker di controllo

 

| Inserimento orbitale |

 

L'inserimento orbitale si verificò esattamente a T+676’’ (06:18:15), poco dopo lo spegnimento del terzo stadio. Per la prima volta nella storia, un manufatto umano uscì dai "legami" gravitazionali della Terra ed entrò nello spazio esterno. I parametri iniziali orbitali dell'astronave erano: 175 x 302 km e 65,07° d'inclinazione rispetto all'Equatore. In realtà l'orbita risultò essere molto più alta rispetto a quella prevista. Infatti l'apogeo era circa 70 km oltre l'altitudine prevista. Quando i parametri orbitali della navicella da Baikonur arrivarono al “Complesso di Misura-Comando” di Mosca—Boshevo, non ci furono dubbi: se la retro-manovra di rientro fosse fallita allora la missione si sarebbe prolungata.

Immediatamente dopo l'entrata in orbita, Gagarin riferì che si sentiva benissimo e descrisse vividamente le immagini fuori il suo oblò. Una volta che i parametri orbitali furono accuratamente determinati, i controllori del centro di controllo del volo a Mosca li comunicarono all'agenzia di stampa statale. Inoltre i giornalisti furono istruiti nell'aprire le loro buste segrete. A causa di questa semplice e grossolana inefficienza, l'agenzia di stampa sovietica non poteva annunciare il lancio finché non era passata un'ora dal lancio.

 

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Profilo schematico della missione

 

Il terzo ed ultimo stadio (“Blocco-E”) rientrerà nell'atmosfera il 16 Aprile. Alle 06:21 il collegamento con Zarya-2 s'interruppe, così Gagarin comunicò usando il canale di trasmissione sulle VHF. Alle 06:25 subentrò la stazione OKIK-6 (Yelizovo, identificativo Zarya-3). Dalle 06:25, Vostok-1 transitò sopra la stazione [americana] della National Security Agency di Shemya. Solo allora furono ricevute immagini provenienti dalla telecamera di bordo. Alle 06:26, la capsula era a 200 km di quota e distava dalla Terra 1417 km.

Immediatamente dopo l'entrata in orbita, Gagarin riferì che si sentiva benissimo e descrisse vividamente le immagini che vedeva dall'oblò. Una volta che i parametri orbitali furono accuratamente determinati, i controllori del centro di controllo del volo a Mosca li comunicarono all'agenzia di stampa statale. Praticamente era passata un'ora dal lancio. Intanto la stazione dell'NCS di Shemya, situata in un'isola sul Mare di Bering, aveva già raccolto le trasmissioni  dalla navicella. Comunque intercettazioni in tempo-reale delle comunicazioni a mezz'ora dal lancio avevano già mostrato dei "movimenti umani" dentro la capsula ancora sulla rampa.

La maggior parte dell'orbita Gagarin la trascorse osservando sia la vista dall'oblò che i sistemi di bordo. Nessun esperimento fu programmato nella missione e nessuna anomalia venne rilevata durante il tempo in orbita. Per assicurarsi che il cosmonauta non prendesse il controllo della navicella furono prese delle precauzioni. Uno speciale codice a sei cifre era programmato su uno speciale "orologio logico" che bloccava i controlli della nave spaziale. A Gagarin non furono dette tre delle cifre mancanti. Se il Vostok avesse perso il contatto con la terra, allora Gagarin poteva togliere i sigilli ad una busta che conteneva il codice (‘1’ ‘2’ ‘5’). Altrimenti, tutte le azioni di volo erano prese automaticamente dalla navicella oppure erano controllate da terra.

 

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Immagini demodulate provenienti dal Vostok-1

 

Alle 06:32:00, quando Vostok-1 uscì dal campo di ricezione della stazione Usa di Shemya, il veicolo spaziale era a 222 km di quota ad una distanza di 1309 km dalla superficie terrestre. Dalle 06:35 la navicella non era più alla portata della stazione a lunga distanza OKIK-15 (Ussuriysk, identificativo Vesna-2). Alle 06:37 V.-1 entrò nell'ombra della Terra (ne uscirà alle 07:10). Alle 06:52 la capsula sorvolava l'America meridionale. Tutti i presenti al cosmodromo Baikonur erano sconcertati: perché la notizia non veniva data alla radio? Finalmente, dopo oltre 55’ dal lancio, il famoso speaker Yuriy B. Levitan (1914-83) annunciò: «La prima nave-satellite del mondo Vostok con un umano a bordo è stata lanciata in un'orbita intorno alla Terra dall'Unione Sovietica. Il pilota-cosmonauta dell'astronave-satellite Vostok è il cittadino dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, Maggiore dell'Aeronautica Yuriy Alekseyevich Gagarin».

I servizi segreti Usa erano già a conoscenza della missione prima dell'annuncio di Radio Mosca. Una stazione elettronica d'intelligence in Alaska aveva raccolto le trasmissioni  dalla navicella, appena 30’ dopo il lancio. Inoltre le intercettazioni in tempo-reale delle comunicazioni a 38’ dal lancio mostravano chiaramente dei movimenti umani dentro il veicolo spaziale. Alle 07:02 la TASS annunciò che un cosmonauta era in orbita terrestre. Immediatamente le agenzie giornalistiche assediarono l'autorità sovietiche per avere maggiori informazioni. L'apogeo programmato era di 301,2 km. Quasi sicuramente l'apogeo venne raggiunto alle 07:03 sui 61,4° sud e 101,2° ovest (sopra la base americana di Palmer in Antartide). Gagarin fece dei rapporti alle 07:04, 07:09:15 e 07:18 che naturalmente non furono uditi dalle stazioni d'ascolto sovietiche.

L'astronauta descrisse il nostro pianeta come fatto un <<bel azzurro>>, mentre il cielo intorno era <<molto nero>>. L'assenza di gravità fu definita una sensazione "curiosa". Gagarin ammirava uno spettacolo mai visto da nessun uomo prima di allora, registrava tutto su un registratore e annotava i dati di volo su un registro. La notizia che alle 07:05 furono rilevate dell'immagini nitide provenienti dal V.-1 è probabilmente falsa. Infatti l'angolo dell'elevazione della navicella era troppo basso, forse si potevano ricevere solo immagini a bassa risoluzione. Inoltre alle 07:05 il veicolo spaziale transitava sulla desolata Terra del Fuoco intorno Capo Horn. Se qualcosa fu ricevuto, allora la stazione radio in posizione ideale (alle 07:07) era quella della base Usa di Palmer in Antartide.

 

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| La fase di rientro |

 

Il cosmonauta provò a bere anche se non ne aveva necessità. Alle 07:24 Gagarin registrò l'ultimo rapporto di volo sul nastro magnetico perché era fuori dall'antenne di ricezione sovietiche. Prima della retro-accensione, la navicella doveva essere correttamente orientata usando il sistema del sistema solare. Questo orientamento avveniva usando tre comandi che accendevano i piccoli ugelli di gas compresso. Alle 07:25:34 il sistema a retro-razzo TDU funzionò con successo per 40’’ come previsto. Naturalmente Gagarin registrò i suoi commenti sul nastro magnetico: «Il motore di frenaggio si è acceso per 40 secondi esatti. Durante questo periodo, è successo quanto segue: il motore di frenaggio si è spento troppo presto, c'è stato un sobbalzo e la nave ha iniziato a ruotare lungo il suo asse ad altissima velocità. La Terra nel sistema 'Vzor' è passata dalla destra in alto alla sinistra in basso. La velocità di rotazione era almeno 30° al secondo. Ero su un intero "corpo di ballo": testa, poi piedi, testa, poi piedi, ruotavano rapidamente. Tutto mi stava girando intorno. Adesso vedo l'Africa [era successo sopra l'Africa], poi l'orizzonte, poi il cielo. Ho a mala pena avuto il tempo di coprirmi gli occhi dai raggi del Sole. Metto le braccia sull'oblò, ma non chiudo gli schermi».

 

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Di seguito all'accensione del retro-razzo, l'ampia sezione strumentale si doveva separare dall'apparato di discesa sferico. La capsula doveva staccarsi 10 secondi dopo l'accensione completa del retrorazzo; ma questo non successe per motivi sconosciuti. Nonostante questo imprevisto, il cosmonauta era rimasto calmo e registrò quanto segue: « … aspettavo la separazione. […] Sapevo che doveva avvenire dai 10 ai 12 secondi dopo l'accensione del retro-razzo. Quando successe, tutte le luci del pannello di controllo si spensero. Ho sentito che è passato più tempo, ma non c'è stata separazione. La luce del pannello ‘atterraggio-1’ si è guastata».

Il meccanismo di separazione, composto da quattro strisce di metallo collegate insieme, evidentemente divise i due moduli in tempo; però i compartimenti rimasero collegati da alcuni cavi. Il più pesante apparato di discesa (SA) rimase sotto la più leggera sezione strumentale (PO). Questa inattesa "combinazione" di moduli rientrò nell'atmosfera. Nonostante la situazione fosse di serio pericolo, Gagarin rimase eccezionalmente calmo: « … ancora nessun segnale di separazione. Il "corpo di ballo" continua. Penso che qualcosa stia andando storto. Controllo il tempo sull'orologio. Sono passati circa due minuti, ma non c'è stata separazione. […] Ho stimato che potrei essere in grado di atterrare normalmente perché la distanza dall'Unione sovietica era di 60.000 km. […] potrei atterrare prima nell'estremo occidente. Così ho deciso di non fare altro trambusto oltre questo. Ho usato la chiave del telegrafo per trasmettere il messaggio 'VN' equivalente a "tutto va bene"».

La separazione fra l'SA e l'OO finalmente avvenne alle 10:35, approssimativamente dieci minuti dopo il previsto. Ciò salvò la capsula ed il cosmonauta da un pericoloso e forse fatale rientro. La descrizione di Gagarin del rientro balistico fu la prima nella storia, era vivido e pieno di dettagli: «Improvvisamente una luce viola brillante è apparsa sui bordi degli schermi. La stessa luce viola poteva essere osservata nella piccola apertura nell'oblò di destra. Sento oscillazioni dell'astronave ed il calore al rivestimento. Non so cosa sta causando gli i crepitii. La frequenza è di circa un crepitio al minuto. Sento che la temperatura è alzata … i sovraccarichi iniziano ad aumentare gradualmente. La sfera sta costantemente oscillando lungo tutti gli assi. Il fattore di carico sta raggiungendo il suo apice. Posso vedere il Sole. I suoi raggi penetrano nella cabina attraverso l'oblò del portello e l'oblò di destra. Dai raggi di Sole riflessi posso determinare in maniera incerta come la navicella stia ruotando. Dal momento che il fattore di carico ha raggiunto il suo picco, l'oscillazione dell'astronave si sono ridotte di 15°. Al momento sento che il fattore di carico ha raggiunto i 10 g. C'è stato un periodo di circa 2 o 3 secondi in cui le letture degli strumenti si sono fatte confuse. La mia vista è diventata in qualche modo grigiastra. Mi sono sentito ancora una volta teso. È passato, ogni cosa è tornata a posto».

 

| La discesa con il paracadute |

 

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L'ultima fase del rientro per la capsula e per il cosmonauta

 

Alla quota di 7.000 metri il portello numero 1 si staccò dalla capsula. Dopo appena due secondi, Gagarin fu sparato fuori dal veicolo ancora attaccato al sedile. Guardando la terra sotto, immediatamente riconobbe che la regione di atterraggio era vicina al fiume Volga. Poi si separò dal sedile e si aprì il paracadute principale. Questo particolare fu ammesso solo 30 anni dopo; infatti la FAI chiedeva per l'omologazione del volo che all'atterraggio il cosmonauta fosse dentro la capsula.

A 2,5 km di quota si aprì il paracadute principale dell'Apparato di Discesa. Intanto i controllori di volo attesero diversi minuti in tensione dato che non ci potevano essere comunicazioni. Poco dopo la retro-accensione, Korolev telefonò a Chruščëv che era in vacanza a Pitsunda. Il capo progettista gli disse: «Il paracadute si è aperto e lui sta atterrando. La navicella sembra essere apposto». Chruščëv chiese in maniera agitata: «È vivo? Sta inviando segnali? È vivo? È vivo?».

 

| L'atterraggio |

 

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I luoghi dell'atterraggio delle capsule Vostok rispetto alla capitale sovietica e al cosmodromo Baikonour

 

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12.04.1961, Smelovka (allora Urss) - La capsula del Vostok-1 ripreso poco dopo l'atterraggio

 

Intanto alle 10:47 locali (07:47 GMT) la capsula toccò la superficie terrestre ai 51° nord e 46° est, 36 km sud-ovest dalla città di Engels nella regione di Saratov vicino al villaggio di Smelovka. I delegati della FAI certificarono il record e naturalmente non verificarono che Gagarin fosse nella capsula.

Gagarin atterrò 2 km più lontano da dive era previsto; l'atterraggio fu relativamente "dolce" anche se vicino ad un burrone... Secondo alcune fonti, Vostok-1 e cosmonauta atterrarono rispettivamente alle 10:55 e 11:05 locali.

Nei 100’ minuti di volo, Gagarin aveva compiuto un'orbita lunga 40.867 km in 1 ora, 29’ e 6’’. Immediatamente dopo l'atterraggio, il giovane ufficiale ebbe molti problemi ad aprire la valvola dell'aria della sua tuta spaziale. Gli occorsero sei minuti prima di essere in grado di respirare aria fresca. Il suo primo bisogno era quello di riferire di essere sano e salvo: «Dovevo fare qualcosa per spedire un messaggio dove dire che ero atterrato normalmente. Mi arrampicai su una piccola collina e vidi una donna con una ragazza che si avvicinavano. Era lontana circa 800 metri, gli parlai e gli chiesi dove potevo trovare un telefono. […] Quando vidi che la donna indietreggiava e la ragazza scappava, io iniziai a muovere le mani e gridare 'Sono un amico. Sono sovietico !'. Lei mi disse che potevo usare il telefono dell'accampamento. Chiesi alla donna di non permettere a nessuno di toccare il paracadute finché ero al telefono. […]  Vidi un gruppo di uomini, sei in tutto - guidatori di trattori e meccanici dell'accampamento. Li misi al corrente, dissi chi ero. Loro risposero che le notizie sul volo spaziale erano trasmesse alla radio».

Finalmente alle 10:59 le squadre di recupero arrivarono sul posto. Subito condussero Gagarin in un'unità militare non lontano da Engels. Lì ricevette un telegramma di congratulazioni da Chruščëv. Inoltre Gagarin telefonò al suo superiore, maresciallo Vershinin, di aver completato la missione assegnata. Il vice di Vershinin, colonnello generale Fillip A. Agaltsov, fu il primo ad incontrare Gagarin. Seguirono telefonate di congratulazione da parte di Chruščëv e di Leonìd I. Brèžnev, Presidente del Praesidium del Soviet Supremo.  

Gagrin fu velocemente scortato in un luogo appartato, a Kuybyshev sul Volga. Quando a Baikonur arrivò la notizia che Gagarin era sano e salvo le tensioni si sciolsero all'istante. Dopo una breve riunione della commissione statale, lo champagne iniziò a nel mezzo a complimenti reciproci. Korolev era completamente diverso, rideva e sorrideva per la prima volta da giorni; anzi appariva come mai i suoi colleghi l'aveva visto. I membri della commissione poi volarono sul luogo dell'atterraggio per ispezionare l'SA. I testimoni ricordano che Korolev guardò a fondo la capsula, toccandola e controllandola. Dopo l'ispezione, tutti volarono a Chruščëv e finalmente incontrarono Gagarin. Solo pochi minuti prima, il tenente era stato promosso a maggiore. Alle 16:00 locali, il cosmonauta rilasciò la prima intervista ad un giornalista della Pravda. Il quotidiano nazionale uscì con titoli cubitali sul grande avvenimento.

 

 - 13 Aprile -

 

In mattinata ci fu la riunione ufficiale e finale della commissione statale dove Gagarin descrisse il suo intero volo con grande dettaglio. Tutto il suo racconto fu registrato su nastro magnetico. Dopo il monologo del maggiore, i membri della commissione gli fecero una serie di domande sui vari aspetti del volo. Il 19 Aprile la trascrizione di tutto questo fu presentata al Comitato Centrale da Vershinin. Poi questo materiale fu classificato come "top secret" e rimase tale fino al 1991.

 

 - 14 Aprile  -

 

| Il trionfo |

 

Nella prima mattinata Gagarin arrivò all'aeroporto Vnukovo di Mosca, lì l'aspettavano migliaia di astanti che l'applaudivano. Il maggiore dell'aeronautica arrivò sulla ‘Piazza dove Chruščëv, Brezhnev e altri leader si stavano "crogiolando" per il successo pieno del primo uomo (sovietico) nello spazio. Gagarin sfilò a fianco di Chruščëv in auto per ben sei ore. Le vie della capitale sovietica erano gremite di una folla entusiastica. Così Juri Gagarin fu proclamato eroe nazionale e decorato dell'Ordine di Lenin e della medaglia della Stella d'Oro.

 

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Il trionfo di Juri Gagarin insieme al premier sovietico Nikita Kruscev e la sfilata per le vie della capitale sovietica

 

In seguito Gagarin avrebbe voluto andare ancora nello spazio, ma un ordine politico lo proibì. Infatti si temeva che l'eroe nazionale potesse perire in qualche incidente. Gagarin scivolò nell'alcol e nella depressione, inoltre il suo matrimonio nonostante la nascita della seconda figlia, Galochka (Galina) il 07.03.1961, non proseguiva bene. Nell'Ottobre 1961 si ferì gravemente mentre era in Crimea con una giovane infermiera. Dal 1962 fu nominato deputato del Soviet Supremo. Il 26 Settembre 1963 Gagarin e Kamanin fecero un viaggio a Parigi, nella capitale francese il 28 Settembre Gagarin ricevette un premio di ventimila franchi da parte della FAI. Infine il 30 Settembre visitò la sede francese dell'Unesco. Il 4 Ottobre venne nominato a guida dei cosmonauti lunari, poi tornò nella ‘Città delle Stelle’ per progettare una navicella riutilizzabile.

Nel 1967 divenne la riserva del cosmonauta Vladimir M. Komarov per la missione Soyuz 1. Gagarin in quelle ore frenetiche si prodigò nel tentativo di portare a terra il collega. In seguito fece parte della commissione di'inchiesta per stabilire le cause della tragedia. L'8 Agosto 1967 il governo sovietico decise di togliere Gagarin dalla lista dei cosmonauti. Era diventato un bene prezioso per la propaganda e non si voleva fargli correre rischi. Quindi tutti i suoi residui sogni di volare un'altra volta nello spazio sembrarono svanire definitivamente. Gagarin oltre che membro di varie commissioni statali continuava a servire il suo paese come ambasciatore internazionale del programma spaziale sovietico. Però il giovane maggiore non si arrese: riuscì ad ottenere da Kamanin la promessa che avrebbe ripreso l'addestramento se fosse risultato uno dei primi nell'importante selezione dell'17.02.1968.

Gagarin e Titov furono promossi con voti eccellenti, subito dopo Gagarin si impegnò volando su caccia d'addestramento. Doveva guadagnare abbastanza esperienza per riprendere l'addestramento da solo. Dopo aver superato le visite mediche del 12 Marzo, Gagarin era certo di volare da solo al più presto. Il 13 Marzo pilotò (con un collaudatore a bordo) per 1 ora e 52’. In ogni caso l'altro pilota aveva le mani sui comandi. Il 23 Marzo Kamanin espresse qualche riserva sull'addestramento a ritmo forsennato di Gagarin. Ma preferì lasciare fare.

 

 - 27 Marzo 1968 -

 

Nel volo della mattina Gagarin era "scortato", il colonnello Vladimir S. Seregin, un collaudatore di 45 anni che aveva eccellenti credenziali: era dal 1963 che addestrava i cosmonauti. I due decollarono dall'aeroporto di Chkalovskaya vicino Mosca a bordo di un MiG-15 UTI. Erano le 10:19 locali ed il volo si sarebbe svolto sopra la città di Kirzhach (180 km ad est di Mosca e 70 km da Chkalovskaya). Dieci minuti dopo il decollo, Gagarin richiese l'autorizzazione per cambiare il percorso: « …  Missione compiuta. Altitudine 5200. Richiedo autorizzazione all'avvicinamento». Furono le sue ultime parole, infatti le comunicazioni cessarono improvvisamente alle 10:30:10 locali.

Subito dopo scattò l'allarme e vennero spedite delle squadre di ricerca per sapere il destino dei due piloti. Dopo 4 ore e 35’, quindi alle 16:05, il comandante di un elicottero di ricerca riferì che aveva trovato il rottame dell'aereo a circa 64 km da Chkalovskaya. I detriti erano sparsi in una vasta area boscosa dove lo strati di neve doveva essere più profonda di 1 metro. Il motore e l'abitacolo erano sepolti da 6-7 metri di terra; questo significava che il caccia si era schiantato al suolo fra i 700 e gli 800 km/h. Non molto tempo dopo le squadre di recupero, 400 soldati 50 ufficiali, trovarono un frammento umano che identificarono come appartenente a Seregin. Gli ufficiali dell'Aeronautica informarono subito l'allora segretario del PCUS Brèžnev ed il primo ministro Alexei N. Kosygin. Seregin era morto e di Gagarin non si sapeva ancora nulla... anche se non c'erano molte speranze a riguardo. Per tutta la notte, una commissione d'emergenza discusse su ciò che era successo. Poco prima dell'alba Kamanin tornò sul luogo dello schianto, alle otto circa l'ufficiale vide un pezzo di stoffa appeso ad un ramo di betulla a 10-12 metri d'altezza. Il reperto fu identificato come un pezzo della giacca protettiva di Gagarin. A quel punto non c'erano dubbi: il primo cosmonauta della storia era morto.

I corpi dei due piloti vennero recuperati poco dopo. Nel portafoglio di Gagarin c'erano: la carta d'identità, la patente, 74 rubli ed una piccola foto di Sergey P. Korolev. Ciò che fu recuperato dei due sfortunati piloti fu cremato alle 21:15 della sera stessa. Le urne con le loro ceneri furono poi portate alla “Casa Centrale” dell'Armata Sovietica a Mosca. Il giorno dopo più di 40.000 persone vennero a rendergli visita. Il 30 Marzo l'urne di Gagarin e Seregin furono sepolte con tutti gli onori di stato nelle mura del Cremlino.

 

| L'INCHIESTA DEL 1968 |

 

Il 26 Aprile fu nominata la commissione d'inchiesta sul disastro. Questa valuto testimonianze e dati raccolti (tracciati radar, scatola nera ecc.) dalla fine di Luglio. Il rapporto finale consegnato alla Commissione Centrale a Dicembre accennò ad un errore del pilota: La più probabile causa della morte di Gagarin e Seregin fu un'improvvisa virata dell'aereo per evitare una collisione con un pallone-sonda. Una meno probabile causa è stata la deviazione dell'apparecchio dall'orlo superiore delle nuvole. Come risultato dell'improvvisa manovra, l'aereo entrò in un angolo di volo critico. L'avversa situazione meteorologica complicò il controllo dell'mezzo e l'equipaggio morì.

Sia i cosmonauti più esperti che Kamanin contestarono la conclusione del rapporto: non era stato un errore del pilota. Inoltre spedirono una lettera a Dmitrij F. Ustinov, segretario del Comitato Centrale del Pcus. D'altra parte, la maggioranza degli ufficiali dell'Aeronautica fu evidentemente restia ad ammettere che c'erano difetti nel MiG-15 UTI.

Dopotutto l'aereo era stato costruito in Cecoslovacchia ed era stato "rilasciato" il 19.03.1956. La sua "vita di volo" era di 2100 ore e ne erano trascorse 1113. L'ispezioni erano state due: il 13.07.1962 (a 13.834 miglia) ed il 30.03.1967 (36.986 miglia). Dopo la seconda ispezione, poteva volare in sicurezza per altre 500 ore e da allora ne era trascorse solo 62.

Il 4 Maggio 1968 il TsPK nella ‘Città delle stelle fu rinominato “Centro di Addestramento per i Cosmonauti - Juriy Gagarin”. Inoltre la vedova Valya, ricevette sia una tantum di 5000 rubli che un vitalizio di 200 rubli al mese per lei e 100 per le due figlie. Sempre nel 1968 la città di Gzhatsk fu rinominata Gagarin. Inoltre in sua memoria, un cippo in titanio — alto ben 40 metri — fu posto nel luogo dove il Vostok-1 atterrò il 12.04.1961. Infine a Gagarin è stato dedicato un cratere posto sulla faccia nascosta della Luna.

 

| L'INCHIESTA DEL 1986 |

 

Quasi 30 anni dopo, i documenti su quell'incidente furono riaperti. Vari ricercatori intrapresero una dettagliata indagine usando un modello computerizzato.  Il nuovo studio scoprì che l'incidente non era avvenuto a causa di un errore del pilota o una collisione a mezz'aria. C'erano un ampio numero di "cause cumulative". L'equipaggiamento delle stazioni di controllo a terra era deficitario al momento dell'incidente; infatti il volo del MiG-15 UTI non venne tracciato dai radar. Per di più, Gagarin e Seregin non avevano informazioni accurate riguardanti l'altitudine massima delle nuvole in quella zona. Altre violazioni alle regole di sicurezza furono che due MiG-21s e un MiG-15 volavano nella stessa zona in quel preciso momento! Quanto a Gagarin e Seregin, dopo aver ricevuto istruzioni di tornare a casa, iniziarono una manovra e scesero a 700-1200 metri. In quel momento, volavano fra due strati di nuvole e non potevano vedere l'orizzonte. L'altro MiG-15 non notò nulla e passò a soli 500 metri dall'aereo di Gagarin. Poco dopo il MiG-15 UTI entrò in vortice trascinante causato dal secondo MiG-15. L'aereo fuori controllo entrò "in vite", Gagarin e Seregin gestirono tutti i comandi, ma entrarono in un denso strato nuvoloso che li disorientò. Inoltre sovrastimarono la loro altitudine di 200-300 metri, quando uscirono dalla nube pensarono di essere più alti di quanto non lo erano (400-600 metri). L'angolo "di attacco" all'uscita della nuvole era di 70°. Purtroppo i piloti non furono capaci di attivare il sistema eiettabile d'emergenza quando mancavano solo 5 secondi all'impatto. Un paio di secondi in più oppure 250-300 metri di altitudine supplementari probabilmente l'avrebbero salvati.

Della vedova e della figlia Galochka non ci sono ulteriori notizie; invece Lenuchka il 12 Aprile 2001 è stata nominata amministratore del parco naturale annesso al museo del Cremlino di Mosca. Attualmente la capsula di Vostok-1 è conservata ed esposta nel museo dell'RKK Energia di Korolëv. Fino al 1996 si chiamava Kaliningrad poi venne intitolata al famoso capo costruttore. In particolare RKK’ sta per Rokyetnaya Kosmicheskaya Korporatsiya cioè ‘‘compagnia di missilistica e aeronautica’’; questa struttura non è altro che l'ex OKB-1, creato e diretto proprio da Korolev.

 

RINGRAZIAMENTI:

 

Vorrei ringraziare l'amico e grande appassionato d'astronautica Paolo Ulivi, che si è gentilmente offerto di tradurre le didascalia scritte in cirillico nello schema (5). L'immagine originale è visibile al suo LINK specifico, io ho solo tagliato le parti scritte in cirillico facendole poi tradurre a Paolo. Inoltre dallo stemma commemorativo (1), Paolo Ulivi ha trascritto i testi dal cirillico e li ha tradotti in italiano. Vi invito altresì ad andare sul suo sito Grand Tour! (LINK), ne vale veramente la pena. L'unico particolare del sito di Paolo è l'uso della lingua inglese in quasi tutte le pagine. Inoltre ringrazio gli amici ‘Neo/Cippe′ e ‘Zizou′ che hanno gentilmente scansionato alcune immagini (poi introdotte in questa pagina). Inoltre si sono dovuti sorbire le mie "indicazioni" sulla risoluzioni e le dimensioni desiderate. Anche se ormai sono monotono, vorrei ancora ringraziare Paolo Ulivi, che ha trovato un archivio Nasa ricchissimo di documenti pdf davvero interessanti. Fra questi c'è il “Challenge to Apollo: the Soviet Union and the space race, 1945-1974” di Asif A. Siddiqi (LINK) che mi ha permesso di comprendere molto meglio la corsa dell'Unione Sovietica nello spazio. Senza questo documento, indicato da Paolo, non avrei potuto aggiornare questa ed altre schede d'astronautica.

 

FONTI, RIFERIMENTI, LINK DEL MATERIALE UTILIZZATO PER QUESTA SCHEDA

 

x FOTO, DISEGNI e SCHEMI:

 

- disegno (1): LINK;

- foto (2): LINK;

- schema (3): LINK;

- schema (4): LINK;

- foto (5): LINK;

- schema (6): LINK;

- schema (7): LINK;

- immagine (8): LINK;

- foto (9): LINK;

- foto (10): LINK;

- schema (11): LINK;

- disegno (12): LINK;

- schema (13): LINK, vedi nota 1;

- schema (14): LINK;

- foto (15): LINK;

- foto (16): LINK;

- foto (17): LINK;

- foto (18): LINK;

- foto (19): vedi nota 2;

- disegno (20): LINK;

- foto (21): LINK;

- schema (22): Asif A. Siddiqi, (“Challenge to Apollo: the Soviet Union and the space race, 1945-1974”), pag. 298 - LINK;

- foto (23): LINK;

- schema (24): LINK;

- schema (25): LINK;

- schema (26): LINK, vedi nota 3;

- foto (27): “Coelium Astronomia”, numero 40 - Aprile 2001, pagina 56;

- foto (28): LINK;

- foto (29): “Coelium Astronomia”, numero 40 - Aprile 2001, pagina 56;

- foto (30): “Coelium Astronomia”, numero 40 - Aprile 2001, pagina 56.

 

Nota 1: dato che il disegno conteneva del testo in cirillico, mi sono permesso di cancellarlo.

Nota 2: al momento il server dove era contenuta questa foto risulta offline. Quando sarà ripristinato allora riporterò il suo corretto URL.

Nota 2: non è stato possibile trovare al momento il riferimento/la fonte/l'URL per questo elemento grafico. Conseguentemente le linee di condotta nell'uso di questo oggetto, saranno quelle che ci sono nella pagina 'astronautica'.

Nota 3: da questo elemento grafico sono state cancellate le didascalie originali (che erano scritte in ceco?/russo?). Quando avrò modo di tradurle, specialmente con l'aiuto di qualche persona gentile, allora allegherò le traduzioni in italiano.

 

x il TESTO:

 

• National Space Science Data Center, 1961-012A;

• Space.40, 1961-012A [nota: il testo è in ceco];

• Epizodsspace.narod.ru, Biblioteka, 1961 - LINK [nota: il testo è in cirillico];

• Epizodsspace.narod.ru, Biblioteka, 1962 - LINK;

• Sven's space place (“An analysis of the flight of Vostok“), LINK;

• Plesetsk.org, “The space chronology - 1961”, LINK;

• Sven's space place (“Soviet/Russian OKIK ground station sites”), LINK;

• Sven's space place (“The flight of Sputnik-4”), LINK;

• Sven's space place (“The flight of Sputnik-5, a.k.a. Korabl-Sputnik-2”), LINK;

• Sven's space place (“Vostok retro-fire attitude”), LINK;

• Sven's space place (“Sputnik-5 and the failure of 22 December 1960”), LINK;

• Sven's space place (“Space Frequency Listing, 8-50 MHz, Downlink”) - LINK;

• Sven's space place (“Space Frequency Listing, 50-136 MHz, Downlink”) - LINK;

• Sven's space place (“Space Frequency Listing, 138-170 MHz, Downlink”) - LINK;

• Sven's space place (“TV from Vostok”), LINK;

• Encyclopedia Astronautica (“Location of russian manned spacecraft”), LINK;

• Encyclopedia Astronautica (“Gagarin"), LINK;

• Encyclopedia Astronautica (“Kamanin Diaries - 1960"), LINK;

• Malá Encyklopedie Kosmonautiky, LINK;

• Zarya (“1961 Space Activities"), LINK;

• Space.com (“The first human spaceflight: minute by Minute"), LINK;

• Answers.com (“Vostok-1"), LINK;

• Bestofrussia.ca (“Famous Russians Astronauts") - LINK;

• Royal Aircraft Establishment table of satellites, 1961 - LINK [file .DOC];

Coelium, numero 40 - Aprile 2001: “Ho visto la Terra... è così bella“, pagg. 52-59;

la Repubblica del 10.04.2001, pagina 15;

• Asif A. Siddiqi (“Challenge to Apollo: the Soviet Union and the space race, 1945-1974”), pagg. 137-187; 552 - LINK [file pdf, 64 MB, 1034 pagine].

 

ASTRONAUTICA